sabato 27 novembre 2010

Ai fratelli anarchici

In molti casi i nostri fratelli parlano per assunti o per slogan, e finiscono inevitabilmente per non essere capiti o, peggio, scherniti. E' logico. Facciamo un esempio: se io d'amblé esclamassi 'non votare'! O se dicessi 'la tessera elettorale è una prigione', o ancora 'lo Stato va eliminato', quale reazione dovrei aspettarmi da colui che per tutta la vita è stato abituato a considerare gli anarchici dei violenti? E' evidente che slogan di questo tipo generino, oggi, sensi di repulsione nell'interlocutore, il quale è naturalmente spinto nella seguente e distorta associazione di pensiero:
  • anarchico => violento
  • proposta anarchica => proposta scellerata => slogan inaccettabile
Non c'è niente di più elementare in questo processo di comunicazione, perché l'individuo agisce in base a ciò che egli conosce, pensa e valuta di conseguenza. Perciò, chi conosce gli anarchici sotto la falsa veste propagandata dai media e dallo Stato (che hanno tutto l'interesse di disinformare sull'argomento), reagirà di conseguenza e prenderà tutte le distanze possibili dall'anarchia e dal suo nobilissimo ideale.
Attraverso slogan del genere, gli anarchici possono parlare soltanto agli anarchici: nulla di più inutile, oggi. Noi sappiamo bene che il voto è il lasciapassare per la schiavitù e che il nemico della libertà dei cittadini è lo Stato con ogni sua forma di oppressione e di violenza.
Allora è una questione di conoscenza, quindi di coscienza dei cittadini. Far conoscere i veri principii dell'anarchia, oggi, risulta essere la priorità. Cento anni fa c'era molta più coscienza libertaria fra i lavoratori, fra i vari componenti della 'massa', l'anarchismo era capito e difeso da operai e contadini, da donne e oppressi di vario genere, il sindacalismo anarchico aveva una grande forza: anarchismo quale filosofia, quale politica egualitaria, quale ideale di libertà per tutti. Allora si poteva parlare per slogan, oggi non più. Oggi occorre ripartire da capo, far conoscere Malatesta e Bakunin, Goldman e Stirner, Godwin e Tolstoj... ('vecchi' per noi, ma vivida e felice novità per molti), spiegare con pazienza e dimostrare con le azioni quotidiane cos'è davvero l'anarchia.
Da troppo tempo i padroni dei cittadini, mascherati da filantropi e da loro amorevoli rappresentanti, forgiano coscienze distorte. Noi dobbiamo contrastare le propagande denigratorie nei nostri confronti. Non è facile, il potere costituito possiede l'arma potente dei media, culto totemico della 'moderna civiltà', attraverso cui viene infusa un'idea di schiavitù che a troppi appare invece libertà. Appare ma non è, noi lo sappiamo.
E' l'ora di adoperarsi per una nostra e nuova propaganda. Non abbiamo nulla da nascondere e abbiamo tutto da rivelare. Non c'è nulla da distorcere, l'ideale è puro e umano, il nostro fine è il più nobile che l'essere umano possa concepire. Molti cittadini, nella loro ineccepibile idea di fratellanza, compiono quotidianamente azioni anarchiche e non lo sanno neppure. Qualcuno dovrà pur dirglielo, ma non attraverso gli slogan.
Consigliare letture specifiche è auspicabile, certo, come sapete esiste una miriade di filosofi e di intellettuali anarchici (un universo parallelo e autorevole, ce ne sarebbe da riscrivere la Storia) ma quasi nessuno si prenderà la briga di leggere libri, viviamo in un'epoca di pessimi lettori, invece è molto meglio sintetizzare l'ideale anarchico parlando con la gente, creando anche siti e blog, operando nel concreto. Chi vi scrive sperimenta tutti i giorni questa forma di comunicazione, cercando di spiegare, di tradurre... in una parola, di mediare. Non sempre è facile, in alcuni casi la coscienza dell'interlocutore è talmente incrostata di luoghi comuni circa l'anarchismo che risulta davvero impossibile scalfire quella corazza. In quei frangenti penso che lo Stato abbia fatto davvero un 'buon lavoro' su quella persona. Ma per ogni persona ostinata, penso sempre che ce ne sia un'altra più incline alla volontà di comprensione.
Dobbiamo fare in modo che la collettività reimpari l'anarchia, che torni a possedere il lume della verità sociale con la quale rischiarava e riempiva le piazze a difesa dei diritti di tutti. Solo allora potranno riecheggiare i nostri amati -e finalmente capiti- slogan.
EDG

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Solo una cosa: nei titoli sarebbe bene citare anche le sorelle anarchiche ogni tanto. Scusa se sono pedante ma, oltre ad avere blog e sito, gestisco varie pagine sul social network dove mi rivolgo soprattutto alle donne e posto i link di Italiani Imbecilli. Credo che chiunque di loro mi solleverebbe la stessa obiezione. Grazie

coscienza critica ha detto...

Per quanto ci riguarda, il problema non si pone nella maniera più assoluta. L'anarchia non contempla divisioni e differenze, neanche tra uomo e donna. Nella tua proposta c'è implicitamente una divisione che noi non concepiamo. E' una questione di coscienza e di concezione dell'unità. Se esiste davvero una parità tra uomo e donna -come noi crediamo- non possono esistere dualismi che vengono evidenziati con questioni di tipo verbale. Forse le tue amiche di social network non hanno in mente una vera parità, bensì una precisa quanto inconscia volontà di distinzione tra sessi. Noi no.

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