martedì 5 aprile 2011

'... che la guerra è bella anche se fa male...'

Mamma, non mi piace studiare la Storia -dicevo- è piena di guerre. E nella mia ingenuità infantile avevo già capito che quella che noi chiamiamo 'Storia' non è altro che una sequenza formidabile di guerre combattute in nome e per conto degli Stati, per le mire espansionistiche dei sovrani, o per i loro rancori e capricci, o per le loro personalissime rivendicazioni. Modelli negativi da offrire agli alunni, soprattutto quando queste guerre vengono fatte percepire come istituzionalizzate, benedette, sante. E se ci avete fatto caso, tutte le guerre diventano, agli occhi dei cittadini, istituzionalizzate, benedette o sante. Ai bambini si insegna che il sovrano X, al fine di conquistare un dato territorio, dichiara guerra al sovrano Y, e si insegna che questo è giusto, perché... è la Storia, è il progresso, è l'evoluzione, è normale, è (addirittura) il fato. Assurdo.
Invece tutto questo è completamente sbagliato e aberrante. I cittadini non hanno mai voluto razionalmente la guerra, l'hanno sempre subìta, salvo farsi imbonire a priori dalla retorica populista che innesta falsi sentimenti di appartenenza, di nazionalismo, di patriottismo, di superiorità. Allora succede che il popolo viene anzitutto 'pompato' dalla propaganda di Stato (la bandiera, l'inno, la bella divisa, il brutto nemico, il territorio da difendere...) e poi scaraventato in guerra per conto dei despoti che fanno i propri esclusivi interessi.
Una volta dentro la guerra, però, il popolo si accorge dello sbaglio (riemerge la parte razionale), la fame morde gli stomaci, la miseria dilaga, la libertà personale è ulteriormente ridotta, le leggi diventano vieppiù restrittive, gli ospedali si riempiono di gente innocente, il prete passa e benedice, c'è chi fugge, chi crepa anzitempo, chi si suicida, chi coglie l'occasione per ammazzare qualcuno, chi viene incarcerato, chi viene seppellito nelle fosse comuni, chi viene abbandonato, tradito, usurpato, violentato... E' giusta la guerra? E' un buon modello per i giovani? Direte di no, ovvio, ma checché se ne pensi, questo è il modello che qualcuno ha voluto per noi, sin da quando i kurgan presero possesso dei popoli pacifici d'Europa, imponendo con la forza l'ordinamento militare e la gerarchia (cose sconosciute prima). Ogni Stato nasce dalla guerra. Ed è lo Stato che fa la Nazione, non la Nazione che fa lo Stato. E' lo Stato che dichiara 'questa è la nostra sacra Nazione, questo è il nostro legittimo governo, questa è la nostra inviolabile costituzione'. Sacro, legittimo, inviolabile: ecco gli aggettivi che servono a imbonire il popolo, a inorgoglirlo, fino a mandarlo a morire.
Anche i libri di scuola vengono percepiti come sacri, legittimi e inviolabili, qualcosa di superiore, perché possiedono quell'aura di autorevolezza conferita loro dalla scuola in quanto istituzione e 'luogo di formazione e di educazione'. I modelli socio-comportamentali inseriti nei libri di scuola diventano allora elementi sostanziali dell'essere umano. Se i libri di Storia, ad esempio, contengono quella sequenza di fatti cruenti (per giunta argomentati secondo il punto di vista dei vincitori) l'autorevolezza presunta di quei libri fa in modo che ogni guerra diventi un modello. La questione non si pone sul piano del racconto delle guerre, se queste ci sono state si devono pur raccontare, ma su quello del 'come raccontarle', ossia sul senso aberrante del concetto di guerra e di dominio. Un senso che qualsiasi vero anarchico saprebbe illustrare con mirabile lucidità, perché un vero anarchico, in virtù della conoscenza dell'altro punto di vista, attraversa con semplicità la strada verso la realtà e la profonda coscienza, individua con esattezza e freddezza i nodi consequenziali, li spiega e, sempre, alla fine, il cerchio si chiude perfettamente. Ci si concentri, ad esempio, sulla domanda 'perché si fa la guerra'? E' ovvio che qualsiasi insegnante saprebbe rispondere usando le stesse motivazioni riportate sui libri di scuola, e anche voi che leggete conoscete quella risposta. Il fatto è che bisognerebbe davvero possedere l'altro punto di vista, andare all'essenza delle cose, all'origine vera, ai principii cardine e alla struttura ossea del sistema-Stato. Cosa che nelle scuole non si fa o lo si ignora (a meno che l'insegnante non sia un vero anarchico). Di più, nell'insegnamento scolastico tradizionale vengono esaltate le stesse parole (sacro, legittimo, inviolabile) che ogni Stato vuole riferire a se stesso, al governo, alla costituzione, alla bandiera, all'inno, alle forze armate, ai mille presidenti. In questo modo il gioco della propaganda di Stato si perpetua all'infinito, come illustrato in questo schema:

La verità è che tutti gli Stati, i presidenti, i generali, i governanti, dovrebbero essere condannati per genocidio. Questa affermazione non è affatto un'iperbole. Di per sé la guerra è un abominio, uno sterminio di cittadini addomesticati, ma se la guerra viene resa persino un modello, diventa quantomeno omicidio doloso a cui si dovrebbe associare l'abuso di credulità popolare e la circonvenzione (d'incapace?).
Che la guerra sia brutta è innegabile, però la sequenza storica delle guerre ci dimostra che i cittadini, in un modo o nell'altro, volenti o nolenti, le hanno volute, pur avendole subite. Le hanno volute perché hanno legittimato gli Stati e i governi. Ogni guerra, anche quella di difesa (e ci sarebbe da parlare a lungo su questo tipo di guerra, se mai possa esistere una guerra di difesa in nome dello Stato), si basa su una presunzione di superiorità. E questa presunzione di superiorità si configura come l'ingrediente base della propaganda costante degli Stati, al fine di illudere il popolo e mandarlo a morire per gli interessi e i capricci del sovrano o delle oligarchie (di cui fanno parte le democrazie, ovviamente).

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