mercoledì 18 marzo 2020

IN SACRIFICIO SUL DIVANO

Questo scritto gira in rete ed invita chiunque a pubblicarlo, qualora...

“Io resto a casa”. Come dire: “Io mi fermo al semaforo rosso”, oppure “io pago le tasse”.
Se rispettare la legge è per te motivo di vanto significa: 1) che sei messo male, 2) che hai la forte tentazione di non farlo.
Questo finto senso di responsabilità è solo la maschera di un'incapacità: tutti noi vorremmo scappare in un paese in cui si possa almeno uscire di casa. Lo faremmo se ne fossimo capaci.
difficile credere che un popolo di mangiatori di veleno, circondati da discariche, immersi in campi elettromagnetici, obesi, fumatori, bevitori, farmacalizzati, tumorati e stressati, incapace di modificare alcunché delle proprie condizioni di vita, avrebbe scelto volontariamente di chiudersi in casa per paura della polmonite, per “tutelare i più deboli”, per “non lasciare indietro nessuno”. Anche perché smettere di uscire e vedere gli amici è oggettivamente il provvedimento più idiota che avremmo potuto immaginare.
Ammettiamolo: ci hanno fottuto. Il decreto del 9 marzo semplicemente non ce lo aspettavamo. Una volta fottuti il metodo maggiormente collaudato per sentirsi meglio è estendere la propria condizione agli altri. “O tutti o nessuno” è stato, sin da subito, lo slogan degli insoddisfatti. Ma si capiva benissimo che credevano solo nella prima parte: “tutti”. “Tutti a casa”, “tutti isolati”, “tutti chiusi”, “tutti fermi”. Un po' alla volta il governo li sta accontentando: gente solo in supermercati e trasporti pubblici e, visto che siamo stati bravi, al prossimo decreto, nemmeno più lì. “Così imparano, quelli che uscivano a respirare con la scusa di comprare il pane o andare a lavoro!” “Sono loro i nemici: quelli senza senso civico, che non amano la legge, che vorrebbero fare di testa loro”. “La gente muore e loro pensano a passeggiare”. “Come in Cina bisogna fare”.
Tutto ciò fa paura. Fanno paura i posti di blocco, le multe, gli arresti, i trattamenti sanitari obbligatori e la rapidità con cui i più convinti adoratori della Costituzione si sono rivelati pronti a pulircisi il culo. Ma fanno ancora più paura quelli che erano i nostri amici, i vicini e i parenti. Cordiali e spensierati fino al 9 marzo. Oggi spiano chi entra ed esce da casa nostra, mantengono le distanze anche se non ci sono poliziotti in vista, guardano con sospetto chi passeggia e magari lo denunciano per vantarsi su facebook del proprio gesto responsabile. Fa paura il silenzio di chi prima ti segnalava gli eventi cool e ora non ha niente da dire, perché sono finiti gli eventi. Fa paura il fatto che, in fondo, la nostra vita non sia cambiata granché. Fa paura che tante persone moderne ed emancipate continuino a inviare spazzatura su facebook prima di sentire il bisogno di parlarti (non grandi discorsi, qualcosa tipo: “Porco Dio, hai visto che cazzo sta succedendo?”).
Ieri si poteva uscire solo per brevi passeggiate, oggi solo se hai un cane a cui far fare la pipì. Ieri minacciavano multe, oggi arresti, domani chissà. Colpi alla nuca? No, troppo grezzo: un bel farmaco contro “il deficit di senso civico” sarebbe molto più civile.
Non si tratta di complottismo, stiamo parlando di qualcosa che è già avvenuto. Già si sente la solita obiezione: “sarebbe illegale!”. Come se ciò che è legale non venisse deciso la sera per la mattina. Come se non fosse ciò che accetterete a prescindere.
Quando dite “credo nella legalità” o “credo nelle scienza” state solo dicendo “faccio quello che mi dicono di fare”. Dovreste sostituire “legalità” e “scienza” con la locuzione “quello che dicono Conte e Buironi” o, visto che è lo stesso e ci fate più bella figura, “quello che dice l'Organizzazione Mondiale della Sanità”. Dietro i decreti, le informazioni e i dati della scienza ci sono delle persone che vi vogliono chiusi in casa perché non si fidano di voi.
Voi che elementi avete per fidarvi di loro?
Spegnete il tablet. Smettetela di consultare statistiche. Leggete con un po' di attenzione da
un'enciclopedia alla voce “metodo scientifico”: scoprirete che è un metodo incompatibile con l'espressione “io credo in...”, fondato sull'osservazione diretta prima che sull' interpretazione matematica.
Avete osservato il dilagarsi di questo terribile virus? Avete osservato l'emergenza? L'emergenza pandemica sotto gli occhi di tutti è un mondo costruito a misura della nostra vigliaccheria. Osserviamo le nostre vite.Lavorare da casa, viaggiare da casa, divertirsi a casa, stare soli a casa, incontrarsi in chat, scegliere qualche faccina da associare ai post e scrivere due righe di commento quando proprio la situazione è grave. Liberi da fastidiosi e pericolosi contatti umani, eppure parte di una grande comunità in lotta contro un mostro cattivo. Sentirsi un eroe stando comodamente a casa senza far niente. Questo è il mondo che costruiamo ogni giorno e questo è il mondo che avanza. Faremmo bene a parlare al presente: “Va (piuttosto che “andrà”) tutto bene”. In fondo “mantenere le distanze” dagli altri non è troppo difficile, specie se gli altri ci fanno paura o, come capita più spesso, schifo.
Ma quando sei tu stesso e la vita che fai a farti schifo? Allora, hai miliardi di links a disposizione ma solo due possibilità. Ribellarti e fare qualcosa o stare a casa e aspettare che il tempo passi. Piangere, soffrire, incazzarti e rischiare un po' o far finta di niente e acquietarti con un flash mob. Contare sulle tue forze o affidarti a chi è meglio di te, perché tu lo consideri tale. Vivere o suicidarti, più o meno definitivamente. Mentre ti decidi, lì fuori, i più deboli muoiono e moriranno. Non perché c'è un virus o perché ci siano pochi posti in ospedale. Muoiono perché c'è una guerra. Tra uno o due mesi ci sarà ancora la guerra e ci saranno ancora i morti. Tra uno o due mesi forse avrai preso una decisione o forse no. Forse i morti serviranno a qualcosa o forse a niente. In ogni caso, come è sempre stato, i ricchi muoiono e moriranno in percentuali insignificanti. In ogni caso, uomini di scienza e uomini di potere sono e saranno dalla stessa parte dei ricchi, sempre perfettamente d'accordo sui suggerimenti da fornirti.
Per questo mentre i medici si godono la riconoscenza di tutti gli italiani, uniti in sacrificio sul divano, noi vorremmo ringraziare qualcun altro. La nostra riconoscenza va agli evasi dal carcere di Foggia, a chi a Rieti ha sabotato la rete telematica, ai bambini che cercano altri bambini e a chiunque, senza essere un eroe, abbia abbastanza a cuore la propria libertà da non accontentarsi dei suoi surrogati telematici.
Quando nelle case di noi reclusi emergenziali si romperanno i primi vetri, salteranno i nervi e le suppellettili, potremmo ispirarci a loro per un motto un po' più allegro di quello scelto in questi giorni: “Io torno in strada”.
Ci piacerebbe far girare questo scritto tra persone che:
1) riescano a leggerlo tutto ,
2) riescano a condividere o obiettare qualcosa senza l'ausilio di google, statistiche, “cuggini” e
altre fonti autorevoli,
3) riescano a parlare di ciò che percepiscono con i propri sensi, spogliandosi di ruoli sociali e
titoli culturali.
Se ti trovi in questa intersezione, puoi farlo girare dove ti pare, cofirmandolo se sei d'accordo su tutto o spiegando cosa ti sembra sbagliato o mancante.
Se vuoi insultarci, commentare o aggiornarci sui contenuti di qualche pagina web telefonaci perché abbiamo deciso di staccare un po' la connessione da internet. Se vuoi linciarci possiamo prendere appuntamento in zona Ascea evitando posti di blocco: porta guanti, mazza (almeno un metro e mezzo) e mascherina.
Baci (sterili) a tutti e buona carcerazione. Ascea 16 marzo 2020 Rocco e Marta e Paolo

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domenica 8 marzo 2020

Istituzioni parassite e perniciose

Potrei giocare allo stesso gioco che fanno i servi, ribaltando però la situazione a loro svantaggio. Chessò, adesso li vedi tutti che esaltano la sanità pubblica e affossano quella privata (lasciamo stare per ora il fatto che sono gli stessi che dicono 'eh beh, cosa ti aspetti dalla sanità pubblica? Se vuoi fare le cose bene e presto devi andare dai privati'. Così dicono sempre tutti, o no?) e quando sono di fronte alla violenza della scuola la difendono dicendo che la scuola la fanno gli insegnanti e ci sono quelli bravi, ecc. Bene, potrei rispondere come fanno loro ora che criticano la sanità privata, risponderei che la sanità privata la fa il medico e di medici bravissimi ce ne sono a volontà. Ma non lo dico, sapete perché? 
Perché è stupido dare meriti a delle astrazioni come 'la sanità', 'la scuola'... Non vogliono dire niente. Chi fa tutto è sempre e soltanto la persona, e chi fa tutto veramente bene e con soddisfazione personale è la persona LIBERA, mentre dentro qualsiasi istituzione (non importa se pubblica o privata) si sta negli schemi imposti, nei giochi sporchi, nelle corruzioni varie, nelle lotte intestine e nei compromessi. La morale è: liberiamoci dal parassitismo delle istituzioni, liberiamo le persone che ci lavorano, rendiamoci tutti quanti liberi e lavoriamo per noi stessi, finalmente, davvero bene, senza divisioni e dissidi conseguenti.

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