domenica 20 dicembre 2009

La vera utopia è una giusta società fondata sul sistema rappresentativo

Molti cadono sovente nel luogo comune secondo cui una società davvero libera e anarchica rappresenti un'utopia. E se la parola anarchia fa paura è proprio a causa dei mille luoghi comuni che sono stati inoculati nelle coscienze. Ma siamo sicuri che, invece, non sia utopia uno Stato davvero democratico (come designa l'etimologia del termine)? Siamo sicuri che l'attuale sistema rappresentativo offra davvero misure di garanzia per il popolo? Cerchiamo di fare luce, anche sulla base dello stravolgimento del concetto di democrazia.
Le società del mondo (quasi tutte) vivono in un sistema plutocratico che mantiene costantemente soffocata la forza del popolo. Di fatto, il senso della parola democrazia viene cancellato ogni minuto e in questo preciso momento storico l'Italia rappresenta, almeno in Europa, il ritratto più fedele di questo sistema aberrante, in cui il popolo conta davvero poco o nulla.
Le forze dell'economia e della politica alimentano interessi per se stesse e che non costituiscono alcun vero vantaggio per i cittadini, i quali rappresentano perciò quella parte di società sfruttata da chi sta al potere. E' un paradosso, dal momento che chi governa dovrebbe essere il rappresentante del popolo stesso. Eppure, un costante stato di sudditanza viene imposto dall'alto, attraverso tutti gli strumenti che il potere detiene (o che si inventa), anche abusivamente. L'abuso di potere diventa allora, in questo tipo di società, una conditio sine qua non, dove chi governa impone ai cittadini una linea di condotta che mai avrà come scopo l'estinzione del sistema e della 'casta'.
Cosa occorre per costruire una società davvero giusta? Se per 'giusta' si intende sempre il mantenimento di una società costruita sulla rappresentanza dei cittadini, allora occorrono necessariamente dei contrappesi, cioè degli strumenti in mano al popolo capaci di bilanciare i metodi dispotici dei governi. Questo perché la Storia ci insegna che la rappresentanza politica, sedicente democratica, non fornisce ai cittadini tutte le tutele ad essi necessarie. Esempi di contrappesi dovrebbero essere i seguenti:

Ci vuole una coscienza del popolo
e in questo senso bisognerà lavorare sul concetto di comunità. La comunità non è solo un insieme di persone, ma la concretizzazione di un sistema culturale basato su regole di reciproco soccorso e dove la necessità del singolo corrisponde alla necessità di tutti.

Ci vuole un governo del popolo
cioè una bilanciata rappresentanza governativa di coloro che non appartengono a nessuna casta politica o economica, con l'unico obiettivo di fare sèguito alle istanze della collettività. I rapporti economici con gli altri Stati devono perseguire obiettivi utili alla comunità, non rafforzare il potere di pochi.

ci vuole una giustizia del popolo
cioè un codice normativo che tuteli davvero il singolo e la comunità, favorendo (e non impedendo) l'azione legale dei cittadini nei confronti della casta.

Ci vuole un tribunale del popolo
dove ogni cittadino possa credere nella frase 'la Legge è uguale per tutti'.

Ci vuole un carcere del popolo
affinché nessun criminale appartenente alla casta continui a esercitare le sue funzioni pubbliche rappresentative.

Ci vuole una televisione del popolo
al fine di eliminare ogni rischio di dittatura mediatica, perché ci possa essere pluralità di opinione, nonché la stessa forza mediatica di cui si serve il potere.
Ci vuole semplicemente una vera democrazia. Ma questa sì che è un'utopia!

(Per favore, se volete pubblicare i nostri testi sui vostri siti, non copiateli, ma linkateci)


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2 commenti:

Lalla ha detto...

questa cosa sporca che continuiamo a chiamare DEMOCRAZIA.
(giorgio gaber)
grazie di quello che scrivete.

coscienza critica ha detto...

Grazie a te, Lalla, per seguirci. Ottima citazione, la tua.

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