domenica 4 gennaio 2009

'Italiani Imbecilli' e i gatekeepers: la parola a Paolo Barnard

Ieri, sùbito dopo aver pubblicato il post relativo ai gatekeepers, abbiamo ricontattato il giornalista e scrittore Paolo Barnard per invitarlo a prendere visione del post e, eventualmente, a intervenire. Come avete forse notato, oggi tra i commenti di quel post c'è anche quello di Paolo Barnard che, a nostro avviso, fa una precisazione importante e corretta circa l'attività più o meno consapevole dei gatekeepers. Il giornalista -che ringraziamo, a dispetto delle voci circa il suo essere fascista- ci invita a pubblicare la sua risposta ad una nostra domanda. Dato che questa risposta ci è stata data in forma privata, aspettavamo proprio il suo consenso per renderla pubblica. Così è stato.

«In quali altri modi, se non attraverso giornalisti come Travaglio o Gabanelli o Grillo, l'opinione pubblica può venire a conoscenza di certi malaffari italiani»? Quale altra fonte, oggi, hanno gli italiani per sapere certe notizie»?

«Se stessi. Dovete capire che l'informazione che conta, quella cruciale e sufficiente a smuovere, a infiammare, a sdegnare gli italiani è davanti agli occhi di tutti. Basta camminare per strada, o leggere anche un solo giornale, ma soprattutto basta aver vissuto in Italia da adulti. Di cosa altro abbiamo bisogno? Cosa vi cambia venire a sapere il dettaglio nascosto numero 236.547? Dopo che ve ne hanno raccontati 236.546. Sono 60 anni che in Italia assistiamo agli scempi del potere. Ce n'è a sufficienza per vomitare gli intestini. Cosa vi cambia che Travaglio vi racconti la porcheria numero 3.456.281? Il dramma, la tragedia, è che quando i nostri nonni vennero a sapere la porcheria numero 120 non scesero in piazza a non diedero l'assalto ai palazzi del potere. Né lo fecero i nostri padri alla porcheria numero 340.000. Né lo fanno gli italiani oggi alla porcheria numero 3.456.281.
Chissenefrega di tutto il lavoro inutile di sti nuovi paladini/falsari dell'antipolitica. Qui il dramma è solo uno: siamo immersi nella merda che galleggia da 60 anni e non tiriamo mai lo sciacquone... noi, gli italiani, che già sapevano di essere nella merda quando Travaglio non era ancora nato. E allora? Di quale altra informazione hai bisogno? Hai bisogno di cambiare gli italiani, non di sapere il dettaglio numero un miliardo».

Non ci pare il caso di interpretare la risposta. E' già chiara. Ma cogliamo un sottotesto altrettanto importante. L'invito di Paolo Barnard è quello di una AZIONE che deve contrapporsi alla MEDITAZIONE. La Storia ci insegna che le azioni civili, a volte, generano le Rivoluzioni. Forse è di questo che abbiamo bisogno? Certo è che l'Italia necessita di un ritorno al grado zero, di un'inversione di marcia, di un mutamento quasi genetico. E l'invito di Paolo Barnard è quello di prendere di petto i problemi del nostro quotidiano e di risolverli attivamente. Per chi ha letto il nostro editoriale, è anche la nostra filosofia. Insomma, italiani, vogliamo cambiare anche il nome a questo blog?

PS. L'azione più intelligente e utile da fare per cambiare veramente è quella di non andare più a votare (non c'è niente di più umiliante che dimostrare di volere un padrone). Basta deleghe!

10 commenti:

Wil ha detto...

Bhè, per quel che mi riguardo continuo a difendere il lavoro di giornalisti come Travaglio e la Gabanelli, e di chiunque sappia smuovere la coscienza delle persone.

Devo però dire che Barnard introduce un tema importante: per un vero cambiamento il materiale è davvero in abbondanza. Da un lato è giusto continuare a conoscere la gravità del comportamento istituzionale, dall'altro è giunta l'ora di agire.

Insomma, viva l'informazione fatta da altri, ma anche da noi stessi. E' preziosissimo il lavoro di chi dedica l'intera vita a denunciare.

A presto, wil

Riverinflood ha detto...

Bah, ho grandi perplessità, non tanto sull'onesta e coerente proposta operativa di Barnard (del quale ho letto molto sulla Palestina e troppo poco sul resto), ma sull'indolenza e l'analfabetismo "delegante" che lo spropositato popolo italiano ha: il fai da té non funziona (forse Masaniello è un esempio estremizzante) per niente, ma non è una mia verità, è solo una constatazione che dalla mia esperienza di delegato di base in Fiat fa capolino sempre; ritengo fondamentale, invece, verificare la totale onestà di chi fa le parti dei Travaglio, dei Grillo, di chiunque insomma. Ma tu sai perfettamente che se non ti sei conquistato il tuo piccolo carisma mediatico, non sarai mai ascoltato e nemmeno reso credibile. Buona domenica.

coscienza critica ha detto...

@ wil
Ho letto anche il tuo commento al precedente post.
Certo, anche la nostra informazione è importante, la rete si snoda in percorsi a volte tortuosi, altre volte più lineari, ma l'attività dei bloggers rimane sempre preziosissima. Inoltre, la pluralità di opinioni della rete è oltremodo affascinante ed è anche per questo che abbiamo voluto occuparci dei gatekeepers. Quando frequentavo i banchi di scuola non mi accontentavo dei 'testi d'ordinanza', ma li alternavo a quelli scovati in biblioteca, per il gusto di integrare le conoscenze e farmi un'opinione più precisa. Solo apparentemente si genera una confusione; in realtà la quantità di informazioni, anche contrastanti tra loro, deve decantare nella coscienza e solo dopo possiamo esprimere un eventuale giudizio e formarci un'opinione. Ma al di là di questo, mi pare interessante la tua domanda (assuefazione o Rivoluzione). Considerando ciò che la Storia ci ha insegnato, mi verrebbe di rispondere Rivoluzione. Il guaio è che i potenti sanno bene fin dove possono arrivare con le torture al popolo, conoscono i nostri limiti, ma anche la nostra forza dirompente.

@ Riverinflood
Scommetto che eri davanti ai cancelli di Mirafiori il 26 settembre 1980, accanto a Enrico. Capisco le tue parole e la loro valenza, visto che parli per esperienza vissuta da delegato di base. Probabilmente non diventeremo tutti dei Masaniello, ma questo non giustifica un lassismo generale, coperto dall'alibi del 'manca una figura che ci rappresenti'. Delegare può essere comodo, ma anche pericoloso. In ogni modo, la frase 'ognuno deve fare qualcosa' la intendo come un'azione autonoma di presa di coscienza -che è già molto- perché, come diceva Fabrizio De Andrè, 'per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti'. Perciò è utile anche il tuo suggerimento, cioè verificare quanto di vero ci sia nei fatti che ci vengono proposti.

CIAO

Riverinflood ha detto...

No, non ero a Mirafiori ma in quel di Sicilia, che non era da meno. In "quell'ognuno deve fare qualcosa" mi pare che ci sia una forzatura molto intellettuale, che non guasta, ma che rende innocua la stessa ipotesi: infatti coloro i quali dovrebbero "prendere coscienza da soli" sono molto distanti culturalmente da questo concetto. Allora, ad esempio, io non disdegnerei tutta o parte della metodologia del Teatro dell'Oppresso che usa "maieuticamente" la coscientizzazione della propria classe subalterna ad un'altra. In questo senso, occorre, purtroppo, non una figura leader che ci rappresenti, ma una figura che alla pari nel gruppo, o in un nucleo, aiuti a tirare fuori tutte le oppressioni primarie... e poi... Ma non dimentichiamo che la nostra società è invisibilmente oppressa e non sa più nemmeno come si fa a lottare, figuriamoci una rivoluzione. Ecco, credo che un'azione autonoma di presa di coscienza possa avvenire se si diventa coscienti che quel tanto di mondo su cui non si è d'accordo, possa, debba essere trasformato in un mondo migliore magari con i propri piccoli poteri, che ciascuno di noi indubbiamente ha. Scusa la lunghezza. Ciao.

coscienza critica ha detto...

Caro 'River'
Ne fai una questione di metodo e, in questo senso, io non posso che darti pienamente ragione. La maieutica può senz'altro agire positivamente nella nostra società. Certo è che non mi aspetto che sia la tv ad adottare un simile metodo, anche se dovrebbe, anche se potrebbe (con altri personaggi, è evidente). In questo senso, anche le teorie del teatro di Boal potrebbero funzionare, l'importante è rendere partecipi gli altri ad una... oddio devo usare una vecchia locuzione... coscienza di classe. Allora, più che la figura di un singolo, occorre una istituzione (parlavo infatti di tv) che si faccia carico delle istanze della società, ma in maniera pedagogica. Trovo l'argomento molto interessante, educativo, efficace. Ti ringrazio.

pia ha detto...

Sono confusa come non mai. Non perchè non so cosa o come pensare, quello lo so benissimo, ma perchè non intravedo quali AZIONI o percorsi si possano attivare.
Questa marcata distanza da che rappresenta il potere e da chi lo sostiene, questa "non collocabilità" come dicevo nel mio post di oggi, mi danno un grande senso di impotenza e confidare nell'autocoscienza e il fai da te anche per me si è rivelata un'esperienza negativa quando a capo di una cooperativa ho potuto mettere in atto tale proposito.
E patisco nell'appartenere al novero degli assuefatti.
Help me!

coscienza critica ha detto...

Cara Pia
Parto anzitutto col dirti che tu non fai parte degli assuefatti (inteso come addomesticati) e la prova è riscontrabile già in queste tue esternazioni dubbiose. IL DUBBIO E' SACRO, è quello che ci salva. Io dico sempre che è meglio avere un solo dubbio che mille certezze. Capisco che vivere con il dubbio possa destabilizzare, ma -scusa la spicciola filosofia- la ricerca di stabilità e di sicurezza, nell'Uomo, ha sempre fallito, perché non siamo divini, non possediamo la Verità. Il 'trucco' sta nell'accettare il nostro stato di dubbio perenne e di farne tesoro per CONOSCERE le cose del mondo. Io ho stima di te, anche per questo tuo modo di essere. Tu parli di azioni che non riesci a visualizzare... ma noi stiamo già compiendo un'azione importante per la società: essere in rete, aprire un blog, dedicarsi alla comunicazione, parlare tra noi come adesso... Questo ha valore. Il problema, semmai, è che viviamo in un'epoca in cui la maggior parte delle azioni vengono svolte secondo un individualismo che non giova alla collettività. Dovremmo forse adoprarci di più in azioni utili alla società, proprio come fai tu con il blog, senza bisogno di alcuna collocazione. Ho fiducia in te.
Ciao :-)

pia ha detto...

Grazie, farò tesoro di questa tua risposta.
Quest'affezione individuale in cui versiamo in molti è una conseguenza di questo sistema di vita e ci spiazza non poco, siamo partiti da altre concezioni...

l'incarcerato ha detto...

Ottimo questo blog, innanzitutto perchè finalmente non di solo dell'imbecille a Berlusconi. Visto che più il tempo passa e più tutti si uniformano a lui.

Sul tema che tratti io non ho la verità in mano, preciso che Travaglio non è il mio idolo, io lo stimo perchè comunque conduce una battaglia sulla legalità che condivido, però io sono "antropologicamente" di sinistra e lui ha idee anni luce distanti dalle mie.

E' vero ,lui , Santoro, Gabanelli, molte cose non le dicono. Ma secondo me, e dico purtroppo, per stare in Televisione e fare più informazione possibile, bisogna inevitabilmente scendere a compromessi. Anzi, dico di più, dire troppe cose vere si rischia che al gente non ci credi più. Perchè avvolte la realtà supera di gran lunga la fantasia.

E poi siamo sicuri che esista questa sorta di Grande Fratello che controlli tutti? Io crdo che siamo noi stessi il Grande Fratello e siamo noi gli artefici della disinformazione.

Per capire ciò amo sempre citare il grande Orwell:
la vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che non vorrebbe sentirsi dire.

Ciao e complimenti per il blog!

coscienza critica ha detto...

@ l'incarcerato
Benvenuto anche tu e grazie dei complimenti, fanno sempre piacere.
Il tuo contributo è interessante; è un punto di vista che ha un carattere plausibile, per certi versi. Citi anche Orwell, ma lui sapeva bene che il Grande Fratello si sarebbe realizzato. Che siamo tutti spiati è vero, soprattutto in rete (ti puoi fidare, non posso dire altro); certo non vanno a guardare quando fai pipì, ma siamo sotto controllo, anche attraverso il condizionamento mediatico che lavora sulle coscienze (Pasolini docet). L'informazione è gestita da uomini che lavorano per un editore e questo editore potrebbe non avere nessuna voglia di far raccontare la verità ai suoi dipendenti. Il caso dei gatekeepers è da prendere con le molle, ma anche da non sottovalutare. Possiamo solo prendere coscienza del fatto che questi possano esistere e agire -come dice Barnard- in maniera più o meno cosciente.
Ciao

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