giovedì 2 dicembre 2010

Dov'è finita l'Arte di cui oggi abbiamo bisogno?

E' difficile accettare l'assenza degli intellettuali in questa fase di profonda e pericolosa crisi culturale italiana, (fatti salvi i soliti pochi noti) ma, nello specifico, la diserzione degli artisti sugli argomenti più cruciali del nostro 'mal vivere' è davvero inaccettabile. Dov'è finita l'Arte che parla alla società? Dove sono gli artisti? Che fanno? Di cosa si occupano? Perché latitano nei temi più urgenti? Perché non prendono posizione, anche alla luce dell'assalto compiuto dal governo sull'istruzione pubblica, sulla ricerca e sulla cultura?
Se davvero l'Arte ha da sempre assunto il ruolo di messaggera di contenuti necessari alla società (e da questa desunti), allora ancora più grave risulta la pressoché assenza di un'Arte relativa a questa precisa contemporaneità.
In Italia (e non solo) dovrebbe esistere già da parecchi anni un tipo di realismo inteso davvero come denuncia dei misfatti del ceto politico ai danni dei cittadini, come quello francese dei Courbet, dei Daumier, dei Millet... un realismo tenace, audace, risoluto, coraggiosissimo, senza peli sulla lingua, declinato in termini contemporanei, e invece... nulla, il massimo che siamo riusciti a produrre -a livello ufficiale- è un Cattelan che sembra piuttosto parteggiare per il regime capitalista nel suo dito medio che suona troppo come uno smacco nei confronti del cittadino contribuente, a meno che quel dito non sia stato concepito per smuovere le coscienze del popolo. In questo caso ci permettiamo di dire che il messaggio è troppo sottile, non è diretto. Oggi, ahinoi, il popolo ha bisogno di messaggi più chiari, soprattutto nel linguaggio visivo che si avvale di altri codici (non verbali) già difficili da interpretare per chi, quei codici, non li conosce (la maggioranza degli italiani). Se a questi codici si aggiunge anche la metafora... addio!
Ma prendendo per buona anche la provocazione di Cattelan, dove sono gli altri artisti? Le gallerie dovrebbero traboccare di opere-denuncia, invece siamo ancora legati a vecchi modelli, alle installazioni del 1968 o, tutt'al più, ai soliti nomi della ormai 'fu' Transavanguardia degli anni Ottanta (gruppo nato a tavolino per volontà di Achille Bonito Oliva, no comment).
Ci sarebbe da ispirarsi non soltanto ai realisti, ma anche ai vari Jossot o ai Steinlen, ingiustamente esclusi dai libri di testo perché anarchici (ma che dire dei mille artisti che vengono sì citati nei libri ufficiali, ma di cui si nasconde comunque il loro ideale anarchico?)
La nostra denuncia è soprattutto rivolta all'ufficialità del mondo dell'Arte. Sì perchè esiste un'Arte ufficiale e un'Arte non ufficiale, proprio come nel cinema, nella musica, nel teatro... Quella ufficiale gode di tutti i benefici della visibilità e della storiografia, quella non ufficiale è sempre nascosta suo malgrado. Allora ci viene da pensare che se l'Arte ufficiale non risponde alle esigenze della società, vuol proprio dire che questa nostra società è talmente vuota e imbarbarita che non può far altro che produrre vacuum e artisti altrettanto vuoti.
Non sarà forse il caso di guardare all'arte non ufficiale? No, non parliamo dei sedicenti artisti, pittori della domenica. Prendete un anonimo e bistrattato graffito e mettetelo in una galleria ufficiale, sicuramente perderà il suo valore mediatico legato al suo contesto originario, ma acquisirebbe una dignità almeno nell'immaginario collettivo (pensare a un'opera d'arte, la si pensa quasi sempre nei musei).
Ma, al di là dei graffiti metropolitani, di cui parlammo anche qui, ci sono tantissimi artisti che escono dalle Accademie di Belle Arti con un bagaglio sterminato di conoscenze e una voglia di URLARE. Diamo loro la parola? Vogliamo ascoltarli? O facciamo finta che non esistano, come sempre? Rivolgiamo allora lo sguardo altrove, non solo nelle gallerie ufficiali, andiamo a vedere tra i banchi di quelle Accademie, offriamo a questi ragazzi l'opportunità di denunciare tutto quello che hanno da denunciare e apriamo una vera e nuova stagione artistica, fatta di volti giovani e cuori sinceri, non ancora corrotti.

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao a tutti
volevo rispondere al tuo post

Sono un 25enne studente di Belle Arti, l'arte giovane e non corrotta esiste, ne ho continue testimonianze nelle mostre, nelle idee e nei lavori che io e i miei giovani ''colleghi'' portiamo avanti.
Il problema è che quest'arte non ha visibilità (e, ovviamente zero visibilità=zero compratori= zero fondi per chi vuole portare avanti il lavoro)
Ogni opera da me realizzata è stata fatta solo tramite miei soldi, e non solo , molte volte i miei lavori sono stati rifiutati perchè di denuncia contro la chiesa o contro il sistema politico
generale..
Come si può pensare di portare avanti una ''carriera'' del genere in italia se persino a scuola ci ostacolano? Per quanto mi riguarda cercherò sempre di portare lavori nuovi finchè le finanze me lo permetteranno e se non mi saranno concessi spazi privati occuperò abusivamente quelli pubblici. Il problema è che in questo modo l'arte verrà sempre bollata come vandalismo, e non come libera espressione.. è un sistema difficile da rompere, ma non impossibile. purtroppo non sono molto fiducioso sul futuro

coscienza critica ha detto...

Molto bene. Continua così, vai avanti e non avere sfiducia. Denuncia, è quello che serve ora.

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