lunedì 17 marzo 2014

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sabato 15 marzo 2014

Quelli che...

Quelli che... 'la legge è uguale per tutti', soprattutto negli ultimi tempi stanno mettendo a durissima prova la loro fede nel dogma statale, li vedo contorcersi. Di fronte alla notizia della prossima candidatura di berlusconi, questi devoti della 'legge uguale per tutti' stanno cercando in tutti i modi di resistere all'attacco. Poracci, la loro coscienza sta lottando ferocemente, non si capacitano. Eccazzo! -dicono- la legge DEVE essere uguale per tutti, lo dice pure la costituzione (perché quelli ragionano con la costituzione, mica con il buon senso). Poracci du volte. Ma i devoti hanno l'arma segreta, che poi è la stessa di ogni potere autoritario: il tempo. Ah... il tempo sì che è galantuomo (stronzo), fa dimenticare tutto, sbianca, rende immacolata ogni cosa, persino poetica. Allora il devoto della legge di Stato prende il nipotino e je dice: 'nun te preoccupà, oggi me vedi così che sto male, ma tu nun te preoccupà, vedrai che quanno che sarai cresciuto dirai pure tu che la legge è uguale pe tutti, e se starai male pure tu, chiama er nipotino tuo e dije la stessa cosa'. 

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lunedì 10 marzo 2014

Senza Stato è meglio

Se il pensiero e l'azione anarchica partono da princìpi di antiautoritarismo e di mutuo appoggio, lo fanno sulla base del fatto che l'essere umano, nonostante l'imposizione culturale autoritaria ricevuta, conserva ancora in coscienza tali princìpi, e che questi princìpi nascono da una morale non imposta, naturale e umana. Normalmente, i detrattori del pensiero anarchico, cioè la maggioranza delle persone conformiste e conformate, sogliono portare a sostegno delle proprie convinzioni il fatto che l'essere umano, se libero, non soltanto è incapace di autogovernarsi, ma sarebbe anche destinato a lasciarsi andare in atti vandalici o in scorribande o in appetitose ruberie a destra e a manca (più di quanto non si faccia in regime guerrafondaio statale?). Queste convinzioni emergono dacché 'viviamo' questo tipo di società autoritaria, dacché la libertà viene negata e le persone sono costrette in cattività e addestrate culturalmente alla competizione. Quindi è vero ciò che questi detrattori vanno affermando, ma limitatamente a questo tipo di cultura e a questa porzione di tempo storico. Ma nonostante questo abbrutimento generale, dentro ogni persona vive sempre il fermento di libertà e di quella morale naturale che fa agire diversamente dal consueto, in mutuo appoggio, in solidarietà, senza furberie da caserma. E uno dei segnali di questo fuoco di libertà che arde sotto le sovrastrutture ci arriva da tutte quelle attività umane dove la responsabilità è affidata ai singoli individui (libertà è responsabilità personale, e viceversa, senza deleghe), i quali, ben lungi dall'attivarsi in crimini, valutano e decidono per il meglio. Il caso dell'Osteria senza oste, dove chi va a mangiare lascia alla fine ciò che vuole, è uno dei tanti segnali, e testimonia quella che potremmo definire onestà intrinseca dettata da una morale naturale di mutuo appoggio (leggetevi Kropotkin, ad esempio). I clienti di quell'osteria non rubano il cibo, non commettono crimini, non vandalizzano il locale, non scassinano la cassetta coi soldi, e il locale svolge da tempo la sua attività 'a libera offerta'. E' lo Stato, semmai, che non permette che si realizzi pienamente l'anarchia (ovvio), e infatti all'osteria sono arrivati i burocrati di Equitalia (società sbirrizzata!) a imporre ai gestori una multa salata per evasione fiscale, solo perché la gente mangiava e lasciava quel che voleva o quel che poteva: questo rappresenta un grave attacco alla cultura obbligata imperante, nonché un esempio per tutti che deve essere cancellato. I clienti però sono aumentati proprio a causa di questo sgarro autoritario. La gente sta prendendo coscienza finalmente? Non lo so. Mi chiedo però come mai l'enorme titanica ricchezza della chiesa, accumulata a forza di libere offerte (libere si fa per dire, spesso sono estorsioni) e senza emissione di scontrini, non venga mai sanzionata da tutta la società (sbirra!) che lavora al soldo dello Stato. Ma la mia domanda è retorica. 

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mercoledì 5 marzo 2014

Celestini: 'l'Anarchia è la responsabilità di stare senza pannolino'



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giovedì 20 febbraio 2014

Notav. Appello dei familiari di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò

 
In queste settimane avete sentito parlare di loro. Sono le persone arrestate il 9 dicembre con l’accusa, tutta da dimostrare, di aver assaltato il cantiere Tav di Chiomonte. In quell’assalto è stato danneggiato un compressore, non c’è stato un solo ferito. Ma l’accusa è di terrorismo perché “in quel contesto” e con le loro azioni presunte “avrebbero potuto” creare panico nella popolazione e un grave danno al Paese. Quale? Un danno d’immagine. Ripetiamo: d’immagine. L’accusa si basa sulla potenzialità di quei comportamenti, ma non esistendo nel nostro ordinamento il reato di terrorismo colposo, l’imputazione è quella di terrorismo vero e volontario. Quello, per intenderci, a cui la memoria di tutti corre spontanea: le stragi degli anni 70 e 80, le bombe sui treni e nelle piazze e, di recente, in aeroporti, metropolitane, grattacieli. Il terrorismo contro persone ignare e inconsapevoli, che uccideva, che, appunto, terrorizzava l’intera popolazione. Al contrario i nostri figli, fratelli, sorelle hanno sempre avuto rispetto della vita degli altri. Sono persone generose, hanno idee, vogliono un mondo migliore e lottano per averlo. Si sono battuti contro ogni forma di razzismo, denunciando gli orrori nei Cie, per cui oggi ci si indigna, prima ancora che li scoprissero organi di stampa e opinione pubblica. Hanno creato spazi e momenti di confronto. Hanno scelto di difendere la vita di un territorio, non di terrorizzarne la popolazione. Tutti i valsusini ve lo diranno, come stanno continuando a fare attraverso i loro siti. È forse questa la popolazione che sarebbe terrorizzata? E può un compressore incendiato creare un grave danno al Paese?
Le persone arrestate stanno pagando lo scotto di un Paese in crisi di credibilità. Ed ecco allora che diventano all’improvviso terroristi per danno d’immagine con le stesse pene, pesantissime, di chi ha ucciso, di chi voleva uccidere. E’ un passaggio inaccettabile in una democrazia. Se vincesse questa tesi, da domani, chiunque contesterà una scelta fatta dall’alto potrebbe essere accusato delle stesse cose perché, in teoria, potrebbe mettere in cattiva luce il Paese, potrebbe essere accusato di provocare, potenzialmente, un danno d’immagine. E’ la libertà di tutti che è in pericolo. E non è una libertà da dare per scontata.
Per il reato di terrorismo non sono previsti gli arresti domiciliari ma la detenzione in regime di alta sicurezza che comporta l’isolamento, due ore d’aria al giorno, quattro ore di colloqui al mese. Le lettere tutte controllate, inviate alla procura, protocollate, arrivano a loro e a noi con estrema lentezza, oppure non arrivano affatto. Ora sono stati trasferiti in un altro carcere di Alta Sorveglianza, lontano dalla loro città di origine. Una distanza che li separa ancora di più dagli affetti delle loro famiglie e dei loro cari, con ulteriori incomprensibili vessazioni come la sospensione dei colloqui, il divieto di incontro e in alcuni casi l’isolamento totale. Tutto questo prima ancora di un processo, perché sono “pericolosi” grazie a un’interpretazione giudiziaria che non trova riscontro nei fatti.
Questa lettera si rivolge:
Ai giornali, alle Tv, ai mass media, perché recuperino il loro compito di informare, perché valutino tutti gli aspetti, perché trovino il coraggio di indignarsi di fronte al paradosso di una persona che rischia una condanna durissima non per aver trucidato qualcuno ma perché, secondo l’accusa, avrebbe danneggiato una macchina o sarebbe stato presente quando è stato fatto..
Agli intellettuali, perché facciano sentire la loro voce. Perché agiscano prima che il nostro Paese diventi un posto invivibile in cui chi si oppone, chi pensa che una grande opera debba servire ai cittadini e non a racimolare qualche spicciolo dall’Ue, sia considerato una ricchezza e non un terrorista.
Alla società intera e in particolare alle famiglie come le nostre che stanno crescendo con grande preoccupazione e fatica i propri figli in questo Paese, insegnando loro a non voltare lo sguardo, a restare vicini a chi è nel giusto e ha bisogno di noi.
Grazie.
I familiari di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò

fonte

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