mercoledì 6 febbraio 2013

Libertà misurata

Se la massa plagiata amasse davvero la libertà, capirebbe da sola che questa parola, 'libertà', è massimamente inconciliabile con un sistema gestionario gerarchico in cui la massa viene tenuta al guinzaglio e in cui crede, non perché ne abbia analizzato i meccanismi perversi (non ne avrebbe neppure la possibilità, giacché il sistema non divulga gli strumenti per farlo, o li denigra), ma per cieca abitudine e ignoranza. La paura della libertà -come direbbe Fromm- deriva però dalla non conoscenza della stessa. Da troppo tempo il popolo vive in cattività (si noti il senso della parola 'cattività') e ormai si è affezionato sia alla gabbia, sia al bastone che lo percuote; il continuo lamento del popolo è diventato prassi, conditio sine qua non, ingranaggio del meccanismo, un modo per giustificare la venuta e l'adorazione di un altro padrone. E in questa gabbia fatta di coercizioni e di paure infuse scientificamente, la massa ondeggia nel suo ruolo di schiavo consumatore, e l'unica libertà che riesce a concepire è quella relativa alla misura del suo guinzaglio, più o meno lungo, a seconda della volontà del padrone di turno che, a sua volta, allunga o accorcia il guinzaglio in base ai desiderata del sistema-stato. E dire che fuori la gabbia c'è il tutto, la libertà, compreso il senso della vita e il ritrovamento della dignità in una dimensione alfine umana.

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