martedì 16 ottobre 2012

Il voto? Per alcuni è come Cristo

Per alcuni lo Stato è ancora una vera religione, una fede, di cui l'esercizio del voto è la personificazione della divinità adorata, l'umanizzazione del concetto della fede. Possiamo paragonare il voto al Cristo in croce. E lo diciamo a ragion veduta. 
E' molto semplice arrivarci. Di fronte al fedele di qualsiasi dottrina religiosa, voi provate a fargli capire che la sua religione non è altro che una imbonitura e un inganno ordito per spillargli soldi e togliergli l'autonomia di pensiero, il fedele si avventerà su di voi in ogni modo, perché egli ragiona con la testa dei sacerdoti, mai con la propria. Guai a toccargli l'involucro dogmatico che qualcun altro gli ha costruito intorno e dentro la sua coscienza. Provate, ad esempio, a bestemmiare davanti a un credente di una qualsiasi religione, oppure cercate di farlo ragionare, ecco che la reazione dellì'imbonito è esclusivamente quella di difendere il suo padrone, la sua coscienza si rivolta poiché è stata finalmente toccata. Quindi vi si rivolterà contro, fino ad uccidervi in guerra se il suo padrone glielo ordina. A tanto le dottrine arrivano!
Allo stesso modo, colui che ha ricevuto la dottrina programmata dello Stato, mal sopporterà chi gli dice che il voto è un inganno, una trappola. Fate la prova voi stessi, dite in pubblico questa frase: 'non votate'! Vedrete che tipo di reazioni riceverete, come se aveste detto: 'ora vengo a cagarvi in casa'. Di fronte a un 'non votate' gli imboniti statalizzati si disgusteranno e si incazzeranno. Capite a che livello profondo ha lavorato la dottrina dello Stato? Si risentono di quello che non solo è un diritto (il non voto), ma anche un dovere morale e umano. E tanto più voi dimostrerete (anche attraverso la storia) che il voto non serve a cambiare lo stato di schiavitù del popolo, quanto più l'imbonito si sentirà attaccato e difenderà il padrone e il suo bastone. Tanto più voi dimostrerete (fatti alla mano) che il sistema si perpetua con una delega consegnata ai criminali professionisti, quanto più il fedele si schiererà a difesa del voto, del proprio crocifisso, che finirà come sempre per imporre la croce proprio a lui, al fedele devoto dello Stato. E' una sorta di autolesionismo che psicologicamente si integra perfettamente con il concetto della penitenza cattolica. Fatti suoi? Non proprio, dal momento che il suo autolesionismo trascina nel dolore anche tutti gli altri. Perciò all'idiozia si aggiunge anche la cattiveria voluta.
La cosa è allarmante, in quei casi lo Stato ha davvero fatto un ottimo lavoro, il suo lavoro di plagiatore doc, e l'imprinting che lo Stato ha saputo imporre agli imboniti può considerarsi d'acciaio. Perciò il nostro consiglio, di fronte a quei casi davvero clinici (clinici poiché l'indottrinamento segue percorsi psicologici e tecniche di condizionamento della coscienza), è quello di desistere dopo aver riscontrato la loro refrattarietà, la loro chiusura, l'assoluta dimensione suddita e asservita. Silvano Agosti dice che il vero servo è colui che difende il padrone, non chi lo allontana. Qui però siamo nel peggio, poiché i difensori dello Stato e del voto si ammantano anche di ipocrisia, poiché se da un lato difendono il sistema e lo legittimano, dall'altro se ne lamentano, dopo, sempre! Di quei casi lo Stato si compiace, e di quei casi si fa forte, si alimenta, si perpetua.
Utilizzando una metafora, diremo che è paradossale incontrare dei limoni che, pur sapendo che saranno spremuti, si lasciano spremere tranquillamente. E la cosa che innervosisce ulteriormente è ascoltare questi limoni che, dopo essersi consegnati allo spremiagrumi di turno, si lamentano di essere stati spremuti. E' avvenuto sempre così, ma alcuni non vogliono imparare dai fatti e dalla storia. E' evidente che finché ci saranno questi limoni, mai niente cambierà, non tanto per un fatto di voto o non-voto, ma per un fatto eminentemente di coscienza e di dignità. Dignità! Noi, di fronte a un popolo fatto di votanti e di non votanti, preferiamo stare con chi non ha votato, non c'è alcun dubbio. E se faranno un governo con i quattro voti racimolati (come sarà), beh, noi non guardiamo certo a quei quattro voti, non gli diamo importanza, noi guardiamo e ci compiaciamo della dignità del restante non votante.

('Se il voto servisse a cambiare le cose non ce lo lascerebbero fare' Mark Twain)

PS: attualmente nel nostro sondaggio (sotto il blogroll) il 90% si dichiara non votante.

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2 commenti:

Paradigma ha detto...

Condivido, anche se non con questi toni accesi.
Alla luce dei fatti recenti e delle azioni della magistratura a danno di quella gentaglia che non volendo lavorare trova più soddisfacente e remunerativo fare il politico, non me la sento di continuare a votare sapendo che verrò spellato vivo da questi parassiti.
Andrò a votare quando avrò la possibilità di contestare l'operato dei politici eletti.

coscienza critica ha detto...

Contestare i politici? Puoi farlo già adesso. E anche se domani ti diranno che avrai la possibilità di licenziarli, i politici progetteranno modi per non farsi licenziare da te. Cerchiamo di imparare dalla storia, che è storia dell'inganno permanente e sempre a danno del popolo. Il sistema va smantellato, quando lo capiremo tutti?

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