lunedì 3 agosto 2009

A Gela, arsenico nel sangue. 32 mila persone avvelenate

La notizia, scremata da inutili orpelli, è la seguente: l'OMS ha scoperto che nelle vene degli abitanti di Gela e dintorni (CL) scorre una altissima quantità di arsenico. Il 20% delle 262 persone monitorate per alcuni mesi hanno il sangue avvelenato. Questo vuol dire che su circa 160 mila abitanti (contando quelli dei due paesini vicini, Butera e Niscemi) 32 mila risultano avvelenati dall' arsenico.
La novità non sta nella notizia in sè, poiché è risaputo che il petrolchimico di Gela è, da 40 anni, il maggior responsabile di tumori, avvelenamenti, malformazioni dei feti in quell'area (tra le più inquinate al mondo). Ma quello che oggi fa notizia è il fatto che dopo 40 anni l'OMS si è preso la briga di monitorare la situazione, insieme al CNR, sotto il coordinamento di Fabrizio Bianchi, il quale parla chiaro: "L'impatto ambientale è indubitabile. In mare, nelle acque, sulla terra ci sono concentrazione di metalli superiori fino a un milione di volte i livelli accettabili. L'arsenico non era già presente in forme naturali, come dice qualcuno, ma è stato immesso dall'uomo. La 'pistola fumante'? Diciamo che abbiamo trovato i proiettili, ora dobbiamo capire chi ha sparato".
Questa è la notizia. Le nostre considerazioni a riguardo non assolvono di certo quanti avrebbero potuto fare e non hanno fatto, in tutti questi anni. L'arsenico, oltre a provocare tumori anche alle vie respiratorie, può persino modificare il DNA. A questo, si aggiungono gli altri metalli pesanti presenti in quell'area, fra i quali il piombo e il mercurio.
Ma 32 mila persone avvelenate, le morti per cancro, le malformazioni dei feti... sono il prezzo pagato per che cosa? Per l'industrializzazione e il conseguente benessere della Sicilia? Falso! Il petrolio raffinato a Gela va al già ricco Nord. Va a Milano.
Se si contano i lavoratori di quel petrolchimico e del suo indotto, il numero è persino inferiore a 32 mila, non c'è neppure un'equazione! Neppure un pretesto per dire 'tanto pari a tanto'. E anche se quei lavoratori fossero 32 mila, di certo, se andiamo a vedere, non navigano nel lusso e Gela non è diventata una città avanzata dal punto di vista dei servizi, anzi. E poi c'è anche da dire che non sono neppure i lavoratori dell'Enichem le maggiori vittime dell'avvelenamento, i casi riguardano anche altre categorie di persone, fra cui casalinghe e mamme. Ne è valsa davvero la pena costruire quel petrolchimico, senza alcuna tutela per l'ambiente e per l'Uomo?

Per saperne di più
TGcom

10 commenti:

Riverinflood ha detto...

D'accordo, ma da siciliano strapazzato ai guai: i 32000 (e sono dispiaciuto dal punto visto umano) avvelenati forse non sono siciliani (innocenti) vittime delle vessazioni di poteri e delle mafie: forse sono solo persone cieche che hanno dedicato la vita a farsi fottere (come tutti gli altri poveracci).

coscienza critica ha detto...

River, quello del petrolchimico gelese è una storia tortuosa. Nel 1960 venne costruito, ma molti gelesi non volevano andarci a lavorare. Infatti, molti impiegati e operai furono 'pescati' da Licata, Vittoria, Ragusa...
Questo non vuol dire che i gelesi avessero una coscienza più accorta. Infatti, dopo, i gelesi si convinsero e andarono a lavorare al petrolchimico, abbandonando il lavoro dei campi. Avevano visto che quelli di Vittoria erano riusciti a comprarsi una fiat 500. Così i gelesi appesero il ferro di cavallo al chiodo, vendettero il mulo e, anche loro, acquistarono le 500 e le 600. E' la solita storia del falso mito del progresso che, in realtà, distrugge l'essere umano.

yellow ha detto...

e nel resto del paese, quanti disastri si possono annoverare sotto questo cielo....aveva ragione Bertold Brecht , il mondo è fatto di sfruttati e sfruttatori, che tristezza!

@enio ha detto...

buono a sapersi perchè l'ENI sta trivellando il mare Adriatico estraendo petrolio e progettando impianti di distillazione nei paraggi,così la gente si renderà conto di come sarà l'aria fra una decina d'anni

Anonimo ha detto...

la notizia è ALLARMANTE...tenendo conto che mio padre è originario di quei posti...ma a GENOVA dall'età di 15 anni quindi da 45 anni ed è mancato proprio per un tumore pochi mesi fà...mi chiedo potrebbe c'entrare tutto questo??? si che qui nell'articolo si parla di 40 anni fà ma dato che è tornato qualche volta in Sicilia... ed alcuni tumori...almeno a detta dei medici che lo seguivano...possono svilupparsi anche dopo vent'anni...dal periodo in cui si è respirato certe sostanze...ARTICOLO MOLTO IMPORTANTE...!!!

coscienza critica ha detto...

@ yellow
L'Italia è tutta intossicata, in ogni senso.

@ enio
Penso che, allo stato attuale, nessuno potrà mai fermare l'industria petrolchimica. Gli italiani non sanno più reagire.

@ Anonimo
Mi sento di escludere che sia stata l'enichem di Gela a provocare il cancro a tuo padre. Forse le cause sono da ricercare altrove, nel tuo caso. Tuo padre aveva pochi contatti con Gela. Pensa ai 90 mila gelesi che ci vivono tutti i giorni... dovrebbero essere tutti malati o già morti.

Peppe Croce ha detto...

http://net.essenzialeonline.it/perfortunasonosiculo/2009/08/24/leredita-nr2/

http://net.essenzialeonline.it/perfortunasonosiculo/2009/08/01/leredita/

Pierluca ha detto...

E' una storia abbastanza vecchia, quella di Gela. Non parliamo poi delle malformazioni. A Gela spetta, ahimè, proprio questo primato mondiale.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/07/14/gela-nella-citta-dei-veleni-record-di.html

Anonimo ha detto...

Visto e considerato il problema dei casi di tumori frequenti a Gela e d'intorni,con maggiori casi di mortalita',non si prendono misure di prevenzione,evidentemente nessuna coscenza!!! pensate solo a 1000 posti di lavoro nello stabilimento,e non al vero problema di inquinamento!!

Anonimo ha detto...

Chiuderanno mai il petrolchimico di Gela? Dato i casi allarmanti di tumori e inquinamento?

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