martedì 11 gennaio 2011

Operaio fiat: l'icona di un suicidio indotto

Il sito di Repubblica espone le foto di questo operaio fiat in lacrime dopo che questi aveva assistito a un dibattito acceso tra le parti che si scontreranno in un voto suicida. Questa è l'immagine concreta di quello che, da sempre, lo Stato vuole da noi, ha in serbo per noi.
Lo Stato, la democrazia, la repubblica, in questo momento stanno godendo. Il 'divide et impera' è una regola che funziona sempre e che garantisce la perenne guerra tra poveri, una guerra voluta e tanto cara ad ogni tipo di governo, di destra, di sinistra, di centro, di semicentro, di estremi vari. Questo volto è solo apparentemente nascosto dalle mani, quest'immagine è invece il simbolo palese della sconfitta di quel popolo che non si è mai accorto di essere uno schiavo, neppure quando piange, neppure quando la sofferenza dovrebbe smuovere quel senso di orgoglio che purifica e libera. Ancora di più, questa figura sofferente è il simbolo della decadenza dell'umanità, costretta nelle maglie micidiali dei poteri costituiti che giocano col popolo ad ingannarlo.
Non c'è più nulla di umano in questa icona perché, scavando dietro l'apparenza del dolore di lacrime, si trova il cinismo perpetuo del sistema che deforma, aliena, opprime, devasta ogni cittadino e lo rende una cosa-altra, carne da macello, carne da cannone, carne da fabbrica, carne da padrone!
Ecco il pianto e l'urlo, come quello di Munch, in cui la disperazione è ormai l'ultima parvenza di pseudovita concessa, deformata, avvilita, offesa. Poi uccisa con un atto di suicidio indotto. Addio, Uomo.

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7 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono costretto a darti ragione,conosci tu una famiglia italiana che non educhi i propri figli secondo i dettami della societa' creata da coloro che i genitori additano ai figli come modelli di vita da imitare? credi che coloro che hanno lasciato la patria per un altro stato abbiano capito di essere diventati liberi dai primi e manipolati dai nuovi? l'evoluzione e' lenta.
Gius&pp&

Riverinflood ha detto...

Le lacrime che ho riconosciuto nei miei compagni nelle lotte del 2002 a Termini non hanno conosciuto l'onore e la leggenda dei media, ma ti assicuro, e non ne hai bisogno, che sono la valvola di sfogo di una rabbia antica che non sfocia in niente perché il nemico, benché apparente, pare irraggiungibile e potente. No, non sono lacrime di disperazione, te lo posso giurare. Ma fa senso questa ipocrisia dei media che vogliono colpire l'immaginario dei tanti ccomuni che, anche se lavoratori onesti e trasparenti, non sono classe operaia. Non è solo un distinguo, è semplicemente il bisogno di apparire come entità sociale fondamentale che nutre la propria famiglia e lo Stato intero.
Questa classe operaia che non ha più a cosa appigliarsi, risorgerà come l'Araba fenice. Parola di operaio ormai in pensione! Un caro saluto.

coscienza critica ha detto...

Anonimo, credo anche io che l'evoluzione sia lenta, ma noi siamo qui per aiutare a velocizzarla, nel nostro piccolissimo. Almeno questa è la speranza nostra.

River, infatti quelle non sono lacrime di disperazione, proprio come dci tu. Sono le lacrime dell'umanità tutta, schiavizzata. Spero che quell'Araba fenice risorga presto.
Saluti, amico mio

Anonimo ha detto...

Quell'Araba fenice risorgerà solo se i reietti, gli schiavi, la carne da cannone si darà uno scossone, rinuncerà forse anche a mangiare per qualche po' pur di non sottostare ai ricatti di questi squali con un metro di pilu sullo stomaco.Ribellione ci vuole, ribellione...non piangere su se stessi per non aver saputo capire che per i diritti si deve combattere ogni giorno poichè ad ogni angolo c'è qualcuno pronto a tentare di toglierteli.
Quest'anno è cominciato peggio di come è finito ma poichè ancora qualche barlume di intelligenza lo possediamo, cominciamo a rimboccarci le maiche...non come fa Bersani eheh!
Mietta

coscienza critica ha detto...

Mietta, gli Stati sono tanto bravi a farci fare la guerra tra di noi. Molti non si accorgono neppure dove stia il problema e accusano l'amico vicino, che poi diventa ex amico. Alla lotta, va unita la coscienza.
Ciao

Anonimo ha detto...

Sì, bisogna acquisire la coscienza CC, ma purtroppo non la vedono dal salumiere e noi italiani abbiamo al contrario bisogno di bloccare SUBITO questo andazzo. Questi lavoratori, tutti i lavoratori son fatti di carne ed ossa, hanno un'unica vita da spendere e non possono morire di disperazione.Quindi, cosa fare in attesa di un cambiamento rivoluzionario? Accettiamo la guerra tra i poveri, aspettiamo di scannarci tra di noi? Io la riposta non la so,tranne quella che ci diciamo sempre ed a questo si arriverà, quasi lo spero!Ma vedo troppa arrendevolezza anche tra questi diseredati che pur di lavorare son disposti a farsi mettere i ceppi ai piedi da uomini senza scrupoli rappresentanti di aziende di altri uomini senza scrupoli e con una fame atavica.
Mietta

coscienza critica ha detto...

Ho risposto in parte nel nuovo post

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