domenica 20 settembre 2009

Morti in cantiere: la par condicio in un Paese civile

Sono morti questa mattina gli operai Mario Rossi (38 anni) e Omar Sabir (24 anni). Lavoravano in un cantiere edile e sono rimasti folgorati da una scarica elettrica provocata da un cavo scoperto su cui Mario Rossi aveva inavvertitamente messo il piede. Dai primi accertamenti, sembra che Omar Sabir sia rimasto coinvolto nell'incidente mentre tentava di staccare il corpo di Rossi dalla scarica elettrica: un gesto solidale che gli è costata la vita. Nessuno dei due operai portava calzature idonee antinfortunistiche, come prevede la legge sulla sicurezza sui posti di lavoro, ma semplici mocassini con suola di cuoio. E' stata aperta un'inchiesta per poter stabilire ogni responsabilità, intanto il responsabile del cantiere è stato arrestato con l'accusa di omicidio colposo.
L'Italia è sgomenta. Il Ministro del Lavoro ha fatto osservare un minuto di silenzio in Parlamento e ha espresso un sentito cordoglio alle famiglie degli operai. I funerali di Stato sono stati fissati per giovedì e la camera ardente, allestita nei pressi del monumento all'operaio ignoto, sarà aperta al pubblico a partire da domani.
L'accorata preghiera del papa ha sottolineato il bisogno di maggiore sicurezza nei cantieri, mentre il Presidente del consiglio ha disdetto gli appuntamenti per far visita alle famiglie: la diretta TV questa sera alle ore 20.
Intanto ci colleghiamo con l'inviato per raccogliere le testimonianze a caldo e ascoltare gli ultimi aggiornamenti su questa tragedia nazionale.
La morte di due operai, rappresenta una grave perdita per chi crede nel valore della vita, del lavoro e della civiltà libera e democratica. I cantieri edili, in particolare, sono i luoghi dove le nostre case prendono forma ed ogni casa rappresenta il nostro rifugio, la nostra identità, il nostro privato, la libertà personale e individuale. Quanti sacrifici si compiono per l'acquisto di una casa? E quanti di noi, non potendo permettersela, sono costretti a pagare un affitto esoso? Ogni Nazione si identifica nelle proprie città fatte di case. Vogliamo tributare tutti gli onori a chi costruisce le nostre abitazioni e le nostre belle città.
I feretri dei due eroi saranno portati a spalla dai colleghi di lavoro e l'Associazione Italiana Operai sfilerà dietro le bare, con i suoi rappresentanti che stringeranno nel pugno sinistro un martello da carpentiere, simbolo dell'associazione. La comunità islamica, di cui Sabir faceva parte, parteciperà ai funerali con un proprio corteo, ma a fianco dell'Associazione Italiana Operai.
Mario Rossi lascia una moglie e due figlie (20 e 16 anni), Omar Sabir era appena diventato padre di un bimbo, lasciato in Marocco con la moglie per raggiungere il suo posto di lavoro in Italia. Per Omar sono previsti anche i funerali di rito islamico. L'Italia piange i suoi eroi!

I morti di serie B

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12 commenti:

Bruno ha detto...

Il suo articolo esprime amaramente ed esattamente la realtà delle cose. Che onoranze avrebbero dovuto fare a Teresa Sarti Strada per aver contribuito a costruire in Afganistan ospedali "gratuiti" ? Non dimentichiamoci che con quello che si spende per un solo giorno di guerra si potrebbe costruire in quei luoghi un ospedale o più egoisticamente dare un posto ai precari della nostra scuola! E così via...

Anonimo ha detto...

per la cronaca...ogni anno ci sono oltre 2 milioni di morti sul lavoro nel mondo e non mi risulta che nessun Paese gli riservi funerali di stato, mentre mi risulta che ogni Paese li riservi ai militari caduti in missione all'estero. Allora o è imbecille tutto il mondo, o forse c'è una differenza tra i morti che appartengono ad un'istituzione dello Stato (specie se in un attentato con 200kg di tritolo) e quelli che cadono da un'impalcatura...se la tesi dell'articolo fosse condivisibile tutti i morti che non muoiono di morte naturale dovrebbero avere funerali di Stato.

coscienza critica ha detto...

@ Bruno
Non posso darti torto. Per niente.

@ Anonimo
Infatti è proprio questo il paradosso. Facciamo funerali di Stato a tutti? Non mi pare il caso. Quindi l'attenzione mediatica delle morti in divisa va ridimensionata e condotta sulla via delle 'normali notizie'. O tutti o nessuno.

Anonimo ha detto...

@ Bruno
sull'attenzione mediatica e sul fatto che i morti sul lavoro siano un grave problema non c'è dubbio, ma non tiriamo in ballo paragoni che non hanno senso: eroi o non eroi, funerali di Stato o meno, ecc. ecc. Le forze armate sono un'istituzione dello Stato che si occupa della difesa dei suoi cittadini. Se questa è la premessa è ovvio che i funerali dei soldati in missione non saranno mai uguali a quelli dei privati cittadini...e anche l'attenzione mediatica sarà superiore per forza di cose (se al mio funerale ci sono tutte le istituzioni dello Stato, ovviamente ci sarà anche la stampa...). Dunque, sollevare il problema dei morti sul lavoro è giusto e condivisibile, ma non facciamo paragoni insensati.

coscienza critica ha detto...

@ Anonimo
Non esitono morti di serie A e di serie B. Ripetiamo: o tutti o nessuno. I funerali di Stato si celebrano a chi davvero rappresenta le istituzioni dello Stato. Il militare non ci rappresenta più dell'operaio. Entrambi devono avere pari dignità, ma questo, da noi, non avviene. C'è in atto un'evidente volontà di militarizzare le coscienze attraverso i media, fascistizzarle. Noi non lo permettiamo. E... a scanso di equivoci, diciamo che se la TV avesse dato maggior risalto alle morti in cantiere, noi ci saremmo battuti a favore dei militari morti.

Anonimo ha detto...

@ coscienza critica
se è vero quello che dici tu, è vero per tutto il mondo, anche per i Paesi che si fondano sul lavoro e sugli operai. In nessun paese al mondo un operaio morto sul lavoro ha un funerale di Stato e in tutti i Paesi del mondo i militari morti in missione hanno funerali di Stato. Evidentemente tutto il mondo è fascistizzato...e lo è da sempre...

coscienza critica ha detto...

Anonimo, è per questo che il mondo sta andando alla rovina. Il militarismo è solo una delle componenti di questa distruzione. Le armi chiamano armi e tutte le armi sono nate per uccidere. Una bella prospettiva di pace per tutti, vero?
Qui bisogna cominciare a dare dignità alla pace, al lavoro di tutti, all'impegno nel sociale e abbandonare le strade dell'odio, delle armi, della violenza, del razzismo. Siamo tutti nella stessa barca.

Andrew ha detto...

bellissimo post
condivido l'analisi di bruno

Kaishe ha detto...

Io condivido tutto.
Dall'amarezza nel constatare le diversità di trattamento, al pizzico di rabbia per l'abuso di talune parole decisamente fuori luogo, al rispetto per OGNI morte... però in questi giorno, se solo osavo esprimere questi sentimenti, venivo tacciata di ogni sorta di ignominia.

Crocco1830 ha detto...

Davvero un bel post, per un tema che mi è molto caro (come saprai) ed al quale ho dedicato molti post.
E' paradossale come, morire da militare nell'esercizio delle proprie funzioni in una guerra, solleciti sentimenti di commozione; la morte di operai durante un lavoro che avrebbe dovuto dar loro da vivere, appare del tutto normale. ma aprendo un po' gli occhi (neanche tanto) non risulta nemmeno tanto strano, per come questo sia assolutamente in linea con la logica degli interessi economici e politici che stanno dietro le due cose.
Come vedi, non ho chiamato lavoro quello del soldato, e le loro morti non le considero morti sul lavoro, perchè (come ho scritto in un mio post di pochi giorni fa) altrimenti dovrei considerare l'uccisione di altri uomini un lavoro. Questo proprio no!

Alessio ha detto...

La retorica nazional-militarista del "soldato eroe" vomitata dai mezzi di propaganda di massa sta inondando le case degli italiani in modo veramente vergognoso. Sinceramente ho anche timore di esprimere un parere non conforme a quello che in questi giorni sembra debba obbligatoriamente permeare tutto il popolino.

Alessandro Cavalotti ha detto...

Lascia l'amaro in bocca, ma è davvero un bel post...

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