lunedì 11 dicembre 2017

Fascisti dentro e fuori

Tutti coloro i quali oggi lanciano strali d'odio nei confronti del migrante in cerca di un posto migliore per vivere, avendo però sempre cura di aggiungere qualche retorica scusa per farsi passare come antirazzisti, sono in realtà, come ci dimostra ormai una storia secolare, già pronti a partire per una crociata sanguinaria contro il fratello che chiede aiuto. Non li sentite come scalpitano nella loro stalla merdosa? Per costoro è sufficiente mezza alzata di braccio del loro padrone per dimenticare tutti i loro 'non sono razzista ma' e disporsi in prima linea armati di tanto odio quanto basta per riedificare lugubri siti con alti comignoli.
Ma questi sono, ahimé, soltanto l'avanguardia, la prima linea di servi al soldo del loro padrone, poi ci sono tutti gli altri, quelli che si aggregano per vigliaccheria, per cultura, perché dicono che così va il mondo e questo è il nostro destino, quelli incapaci di autodeterminazione e fanno gregge servile, motore di ogni carro vittorioso, vittime lanciate verso il baratro in cui cadranno inesorabilmente, salvo poi, per chi si salva, cambiare casacca il giorno dopo e chiamarsi vigliaccamente fuori da ogni orrore commesso fino all'ora prima. Questa è la schiera degli onesti cittadini, gli stessi che posero sul trono un duce da vivo e che lo presero a calci da cadavere, quelli che oggi 'viva il re' e domani 'viva la repubblica', quelli a cui basta l'altra metà di braccio sollevato del medesimo padrone per riempire le retrovie di cavallerie galoppanti contro il nero, il frocio, il mendicante, il matto, l'anarchico, lo zingaro, un qualsiasi nemico o un qualsivoglia 'inferiore' o 'cattivo' creato apposta per loro, e mai, dico mai, chiamarli esseri umani.
La storia si ripete nella misura in cui si crede nei valori di questa società edificata sulla divisione in classi e categorie, sull'acquiescenza volontaria, sulla vuota retorica di pace e fratellanza uccisa puntualmente dalla pratica quotidiana, dagli automatismi imposti da questo modello scellerato! Il fascismo e il razzismo sono il brodo colturale di questo tipo specifico di società detta civile, una società di cui nessuno dovrebbe mai averne conoscenza. Sento sempre, nella mischia brutale e stolta di servi, qualcuno cantare 'Non insegnate ai bambini', altri applaudire al canto, ma subito dopo, purtroppo, tornare civile.

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lunedì 27 novembre 2017

Tra ragione e istinto preferisco la libertà

Ha fatto più danni il raziocinio umano che l'istinto animale. E' un dato di fatto. Ma attenzione, non sto accusando l'essere umano (come fanno alcuni che qui non definisco), poiché anche lui, l'essere umano, è un animale. Io accuso la sua organizzazione sociale, che è relativamente giovane, fondata su valori disumani e autoritari, dove la ragione è al servizio di princìpi del tutto criminali e autoritari che vanno contro l'essere umano stesso, contro il concetto più alto e profondo di libertà, contro la gioia di vivere e la ricerca del piacere. Tutto si è trasformato in cultura della morte, della prigionìa, della competizione, della guerra, della sorveglianza, dello sfruttamento, del legalitarismo illuminista forcaiolo... di tutte quelle cose che, con la scusa della 'sicurezza' e di qualche altro pretesto, sono contrarie al senso stesso della vita naturale.
D'altra parte Fromm è stato chiarissimo: l'essere umano (chiamiamolo impropriamente qui 'occidentale' per distinguerlo dal 'non civilizzato' che invece è spesso pacifico) è più malvagio degli animali non per un fatto biologico, ma perché su di lui, sul suo carattere, agisce il fattore ambientale che egli stesso si costruisce, agisce un tipo specifico cultura autoritaria in cui egli ha finito per credere dogmaticamente. Ma fa comodo pensare che siamo nati tutti cattivi, in modo tale da rassegnarci e approvare l'esistenza un potere esterno che ci governi. Senonché dovremmo anche capire che chi ci governa è un essere umano come tutti, quindi dovrebbe essere biologicamente malvagio anche lui, e non c'è cosa più stupida che consegnare il potere in mano a qualcuno o ad un gruppo di individui malvagi. O no?
La delega è un atto comodo e vigliacco, che deresponsabilizza. E così, quando il luogo comune imperversa anche nell'accusa secondo cui un essere umano senza governo esterno sarebbe come un animale governato solo dal suo istinto, io penso che, dati i risultati, avremmo fatto meglio a seguir istinto anziché canoscenza, con buona pace di Dante, ché la virtute, dico io, appartiene soltanto a chi sa gioire della vita e della libertà, non a chi le reprime e si fa servo! Detto ciò, però, io credo che la soluzione non stia nel seguire soltanto l'istinto (come potremmo?), ma nell'intraprendere una direzione diversa dall'attuale, anche con il supporto della ragione. 
La direzione opposta a quella autoritaria è quella libertaria. Ma non si cambia direzione delegando, bensì agendo in prima persona nell'autogestione di ogni cosa, senza più creare padroni, e occorre farlo qui e ora. Non ci vuole maturità o 'evoluzione', ma volontà di abbandonare le vecchie convinzioni, le strade consuete, ciò che tutti pensano sia saggio e giusto. Non lo è! Abbandonare dunque la cultura in cui si crede, questo è difficile da fare, non autogestirsi la vita! E allora stacchiamoci dai dogmi, cambiamo la cultura, non insegnate ai bambini la vostra morale! forza!

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sabato 29 luglio 2017

La disobbedienza incivile

Non bastava più un sistema dove una classe al potere, con l'ausilio della forza brutale e di una mistica autoreferenziale, infliggeva al popolo la condizione di schiavo. Col passare dei secoli questa condizione si è affinata nella tecnica e nella forma, si è trasfigurata, tanto da non sembrare più nemmeno sfruttamento e ingiustizia, ma 'diritto' e 'civiltà'. Ma non è bastato neanche questo passo culturale mistificatore. Una solida pedagogia di massa (obbligatoria) è poi riuscita a far andare oltre, a far superare anche il concetto di dittatura mascherata da civiltà democratica. Siamo giunti a un limite straordinario, quello dove gli sfruttati si accaniscono contro gli stessi sfruttati per mezzo di controlli e delazioni, relazioni di inefficienza (dove l'efficienza è quella dello schiavo produttore, ligio al suo dovere di essere ligio al suo dovere di schiavo). Siamo arrivati a un livello di obbedienza e di prostituzione tale che nemmeno nei campi di sterminio! 
Sì perché nei campi di sterminio i kapò erano considerati dai reclusi degli infami traditori, prostituti del regime, mentre qui, oggi, chi denuncia all'autorità la presenza di qualche schiavo inefficiente, che non produce ricchezza per i padroni, che non alimenta la macchina del proprio sfruttamento, viene persino elogiato dagli schiavi stessi, i quali dicono 'è giusto, fa bene il suo lavoro, bisogna denunciare i fannulloni (parola presa a prestito nel frattempo dal linguaggio dei padroni), tutti gli schiavi devono essere efficienti nel fare gli schiavi'. 
E infatti l'efficienza è quell'altra parola magica (oltre a 'sicurezza') in cui lo schiavo crede in maniera proprio cieca, cieca del tutto! Anche l'efficienza è un dogma sociale, si impara già nei banchi di scuola, la quale è sempre stata preposta alla formazione dello schiavo sociale e alla perpetuazione di questo tipo di società. Checché! 
Per cui si assiste da una parte all'efficienza dello schiavo produttore che deve fare sempre meglio lo schiavo produttore, e dall'altra all'efficienza del suo compagno schiavo, che, incentivato da una ricompensa, come si fa con i cani, è preposto alla sorveglianza e alla delazione. E il tutto viene percepito come civiltà, democrazia, libertà, diritto, e altre amenità. Una bella cultura la nostra! Aveva ragione Thoreau a dire che la vera rivoluzione si fa soltanto disobbedendo. Ma qui sono diventati con l'educazione tutti sbirri di se stessi, e sono anche fieri di esserlo! Chi dice signornò è considerato da tutti un nemico. Anarchia? Giammai! La libertà fa paura! La classe dominante ha stravinto, la disobbedienza è punita dagli stessi obbedienti. Più di così!

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domenica 2 luglio 2017

L'indirizzo sbagliato della falsa morale

La cultura autoritaria dello Stato poggia le sue basi su un popolo che ha imparato a riconoscersi nei valori autoritari e non vuole, non sa, non può più farne a meno. Ogni tipo di intervento statale volto a reprimere, eliminare, o restringere la libertà individuale e collettiva (cioè il fine stesso per cui è stato inventato lo Stato), finisce sempre per avere la meglio perché anzitutto chi detiene il potere trova sempre una giustificazione per commettere il proprio crimine (una delle giustificazioni più gettonate di sempre, a cui è difficile resistere, è la famosa 'sicurezza', in nome della quale sono secoli che ci fottono alla grandissima), e queste giustificazioni vengono accettate e acclamate dalla gente perché sono collegate al tipo di morale sociale inculcatoci fin da bambini e in cui la gente crede ciecamente.  E chi crede non pensa.
Un intervento militare, ad esempio, oggi viene giustificato da una sedicente 'missione di pace', quando sappiamo che non v'è nulla di più contrario alla pace delle armi e del militarismo (ma alla parola 'pace' non resistiamo). Le iniezioni di danaro pubblico alle banche vengono giustificate dal fatto che le banche servono all''economia del Paese' (e tutti vogliono un Paese economicamente in salute). L'aumento dei prezzi dei servizi viene giustificato dalla richiesta di 'efficienza' dei medesimi (richiesta che spesso non esiste, ma ci creano l'illusione che sia necessaria, e comunque 'efficienza dei servizi' significa schiavizzazione e sfruttamento maggiore di chi lavora). Una legge come la Minniti viene giustificata dalla parolina 'decoro', per cui un oppresso che è costretto dai legislatori a ridursi a elemosinare o bivaccare può essere perseguito a norma di legge, spostato sotto il tappeto dell'ipocrisia della morale borghese. E così via, ogni ingiustizia autoritaria trova così il favore della gente.
Allora il problema è la morale che ci impongono, che è falsa e opportunista in sé. Ma anche la direzione che la società prende è falsa, non va verso la libertà, ma verso la propria sottomissione volontaria (direzione autoritaria anziché libertaria). Perché la sicurezza di cui abbiamo veramente bisogno è quella che ci dovrebbe mettere in salvo da chi dall'alto ci indottrina, ci sfrutta, da chi ci ammazza ogni giorno con le sue leggi, da chi ci toglie legalmente la libertà e altrettanto legalmente ci terrorizza, da chi, per mezzo di norme scritte e meccanismi sociali, ci deruba di tutta la ricchezza che noi stessi produciamo. E il decoro non è 'eliminare' il barbone dalla strada e fare finta che non esista, ma distruggere il sistema che crea le condizioni di miseria sociale. L'economia di cui abbiamo bisogno non è quella che fa ingrassare il ventre dell'élite e rafforzare questo sistema, ma quella che permetterebbe una vita agiata a tutti noi, nessuno escluso, e questa economia egualitaria può essere garantita soltanto da una cultura altra, diversa, anarchica, cioè antiautoritaria, dentro una società liberata dai governi e dalle classi sociali. L'essere umano nasce anarchico, non soffochiamolo con sovrastrutture esterne. Il caos è adesso! L'efficienza di cui abbiamo bisogno non è quella che ci fa essere schiavi sempre più felici e produttivi per arricchire ancora meglio la classe dominante, ma quella che ci fa essere individui più consapevoli e liberi. La pace di cui abbiamo bisogno non è fatta di armi, ma... guarda un po'... di pace! Che non vuol dire rassegnazione e quieta sottomissione, com'è adesso, ma eliminazione delle condizioni che creano i conflitti e le smanie di potere. Questi che ho fatto non sono che alcuni esempi.
E' un problema di cultura, di morale imposta. Questa società è vittima di un credo sociale costruito a tavolino, vittima di un'educazione pensata per riprodurre questo sistema. Ma è tutto falso, tutto il contrario di come ce lo vendono, di come noi stessi vogliamo insegnarlo ai bambini. 
'Non insegnate ai bambini la vostra morale ... l'unica cosa sicura è tenerli lontano dalla nostra cultura ... giro, girotondo, cambia il mondo' (Gaber, Luporini).

 

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giovedì 22 giugno 2017

Democrazia è dittatura

Soprattutto nelle democrazie, ma questo è evidente, i mali che affliggono le società sono dovuti al popolo che elegge coloro che lo affliggeranno. Finché il popolo continuerà a incolpare i padroni politici e cambiarli, anziché incolpare se stesso, non avrà modo di liberarsi. La democrazia, secondo me, è una dittatura ancora più violenta della monarchia, perché è subdola, usa violenze indirette, e lascia che siano gli stessi cittadini a costruire la gogna che dovranno portare lungo una vita di sfruttamento e ingiustizie. Le persone quindi si auto opprimono e legittimano gli strumenti istituzionali dell'oppressione. Non credo che vi sia qualcosa di più perverso. La pedagogia degli ingegneri sociali ha funzionato e continua a funzionare alla grande. 
Questo avviene perché i popoli abboccano alle illusioni, credono all'idea che c'è dietro alle parole come 'democrazia', e quando dico 'credono' mi riferisco a un credo di tipo religioso, profondissimo. Un dogma non lo scalfisci neppure quando i fatti lo smentiscono, neppure quando la realtà o l'esperienza storica insegnano che è tutta un'illusione ben progettata. Infatti ai popoli illusi dalla religione democratica non interessa niente se della democrazia non se ne vede alcuna traccia, ciò che conta per loro è la speranza che un giorno, chissà quando, chissà dove, qualcuno gliela regali calandogliela dall'alto per mezzo di norme, che è un concetto, questo, di per sé eminentemente antidemocratico. Società del paradosso costante. 
Se a tutto questo aggiungiamo un'azione continua di dissuasione nei confronti dell'anarchia da parte del sistema, per mezzo di pregiudizi, censure, menzogne, attacchi vari, allora siamo certi che la liberazione sarà davvero qualcosa di irraggiungibile. L'utopia, nel senso negativo del termine, è dunque lo Stato, lo vediamo, ma gli illusi credono in estasi, non pensano, e difendono il dogma. E difendendolo si fanno molto male, da soli. Che tristezza.

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