giovedì 13 settembre 2012

Capitolo 1: i lavoratori

(Da 'Lo Stato come industria di se stesso')
- introduzione ai capitoli: le materie prime

I lavoratori rappresentano lo stuolo esangue dei servitori dell'industria. A questi servitori non viene concessa la conoscenza circa le effettive finalità dell'industria, la loro attività viene fatta concentrare esclusivamente sulla produzione continua dello Stato (crimine legalizzato). Attraverso un feroce imprinting dottrinale basato sulla competizione e sull'autoritarismo, di cui la scuola è lo strumento più efficace insieme ai mass-media, tutti i servitori vengono ri-moralizzati, ri-plasmati, ri-educati in funzione della catena, e avviati alla produzione. Fin dalla più tenera età i servitori sono perciò portati a credere che l'industria in cui saranno costretti a lavorare (di cui fanno già parte integrante) sia necessaria e fondamentale per la loro stessa esistenza, l'unico modo di vita possibile, l'unico loro habitat. Di ciò ringraziano. Tutto quello che sta al di fuori dell'industria non deve essere conosciuto. Ogni servitore che scavalca la recinzione dell'industria per vedere quel che c'è al di fuori viene considerato criminale, anormale, pericoloso, sovversivo, anche dagli altri colleghi che sono stati -loro malgrado e a loro insaputa- addestrati alla criminalizzazione dei 'dissidenti della normalizzazione'. Scopo finale, relativamente alla parte operaia dell'industria-Stato, è rendere i lavoratori uno strumento perfetto della loro stessa schiavitù, per la loro stessa schiavitù. Ciò fa parte del progetto di costruzione di una società fondata sul capitalismo, sul fascismo permanente e sulla proprietà privata, dove i lavoratori vengono automatizzati come soldati, e resi funzionali al processo sistemico (nasci, produci, difendi il sistema, arricchisci i padroni, crepa).

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