sabato 3 marzo 2018

Fascisti si diventa dopo esser nati liberi

Ci sono quelli che pensano che la palese tutela dello Stato nei confronti del fascismo e dei fascisti sia iniziata negli ultimissimi decenni. Altri pensano che il fascismo sia morto il 25 aprile 1945 e che abbia ripreso a vivere nel 1946 con la complicità di Togliatti (v. amnistia) e dei magistrati fascisti rimasti in carica. 
Per ognuno di questi casi si leva forte il grido di sdegno di quelli che si dicono antifascisti, antiautoritari, professionisti della rivoluzione, nemici giurati del dominio padronale, sostenitori della libertà. Come non essere sdegnati anche noi anarchici? E tuttavia, questi arditi della libertà stentano a manifestare il loro sdegno quando gli si spiega che il fascismo, l'autoritarismo, non ha un colore specifico, che è invece un tipo preciso di cultura, e che questa cultura appartiene a questa specifica società globalizzata, la quale è il frutto di una educazione altrettanto specifica, mirata e inoculata attraverso tutti i mezzi possibili e immaginabili, in primis la scuola, resa espressamente di massa e obbligatoria. 
Spiegato questo aspetto incontestabile, suffragato da analisi in quantità ma soprattutto dall'evidenza, a quel punto, quasi tutti i rivoluzionari antifascisti e antiautoritari, ad esclusione ovviamente di quei pochi anarchici consapevoli dell'azione pedagogica continua e autoritaria dello Stato, si bloccano nel loro ardore rivoluzionario, e diventano immancabilmente scudi ed armi a difesa dello Stato, della bandiera, dei governi, della cultura imperante, della scuola per diffonderla, del conformismo, della gerarchia, di ogni autorità, della necessità di avere padroni che limitino la libertà degli individui (pericolosissima, più delle guerre, secondo il loro punto di vista). E questo è il vero fascismo, un tipo di cultura che si fa dogma sociale, norma morale e pedagogica, disciplina imposta dall'alto, ordine militare, per l'immutabilità dello status.

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1 commento:

Anonimo ha detto...

Sveglia! Il fascismo non è un problema di destra o di sinistra. È un problema culturale.
L'ultimo sindaco di Roma, con una città che sta sprofondando a pezzi, sempre più stritolata dal malaffare e dalla mondezza nonché da cittadini che rassegnatamente le danno a modo loro il colpo di grazia, vuole cambiare i nomi di alcune strade intitolate a personaggi del fascismo: pensando che con questa mossa degna di un genio avanguardista Roma sarà più antifascista.
Errore madornale perché Roma è comunque fascista per più di un motivo!
Prima di tutto: il fascismo, tra tante brutte cose ha saputo edificare numerosi palazzi dell'EUR che tuttora sono sedi di enti e uffici che disbrigano la burocrazia e offrono lavoro a migliaia di persone: quindi negare, disconoscere o rinnegare che Roma funziona ANCHE per via del fascismo è una mossa degna di una banderuola politica ignorante.
E poi: il fascismo è l'atteggiamento mentale (in vigore in Italia e massimamente a Roma) di chi ragiona più o meno così:
io faccio quello che cazzo mi pare, anche ai danni di tutti, dei quali non me ne frega niente: lo stronzo è chi prova a contrastarmi o a ricordarmi la buona educazione.
Questo, è il fascismo vero! Pensiamoci, quando chiederemo gentilmente al ragazzo di non buttare la birra per terra, o di togliere i piedi dal sedile del bus o di raccogliere la cacca del cale, e verremo investiti dal fascismo attuale!

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