mercoledì 6 novembre 2013

Alla ricerca di Rosario Marcianò

La cosa che più colpisce nelle vicende legate alle finalità del comitato Tanker Enemy, al di là dell'oggetto stesso della questione scie chimiche e i loro effetti su tutto ciò che vive sul pianeta, è la pervicacia di quei negazionisti così interessati a che il lavoro di ricerca di Rosario Marcianò venga interrotto. Praticamente anni di vessazioni contro questo ricercatore, portate avanti in tutte le forme, anche molto estreme, che da sole e in quanto tali si sottopongono ad una automatica critica speculativa. Come dire, per fare un banale parallelismo: se di fronte a una persona che sostiene l'esistenza di babbo natale ci viene da ridere, è insensato accanirsi per anni contro quella persona, trascinandola anche in tribunale, anche perché correremmo il rischio di produrre l'effetto contrario, cioè quello di ammettere implicitamente l'esistenza di babbo natale. Se un argomento è ritenuto futile, come si spiega tutto questo clamore e interessamento da parte di chi sostiene la futilità di tale argomento? Si penserà che le scie chimiche allora esistano eccome, e i loro dannati effetti siano collegati a interessi economico-militari talmente poderosi da far mobilitare l'establishment e tutta la sua rete con azioni legali a scopo intimidatorio e vessatorio.
Sembra infatti, osservando dall'esterno, che gli anni di lotta tra il manipolo di 'negazionisti-assaltatori' e il ricercatore Marcianò abbiano prodotto l'effetto opposto a quello sperato dai primi. Perché -è gioco-forza- voler chiudere il sipario sulla tragedia scie chimiche facendo un gran baccano sul proscenio, è il modo migliore per tenere il pubblico seduto in teatro e più attento che pria. Forse l'establishment ha sbagliato strategia, uno sbaglio dovuto alla disperata foga di nascondere certi crimini, certi problemi ('il problema', dice Marcianò), certe metodiche autoritarie. La ricerca di Marcianò ci dice che in ballo c'è anche il progetto della modifica genetica e progressiva delle unità biologiche presenti sul pianeta, al fine di adattare ciò che rimane dell'essere umano a un'alienazione ancora più oppressiva, conveniente ai detentori dei fili del sistema.
E allora, se è così, va da sé che qui siamo di fronte a una lotta di resistenza da parte di Marcianò contro la gigantesca macchina del sistema, e chi lotta per resistere fa emergere una dignità umana ormai rara, preziosa, quindi meritevole di sostegno e apprezzamento. Questa annosa lotta di resistenza, portata avanti a colpi di prove, dati, analisi, misurazioni, confutazioni, ha posto Marcianò e il suo blog tankerenemy.com in cima alla scala dell'attenzione mondiale e alle preoccupazioni dell'establishment. Oggi Rosario Marcianò, grazie alla sua lotta contro la geoingegneria e i tanker chimici, è divenuto il principale referente italiano per tutti quei media che si occupano del problema (è di ieri l'intervista rilasciata alla radio newyorkese Global Skywatch, solo per citare l'ultimo suo intervento pubblico in etere). La questione del sequestro dei suoi computer da parte della magistratura si annovera nelle già numerose azioni contro il suo operato, ma ciò che adesso sorprende è che tale sequestro, eseguito sulla base di un presunto reato di diffamazione, vuole colpire sì l'opera di ricerca e di divulgazione di Marcianò, ma stavolta anche attraverso la paventata reclusione della persona. I negazionisti hanno alzato il tiro, quindi hanno fatto più baldoria sul proscenio, ottenendo più attenzione da parte del pubblico. E infatti attraverso questa vicenda ora tutti i riflettori sono puntati su Marcianò e sulla sua ricerca. Ci auguriamo che in futuro gli ostacoli posti alla ricerca non debbano contemplare anche l'eliminazione fisica del ricercatore sanremese di adozione.
Ci chiediamo: quanto vale in termini umani ed etici una persona che, come in questo caso, si rifiuta di allinearsi al diktat delle 'innocue velature' e lotta contro la poderosa e antiumana macchina del sistema per tutelare la salute di tutti? Domanda retorica, certo; qui entriamo nel campo di un'etica che appartiene a quelle persone che, come molti esempi storici testimoniano, agiscono per il bene comune e per onor di ricerca, andando 'in direzione ostinata e contraria' e senza lasciarsi fiaccare dai colpi che ricevono quotidianamente. Perché qui si tratta essenzialmente di ricerca: chi può temere la ricerca se non quelli che hanno interesse a nascondere qualcosa? Come si può condannare la ricerca in sé? Con quale diritto si può ostacolare? In via del tutto generale, la regola per ogni intento di ricerca dovrebbe essere quella di lasciarla procedere, a prescindere dai suoi risultati. Si temono forse i risultati della ricerca di Marcianò? E perché?
Noi pensiamo che chiunque svolga una ricerca a fini pacifici e umanitari debba avere il diritto di lavorare serenamente, senza ostacoli, senza vessazioni, senza giudizi esterni. Noi crediamo che una persona degna di questo nome debba continuare ad essere, senza cadere nella trappola sociale del dover essere. Perciò crediamo anche che a nulla serve l'eliminazione di una persona, la diffamazione, la persecuzione, quando tutto il suo operato -resistenza compresa- testimonia una integrità morale che è già di per sé una forza di verità.


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