lunedì 7 marzo 2011

La nostra idea di donna

La società dei consumi, dell'immagine e dell'edonismo da mercificare, ci restituiscono il ritratto di una donna serenamente vincolata agli squallidi modelli imposti dal mondo dello spettacolo. Ed è una donna talmente vincolata e serena, da non riuscire a capire che la vendita del proprio corpo, talvolta persino coadiuvata dai genitori, è uno svilimento della dignità personale e dell'intera storia (secolare) delle lotte femminili. Di più, il mercimonio di questa dignità femminile si è trasformato oggi in un'idea aberrante e paradossale di libertà. Non fraintendete, non stiamo parlando delle prostitute di professione, ma di quelle donne che vengono ingannate dal sistema, quelle che pensano di gestire la propria vita e invece sono loro le vere schiave, se volete anche vittime, ma che non vogliono (o non sanno) riflettere sul senso del loro 'operato' in rapporto a quella che dovrebbe essere la loro libera esistenza. La prostituta di professione, generalmente, ha fatto i conti con questo rapporto, ci ha riflettuto (perché no, anche in itinere), non ha ponderato soltanto i profitti, ma ha valutato principalmente il senso del mestiere in rapporto al proprio io, alla propria esistenza, e in virtù di ciò ha liberamente e dignitosamente scelto. Se chiediamo a una giovane prostituta di professione 'cosa vuol dire la parola io', saprà certamente dare una risposta ben più profonda ed elaborata rispetto a quella data da una velina.
Non diciamo che questa decadenza è dovuta a Berlusconi, poiché le radici di questa decadenza sono ben più antiche della nascita delle reti Fininvest, e Berlusconi stesso è il risultato di una simile cultura. Ma certamente la destra e Berlusconi hanno maggiormente incrementato e cementato nelle coscienze l'idea della donna oggetto, mero strumento di piacere sessuale, nel 'migliore' dei casi macchina per dare figli alla patria e agli eserciti che la difenderanno (la patria). Triste? No, molto peggio. Angosciante.
Esiste una colpa anche negli uomini che alimentano l'offerta, vista la loro domanda (scusate il lessico, ma stiamo parlando di donne oggetto, come tali rinchiuse in quel modello commerciale che prevede l'uso della terminologia specifica). Alcuni uomini si comportano da perfetti borghesi ottocenteschi, quindi ipocriti, per cui la 'signorina di città' viene di giorno criticata, e di notte desiderata, ma altri uomini hanno superato questa antica posizione e, smaccatamente e palesemente, non fanno altro che desiderare anche di giorno le sculettanti signorinelle, meglio se catodiche, meglio se nude. Così la domanda maschile trova conforto nell'offerta femminile, e la donna diventa oggetto per forza di cose. L'uomo e la donna sono diventati rispettivamente il maschio e la femmina. E queste sembrano essere diventate -ahinoi- le uniche e ormonali identità di queste persone.
Al di là di tutto questo rimane, a nostro modo di vedere, un nefasto dualismo (maschio/femmina - domanda/offerta) che non fa certo bene alla società. Si tratta di una distribuzione antitetica dei generi, di due fazioni contrapposte. E questo dualismo esasperato conduce inevitabilmente all'attrito sociale tra femminismo e maschilismo. Due partiti ben distinti che sarebbe ora di riunire. L'anarchismo non concepisce il maschilismo, e per logica conseguenza neppure il femminismo (inteso come parte avversa e contrapposta). E' un errore considerare e accettare questa divisione sociale, un'altra, l'ennesima. Le lotte delle donne anarchiche sono volte alla vera parità tra i sessi e mai nessun anarchico ha disegnato nella mente la donna al di là di qualche confine sociale. Combattere il maschilismo non vuol dire contrapporre il femminismo, ma esaltare la forza intrinseca della donna in quanto persona, in quanto essere umano con la propria dignità e le proprie, personali, capacità intellettive indiscusse e indiscutibili. Alla forza muscolare maschile deve affiancarsi (non contrapporsi) la forza dell'imponderabile femminile che si dipana in mille versanti, quello della creatività, dell'intuizione, della fantasia, della spiritualità, della sensibilità, della delicatezza, dell'intelligenza complementare... E quando a queste peculiarità si associa l'elemento estetico, il corpo non corre assolutamente il rischio di diventare merce, scatola, tara... ma poesia dell'incanto. A noi la donna piace così.



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