venerdì 11 febbraio 2011

Siamo i ladri che rubano ai veri ladri

Voi che leggete adesso queste righe, voi che ci additate con il gusto del disgusto, voi non potete accusare uno schiavo in catene che tenta di liberarsi dal giogo del padrone. Voi non potete fregiare quello stesso schiavo del marchio di violento, poiché egli non è violento, egli si difende e si ribella anche per voi.
Voi che leggete non potete giudicare secondo la legge del padrone, perché così facendo serrereste ancora più forte le catene intorno al collo dello schiavo e anche quelle intorno alle vostre caviglie.
Eppure anche voi conoscete il lamento di quello schiavo, conoscete il suo stesso dolore, così anche voi vi lamentate e soffrite. Ma giacché siete proni e servi devoti, adoratori della legge che vi costringe, accusate chi tra voi dispone di tutto il coraggio per ribellarsi all'orrenda prigionia di secoli e secoli di barbarie statale.
Voi non dovreste lagnarvi di nulla, poiché ogni vostro lamento è vano se rimanete con la testa china e il cuore speranzoso nei seggi elettorali. Voi non dovreste lagnarvi, poiché la vostra lagna non anela alla libertà, ma ad un altro padrone che indossa nuovi vestiti, ad altre catene che a voi sembrano libertà, per un po'. E quando vi accorgerete che a nulla è valso il vostro lamento, sarete ormai troppo vecchi; e i giovani virgulti, figli vostri, troveranno in eredità quel padrone che voi avete scelto per loro, troveranno le vostre stesse catene, da voi stessi forgiate.
Ma sappiate che finché esisteranno padroni e catene, ci saranno anche pensieri di libertà, ci saranno azioni di liberazione. Voi non potete accusare chi non vuole le catene, non potete confondere gli atti di liberazione con i reati di violenza, perché quel pugno di rivolta non è mai reato, ma un diritto, un dovere di riscatto. E giacché la violenza dello Stato (da voi tanto ciecamente difesa) è così terribile, a nulla varrebbe contrapporvi la nostra bontà o le piume come arma di difesa. Voi non condannate mai l'origine del male, anzi lo desiderate, lo votate, voi preferite infliggere la pena delle vostre ingiurie proprio a colui che forza la serratura della vostra cella e che -sappiatelo sempre- per nulla al mondo si scaglierà contro di voi. Lo schiavo non colpisce MAI i suoi fratelli in catene.
Ma voi siete ciechi, non vedete la menzogna, non ne conoscete l'origine. E siete talmente fieri di essere ciechi che quell'attimo di luce anarchica la rifiutate e l'accusate a priori, per pregiudizio imposto, pur sapendo che quella luce rappresenta anche la vostra libertà.
Allora, se proprio volete un altro padrone e rimanere in catene, almeno, per favore, non lamentatevi più e non accusateci. Per voi siamo ladri, ma noi vogliamo riappropriarci di ciò che ci hanno rubato.

Immagine: James Ensor 'Alimentation doctrinaire'



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