domenica 23 ottobre 2011

Comunisti sì, ma senza partito!

Tutto ciò che è autoritario è fascista, tutto ciò che si fonda sulla gerarchia è fascismo. In quest'oggettività scarnificata da ogni retorica, emerge anche il dato storico che denuncia proprio nel fascismo l'esigenza di una menzogna permanente, tipica di quei movimenti che mirano a mantenere inalterate le loro posizioni di privilegio e le conseguenti sperequazioni causate dall'autorità e dalla gerarchia. Scopo del fascismo è dunque quello di preservare i privilegi delle caste, cioè di quell'esigua minoranza di uomini che esercità la propria autorità su tutti gli altri uomini.
In quest'ottica, non v'è alcuna differenza tra il partito fascista e quello comunista, ambedue aspiranti alla tutela dei propri privilegi, della piramide gerarchica statale di cui i partiti sono strumenti. Come il fascismo, anche il comunismo, che da oltre 100 anni è stato rimodellato sul modello autoritario statale, si fonda sulla menzogna, a partire dal suo stesso nome. Infatti, se il fascismo vende l'idea demagogica di una forza dovuta all'unità del popolo (fascio littorio), anche il termine 'comunismo' vuole figurare la stessa unità e una parità di diritti tra tutti gli uomini. Oggi sappiamo per esperienza che l'unità popolare proposta da ambedue i movimenti è un'utopia, proprio a causa dell'esistenza di una fortissima gerarchia anche nel comunismo di tipo marxista-leninista (che non poteva far altro che generare le mostruosità dittatoriali dello stalinismo e un sistema moderno di false alternanze di governo).
Il rendiconto qui sintetizzato al massimo, reso essenza, fa comprendere come nella realtà dei fatti non esista sull'orizzonte propagandistico politico una veritiera visione di emancipazione del popolo dalla sua schiavitù. Fascismo e comunismo coesistono in funzione dello Stato, del mantenimento dei privilegi di casta, dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Dal momento che il fascismo e il comunismo assicurano allo Stato la sua sussistenza, nessuno di questi due movimenti viene da lui censurato, né criminalizzato, bensì accolto nel suo seno. Far credere al popolo che esista un'alternanza di forze politiche solo apparentemente opposte tra loro fa il gioco dello Stato, della sua menzogna permanente. Tutto ciò che può davvero cambiare le cose viene fortemente censurato. Una forza intellettuale e politica che miri alla vera unione fraterna tra i popoli e allo smantellamento della piramide gerarchica diventa immediatamente oggetto di criminalizzazione da parte dello Stato e dei suoi governi, di destra, di sinistra, di centro.
I fatti della Storia non si cancellano, sono lì a indicarci errori e percorsi. E mentre gli storici continuano colpevolmente a non far conoscere i nomi e i fatti legati agli aneliti di libertà anarchica, l'esperienza storica, presa nella sua totalità, supera ogni censura editoriale e ci costringe ad ammettere che l'unica forza davvero liberatrice è l'anarchia, cioè quel socialismo anteriore alla Prima Internzionale che traccia un percorso alternativo al sistema partitico, autoritario, statale e fascista, per la concreta realizzazione dell'uguaglianza degli individui nei loro diritti, nella loro libertà e dignità personale.
Ma se la Storia continua a dar ragione a Bakunin e all'anarchia, le molte generazioni di giovani che dalla metà dell'Ottocento ad oggi si sono avvicendate sono state terribilmente ingannate dai partiti, cioè da tutto il sistema. Infatti si tende a credere che questo sistema sia l'unico possibile. Ciò è errato. La vera alternativa a questo sistema esiste, ma viene sistematicamente criminalizzata e massimamente censurata.

Un ragazzo e il comunismo
Se diamo per scontato, illudendoci, che il comunismo partitico e statale possa essere garanzia di libertà, ovvero, se facciamo finta di essere un ragazzo che cerca nel comunismo moderno la tutela dei propri diritti, nel giro di due o tre governi rossi il ragazzo si accorgerà che nulla è cambiato nella sostanza e nella sua condizione di suddito: lo Stato ha continuato a perpetuare la piramide gerarchica e il ragazzo ha continuato a protestare per la tutela dei suoi diritti. Lo registra la Storia: una lamentela continua da parte del popolo, ora più forte, ora più sommessa, che prescinde dal tipo di governo in carica.

Dove ha sbagliato quel ragazzo?
In verità il ragazzo non ha sbagliato proprio nulla, le colpe non sono le sue, semmai il ragazzo è stato ingannato. Le istanze del comunismo riguardo alla tutela dei diritti di quel ragazzo non sono sbagliate in linea di principio, ma quello che risulta storicamente ingannevole è il modo in cui queste istanze gli sono state presentate, attraverso una struttura partitica, quindi fortemente gerarchizzata, e in quanto tale finalizzata alla salvaguardia dei privilegi dei padroni a tutto danno del popolo di cui il ragazzo fa parte. Ecco che torna con forza la voce di Bakunin e la sua denuncia al sistema Marxista: una 'dittatura del popolo' è pur sempre una dittatura dove esistono capi e sottoposti, e modellare la libertà del popolo sullo scheletro della piramide gerarchica non cambierà mai le cose.
Il socialismo d'epoca rivoluzionaria, dalla cui costola nacque un comunismo autoritario e statale, aveva posto sin dall'inizio obiettivi eminentemente fraterni e libertari sulla scia delle urgenze mondiali che i popoli urlavano a gran voce, sostenuti dai più grandi pensatori a cavallo dei secoli XVIII e XIX. Questi obiettivi socialisti di marca libertaria (comunismo anarchico) sono ancora oggi quelli proposti dal comunismo, ma continuano ad essere somministrati in maniera sbagliata. Le gerarchie non garantiscono libertà e giustizia sociale. Se invece la richiesta di emancipazione, di libertà, di uguaglianza, di pace, viene proposta e edificata su una struttura orizzontale (anarchica) che si oppone per sua stessa natura al sistema verticale partitico dello Stato, gli obiettivi del comunismo troveranno la via dell'attuazione completa e definitiva. Può mai la proposta anarchica essere propagandata dallo Stato, dal sistema gerarchico, dai partiti? No. Perciò subentrano le censure, le menzogne, le criminalizzazioni del progetto politico anarchico e degli stessi anarchici.
Nel ricordare che i due più grandi intellettuali dell'Ottocento e del Novecento sono anarchici -e non sarà un caso- (John Ruskin e Noam Chomsky), invitiamo i giovani a prendere in considerazione le istanze comuniste, ma liberandole da ogni costrizione gerarchica e partitica. Lenin è salito sul trono reale utilizzando anche gli slogan anarchici, quindi strumentalizzando l'anarchia, anche questo dovrebbe far riflettere. Liberiamo perciò il comunismo dalle maglie dello Stato e dei partiti, e avremo la libertà.



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2 commenti:

Plasma Solitario ha detto...

Non a caso, per la struttura "verticale" e "gerarchica", spesso Fascismo e Comunismo sono stati considerati facce della stessa medaglia. Anzi, forse il Comunismo pecca anche di ipocrisia e menzogna, visto che, in realtà, propaganda uguaglianza (e quindi una struttura "orizzontale" della società), però poi tende ad usare metodi antitetici a quelli che dovrebbero essere (vedasi il condizionale) i suoi principi di base.

coscienza critica ha detto...

Il comunismo di Stato è infatti una dittatura mascherata.

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