lunedì 14 novembre 2011

Anche De Andrè ci indica la via d'uscita

Noto come Fabrizio De Andrè diventi ogni giorno sempre più profetico. Ascolto discorsi e canzoni e rimango colpito, ma non certo stupito. Fabrizio assume oggi un valore identificativo per gli individui che supera di gran lunga qualsiasi manuale di sociologia. In particolare, riferendosi ai poteri mondiali che oggi sono ormai a viso scoperto, Faber racconta come il pericolo imminente di un 'palcoscenico mostruoso' ci renderà dei 'burattini' facilmente governabili. Uscire fuori dal loro gioco -dice Fabrizio- vuol dire anzitutto utilizzare l'arma del non-voto, ma anche sentirsi legati a una terra, a un luogo preciso, una città o una regione, ma non per un fatto di rivendicazione di una proprietà privata da difendere contro chissà quale nemico o contro chissà quale cattivo 'vicino di podere', ma per consolidare una coscienza di sé in rapporto al contesto naturale a noi più vicino, più sentito (senza alcun orgoglio campanilistico che crea divisioni e 'disamistade'), al fine di non essere inghiottiti in uno spazio fisico e mentale troppo vasto, incontrollabile anche dalla nostra coscienza, quindi alla fine potenzialmente pericoloso.
Questo concetto espresso da De Andrè non fa a pugni con l'idea anarchica di fratellanza mondiale, al contrario. Semmai siamo di fronte all'approccio più politico dell'anarchia, che si attua nel progetto di un federalismo libertario, cioè in quella rete di cooperazioni tra uomini liberamente associati e in mutuo appoggio, i quali conoscono le esigenze e le caratteristiche dei 'propri' territori e delle persone che ci vivono dentro. Il federalismo libertario era esattamente quello che gli italiani volevano per la loro unità prima che un re Savoia imponesse se stesso in sostituzione degli altri sovrani stranieri che governavano l'talia. Ecco che le parole di De Andrè acquistano un senso anche cosmopolita, globale, poiché l'unità dei popoli del mondo è raggiungibile solo attraverso una rete cooperativa e confederata. Era esattamente questo che l'eroe del Risorgimento Carlo Pisacane aveva in mente per l'Italia: un federalismo che unisce e non divide. Proviamoci.

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