martedì 15 febbraio 2011

Il peso del giudizio di tre donne su Berlusconi

Probabilmente per la prima volta nella vita di Berlusconi, il 6 aprile 2011 tre donne staranno sopra di lui. Sono Giulia Turri, Orsola De Cristofaro e Carmen D’Elia. Non fraintendete, staranno sopra non in senso erotico, ma in quello meramente psicologico. Tre giudici donne avranno il compito di valutare, giudicare, soppesare, sindacare, analizzare il comportamento di Berlusconi. Immaginate: tre donne che anal-izzeranno Berlusconi. Non è male come concetto. Ma le tre donne staranno 'sopra' anche in senso fisico, se è vero che i giudici siedono sempre più in alto rispetto alla sedia dell'imputato in un'aula di tribunale. La posizione delle tre donne sarà dunque quella di dominio, per un po', un dominio anzitutto psicologico. Berlusconi coglierà l'occasione per accusare le suddette di persecuzione e di coercizione nei suoi confronti. Berlusconi ha ragione, la legge è coercitiva, punitiva, e i giudici sono sempre, almeno psicologicamente, persecutori, accusatori, posti 'al di sopra di'. Ma signori, un giudice è un giudice, giudicare è il suo mestiere. Quanti cittadini si sono trovati di fronte a un giudice? Magari da innocenti? Eppure, anche quei cittadini innocenti posti alla sbarra hanno provato un senso di sottomissione e di persecuzione nei loro confronti. E' giusto che sia così? In un tipo di società anarchica non dovrebbe essere giusto, nessun uomo ha il diritto di giudicarne un altro da una posizione psicologica, legale e fisica più alta, nessun essere umano ha il diritto di emettere sentenze contro un suo simile; ma in questa società, statale, gerarchica, un giudice esiste in quanto tale. E in quanto tale, un giudice ha il severo compito di giudicare, assolvere, condannare. Che poi la legge non sia mai stata uguale per tutti, questo è un altro discorso che dimostra -ulteriormente- che lo Stato è profondamente ingiusto e oppressore. Sempre. Per definizione e indole.
Per quanto ci riguarda Berlusconi ha ragione, e non soltanto in questo caso. Si badi bene, aver ragione non vuol dire necessariamente essere innocente, al contrario, le sue malefatte e i suoi crimini sono palesi e devono essere denunciati. Berlusconi ha ragione nell'evidenziare il ruolo dei giudici, quello che lo Stato conferisce loro, lo stesso ruolo che i giudici hanno da sempre nei confronti dei 'cittadini comuni'. Solo che, prima, questo ruolo persecutorio dei giudici non veniva neanche preso in considerazione pubblicamente, anzi, veniva esaltato e lodato. Semmai le invettive dei cittadini contro i giudici erano urlate nel chiuso delle mura domestiche ('che bastardo quel giudice, mi vuole a processo'!). Adesso che l'imputato è Berlusconi si svela pubblicamente il marcio dell'azione legale in quanto tale (e del giudice in quanto tale). Dovremmo ringraziare Berlusconi, anche se palesemente reo. Ma allora è giusta o no una punizione? E' giusto o no che un essere umano debba essere condannato da un altro essere umano? In una società anarchica no, ma noi NON viviamo in una società anarchica (entro cui questi reati non sarebbero neppure esistiti, per ovvie ragioni di cultura sociale e civile completamente diversa da questa) e allora appare doverosa una qualche forma di punizione che sia di efficacia educativa, che colpisca il senso stesso del suo sentirsi al di sopra delle parti, soprattutto al di sopra delle donne e dei più deboli. Per questo, a nostro modo di vedere, tre donne che giudicano il cavaliere da uno scranno più alto è già una grande punizione. Ovvio: per qualsiasi individuo legato ai principii della destra (uno di questi principii è il machismo), essere giudicato e magari condannato da una donna è di per sé un'enorme umiliazione. Ma è sufficiente questa umiliazione per rieducare Berlusconi? Ovvio che no. Anzi, lo inacidirebbe ancora di più, esattamente come un condannato che si abbrutirebbe ancora di più stando in galera.
A titolo del tutto personale, dico che una punizione possibile sarebbe quella di far provare a Berlusconi la stessa condizione in cui lo Stato pone i cittadini (reggenti la piramide di Stato). Il tipo di prigione per questo genere di punizione esiste già, è la nostra 'vita', quella di tutti i giorni. Vista la gravità dei reati, opterei per una condizione di precarietà permanente, un alloggio di pochi metri quadrati in affitto, il dovere nei confronti di mille istituzioni, persino del cassiere del supermercato. E via così. Come tutti noi, schiavi. E poi, un giorno, dopo qualche mese di nostra 'vita', sentirgli dire la seguente frase: 'non voterò mai più, non voglio essere più uno schiavo, non voglio più delegare il mio potere, voglio una società libera e giusta'. Solo allora avremo recuperato e guarito il cittadino Berlusconi, alfine anarchico. A meno che la sua coscienza non si sarà nel frattempo distorta, abituata alla schiavitù, talmente da non aspettare altro che le elezioni per eleggere un altro padrone.

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6 commenti:

Piero ha detto...

E speriamo che gli sfascino quel culo flaccido

Cirano ha detto...

prepariamoci a ricostruire un tessuto sociale e culturale distrutto dal berlusconismo...ci vorranno anni.

Anonimo ha detto...

In una società anarchica non esisterebbe mai quel tipo di reato e non esisterebbero giudici ma allora chi sbaglia non pagherebbe mai? Sono ignorante in materia ma grazie al tuo blog mi si aprono sempre nuovi orizzonti.
Grazie e ciao
dani

coscienza critica ha detto...

Ciao, dani.
In una società anarchica, l'individuo cresce in un contesto di fratellanza e non matura sentimenti di dominio o di violenza (come invece accade adesso, dove ogni vita è condizionata da mille e mille gerarchie anche inconsapevoli che pongono l'essere umano in cattività, quindi anche in competizione perenne - e questo sembra la normalità). In anarchia il senso del dominio e della cattiveria spariscono, questo è accertato anche dagli studi di antropologia, di sociologia e di pedagogia. D'altra parte, le esperienze anarchiche già maturate nella Storia dimostrano praticamente questi studi.
Ciò non toglie, ovviamente, che gli uomini liberi in un contesto anarchico non commettano errori (bada bene, ho detto errori e non reati commessi per il gusto della cattiveria o per un bisogno vitale), ma in un contesto anarchico chi sbaglia appartiene a due generi di persone:
1) i malati di mente
2) persone che commettono errori
I primi vanno curati, i secondi vanno educati o rieducati, non certo in ambienti oppressivi e vessatori come i carceri, come adesso, dove l'individuo esce dal carcere più cattivo di prima. La rieducazione va svolta in società, con l'aiuto di esperti (abbiamo competenze straordinarie, anche oggi, basta applicarle). Nei casi davvero estremi, l'individuo che sbaglia può essere allontanato dalla comunità, ma senza mai opprimerlo. Allontanarlo dalle attività comuni, staccarlo momentaneamente dalla dimensione urbana, senza mai ledere la sua libertà.
Questa, in sintesi estrema, la risposta alla tua domanda.

PS. Grazie a te. Ciao.

Anonimo ha detto...

bada bene, ho detto errori e non reati commessi per il gusto della cattiveria o per un bisogno vitale).

che significa?

Grazie. Ciao
dani

coscienza critica ha detto...

L'Uomo posto in cattività, inconsapevolmente abbrutito, commette reati per vari motivi, ne cito due: per il gusto della cattiveria (perché in un momento vuole -spesso inconsapevolmente- sentirsi come quelli che lo hanno vessato, provare l'ebbrezza del dominio), oppure per bisogno vitale (quando ad esempio si è costretti a rubare per mangiare o per far mangiare i figli).

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