domenica 6 marzo 2011

Gli articoli 'rivelatori', l'anarchia e i lettori del blog

Cominciamo subito col ringraziare i nostri lettori che sono sempre più numerosi e affezionati. Questo ci spinge a fare sempre meglio, non smettendo di interrogarci però anche sui nostri limiti, con i quali facciamo i conti ogni giorno. Vedremo di migliorare, intanto grazie davvero di cuore a tutti.
Lo scopo di questo editoriale, come per gli altri, è quello di fare il punto della situazione. I nostri non sono editoriali quotidiani, perciò possiamo soffermarci su una visione più larga delle cose che accadono, e da questa visione trarre risposte, insegnamenti, punti di vista, riflessioni di ampio respiro.
E l'analisi questa volta non è rivolta alla situazione sociale, politica ed economica, bensì a coloro che di questo sistema sono vittime, più o meno consapevoli, più o meno rassegnate. Ora, non volendo esporre questioni strettamente socioantropologiche, dobbiamo cercare di visualizzare a parole quanto abbiamo capito del carattere collettivo odierno. Ardua impresa, ma non impossibile. In particolare, vogliamo parlare di quello che abbiamo capito del rapporto individuo - anarchia, in questo sistema dove proprio l'anarchia è selvaggiamente criminalizzata e l'individuo costantemente regolarizzato, controllato, indirizzato, agguantato.
Abbiamo scritto vari articoli che dimostrano una realtà anarchica che non emerge, articoli in cui è davvero difficile dire 'non è così', insomma, articoli 'rivelatori'. Ed è proprio la rivelazione, la scoperta di una verità, che ha fatto tremare le coscienze di alcuni lettori, segno che la scelta di quegli articoli ha fatto centro. D'altra parte, il sottotitolo del blog indica chiaramente a cosa ci rivolgiamo. E se le coscienze hanno tremato, sino a far obiettare le prove provate di un'evidenza (ideologica, storica, politica), questo è motivo di enorme interesse per noi. Perciò scriviamo questo editoriale.
Fino a che punto si può difendere un padrone autoritario? Abbiamo visto che, in certi casi, il lettore ha posto dei freni alla propria coscienza, optando per la rinuncia volontaria alla verità anarchica, così chiara e luminosa. Forse troppo luminosa, abbagliante. Ma è davvero 'colpa' dell'individuo cosciente ostentare rifiuto e barriere mentali? O non è forse il caso di chiedersi se il 'voltare la faccia' all'unica via d'uscita ('anarchia unica via') non sia frutto di una paura inconscia, costruita e innestata fin dall'età battesimale?
Se l'individuo nasce e cresce in un sistema gerarchizzato in ogni àmbito (famiglia, scuola, condominio, Comune, Stato, Chiesa...) questo sistema apparirà molto presto talmente normale, talmente 'nostro', da difenderlo anche inconsciamente (soprattutto inconsciamente), addirittura mentalmente. I modelli che le gerarchie hanno creato nel nostro cervello sono talmente radicati da non riuscire ad accettarne altri, soprattutto se gli altri modelli contraddicono in toto i vecchi, li smantellano uno ad uno. Subentrano il rifiuto e la paura. Si sa, il detto è sempre quello: 'chi abbandona la strada vecchia per la nuova...'. Ma qui il problema è più serio, poiché la continuazione del proverbio viene anch'essa smontata. Sì perché in questo blog abbiamo dimostrato chiaramente il 'cosa si trova'. Ed è proprio quella la rivelazione di cui parlavamo e che mette paura alla coscienza: sapere che con l'anarchia si sta bene e si è liberi davvero. Lo abbiamo dimostrato in più occasioni (i post etichettati (A) o (A)sterisco), soprattutto con l'articolo sulle società gilaniche, che viaggia molto bene nella rete e che consigliamo di divulgare ancora (non copiandolo, ma offrendo il link).
Allora chiediamoci: siamo di fronte a una società imprigionata negli stereotipi culturali e senza davvero alcuna prospettiva di vera libertà? Rispondiamo intanto che non tutti i lettori sono rimasti amorevolmente incatenati ai pregiudizi e agli stereotipi. Al contrario, dobbiamo rilevare come in molti ci abbiano persino ringraziato per gli articoli 'rivelatori', ciò non dimostra per niente la nostra bravura (rifiutiamo categoricamente qualsiasi idea di autocelebrazione), ma risponde in maniera egregia alla domanda di cui sopra. Ora sta a noi (noi e voi) cercare di accorciare la misura di quella prospettiva, prendendo sempre più coscienza, informandosi (non dai media ufficiali), aprendo la mente, abbandonando ogni paura. Per progredire nella giusta direzione, un trucco c'è: considerare che tutto quello che ci fanno sapere è sostanzialmente una menzogna che serve a sostenere il sistema autoritario statale, la piramide del potere (che ci hanno rubato). E non facciamolo solo per noi, ma per i nostri nipoti. Pensiamo al futuro.
Grazie a tutti.

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