domenica 26 settembre 2010

Tagli alla cultura: musei alla canna del gas

Dopo i teatri, gli enti lirico-sinfonici, le scuole pubbliche, è la volta dei musei italiani a patire il taglio delle risorse destinate alla cultura. Ormai la cultura del bello e delle arti, qui in Italia, è destinata a sparire progressivamente e siamo già a buon punto in fatto di degrado culturale. I tagli sistematici che il governo Berlusconi ha progettato per il nostro Paese passano sempre in sordina (se passano, quando passano), ma gli effetti dirompenti stanno già assumendo dimensioni apocalittiche.
Come da screanzato sogno futurista *, i musei devono soccombere. Molte strutture accusano problemi amministrativi e persino l'impossibilità di far fronte alle spese per l'elettricità. Naturalmente c'è la propaganda di regime che, attraverso la tv, sbandiera le rare iniziative pregevoli (come i musei ad ingresso gratuito o serale) che servono soprattutto a gettare fumo negli occhi, a nascondere il disastro provocato da questo governo fascista e guerrafondaio. Già, perché i fondi destinati alla cultura confluiscono nei progetti militari, nell'acquisto di cacciabombardieri, negli investimenti sul potenziamento delle strutture casermali, nei rifinanziamenti delle missioni di guerra e così via. Non c'è che dire, nel governo Berlusconi c'è una grande intesa tra Bondi e La Russa.
Ma non basta. I soldi che erano destinati alla cultura adesso servono anche per implementare il progetto del TAV. Così un gruppo di docenti del Dipartimento di materie artistiche dell'Istituto Superiore regina Margherita di Torino, lancia un appello per denunciare 'la gravissima situazione che si viene a delineare con la pubblicazione del progetto preliminare del percorso del TAV'. Un progetto teso a massacrare il sito dove, oltre all'aspetto paesaggistico e naturalistico, si conserva uno degli edifici religiosi più belli d'Italia: la Sacra di San Michele, abazia romanico-gotica (qui).
E' recente la notizia del Museo Madre di Napoli, dove i dipendenti rischiano il licenziamento e l'Enel è in procinto di tagliare l'elettricità, a causa della mancanza di soldi. E anche il museo della Resistenza di via Tasso a Roma è in pericolo (finanziamenti tagliati del 50%). Ma questa è la classica punta dell'iceberg in un'Italia ormai in mano a chi sa che la cultura può essere pericolosa per chi governa. Quelli che hanno votato questa destra forse non hanno mai saputo che i regimi autoritari hanno una profonda avversione nei confronti dell'Arte e della cultura di dominio pubblico. I governi (di ogni colore) non vogliono che il popolo maturi un pensiero davvero creativo, libero e critico. I governi vogliono solo sudditi.
Arrivano segnali di dissenso da ogni parte d'Italia e, solo per darvi un'idea di come agli italiani stia a cuore il problema della cultura, la notizia del ridimensionamento e dell'abolizione delle ore di Storia dell'Arte nelle scuole ha letteralmente spopolato nel web. E' un dissenso che, nonostante non venga mostrato in tv, esiste! La coscienza critica, almeno in questo settore, ha un respiro generale, una vasta condivisione (seppur virtuale). Questo dimostra come e quanto il popolo sappia benissimo da solo cosa è giusto e cosa è sbagliato. Il buon senso e il buon governo sono del popolo, nel popolo. Nessuno può sostituirsi ad esso, decidere per esso.
I musei sono anche i luoghi della conservazione della memoria e della civiltà. Evidentemente a qualcuno questo dà molto fastidio.

* punto 10 del primo manifesto futurista (1909): 'Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria'.

immagine: Masaccio - 'Cacciata di Adamo ed Eva' (particolare), 1424 circa. Chiesa del Carmine, Cappella Brancacci, Firenze.

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