martedì 16 giugno 2009

Scuola: 15 luglio 2009, sit-in nazionale davanti al Parlamento. Ora basta!

Il massacro della scuola pubblica e la scellerata 'riforma' Gelmini. Ecco cosa sta succedendo.

Ora si tocca con mano il problema. Ora si sente davvero l'acqua alla gola. Non c'è più spazio ai 'forse'. La tragedia è arrivata puntuale, non la si può ignorare. Il veleno del governo, iniettato nella scuola pubblica, sta già facendo effetto. E che effetto!
Tutti i settori della società civile sono vivamente invitati a partecipare INCAZZATI al sit-in nazionale di protesta, organizzato da un consistente Comitato Organizzatore, formato da altrettanti comitati, movimenti e reti (elenco e recapiti).
Quando si mobilita una massa enorme di docenti, studenti, genitori, c'è poco da scherzare dicendo 'non capisco i motivi di queste proteste'.
Avevamo già parlato, lungamente, degli effetti nefasti di questa 'riforma' che serve esclusivamente a far cassa e a smantellare la scuola pubblica: il futuro del nostro Paese. Chi vuole, può farsi un giretto cliccando sulla linguetta 'scuola', sotto il titolo del blog.
Ora è tempo di verificare gli effetti di questo piano diabolico e criminale, firmato Gelmini-Tremonti-Brunetta (e anche Aprea) e di capire i motivi di questo sit-in che riteniamo, a questo punto, sacro! Diciamo subito che ci piacerebbe davvero, adesso, incontrare un docente colpito dalla 'riforma', capace di vantarsi di aver votato per Berlusconi. Da un nostro sondaggio locale, pare che nessuno lo abbia votato!
In due parole, spieghiamo in che modo 42000 operatori della scuola (probabilmente molti di più) perderanno il posto.
Anzitutto bisogna partire dal fatto che, per legge, ogni insegnante deve coprire 18 ore di lezione settimanali. Questa è la base da cui partire. 18 ore equivalgono, in gergo, a una cattedra.
La 'riforma' ha previsto (tra l'altro) un taglio delle ore di compresenza; per conseguenza, un docente che aveva solo 15 ore, poteva arrivare a 18 utilizzando la compresenza, cioè insegnando di concerto con altri docenti nella stessa classe, come avviene nelle scuole più avanzate e nei Paesi più civili. Eliminando per legge queste ore di compresenza, il docente perde l'intera cattedra (18 ore), quindi il docente di ruolo andrà in un'altra scuola a completare la cattedra, utilizzando le ore che gli servono. Ma a chi le toglie queste ore? A un altro docente, è chiaro! Chi ci rimette di più? Ma i precari, è evidente, cioè quelli che sovente hanno 'spezzoni' di cattedra (cioè poche ore, magari sparse su più scuole).
Risultato: Il docente precario non ha più possibilità di lavorare; quello di ruolo potrebbe essere costretto a insegnare in varie scuole, magari distanti molti chilometri tra loro o, addirittura, essere obbligato a produrre una domanda di trasferimento.
Questo è ciò che sta avvenendo già adesso, con l'uscita dei documenti sulla formazione delle cattedre. Senza contare che in questo abisso criminale ci stanno cascando anche gli studenti e il personale ATA (bidelli, segretari, tecnici). Un vero massacro!
Tutti al sit-in!

Per adesioni: precariscuola@gmail.com

La foto è presa da coordinamento 3 ottobre

2 commenti:

progvolution ha detto...

la macelleria che colpisce P.A. e scuola dovrebbe coinvolgere un numero di cittadini tale da far comprendere il disastro che sta scientificamente costruendo la peggior pseudo destra europea.
Protestare!
Sussurri obliqui

coscienza critica ha detto...

Prog, se davvero tutti quelli coinvolti scendessero in piazza, avremmo risolto ogni problema di dittatura. E' che l'italiano è apatico, come sai.

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