mercoledì 31 ottobre 2018

Un film su Errico Malatesta


Voglio farvi un bel regalo, una specie di rarità. Ho appena caricato su Youtube questo film che conservavo in un cassetto e non lo tiravo fuori chissà per quale motivo. Parla di Errico Malatesta, del suo periodo in Inghilterra, a Londra. Lo dico subito: la figura di Malatesta qui raccontata e interpretata dall'attore Eddie Constantin, non è quella più aderente a quel che siamo abituati a 'vedere' e a capire dai suoi scritti, ma è piuttosto l'interpretazione del regista, Peter Lilienthal, nel 1970, anno della pubblicazione del film, come lui stesso ha spiegato in un'intervista. E tuttavia nel film si possono apprezzare episodi realmente accaduti, alcuni filmati dell'epoca, nonché un imperdibile comizio di Emma Goldman. Perciò ha un valore anche storico. Il regista ha voluto tracciare, fin da subito, una caratteristica che in realtà Malatesta non aveva, e cioè quella della non violenza; è stata una scelta interpretativa e del tutto arbitraria, dice il regista in quell'intervista, dovuta alla sua esperienza di bambino emigrato in Uruguay, nazione autoritaria e dittatoriale, e ritornato successivamente in una Germania democratica, dove i ragazzi si ribellavano violentemente anche contro la democrazia (un atteggiamento che non capiva, almeno all'epoca).

La traduzione nei sottotitoli e la cura sono state garantite dal gruppo anarchico malatesta di Roma. Buona visione.




sabato 3 marzo 2018

Fascisti si diventa dopo esser nati liberi

Ci sono quelli che pensano che la palese tutela dello Stato nei confronti del fascismo e dei fascisti sia iniziata negli ultimissimi decenni. Altri pensano che il fascismo sia morto il 25 aprile 1945 e che abbia ripreso a vivere nel 1946 con la complicità di Togliatti (v. amnistia) e dei magistrati fascisti rimasti in carica. 
Per ognuno di questi casi si leva forte il grido di sdegno di quelli che si dicono antifascisti, antiautoritari, professionisti della rivoluzione, nemici giurati del dominio padronale, sostenitori della libertà. Come non essere sdegnati anche noi anarchici? E tuttavia, questi arditi della libertà stentano a manifestare il loro sdegno quando gli si spiega che il fascismo, l'autoritarismo, non ha un colore specifico, che è invece un tipo preciso di cultura, e che questa cultura appartiene a questa specifica società globalizzata, la quale è il frutto di una educazione altrettanto specifica, mirata e inoculata attraverso tutti i mezzi possibili e immaginabili, in primis la scuola, resa espressamente di massa e obbligatoria. 
Spiegato questo aspetto incontestabile, suffragato da analisi in quantità ma soprattutto dall'evidenza, a quel punto, quasi tutti i rivoluzionari antifascisti e antiautoritari, ad esclusione ovviamente di quei pochi anarchici consapevoli dell'azione pedagogica continua e autoritaria dello Stato, si bloccano nel loro ardore rivoluzionario, e diventano immancabilmente scudi ed armi a difesa dello Stato, della bandiera, dei governi, della cultura imperante, della scuola per diffonderla, del conformismo, della gerarchia, di ogni autorità, della necessità di avere padroni che limitino la libertà degli individui (pericolosissima, più delle guerre, secondo il loro punto di vista). E questo è il vero fascismo, un tipo di cultura che si fa dogma sociale, norma morale e pedagogica, disciplina imposta dall'alto, ordine militare, per l'immutabilità dello status.

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martedì 20 febbraio 2018

Sul potere e chi lo detiene vinco sempre io!

Chiunque domani avrà leggi vecchie e nuove per bastonarmi, mi bastonerà, è vero, ma sempre senza aver avuto il mio consenso, senza aver ricevuto la mia X sul suo contratto, e conserverà sempre la frustrazione e l'impotenza di non essere riuscito a plagiarmi, di non essere riuscito a farmi diventare massa consenziente. Sono uno schiavo ribelle, non partecipo al gioco delle catene. La mia dignità consiste nel non legittimare padroni e bastoni. Chiunque domani avrà il potere in mano si dovrà scontrare con la sua totale sconfitta trovandosi al mio cospetto. Le sue bastonate faranno più male a lui che a me. E lo sa molto bene. Il più grande rammarico, la più grande sconfitta, la più grande disfatta per chi riceve il potere è non riuscire a piegare certe coscienze, certe idee di vera libertà. Vinco io, in quanto io integro, unico, autodeterminato e ancora vivo!

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venerdì 26 gennaio 2018

La mia libertà finisce dove comincia la tua?

Il mio ragionamento sulla libertà non può che essere diverso da quello condiviso dalla folla. Quando si dice retoricamente che 'la libertà finisce dove comincia quella degli altri' non posso che provare un senso di disgusto, ma anche di vergogna, perché constato il modo in cui la folla sorvola volutamente sull'analisi reale di questa frase. Gli basta la retorica, la bella scorza, soprattutto gli basta sapere di non mettere a repentaglio la sua condizione di schiavo per applaudire a quella frase e sentirsi nel giusto. 
Eppure è sulla base di quella frase che, in questa società, ci si scanna e non si ha più libertà da secoli e secoli. E' sulla base di quella frase che i governi muovono gli eserciti e impongono coercizioni ai popoli, alle singole persone. Quando si stabilisce un limite, un confine, un divieto anche e soprattutto alla libertà, è sempre un atto criminale, dittatoriale, l'inizio di una catena autoritaria di eventi. Se la mia libertà finisce dove comincia la tua, dovremmo dunque stabilire chi dovrebbe (e soprattutto perché dovrebbe) arrogarsi il diritto di stabilire qual è la tua libertà, e qual è la mia. Lo stabilisce la nostra rispettiva forza brutale muscolare? Il nostro rispettivo esercito? O il suo surrogato burocratico, cioè una struttura istituzionale che legifera e impone divieti a vantaggio di qualcuno e a discapito di qualcun altro? Lo stabilisce una morale sedicente divina che mi esorta a porgere l'altra guancia e a fare voto di povertà affinché qualcun altro si giovi delle ricchezze che produco? In ogni caso, come si può notare, non è più libertà, ma coercizione di governo, dittatura, sfruttamento! E se ci facciamo caso, tutta la nostra società è fondata su quella pretestuosa frase, che si concretizza ogni giorno e in ogni luogo. Se tutti dicono di ricercare la libertà pensando di riuscirci poiché affidano a quella frase tutte le speranze, sappiano che la schiavitù di cui sono vittime si basa proprio sulla limitazione della libertà del popolo per salvaguardare quella del Capitale e dell'élite al governo.
Io invece intendo la libertà come la intendeva Bakunin, infatti potrò dire di essere veramente libero soltanto quando anche tutti gli altri lo saranno. Questa è per me la libertà, ed è di questa libertà che lo schiavo ha un'enorme e stupida paura. Paura di che? Di morire e di soffrire? Sì! Ma allora questo schiavo non dovrebbe proprio obbedire ai padroni che lo mandano al macello! Non dovrebbe soprattutto crearne di padroni! Tre morti al giorno sul lavoro non bastano? E le guerre? E i genocidi? E le torture? E i suicidi indotti? E le stragi di Stato? Tutto questo non fa paura allo schiavo? 
Pare di no, allo schiavo fa invece paura, anzi terrore, la gioia della libertà, una vita vera e totale vissuta pienamente. Paradosso? Certo. Lo schiavo preferisce morire tutte le volte che il suo padrone alza il dito piuttosto che imparare di nuovo a camminare autonomamente sulla strada della libertà insieme agli altri e autogestirsi la vita. Lo schiavo è troppo abituato ai confini imposti dall'alto, ai divieti, ai limiti, agli ordini, alle gabbie. La scuola (e tutta la società scolarizzata) lo educa a considerare normale e giusto tutto questo. Un universo aperto gli fa paura più della morte certa per mano del padrone. La mia libertà, dunque, non finisce affatto dove comincia la tua. Sulla mia libertà nessuno può arrogarsi il diritto di tracciare un confine, altrimenti non è più libertà, è dittatura, cominciamo a capire questo concetto elementare. E al bando la retorica e la morale dello schiavo, come di seguito!
Infatti lo so che cosa direbbe adesso lo schiavo comune. Direbbe che ci deve per forza essere qualcuno a regolamentare, a legiferare, a fare lo sbirro e il giudice. Se soltanto imparasse, questo schiavo, che quel qualcuno altri non è che un essere umano come me, e che se quel qualcuno esterno a me può, secondo lui, avere voce in capitolo sulla mia vita, sul mio pensiero e sulle mie azioni, perché dunque io, che sono parimenti un essere umano, e conosco meglio di chiunque altro le mie esigenze, non posso averla quella voce in capitolo? Si ponga questa domanda, lo schiavo! Ma lo schiavo è tale perché non ragiona, lo schiavo esegue solo ordini, ed è obbeddendo al padrone e alla sua legge scritta che lo schiavo si dichiara per quello che è: un essere autoritario e asservito che ha bisogno di un governo, di qualcun altro che dall'esterno gli dica cosa fare, cosa pensare, quando farlo, e tutto il resto.

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lunedì 8 gennaio 2018

Il tuo senso per il non voto

Ti trovi davanti a dei mascalzoni profittatori che ti vogliono sfruttare, è gente senza scrupoli, potrebbero ammazzare anche te come hanno fatto con moltissimi altri prima di te, e come stanno ancora facendo. E tu lo sai che sono dei mascalzoni, un'associazione a delinquere legalizzata, hai imparato a conoscerli, perché è la storia che te lo insegna, ma anche il buon senso: non è gente di cui ci si possa fidare, hanno molte armi, di qualunque genere, la società stessa, che è forgiata sulle esigenze del capitale, è un'arma nelle loro mani, e sai anche questo. Eppure non è questo il vero problema, e sai anche questo. Infatti...
Questi sfruttatori non esisterebbero neppure se non ci fossero i tuoi compagni a desiderarli e a crearli e a lavorare per loro, non sei tu a metterli sul podio degli oppressori. E' evidente che i tuoi compagni sono stati plagiati fin da piccoli, e hanno tentato di plagiare anche te, con la scuola, con la famiglia tradizionale, con le TV, con la società stessa scolarizzata, ma in qualche modo ti sei salvato, ragioni ancora con la tua testa e sai benissimo di non voler diventare come gli altri, non vuoi essere servo di nessuno, hai ancora una tua dignità, sei un vero essere umano, sei rimasto integro com'eri da bambino, non sei come gli altri, perché vuoi essere tu il creatore della tua vita, e che sia vita! Insomma, con te la pedagogia di Stato non ce l'ha fatta, hai vinto tu, ed è una vittoria grandissima!
Allora cominci a dire ai tuoi compagni che è tutto un errore quello in cui essi credono, che la vita è un'altra cosa, che la libertà non fa male, che anzi, quel che è pericolosissimo, è il sopravvivere in questa attuale condizione, in questo tipo di società plagiata, e glielo ripeti per anni e per secoli, ma quelli niente, continuano ancora oggi a voler eleggere i loro futuri sfruttatori e carcerieri.
E allora sai che ti toccherà subire un altro governo, l'ennesimo della storia, quindi altri soprusi, altri orrori, altra violenza, altre ingiustizie, altre tasse che andranno a finanziare guerre e torture, nuovi sfruttamenti e ingiustizie, soldi a cascata faraonica che faranno arricchire sempre i manigoldi al potere. Manigoldi proprio perché hanno il potere, qualcuno questo potere glielo dà ogni volta. Ma non sei tu a darglielo. Tu ti salvi in dignità.
E infatti, di fronte alla chiamata di massa pecorile, di fronte alla sicura promessa di oppressione mascherata da falsissima benevolenza e sicurezza, tu ti rifiuti di dare il tuo consenso, tu dici chiaro e forte 'not in my name', perché lo sai troppo bene che i governi, proprio perché sono governi, non sono altro che strumenti di oppressione e di violenza. Ecco il tuo senso del non voto, è un senso di vita, vita vera, e si fonda sulla dignità personale. Forse ti ammazzeranno, sanno farlo in mille modi diversi, SICURAMENTE ti sfrutteranno insieme ai tuoi compagni, ti faranno patire come tutti gli altri, ma questi manigoldi lo avranno fatto senza la tua approvazione, senza il tuo consenso, senza la tua legittimazione, senza la tua firma a forma di X sul loro contratto di servitù volontaria. E se c'è qualcuno che ha diritto di lamentarsi di questa condizione e di questa società, quel qualcuno sei tu, non chi offre la propria testa al boia!


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