sabato 27 giugno 2009

Berlusconi e la cena delle beffe

Immaginiamo un qualsiasi delinquente, in odore di processo e di carcere, andare a cena con il giudice che dovrà giudicarlo. Vi sembra normale? In Italia pare sia normalissimo, a detta di Ghedini, l'avvocato di Berlusconi. Anzi, secondo il giudice della Consulta Luigi Mazzella nessuno deve permettersi di obiettare, poiché ognuno, a casa propria, è libero di invitare a cena chi vuole.
Il delinquente in oggetto è Silvio Berlusconi che si è portato a cena coloro che dovranno giudicare l'incostituzionalità del lodo Alfano. A cena, guarda caso, c'era anche Alfano. Secondo voi di cosa avranno parlato? Della ricetta delle triglie alla livornese?
L'Espresso ha riportato la notizia di questa cena, dove il menu era interamente basato sull'unico piatto, composto da ruoli privati affogati in quelli pubblici. Un bel fritto misto di connivenza e clientelismo, di associazionismo mafioso, di massoneria, di collusione e, probabilmente, di corruzione.
Il 6 ottobre prossimo, i due giudici della Consulta -presenti alla cena delle beffe- Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, dovranno giudicare il lodo Alfano. Su quali basi obiettive, ora? Quali saranno i criteri di valutazione di questo scandalo italiano? Quali saranno gli argomenti della Corte Costituzionale per affermare l'incostituzionalità del lodo o, peggio, la sua legittimità?
Striscia una nuova beffa per gli italiani onesti che credono ancora nella Legge. Una Legge che, ormai, ha assunto in pieno le sembianze dell'episcopello di Arcore

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