lunedì 15 febbraio 2010

Giulio Carlo Argan: 'cercai di essere chiaro, non di essere facile'

Se dovessimo citare dieci personaggi italiani del Novecento che si sono distinti per l'attività intellettuale e culturale, sicuramente tra i primi posti figurerebbe Giulio Carlo Argan. Il blog è certamente un luogo troppo stretto per parlarne compiutamente, ancora più angusto un post, ma se consideriamo il fatto che molti nostri articoli sull'Arte hanno avuto come riferimento anche gli studi e i concetti di Argan, allora pensiamo sia giusto dargli uno spazio esclusivo, dedicandogli questo post.
Intellettuale, storico e critico d'Arte, scrittore, professore emerito, direttore editoriale, sindaco di Roma, senatore (pci), curatore di rubriche artistiche per l'Espresso e l'Unità, insignito di vari titoli, promotore della tutela del patrimonio artistico... sono alcune referenze su questa grande figura, ancora troppo sconosciuta, a nostro avviso. Che la tv non parli di Argan non ci stupisce. Neppure l'anno scorso la tv ha proferito parola, in occasione del centenario della sua nascita (1909 - 1992).
Quelli che conoscono Argan sono per la maggior parte persone che hanno studiato sui suoi manuali di Storia dell'Arte che si configurano come autentici gioielli dell'editoria, concepiti come libri di testo per gli studenti delle scuole superiori, ma validi anche nelle Accademie e nelle Università. Manuali che hanno visto un ignobile declino, poiché le nuove leve di insegnanti, probabilmente meno preparati, li trovano vieppiù 'difficili', scegliendo al loro posto testi molto spesso dozzinali. D'altra parte, a chi disse che quei manuali sono difficili da comprendere, Argan rispose: 'cercai di essere chiaro, non di essere facile'. E noi vogliamo aggiungere che se un professore non è in grado di spiegare un testo ai suoi allievi, il più delle volte non è colpa dell'autore del testo, ma del professore. Schiere di adolescenti si sono formati su quei manuali, traendone giovamento e trovando nell'insegnante un valido medium per la comprensione, ma oggi quei testi sembrano diventati troppo ostici, persino agli insegnanti. Povera Italia!
Le argomentazioni di Argan intorno al mondo dell'Arte non ignorano gli aspetti iconologici delle opere e, proprio per questo, ogni trattazione è ricca di riferimenti storici, letterari, filosofici, sociologici... Argan rifiuta categoricamente la sola lettura iconica, poiché l'evento artistico porta con sè, inevitabilmente e in nuce, implicazioni policulturali legate al contesto, informazioni tra loro collegate e incluse in processi logici e storici. Chi vi scrive, non ha mai riscontrato una sola défaillance di Argan, rispetto alle opere da lui indagate. Come dire: ogni opera è, a suo modo, importante, legata intimamente al suo contesto. Ignorare il contesto è da stolti, occorre indagarlo, conoscerne i caratteri profondi e distintivi, tracciarne i profili culturali. Tutte cose che sono rinchiuse nelle opere d'Arte, in una sintesi formale, stilistica e concettuale. Perciò occorre tutelare le opere d'Arte e lo studio della Storia dell'Arte nelle scuole di ogni ordine e grado.
Lo stile narrativo di Giulio Carlo Argan è elegante, a tratti poetico, mai duro o volgare. I periodi seguono un percorso logico preciso che si compie anche attraverso 'richiami a latere' che aggiungono informazioni preziose al filo centrale del discorso. L'uso di termini ricercati non rivelano un'intenzione vanamente retorica e ampollosa dell'autore (mai presente), ma servono per offrire la giusta sintesi al periodo (basta una parola, solo quella), altrimenti compromessa da inutili giri di parole. Questa ricercatezza è un pregio, un valore aggiunto al testo, un'ulteriore opportunità di ricchezza lessicale, non soltanto per gli studenti. Uno stile appassionante, perché appassionato. La spiegazione è fulgida, esaustiva, ricca. Molti capitoli di quei manuali chiariscono il confronto tra opere di epoche diverse in maniera eccelsa, come nel caso dei due 'David' (Donatello e Michelangelo) o della 'Zattera della Medusa' con 'La libertà guida il popolo'. Per non parlare della trattazione di Antonio Canova, dove il rigore dell'aspetto formale neoclassico rappresenta, in verità, la sublimazione di una passione già preromantica, palpabile nei bozzetti in terracotta.
E poi... poi ci fermiamo qui, altrimenti rischiamo di tracciare un'agiografia. Lasciamo il link del sito ufficiale, per chi volesse approfondire. Grazie dell'attenzione.

Sito ufficiale

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6 commenti:

yellow ha detto...

forse chiedi troppo ai ragazzi italiani, non sanno nemmeno più distinguere fra preposizione semplice e preposizione articolata.
non sanno quanto è alto il Monte Bianco e nemmeno la lunghezza del Po.
vivono con la gazzetta dello sport sottobraccio e l'I pod in testa e le femminucce a sognare l'ultimo modello di jeans DG.
sono i genitori da rieducare perchè sono più ignoranti dei figli .
ho delle amiche prof. e mi raccontano dello scempio della scuola sia pubblica che privata, da mettersi le mani nei capelli.

yellow ha detto...

forse chiedi troppo ai ragazzi italiani, non sanno nemmeno più distinguere fra preposizione semplice e preposizione articolata.
non sanno quanto è alto il Monte Bianco e nemmeno la lunghezza del Po.
vivono con la gazzetta dello sport sottobraccio e l'I pod in testa e le femminucce a sognare l'ultimo modello di jeans DG.
sono i genitori da rieducare perchè sono più ignoranti dei figli .
ho delle amiche prof. e mi raccontano dello scempio della scuola sia pubblica che privata, da mettersi le mani nei capelli.

yellow ha detto...

scusa c.c. tu non chiedi un bel niente, ho letto male il post: è una semplice constatazione.
sarebbe bello discutere di arte al bar al posto del calcio....

coscienza critica ha detto...

Quando gli italiani parleranno di Arte al bar, possiamo dire di esserci evoluti a un grado talmente superiore da fare invidia alle muse greche.
PS. Comunque anche sul tuo primo commento sono d'accordo.

Anonimo ha detto...

Quei libri verdi erano un viaggio bellissimo. Quando facevo le medie prendevo "l'Argan" di mio fratello grande e ci passavo le ore, alle superiori divennero i miei libri di testo e fu ancora più bello rileggerli con l'aiuto di un insegnante. Grazie Giulio Carlo Argan.

Andrea

coscienza critica ha detto...

@ Anonimo
Negli anni '70 c'era anche l'edizione 'preziosa', quella con la rilegatura in tela nera. Magnifica.

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