mercoledì 22 agosto 2012

Non abbiamo bisogno di autorità specializzate

Silvano Agosti individua nei 'ruoli' e nelle 'specializzazioni' un male sociale, sostanzialmente perché queste categorizzazioni rappresentano un continuo spezzettamento dell'unione del popolo, ma anche un annullamento delle potenzialità di tutti nel fare svariate cose, al di là del possesso di un diploma, di un certificato di competenza, di una medaglietta. Tutto ciò a ragion veduta. Il discorso era stato affrontato e analizzato accuratamente già nel 1977 da Ivan Illich (nella foto) nel suo libro 'Disoccupazione creativa', da cui emerge un quadro inquietante in merito ai motivi del depotenziamento della forza democratica dei popoli. Inquietante quanto può esserlo un'amara verità.
In buona sostanza -ma converrebbe leggere il libro per capire i meccanismi perversi legati all'istituzionalizzazione dei mestieri- le semplici professioni divenute specializzazioni non fanno altro che legittimare tali corporazioni a obbligare i cittadini-clienti a credere di avere un bisogno o un problema per il quale solo 'gli specialisti' di quel settore hanno la soluzione, o dicono di averla (come fa lo Stato col bisogno -costruito- della sicurezza). Per ogni bisogno costruito dagli specialisti c'è una soluzione che solo loro possono dare. L'esistenza di queste specializzazioni viene canonizzata e avallata dal sistema, perciò succede che se un individuo non accetta la soluzione imposta dallo specialista diventa un sovversivo, un fuorilegge.
Va da sé che Illich indaga molti campi, molti 'ordini professionali': dai medici, agli insegnanti (Illich era anche pedagogista), dai poliziotti agli avvocati, fino a vedere acuire la situazione nei becchini americani, i quali, garantiti dall'appoggio politico più che da un diploma scolastico,
'hanno posto in essere una professione non perché ora si chiamino impresari di pompe funebri, o perché è richiesto un diploma per esercitare la loro attività, o perché le loro prestazioni sono diventate molto care, e neppure perché si sono sbarazzati dell'odore appiccicato al loro mestiere facendo eleggere uno di loro persidente del Lion's Club: costituiscono una professione, dominante e menomante, dal momento in cui hanno acquistato il potere di far bloccare dalla polizia un funerale se il morto non è stato imbalsamato e chiuso nella bara da loro. In qualunque campo si possa immaginare un bisogno umano, le nuove professioni menomanti si erigono a tutori esclusivi del bene pubblico'.
Ivan Illich definisce 'menomanti' le professioni che si ergono a tutrici del bene sociale ma che in verità fanno male alla società stessa. E infatti Illich insiste anche sugli insegnanti, troppo inconsapevoli del meccanismo della scuola, di quel 'programma occulto' delle scuole che
'promettono istruzione eguale per tutti, generano una meritocrazia inegualmente degradante e una dipendenza a vita da ulteriori interventi didattici'. (nello specifico, Illich ha scritto anche 'Descolarizzare la società', un testo fondamentale per ogni vero insegnante, e non solo).
Insomma, il popolo è diventato un crogiuolo di clienti, sui quali grava un controllo ostinato da parte degli specialisti che dicono di cosa il popolo ha bisogno anche se non ne ha bisogno, ma riescono a convincerlo a suon di legge e menzogne. Tipico è il caso dei medici che ormai non si occupano più delle persone, ma di 'casi', e individuano un presunto bisogno generale per una patologia definita 'sociale', per la quale ovviamente soltanto loro possiedono la cura, o dicono di possederla, una cura che per legge diventa obbligatoria, Obbligatoria la cura, obbligatorio lo specialista ufficiale (ricorderete il caso Di Bella, la cui cura anti cancro non ufficiale prima era stata osteggiata, oggi è riconosciuta). Il medico -dice Illich- è diventato 'biocrate'. O ancora gli avvocati... il diritto di autodifesa viene abolito dall'avvocatura imposta d'ufficio. Illich non esita a definire le professioni il 'nuovo clero'.
'gli educatori, gli assistenti sociali, i militari, gli urbanisti, i giudici, i poliziotti e altri dello stesso stampo [...] godono infatti di ampia autonomia nella creazione di strumenti diagnostici con i quali catturare poi la clientela da curare. Decine di altri creatori di bisogni si provano anche loro: banchieri internazionali diagnosticano i mali di un paese africano e lo inducono poi ad ingoiare la medicina prescritta, anche a rischio della vita del paziente; specialisti della sicurezza valutano il grado di rischio del lealismo del cittadino e finiscono col distruggere la sua sfera privata; persino gli accalappiacani si spacciano per specialisti della prevenzione contro gli animali nocivi e si arrogano il diritto di vita e di morte sui cani randagi'.
Il bellissimo libro, dicevamo, è del 1977, le cose oggi sono andate peggiorando, i banchieri internazionali non diagnosticano più un paese africano, ma intere nazioni europee, ed hanno medicine amarissime che si traducono in ulteriore schiavitù e oppressione per i popoli. Inconsapevole della menzogna in cui è calato fin dalla sua nascita, ogni individuo accende la tv e crede ad ogni cosa gli venga detta dallo 'specialista dell'informazione'. Vi rimandiamo al titolo del post.

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5 commenti:

Anonimo ha detto...

"Illich non esita a definire le professioni 'il nuovo clero'"
non a caso Bakunin diceva a proposito di una società in mano agli 'esperti'
"[...] Chi vorrà mettere il proprio destino nelle mani degli scienziati, nelle mani di questi preti della scienza? A che scopo allora averlo strappato dalle mani dei preti cristiani?"
la frase mi sembra coerente con il discorso degli esperti in genere perchè se non sbaglio non si riferisce solo agli scienziati propriamente detti,infatti cita anche la sociologia.

coscienza critica ha detto...

Il tuo commento è pertinente e aiuta a sviluppare il discorso. Bakunin si indirizzava a quella parte di scienza manovrata dai gestori dello Stato, una scienza corrotta, come sono corrotte tutte le congragazioni e gli 'ordini professionali' che pretendono di essere gli unici depositari della loro verità, gli unici a poterla praticare. Invece Malatesta esalta la scienza intesa come continua ricerca verso lo sviluppo del benessere umano e libera da tutti i dogmi.

Anonimo ha detto...

leggendo il capitale, nella parte in cui parla dei perfezionamenti delle macchine nelle fabbriche, di come queste soppiantassero molti operai e di come spesso tali perfezionamenti venissero messi in atto dopo scioperi,che di conseguenza non portavano il danno voluto al capitalista in quanto dotavano i loro macchianari di nuove capacità produttive,quindi di un nuovo procedimento in cui l'operaio veniva soppiantato, marx cita l'Ure, da lui definito il filosofo della fabbrica, che in merito all'invenzione della self-acting mule (una parte del macchinario che andava automatizzando le mule per la filatura del cotone) afferma "Era destinata a restaurare l’ordine fra le classi industriali... Questa invenzione conferma la dottrina già da noi sviluppata che il capitale, forzando la scienza a servirlo, costringe sempre alla docilità la mano ribelle del lavoro"
mi sembra un perfetto esempio di scienza che non fa il bene dell'umanità

coscienza critica ha detto...

Sì, ma abbiamo visto a cosa ha portato il pensiero statalista di Marx. In verità tutte le meravigliose parole di Marx (prima maniera) sono state mutuate dall'anarchismo. Anche Lenin salì al potere usando pensieri e slogan anarchici. La questione è sempre quella, tra il dire e il fare occorre coerenza, e poi... fintanto che si vuol rimettere in piedi lo Stato, tutto sarà come Stato vuole: violento e sfruttatore del popolo.

Anonimo ha detto...

ho riportato lo stralcio proprio perchè fa parte della sfera del pensiero marxista che ritengo condivisibile, cioè quella economica, per quanto riguarda quella politica sono d'accordo con voi al 100%

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