mercoledì 1 giugno 2011

Nei sondaggi elettorali gli anarchici non devono esistere

Il post sulle società gilaniche ha superato la soglia delle mille condivisioni su facebook, attestandosi come uno dei post più letti di questo blog. Questo ci fa molto piacere, soprattutto alla luce della censura che da sempre imperversa nei libri di scuola e nei media di regime più disparati.
E proprio pensando a quell'articolo, ci viene spontaneo associare un pensiero riferito all'attualità. Nei media, l'astensionismo non viene mai interpretato come una presa di coscienza anarchica. Non si parla mai di opzione anarchica, quando invece questa non soltanto esiste, ma è ben ponderata in quelle persone che hanno deciso di non votare. Di fatto, nei vari talk elettorali non si fa cenno agli anarchici, al diritto al non-voto, all'esistenza di un'altra possibilità che non sia 'scegliti un padrone'. Per la tv e per i vari sondaggisti, gli anarchici non esistono, vengono sempre cancellati con un colpo di spugna per far posto a generici astensionisti, indecisi, indignati, e via così. Informiamo i sondaggisti che solo in Italia gli anarchici sono circa 4 milioni (in costante aumento), inutile far credere che non esistono.

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3 commenti:

Anonimo ha detto...

La scelta del non-voto la capisco, deriva dall'essenza della non-delega delle proprie scelte e decisioni.
Ma il non-voto, mi pare, è uno stadio a cui si arriva: come mezzo (preso in senso assoluto) può diventare molto dannoso. Prendo ad esempio il caso del Referendum del 12/13 Giugno contro nucleare e per acqua bene pubblico. "La" critica anarchica rifiuta il voto e sostiene che , da anarchici, ci si sarebbe dovuti muovere in anticipo creando alternative 'possibili' al referendum con proposte di gestione diretta dell'acqua, di opposizione di massa al nucleare.. Ora ci troviamo di fronte al bivio del voto/non-voto che prefigura scenari nettamente diversi. Il non-voto non porta il quorum ma anzi porta privatizzazioni, aumenti di tariffe (a gravare sui soliti), militarizzazione per il nucleare. Anche per queste cose non vedo il non-voto in senso assoluto. E' valido come principio, applicabile quando ci sia l'alternativa della consapevolezza diffusa di attivismo e cooperazione. Ma senza il supporto della conoscenza e della mutualità il non-voto è spesso sintomo di menefreghismo, anche di gente che al posto del parlamento vorrebbe un duce, e nella propria vita è tutt'altro che anarchico, e manifesta un vistoso egoismo chiuso e gretto. Sono contento se fallisse il sistema del Voto. Ma in tal caso subito le istituzioni non starebbero a guardare restaurando il loro potere su basi diverse (potere divino, ereditario??). Che mi chiedo è: di questi 4 milioni di Anarchici presunti quanti stanno lavorando a preparare il terreno e sono pronti a tale eventualità?
Grazie per l'esistenza del blog,
Saluti da un'isola della Valtellina,
Stefano

Anonimo ha detto...

Grazie della risposta. Riguardo ciò che fanno gli anarchici, i libertari, e tanti 'vicini' a questo mondo, sono ben cosciente che i media non ne parleranno mai. On line si può trovare l'informazione, ma soprattutto per conoscenza diretta. Nel nostro piccolo dalle nostre parti stiamo cercando di creare 'reti' come punto di partenza per cooperazione. Abbiamo amici anarchici che creano alternative alla cultura di denaro&mercato. Che mi avvilisce e stupisce è vedere alcuni sedicenti anarchici, che si dicono tali solo per 'darsi un tono alternativo/aggressivo(!?!)' e tanti che anarchici sono, ma non lo sanno di esserlo! Spero che gli sforzi non siano vani, e si arrivi a vere proposta di cambiamento. Ciao
Stefano

coscienza critica ha detto...

Concordo con te, Stefano.

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