sabato 10 novembre 2012

Malaria

Che cos'è quest'aria maleodorante, stantìa, che ricorda la morte? E cosa sono queste bestie che la respirano, talmente abituate al malodore da indignarsi soltanto dello scalpitio della bestie ribelli accanto? Là, nella stalla operosa a marchio controllato si foraggia l'inumano. Dall'alto di una feritoia sempre illuminata scende un tipo di biada che giova solo al fiele delle bestie e al portafogli dell'allevatore tafano. Noi le vediamo rantolare in un angolo della stalla, e poi illuse spostarsi all'altro angolo, e nell'altro ancora, ripetendo il giro di continuo, per loro questa è libertà, finché non muoiono di illusione o di macello, mentre i cuccioli avranno imparato lo stesso andare, da angolo ad angolo, per tutta la vita, respirando la stessa malaria e osannando la feritoia illuminata dispensatrice di biada avvelenata. Noi le vediamo venirci minacciose incontro, con le corna del padrone, a non volere ascoltare il grido nostro di libertà, a non voler sapere che fuori da quell'infame trappola l'aria salubre e la vita attendono anche loro. Son bestie addestrate alla religione della feritoia, che è tutto ciò che vogliono, tutto ciò che conoscono, tutto ciò a cui ambiscono pur nella lamentazione continua. La feritoia è stata chiara e convincente: 'un fuori non esiste, e se esiste vi fa male'. Son bestie guardiane della loro stessa schiavitù. Che aria malsana, sa proprio di pena e di morte!

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