mercoledì 5 gennaio 2011

'Mediterraneo', la mostra di opere che denunciano il sociale

Ieri ho preso armi e bagagli e sono andato a Genova a vedere la mostra a palazzo Ducale. Tema e titolo della mostra: 'Mediterraneo, da Courbet a Monet a Matisse'. Il biglietto è caro (10 euro), ma ne vale la pena. Certo... se penso che a Londra anche la National Gallery è gratuita...
La mostra accoglie nomi illustri della pittura tra Ottocento e Novecento, a cominciare da Gustave Courbet, padre del Realismo, su cui gira tutto l'impianto attrattivo ed economico della mostra, con le decine di gadget che riproducono 'Le bord de la mer à Palavas ' (1854) che vedete nella foto e i cui colori ho cercato di rendere il più possibile vicini al vero, attraverso correzioni cromatiche. Ma è chiaro che la riproduzione tecnica delle opere non rende giustizia ai colori originali. Vederlo dal vero è meraviglioso.
Certo non tutti sanno che Courbet era un anarchico, i libri di scuola censurano sempre queste informazioni (e più le censurano, più io le dico), ma è facile intuire che soprattutto nel secolo XIX la gran parte degli intellettuali erano anarchici. E infatti nella mostra sono esposte opere di grandi artisti che conoscevano molto bene il valore dell'anarchia: Braque, Munch, Vallotton, Derain, Dufy e lo stesso Van Gogh con la sua voglia di solidarietà nei confronti della povera gente e le sue speranze di cambiamento per un mondo migliore ed egualitario, sganciato da logiche capitaliste, razziste, nazionaliste, borghesi e conservatrici.
Di Courbet si possono ammirare due opere paesaggistiche di altissima fattura, tanto che, tra gli altri seppur pregevoli quadri, spicca immediatamente la mano superlativa del maestro, una tavolozza assolutamente coerente, una ricerca di toni e di timbri accuratissima.
Questa è una mostra dedicata al paesaggio mediterraneo, quindi solo apparentemente sembra che non vi sia alcuna denuncia sociale. In realtà, al di là della facile apparenza, proprio quel tema è espressione di denuncia sociale. Come spiegare, infatti, il motivo per cui un pittore così rivoluzionario come Courbet, impegnato anarchicamente, si sia immerso così sovente nel paesaggio? Dov'è l'elemento di denuncia sociale in un paesaggio naturale? Se noi consideriamo che l'insorgere dei grandi movimenti popolari per i diritti sociali coincide con le politiche industriali che, tra le altre cose, sfruttano barbaramente uomini e territori, allora è ovvio associare al paesaggio una sua forza intrinseca rivoluzionaria. E' un voler dare dignità e importanza all'ambiente naturale in cui l'Uomo deve poter vivere senza alienazione di sorta, in comunione diretta con la Natura, lontano dalla corrosione dello spirito dovuta al lavoro in fabbrica. Negli stessi anni in cui Courbet operava, molti filosofi avevano teorizzato la giusta idea di progresso umano (non economico) che si concretizza solo quando la persona viene staccata dalla dimensione macchina e ricondotta nelle braccia di Madre Natura. Uno di questi grandi pensatori (secondo Giulio Carlo Argan il più grande intellettuale inglese dell'Ottocento) è stato l'anarchico John Ruskin. Eh sì, anarchico anche lui, e se vi sorprendete vuol dire che non conoscete davvero l'anarchia e siete ancora pieni di pregiudizi.
Condurre l'essere umano al suo territorio naturale, ai suoi reali bisogni, quelli primari e necessari, è il mezzo per la sua 'salvazione'. Donde, i numerosi gruppi e movimenti dediti al 'ritorno alla Natura' e a una dimensione più pura e libera dalle sovrastrutture costruite dalla borghesia capitalista: dai 'Nazareni' che teorizzavano la meditazione religiosa ai 'Preraffaelliti' ai 'Nabis' (profeti), fino alla 'fuga' di Paul Gauguin a Tahiti e alle correnti attuali che vedono nella Natura l'unica via per la riconciliazione con se stessi, con il mondo e con la dimensione metafisica.
Non più fabbrica alienante e distruttrice, non più sottomissioni, automatismi e autoritarismi, non più schiavi del padrone, non più guerre, non più lotte per i diritti e sangue innocente versato, ma finalmente un essere umano completo, creativo, libero, felice, puro e autogestito.
Allora eccoli i paesaggi rivoluzionari di Van Gogh, quelli insolitamente (ma logicamente) felici di Munch e di Matisse, dove il colore è gaio e il cielo davvero azzurro, ecco le intricate vegetazioni selvagge di Renoir e la magnifica 'Montagne Sainte-Victoire' di Cézanne, la veduta di Bordighera di Monet e tante altre opere che fanno riflettere e generano in noi alcune fondamentali domande: quanto siamo distanti dalla dimensione naturale e pura? Quanto siamo lontani dal nostro 'io' più vero? Quanto è radicata nella nostra coscienza l'idea di essere schiavi? Lo Stato con i suoi apparati, i suoi partiti, i suoi governi, i suoi eserciti, e le sue politiche liberiste pro-industria e pro-banche, è davvero un sistema umano, egualitario e... l'unico per noi?

PS: con 4 euro in più, vi dànno il biglietto per visitare la splendida mostra sull'Arte africana (prevalentemente statuaria). Vale. Qui anche i video.

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