domenica 22 gennaio 2012

Quando il manicomio chiuso era un'utopia

E' sbagliato attribuire soltanto a Franco Basaglia il merito di aver fatto chiudere i manicomi. In realtà lo psichiatra della '180' ha applicato nel 1978 quello che dieci anni prima gli anarchici dichiaravano come fattibile e auspicabile. Eppure, ancora nel 1978 molti sostenevano che la chiusura dei manicomi fosse un'utopia, una cosa impensabile, un'eresia, addirittura un'operazione criminale. Dopo 10 anni di lotte e di discussioni, è bastata una legge di Stato, un'autorità, per convincere il popolino che la chiusura dei manicomi fosse possibile e cosa giusta, questo ci dà la misura di quanto servile sia il popolo delegante, unito a doppio filo con l'idea di 'autorità' davanti alla quale esso china sempre il capo. Certo, se lo dice un ministro... evviva! Se lo dice un anarchico... giammai! Già, ma nel 1978 chi si ricordava più della chiusura del manicomio di Gorizia da parte degli anarchici? Colpi di spugna si susseguono nella Storia a cancellare fatti, azioni, parole, studi di anarchici, con tanto di prove! Sì perché, sempre riguardo ai manicomi, proprio nel '68 uno dei primi atti concreti degli anarchici (forse il primo, di quell'anno s'intende) fu quello di aprire i cancelli del manicomio di Gorizia (dove ha lavorato Basaglia), quale simbolo negativo del potere costituito che si fa coercizione attiva sotto mentite spoglie ('luogo di cura'), dove gli internati finivano di essere considerati persone e iniziavano il calvario in qualità di 'scarti della società civile'. Fu quello un atto importante per tutto il movimento sessantottino italiano, e costituì il vero punto di partenza per la chiusura successiva di tutti i manicomi. Oggi lo abbiamo dimenticato, ce lo hanno fatto dimenticare. Oggi si ricorda solo la 'legge Basaglia', perché, è logico, lo Stato non potrebbe mai ammettere che una tale conquista sia partita dagli anarchici. Gli anarchici vanno solo denigrati e perseguiti.
Allo stesso modo, l'anarchia, che viene oggi additata come 'realtà impossibile', 'utopia', a volte persino 'eresia', domani potrebbe invece essere quel sistema che renderà finalmente pace e giustizia a tutti i popoli. L'uso o il non uso del condizionale dipende solo dalla volontà o dalla non volontà delle persone. Se oggi gli anarchici vogliono abbattere tutte le prigioni, è stupido rifugiarsi dietro l'accusa di eresia (come è stato nel '68), chi pensa per pregiudizi farebbe meglio ad approfondire le questioni, anziché evitarle 'per partito preso'. Quando gli anarchici lanciano un grido che denuncia un'urgenza, come nel caso delle prigioni e dei cie, non lo fanno certo per dissennatezza. Alla base dell'ideale anarchico e di quel grido c'è sempre un'indagine profondissima della società, ci sono studi di settore volti a far capire che un altro sistema è doveroso, oltrechè possibile e urgente. Di fronte a un sistema statale che rinnega storicamente ogni sua teoria e promessa, come possiamo ancora dargli credito e, anzi, screditare chi invece propone un modello sociale basato anche sugli studi di eruditi pensatori e su prove concrete? Di fronte al fallimento storico dello Stato, quale argomento potremo mai portare ancora a suo sostegno? Come si può, ad esempio, sostenere ancora la democrazia rappresentativa, il voto, quale metodo -dicono- responsabile di gestione della cosa pubblica? Ma se neppure la cosa pubblica è mai esistita, come anche la sovranità popolare!
Il 'modello' anarchico invece è vivo, palpabile, concreto, è applicato in molte comunità, vibra in ogni dove a dispetto delle autorità costituite, nonostante queste. Chi non vuol vedere non vede, ma si rende profondamente colpevole, oltreché sciocco. E a fronte di cotante dimostrazioni di pace, di giustizia e di libertà, si pone invece l'illusione della gente, un'illusione millenaria ormai, dove il sistema gerarchico e capitalista non ha fatto altro che generare crimini, guerre, ingiustizie, sfruttamento, morte. Sono dati di fatto.
Insomma, se da un lato la censura di Stato colpisce soprattutto gli anarchici e il loro ideale, dall'altro lato è evidente ormai che questo sistema non ha più motivo di esistere (per gli anarchici non lo ha mai avuto). Lo Stato è fallito, ha fatto il suo brutto tempo ed è ora che le persone comincino ad abbandonare i pregiudizi sull'anarchia e a sposare il sistema cooperativo, federale-libertario.

'Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c'è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione'. (Franco Basaglia) La stessa cosa dicevano e dicono gli anarchici.


PS. L'immagine a corredo non è di oggi, ma è del 1968. A buon intenditor...

La critica alle istituzioni totali (Treccani.it)

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