lunedì 28 febbraio 2011

Storia della denigrazione degli anarchici e dell'anarchia

A questo punto, dopo l'articolo sulla distruzione delle società gilaniche par mano guerriera degli Stati, ci sembra doveroso scrivere quest'altro articolo.
In che modo gli Stati hanno garantito la loro sussistenza in questi tre millenni, soffocando al contempo la natura libera e pacifica degli esseri umani? L'opera di smantellamento delle civiltà, dell'idea e delle pratiche anarchiche, è stata condotta esclusivamente per via militare? No di certo. Anche se le armi e le polizie hanno avuto (ed hanno) un ruolo importantissimo nel mantenimento delle dittature (ogni Stato, anche se democratico, è una dittatura, per sua stessa definizione e natura), queste non sono sufficienti. Occorre agire di concerto con una propaganda che si snoda su due rami principali:
1) la denigrazione del nemico.
2) l'autoreferenzialità.
Anzitutto è bene stabilire chi siano i nemici degli Stati. Qualsiasi idea che rifiuti la costruzione gerarchica della società, nonché la divisione della società stessa in classi e caste, è nemica dello Stato. L'anarchia è il nemico. L'anarchia è sì un pensiero, ma che si traduce in progetto politico sul quale si edifica una società orizzontale, libera, egualitaria, cooperativa, federale, come le società gilaniche o come gli esempi di comunità anarchiche che si trovano nei vari momenti della Storia e che sono stati distrutti ferocemente, prima dai governi a forza di bombe e artiglierie varie, poi dalla censura. Chi associa le bombe all'anarchia, dovrebbe farlo nell'ottica opposta, cioè in quella che vede gli anarchici (e le loro pacifiche comunità) orribilmente massacrati dalle bombe di Stato. E' lo Stato che dovrebbe essere associato alle bombe.
Stabilito chi sia il nemico e in continuità logica con quanto detto prima, è evidente che lo Stato ha tutto l'interesse di creare una rete capillare propagandistica, continua e perenne, di criminalizzazione del nemico stesso. Ma anche di derisione, di diffamazione, di dissuasione o di demonizzazione. Anche la censura, dicevamo, gioca un ruolo fondamentale. Nascondere l'evidenza storica delle società gilaniche, ad esempio, o celare le azioni di cooperazione anarchiche a supporto delle minoranze o dei più disagiati, fa parte della strategia. Quanti sanno, ad esempio, che gli anarchici hanno preso parte, autonomamente, alle azioni d'aiuto per i terremotati in Abruzzo? La tv non ha certo dato la notizia. In questo caso, i media hanno fatto un ottimo lavoro: aiutare lo Stato a nascondere la verità e le preziose azioni degli anarchici, cioè del nemico. E di fatto, quando i media parlano di anarchia, lo fanno SOLO in senso negativo, instillando germi di odio e di terrore nei confronti di un grande ideale che è invece portatore di pace e di libertà. Ci viene in mente, per associazione di idee, la denigrazione continua perpetrata nei confronti del Sud Italia, di cui si parla soltanto quando bisogna far vedere gli aspetti negativi: la mafia, la miseria criminalizzata (colpa loro, sembra voler far capire lo Stato). Mai, ad esempio, si parla della strabiliante umanità della gente del Sud nel saper accogliere e integrare i migranti (Mazara del Vallo dovrebbe essere presa a modello in tutto il mondo). Ma proseguiamo.
Quando il modello di Stato si insediò per mano armata dei kurgan, cominciò subito l'azione denigratoria del nemico, ma la prima testimonianza raccolta (almeno da noi) è quella relativa a una dichiarazione risalente al VI secolo a.C. e che dice: 'i cretesi sono tutti bugiardi' (grazie a Sandra per avercelo ricordato). Sappiamo (proprio dal post sulle società gilaniche) che a Creta non v'era Stato, nè governi, nè eserciti, le persone erano libere, uomini e donne vivevano in un ambiente evoluto e raffinato. Perciò la suddetta frase è denigratoria contro quel popolo. Ma la frase appartiene ad un cretese (Epimenide), perché? Questo non è dato stabilirlo, giacché quella frase ci è stata tramandata decontestualizzata. Epimenide ha forse voluto fare una battuta? Esprimere un paradosso? Dichiararsi suddito della Grecia? Era al soldo della propaganda di Stato? Era davvero cretese? Non lo sappiamo, fattostà che quella frase esprime un concetto negativo e che si incolla alla pelle dei pacifici cretesi.
Il modello repubblicano romano, e poi quello imperiale, erano uguali anche dal punto di vista della propaganda diffamatoria contro coloro che si professavano liberi (o che desideravano esserlo davvero) e che non volevano re o imperatori. L'esempio di Cristo e dei suoi seguaci può farci capire il tipo di persecuzione e di criminalizzazione che si adoprava per certe persone. D'altra parte, il diritto romano ha raffinato un modello forense capace di creare quella legge che non è mai stata uguale per tutti, una legge interpretabile. Chi ha più potere e danaro vince. Lo Stato e i suoi apparati vincono sempre, non sono punibili.
Anche i cristiani, a loro volta, costituitisi in setta e irrobustitisi con l'inganno ben dopo l'Editto di Costantino, erano dediti alla denigrazione di chi seguiva altre leggi. Vi sarete accorti che il modello anarchico è già sparito del tutto, non è più nella Storia, anche se rimane nel pensiero, nel desiderio costante di libertà. La 'gilania' è già lontanissima, cancellata, sepolta. La cultura della guerra e della morte, opposta a quella della pace e della vita dei gilanici, sono ormai ovunque, soprattutto nelle coscienze. Toccherà ai singoli cittadini liberi e creativi subire ogni sorta di angheria, come fu ad esempio per i giullari, i trovatori, i buffoni, gli artisti. Lo Statuto comunale di Pinerolo dice che allorché si fosse ravvisata la presenza di un giullare, ogni cittadino avrebbe avuto il diritto di ammazzarlo, salvo che il giullare non avesse posseduto un cavallo. Vedete come la denigrazione si smorza alla presenza di un eventuale capitale privato (il cavallo), ciò dimostra il modo in cui gli Stati abbiano da sempre valutato le persone e la loro morale attraverso il vile danaro (vi ricorda qualcuno?), considerando quelle persone consumatori in grado di pagare le tasse. Non è cambiato nulla.
Vorremmo saltare tutti gli altri capitoli per non farla troppo lunga (in fondo questo è un post). Ma la criminalizzazione dell'anarchia, cioè dell'idea del non-governo, è continuata per secoli e si è fatta acerrima nel secolo XIX, allorquando gli Stati avevano ridotto le popolazioni ad automi da fabbrica e da campagna. L'anarchismo riprese vita in maniera prepotente per difendere il popolo, e lo ha fatto in modo pieno, totale, con l'ausilio di menti eccelse della letteratura, dell'arte, della poesia, della filosofia. Grandi pensatori anarchici a fianco del popolo erano troppo pericolosi e la Prima Internazionale prometteva guerra ai padroni. Ai padroni, sì, ma non agli Stati costituiti, e questo per colpa di Marx che, seppur avendo le stesse istanze socialiste di Bakunin, il suo metodo rimaneva quello Statale e gerarchico, piramidale. Il risultato fu l'inevitabile scontro tra Bakunin e Marx, l'allontanamento di Bakunin dall'Internazionale e l'ulteriore peso della diffamazione da parte dei comunisti sugli anarchici. Ogni Stato e ogni governo hanno cominciato a produrre una valanga di proclami contro gli anarchici, di delibere rese pubbliche zeppe di pretesti e di false accuse, l'immagine della bomba tonda con la miccia associata agli anarchici cominciò a diffondersi in maniera capillare, battente. Ogni anarchico poteva essere imprigionato e ucciso solo per il fatto di essere anarchico. Uno dei tragici effetti fu il barbaro omicidio di Stato di Sacco e Vanzetti, innocenti, italiani e anarchici. Siamo già nel Novecento, dove le polizie di regime non esitano ad ammazzare gli anarchici, anche lanciandoli dal 4° piano della questura e sostenendo la tesi del suicidio, del fantasioso 'malore attivo'. La criminalizzazione dell'anarchia è profonda, è entrata nelle coscienze della gente, e tutto si svolge attraverso l'azione potente dei media, implacabile, senza sconti. E proprio i media, parallelamente, prima con i proclami e poi con i giornali e la tv, hanno tessuto e tessono un discorso martellante sull'autoreferenzialità dello Stato, quale entità buona, unica e necessaria, che tutela i cittadini, li indirizza, li aiuta. Sono arrivati a dire persino che 'lo Stato siamo noi'. Hanno condotto le persone a credere nel nazionalismo, quale orgoglio personale e collettivo, al conseguente razzismo (non esiste nazionalismo senza razzismo e viceversa), al patriottismo, alla bandiera. La repubblica, il 2 giugno, si riconosce orgogliosa nelle forze armate. La gente applaude, si batte il petto e canta 'siam pronti alla morte', mentre dall'altra parte del confine, altre persone indottrinate a dovere non aspettano altro 'che un sangue impuro abbeveri i nostri solchi'. Rendiamoci conto di quanta brutalità osannata! Lo Stato è ormai diventato una fede e guai a chi commette eresia contro di lui, come fanno gli anarchici!
Oggi lo Stato parla ancora la stessa lingua brutale e guerresca dei kurgan, si difende con le polizie e con gli eserciti, si alimenta dei nostri soldi, della nostra schiavitù, sfrutta il popolo e lo manda a morire nelle guerre, ma tutto avviene in quell'aura di misticismo dottrinale costruito nei secoli, dove non importa se 'repubblica' e 'democrazia' non esistono, l'importante è che queste parole si pronuncino, le persone tendono la bocca ad esse come di fronte a un'ostia consacrata. Non importa se la legge non è mai uguale per tutti, l'importante è scriverlo nei tribunali per farlo credere. Non importa se il concetto divino della Natura è stato sacrificato sull'altare della banca vaticana, l'importante è vendere al popolo un dio che ci protegge e che ci vuole in paradiso se fai il bravo. Intanto i media insistono con la propaganda di Stato e forgiano coscienze pronte ad accettare e a lodare la brutalità, la potenza fisica e ogni gerarchia (vedi immagine tratta dalla pubblicità di facebook), la gerarchia statale su ogni cosa.
Ma su tutte queste menzogne, su tutti questi inganni e diffamazioni, l'ideale anarchico vola libero e sempre sincero nelle menti e nei cuori degli uomini e delle donne che non vogliono più essere schiavi, né avere padroni. Sono le persone che pensano con la propria testa e che hanno deciso di vedere al di là dei pregiudizi propagandati, hanno deciso di osservarsi dentro e di costruire una nuova e giusta società. Guardando al futuro, conoscendo il passato.



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2 commenti:

burberomabonario ha detto...

Questo post mi sembra esaustivo e senza pedanteria. Ottimo lavoro. Naturalmente lo divulgherò,un abbraccio libertario.

Anonimo ha detto...

Complimenti per il superbo lavoro.
Sono anarchico fino al midollo osseo ... basta Stato!

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