mercoledì 21 aprile 2010

Il senso critico degli italiani

Esiste un senso critico presso gli italiani? Ma certo che esiste! Il problema è che questo senso critico emerge sempre là dove non dovrebbe, o meglio, va a colpire là dove non dovrebbe. Gli italiani sono grandi amanti della critica, negli ultimi anni siamo diventati opinionisti sopraffini. Opinionisti di tutto, ma il più delle volte senza averne competenza. Così giungono le opinioni più disparate intorno a temi complessi, magari basandosi su una serie di luoghi comuni, sul sentito dire, sul 'secondo me'. Showgirls che parlano di pari opportunità, tronisti interrogati sulla questione morale, operai comunisti che parlano di anarchia, segretarie che illustrano la genesi del capitalismo... Noi italiani siamo fatti così, che c'è di tanto strano? Di strano c'è che queste opinioni, che spesso si trasformano in critiche acerrime, sono dirette a chi proprio non se le merita, mentre vengono soffocate e sottaciute nei riguardi di coloro che ne avrebbero davvero bisogno.
Un tipico esempio è il rapporto degli italiani con la politica, anzi, per meglio dire, con l'autorità. Esiste un rapporto di sudditanza più o meno latente, più o meno cosciente, che non permette al cittadino di esternare ciò che davvero pensa al cospetto di qualcuno percepito come 'potente'. Fracchia di fronte al suo capo è la figura esemplificativa di noi italiani. E' vero, potrebbe anche essere un 'male comune', non solo italiano. La vera questione però si apre quando si tratta di condurre una critica ai partiti, al sistema, al potere costituito, all'autorità. Allora succede che la nostra indignazione non ha più quella forza capace, ad esempio, di farci scendere in strada a protestare e preferiamo piuttosto criticare il vicino di casa per le sue idee politiche. Troppo facile. Succede anche che, anziché tempestare di mail la Rai e Mediaset, ogni giorno, ci limitiamo a scrivere commenti al vetriolo nei blog, nei social network, nei forum. Insomma, ci bastoniamo da soli, noi che non facciamo il potere, noi che non siamo il potere. E quanto siamo bravi a dire la nostra, con forza, sembra di assistere al bivacco dei guerriglieri incursori prima dell'incursione. Ma nei fatti, invece...
Nei fatti siamo tanti Fracchia, forse anche peggio, perché di fronte a un grave errore del partito a cui apparteniamo, continuiamo a sostenerlo imperterriti. Forse perché criticare il partito a cui apparteniamo, sarebbe come ammettere un nostro intimo errore, un guardare in cagnesco nella nostra coscienza (e sappiamo quanto fa paura guardare nella propria coscienza). Ma proprio questa paura di ammettere una propria colpa (quando invece la colpa è di un partito), segnala un attaccamento genetico degli italiani al sistema. Da qui la sudditanza psicologica all'autorità. Questo è molto grave. Finché gli italiani non percepiranno come distinte le due fazioni (potere-cittadini), non ci sarà alcun cambiamento radicale e reale, proveniente dal basso. Ma gli italiani non criticano direttamente il potere, semmai si limitano a sbuffare, a lagnarsi, ma nulla di più. Nei cortei non c'è più rabbia, si balla con i palloncini colorati. Invece gli italiani, tra di loro, vanno giù pesante, son capaci persino di tirare fuori i coltelli e di litigare a sangue. Potessimo invece concentrare tutto questo potenziale di critica nella direzione giusta! Questa sì è utopia. Naturalmente esistono le eccezioni, ma che confermano la regola.

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17 commenti:

Aries 51 ha detto...

E' vero, hai ragione. Con 4 parole ci hai messi tutti in castigo. Dobbiamo smetterla di piangerci addosso. Gaber ce lo ripete da 40 anni, invito tutti a riascoltare La Libertà. Non continuiamo a nasconderci dietro una tastiera, proviamo a scendere in strada.

coscienza critica ha detto...

Ci critichiamo addosso, con conseguenze disastrose. Assisto a liti incredibili sui blog, su facebook... gente che non sa niente di anarchia e pretende di insegnartela (ad esempio). Una tristezza infinita.

Aries 51 ha detto...

Internet potrebbe essere un immenso e insostituibile mezzo di comunicazione e di aggregazione. Per agire. Invece lo stiamo, o lo abbiamo già trasformato, in una prigione. Un limbo di sfogo personale inutile e senza senso.

coscienza critica ha detto...

Verissimo, Aries! Quanto hai ragione!

yellow ha detto...

Chi apre, si dice "apre"? un blog in rete lo fa per essere seguito, se no non lo farebbe, giusto?
Quindi dal momento che è in rete ed è seguito da molte persone, questo dato dovrebbe confortarlo, no?
Io seguo " Italiani imbecilli" con piacere da quando l'ho scoperto per caso in internet, è diventato un appuntamento quotidiano come prendere un buon caffè e fare due chiacchiere in compagnia.

La rete può fare molto, mi sembra, può aggregare migliaia di persone e farle scendere in piazza ecc ecc
Da qui alla rivoluzione, ce n'è di strada...... A parte gli scherzi, sull'" agire " di Aries ce n'è da discutere, ciao.

coscienza critica ha detto...

Intanto grazie, yellow.
Infatti ce n'è di strada da fare, anche perché quel che circola in rete (anche questo blog) sono sostanzialmente parole. Ora, se noi fossimo un Paese normale, anche le parole avrebbero un peso nella coscienza e potrebbero condurre alla Rivoluzione. Purtroppo siamo in un Paese apatico :-(

yellow ha detto...

Apatico e atipico.

coscienza critica ha detto...

eheheheh... atipico, yes!

yellow ha detto...

Good night!

coscienza critica ha detto...

Notte :-)

Anonimo ha detto...

Condivido al millexmille...anche io lo vado dicendo da tempo....parlare fra noi fa bene, è uno sfogo, un confrontarsi ma poi...tutto finisce quì! Alcuni blogger (ma non sei tu,CC)per mania di grandezza di far chissà cosa...ma più che informare, condividere idee o incavolature non è.Dovremo effettivamente passare all'azione, mandare mail e fax in qualsiasi occasione vengano uccisi i nostri diritti.Però, caro C e tutti..a quante petizioni o raccolte di firme abbiamo partecipato ed io per prima? A che è servito...caduto tutto nel dimenticatoio e chi di dovere non ne ha preso atto.
Forse come dice un'altra blogger molto in gamba bisognerebbe passare ai forconi, i giovani in testa (chè noi abbiamo già dato)...ma quanto male è già stato fatto a questa società divenuta inerte e pavida, che si rotola nel suo male senza cercare di insorgere.
Ciao, bravo...anche per me la lettura di questo blog è un piacere quotidiano.
Mietta

coscienza critica ha detto...

Tempo fa su facebook ho creato il gruppo 'Dallo sciopero all'azione', proprio per far capire che bisogna passare a una fase attiva. Naturalmente non dò consigli e non organizzo la rivolta, perché penso che la RIvoluzione debba nascere spontaneamente, come è sempre avvenuto. L'esasperazione degli italiani non è ancora giunta al suo apice e non ci arriverà, perché l'autorità è accorta a non farci andare al culmine. Ma molti lavoratori hanno perso il posto, altri lo perderanno, la crisi c'è... Hai visto mai...

Patrizia ha detto...

Condivido in parte.
Piu´che apatici gli italiani, come gli altri del pianeta terra, hanno bisogno di un "leader" di un qualcosa a cui appartenere.
Non importa dove si e´diretti, importa di piu´essere diretti "insieme".
Vedi l´esempio dei Grillini.
Sbraitano contro i "lobotomizzati", ma assorbono passivamente TUTTO cio´che viene loro proposto.
MAI che qualcosa detto da Grillo sia "opinabile"
L´Ipse dixit e´sufficiente.
LUI avra´delle ragioni che la ragione non conosce.
Se uno guarda la Storia vede chiaramente come i popoli siano facili a passare da una tirannia all´altra.
In nome della "democrazia" e della "liberta´" accettano tutto, senza discussione.
Da un lato rigettano il "vecchio" dall´altro abbracciano senza discussione i nuovi "miti".
Che cambieranno quando si scoprira´che non sono veri "miti".

Anonimo ha detto...

Sì, in effetti forse non siamo ancora al culmine...anche se per me di materia già ce n'è in abbondanza.Quanti suicidi dovremo vedere? Oggi guardando del finestrino del bus ho notato che di locali chiusi in affitto ve n'è una quantità industriale...dei commercianti poco mi importa, ma dei loro ex dipendenti e di quanti non spendono più neanche per un caffè o cose non consumistiche, sì...è un brutto segnale. Tu dici che ancora non ci siamo..e forse è così ma a me di dover penare e rinuciare persino a svaghi innocenti come un buon libro, una mostra o un bel cd di musica proprio non va giù...e tantopiù che altri debbano spaccare il centesimo per andare avanti...scetateve guagliò!!!
Mietta

Anonimo ha detto...

Varrà ancora il detto..Franza O spagna purchè se magna...ma qui in tanti neanche quello riescono a fare...e allora può bastare il capo carismatico che promette e non mantiene,ma che al contrario ci riporta indietro di secoli, ignoranza inclusa?Quanto agli arruffapopoli come grillo, ancora debbo capire il suo VERO intento...
Mietta

Gregor ha detto...

Si Anonimo!
Hai detto: "dei commercianti poco t'importa"
Hai detto una grossolana corbelleria.
Era grazie a loro che qualcuno aveva un lavoro, che qualcuno, il 27 del mese portava a casa lo stipendio.
Comunque si Anonimo, hai ragione tu ma non occorreva che ce lo dicessi tu, lo sapevamo già di passare un brutto momento.
Vero è che l'attuale leader non gode completamente delle mie simpatie... vero è che ha gestito la cosa (l'Italia e gli Italiani) come se fosse cosa sua, ma vero è che nei mesi passati, il Mondo ha rischiato il tracollo. Queste sono le normali ripercussioni dell'energico scrollone economico finanziario subito da tutto il sistema.
Ci vorrà del tempo e con il tempo tutto si normalizzerà.

Gregor ha detto...

Bello quell' "Arruffapopoli" , non l'avevo mai sentito (letto).
Nulla in contrario se lo uso anch'io??

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