venerdì 11 dicembre 2009

Tutti facciamo politica, perché non dovrebbero farla i giudici?

Politica, nell'etimologia, vuol dire governare la città. Ma la politica non nasce da un miracolo divino, da un'apparizione repentina di uomini scesi dal cielo e posti al soglio governativo. Non siamo al tempo di Hammurabi. La politica, a maggior ragione se democratica, nasce dalla gente e per la gente; e con la gente può anche cambiare o morire. La politica è perciò relativa alla città e al suo proprio governo, connessa alle istanze dei cittadini e che da questi ultimi dipende.
Qualsiasi azione o parola di un comune cittadino è politica, perché cittadino vuol dire appartenente alla civitas, alla comunità; qualsiasi cittadino, attraverso le proprie azioni o parole, condiziona in qualche modo la comunità, quindi la politica.
Se un comune cittadino, come si è dimostrato, fa politica, i giudici e i magistrati, i giornalisti e gli opinionisti non sono certo meno cittadini degli altri. Ma allora perché questo governo accusa i giudici di fare politica? Semplicemente perché questo governo, da che è nato il berlusconismo, sta smantellando ogni tipo di conoscenza acquisita e riferita alla democrazia, all'educazione civica, alle regole costituzionali. Un giudice è un servitore dello Stato, come tale fa politica, ma Berlusconi, attraverso una capillare e martellante diffusione delle sue accuse via televisione, vuole cancellare questo dato di fatto, così come ogni diritto del cittadino che, ricordiamolo, è l'iniziale artefice politico della comunità alla quale appartiene e che possiede diritti e doveri, fra i quali anche quello di decidere in autonomia le sorti dei governi (locali o nazionali).
E se un cittadino che compra un giornale o che butta nel cestino un pezzo di carta sta facendo -a suo modo- politica, figuriamoci un giudice! Rappresentante istituzionale del terzo potere dello Stato! E' completamente ridicolo cadere nella trappola berlusconiana, secondo cui i giudici non debbano fare politica. Così come è completamente stupido cadere nella trappola tesa da Berlusconi riguardo alla distorsione percettiva del comunismo (da lui creata ad arte) e secondo cui ogni cosa di natura comunista è cattiva. Ma cosa vuol dire? Quello di Berlusconi sembra il ragionamento di un bambino che si rivolge ad altri bambini (o agli italiani imbecilli). In questo modo, Berlusconi tende solo a creare un nuovo modello, negativo, dei valori di democrazia e di Libertà (quella vera, non quella riferita al liberismo), propria del comunismo e delle forze politiche nate dal popolo e che hanno creato lo Stato di diritto in cui viviamo (ancora per poco?).
Il fatto che i giudici, poi, non debbano giudicare in base alle proprie convinzioni politiche è palesemente scontato. Non s'è mai visto un giudice, in democrazia, che giudichi secondo un proprio pregiudizio. Un giudice lavora sulla base dei codici di legge e secondo i valori democratici impressi nella Costituzione. Se questo dà fastidio a Berlusconi, egli non può accusare nè giudici, nè magistrati, nè avvocati. Berlusconi non può e non deve condurre una battaglia mediatica accusando i giudici di essere comunisti, perché non ha nessun senso. La Costituzione è, per sua natura, democratica e ai mafiosi questo dà molto fastidio, ecco perché Berlusconi vuole cambiare gli articoli della Costituzione. I giudici fanno politica? Ma certo! E' assolutamente normale! Far rispettare gli articoli della Costituzione vuol dire fare eminentemente politica!
Ne consegue che Berlusconi, per chi non lo avesse ancora capito, mira a una dittatura. Questo noi lo diciamo da sempre, il disegno è chiarissimo e lo era anche 15 anni fa, perché chi detiene il potere televisivo sbilancia i pesi e i contrappesi della democrazia, in favore di una propria dittatura. Ma non c'è peggiore stolto di chi non vuol capire.


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6 commenti:

Θάνος Δ. ha detto...

Cosa non piace a Berlusconi non è che i giudici facciano politica ma piuttosto che i giudici non facciano “la sua politica”: B. non dice mai “questi giudici sono politicizzati, non sono neutrali, non sono al di sopra dei partiti…” ma piuttosto “questi giudici sono comunisti”.
Un giudice di destra che risponde sempre “si, amen” a B., per cui le arringhe di Ghedini sono il nuovo Vangelo, un tale giudice sarebbe un buon giudice seconda lui.

Anonimo ha detto...

ottimo post!

coscienza critica ha detto...

@ Θάνος Δ.
Esatto. Berlusconi adotta criteri di valutazione assolutamente personali.

@ Anonimo
Grazie

Danx ha detto...

Il Governo legifera, per conto di chi? Forse per una fetta della popolazione, forse per interessi del singolo, ovvero del Presidente o forse per varie lobby. Legifera in base ad idee. Le idee possono essere di svariato tipo.
C'è quindi bisogno di un TECNICO, come un GIUDICE, che possa, tramite REGOLE vedere se approvarla o meno.
Purtroppo Berlusconi è un imprenditore, chiunque lo ostacoli è un pericoloso bolscevico!!

Θάνος Δ. ha detto...

Un pò di etimologia: la parola πόλη = città (πολίτης = cittadino) ci ha dato 2 bellissime parole in greco: πολιτική = politica ma anche πολιτισμός/politismos che significa cultura.

coscienza critica ha detto...

Grazie, Tanos, per fortuna ci sei tu che conosci il greco, così puoi completare degnamente il post. Un po' di etimologia fa sempre bene e a me piace moltissimo. Grazie :-)

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