Visualizzazione post con etichetta scuola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scuola. Mostra tutti i post

sabato 14 dicembre 2013

Docenti, ora cazzi vostri!

Sulla questione Invalsi, adesso, ci prendiamo tutto il diritto di deridervi e accusarvi. Noi da questo blog, in merito a tutto ciò che l'Invalsi nascondeva come suo vero scopo, vi avevamo messo in guardia fin dal 2009, e a più riprese, tanto da raccogliere tutti i post sull'Invalsi in QUESTA ETICHETTA, della quale farà parte anche questo. Non avete voluto darci retta, molti docenti ci hanno detto ridendo 'ma cosa volete che sia', oppure hanno lanciato al nostro indirizzo un laconico 'ma figuratevi'! con relative spallucce. Adesso che tutto si sta disvelando esattamente per come lo avevamo previsto (ma ci voleva poco a capirlo), fate ammenda, ma non con noi, con voi stessi! Vergognatevi! Forse siete ancora in tempo, ma permetteteci di dubitare fortissimamente della vostra capacità di reazione. Non fate altro che obbedire agli ordini come soldatini, anche voi. E dovreste invece essere voi i primi a sostenere il pensiero critico, a mettere in dubbio ogni cosa, per progredire! Ma siete deboli con i forti, e forti con i deboli (poveri studenti!), ben allenati al sissignore (lo dite pavidi davanti al preside, lo esigete vendicativi dagli studenti). Obbedire senza fiatare è anche ciò che insegnate ai vostri ragazzi, per la società-serva-militare di domani, che sarà esattamente uguale a questa, se non peggiore per quanto sia possibile. Le belle parole dette in classe stanno a zero. Servono fatti, che non fate.

PS. E' proprio quando si fa spallucce, quando si chiude l'occhio, quando si fa finta di nulla che il sistema si introduce in un certo orifizio. La responsabilità è tutta vostra. Imparate almeno qualcosa dalla Storia che pretendete di insegnare! E non prendetevela con i governi (troppo comodo e vigliacco), siete voi che create i governi, non scendono mica dal cielo!




lunedì 6 maggio 2013

Pedagogia della deresponsabilizzazione? No grazie.

'La libertà è la possibilità di dubitare, di sbagliare, di cercare, di sperimentare, di dire di no a una qualsiasi autorità', diceva Silone; ma libertà è anche sapere intimamente di poter fare una cosa (che non vuol dire necessariamente farla) utilizzando il proprio senso di responsabilità. Queste umane condizioni, compresa la responsabilità personale, sono state tolte agli individui allorché al sistema culturale libertario si è sostituito quello autoritario e gerarchico dello stato. La conseguenza è stata -ed è- quella di non riuscire più ad essere liberi, tantomeno responsabili (la responsabilità è conseguenza della libertà). La ricaduta nefasta è evidente in ogni contesto e in ogni azione del singolo, il quale si abbandona docilmente nelle mani dei capi e dei governi, dicendo loro: 'mi deresponsabilizzo, e del resto non so più fare altrimenti'. C'è un'azione pedagogica costante da parte dello stato sui popoli, una pedagogia della deresponsabilizzazione; lo stato dice ai popoli 'ci penso io, siediti davanti alla tv, guarda, aspetta, e spera', senonché non è mai esistito un governo al mondo che abbia restituito la libertà ai popoli, né la giustizia, né la pace, né l'eguaglianza nei diritti. E poi, perché dovrebbero? Si necessita allora di un'azione di resistenza a quella pedagogia autoritaria, e infatti nel mondo le scuole libertarie sono in aumento. Si parla di scuole libertarie, o democratiche (definizione più usuale all'estero), o libere, dove la responsabilizzazione degli individui passa necessariamente attraverso la loro autonomia e la loro libertà di scegliere individualmente come, quando, che cosa, dove e con chi imparare. 





domenica 10 febbraio 2013

La consapevolezza di vivere in un inganno permanente

Uno dei doveri dello stato è quello di far rimanere i cittadini nell'ignoranza circa la loro condizione di ingannati. Derubati della libertà, della vita e dei danari, i cittadini vengono mantenuti nell'ignoranza per mezzo di un ferreo controllo sulla diffusione della conoscenza. A monte, i governi vagliano le informazioni da distribuire al popolo, per un'istruzione nazionale fondata sulla parzialità della conoscenza, che è anche rimaneggiata, e sull'autopropaganda. Ma che cosa censura lo stato esattamente? Censura tutta la parte del pensiero umano che dimostra quanto lo stato sia un inganno permanente, così come un inganno è anche la chiesa, quale supporto emotivo dello stato per opprimere e imbonire i popoli. Una schiera di studiosi, antichi e moderni, vengono così tenuti nascosti alla massa, in modo che questa, abituata a seguire solo ciò che viene propagandato, creda ciecamente alle informazioni ricevute a scuola o in tv, e se ne affezioni. Ma un'informazione parziale, controllata e distorta a monte, è una falsa informazione. Infatti, quello che emerge come qualità della 'conoscenza certificata' dallo stato, è una desolante menzogna, un'approssimata visione della realtà che non corrisponde alla verità, delle vuote nozioni che investono solo la scorza delle questioni. Quando in particolari casi lo stato e la chiesa non riescono più controllare la diffusione della verità per mezzo della censura ordinaria, questi organismi autoritari perseguitano i pensatori responsabili, li ricattano, li denigrano, li puniscono, li ammazzano. 
Riuscite voi, come noi, a mettere in dubbio tutto quello che ci viene propinato e spacciato come 'conoscenza e verità'? Oppure siete troppo affezionati al Leopardi per poter prendere in considerazione altri autori? Non stiamo dicendo di eliminare Leopardi o Cartesio (due nomi a caso), ma di affiancare ai nomi propagandati il pensiero dei censurati (anche Pascoli era anarchico, ma non ve lo fanno sapere). Sulla schiavitù volontaria del popolo, ad esempio, ne parlava già nel XVI secolo Etienne de la Boétie; sull'autodeterminazione e l'emancipazione dell'individuo Max Stirner; sulla falsità della scuola e sui suoi meccanismi criminali ne hanno parlato -e ne parlano- parecchi pedagogisti, da William Godwin a Marcello Bernardi (guarda questo blog), passando per Ivan Illich, Sébastien Faure, ecc. E che dire di Giulio Cesare Vanini, filosofo di età barocca, condannato a morte perché diceva la verità, come Giordano Bruno e Galileo Galilei? Ecco, cominciate magari da Vanini, considerando tutti i limiti scientifico-cognitivi che la sua epoca gli imponeva, è un modesto consiglio, scaricate questo pdf. 



venerdì 30 novembre 2012

Scuole di Genova riunite in assemblee autogestite

Ci giunge un appello per la diffusione di questo comunicato. Le scuole di Genova hanno deciso di riunirsi in assemblee autogestite, e questo è il loro ultimo documento stilato. Ci informano anche che alle scuole di Genova si sono aggiunte alcune scuole della provincia di Imperia. La lotta, se tale è, si fa in autonomia, in àmbito collettivo, e al di là dei sindacati venduti. C'è solo un errore in questo comunicato: l'illusione di appellarsi al governo (con una semplice richiesta), cioè proprio a quelle istituzioni che hanno voluto e che vogliono una scuola da terzo mondo.

La notizia della chiusura di un paio di piani del Liceo Artistico Barbino per motivi di sicurezza sembra essere fatta apposta per fare capire a tutti ciò che docenti e studenti della scuola pubblica statale sanno benissimo da molti anni. La situazione da Terzo Mondo (con tutto il rispetto dovuto a chi ha meno di tutti noi) dell’edilizia scolastica si trascina ormai da decenni, senza che nessun governo l’abbia mai messa al centro della propria azione come dovrebbe fare chi abbia realmente a cuore la scuola pubblica statale. E invece che si fa? 
  1. La “spending review” ( forse si usa l’inglese per non dovere dire brutalmente tagli) prevede tagli per 173 milioni nel 2013, di 183 milioni nel 2014 e di 230 milioni nel 2015 (in totale circa 600 milioni), mentre vengono regalati ulteriori 223 milioni di finanziamento alle scuole private le quali, chissà perché, sono state escluse dalla suddetta spending review grazie ad un emendamento presentato dal Partito Democratico. 
  2. Si spendono (almeno a parole) milioni per digitalizzare la scuola, come se un po’ di tablets siano la panacea per tutte le difficoltà in cui la scuola pubblica statale si dibatte. Per un docente avere davanti ben più di 30 studenti per classe dotati di libro cartaceo o di tablets non fa alcuna differenza. 
  3. Si stanziano 600 milioni di euro nei prossimi due anni per tenere in vita la Ponte sullo Stretto s.p.a., costata già svariati miliardi per la progettazione di un’opera che tutti sanno non si farà mai. 
  4. Decine di miliardi verranno spesi per comprare decine e decine di aerei da guerra, i famigerati F35. (Nessuno si ricorda l’art. 11 della Costituzione?) 
E’ ora di dire basta ed è ora che lo dicano tutti i cittadini e non solo studenti e lavoratori della scuola. Chi ci governa si decida una volta per tutte a considerare la scuola una priorità e non soltanto un settore su cui risparmiare. La scuola deve tornare ad essere un bene comune di tutti.
Genova, 21/11/2012 

sabato 24 novembre 2012

giovedì 4 ottobre 2012

5 e 12 ottobre 2012, studenti tutti in piazza

Salvo eventi davvero significativi, di scuola non ce ne occuperemo più. Perché? Parliamo ad esempio degli studenti. Questi che dovrebbero essere i più energici e i più decisivi per abbattere il sistema, alla fine non vogliono affatto abbattere il sistema, vogliono solo un guinzaglio più lungo, hanno più a cuore l'iPhone e la loro squadra di calcio (i partiti di domani) che la voglia di unirsi per cambiare davvero le cose insieme ai lavoratori e alle altre categorie sfruttate. Il futuro dovrebbe essere loro, ma non sono in prima fila per averlo, salvo in questi giorni di protesta, ma sono giorni sparuti, rari, dove la protesta è preordinata. Si può preordinare la rabbia e manifestarla a comando in un unico giorno specifico? Istituiamo allora il giorno della protesta-studenti, facciamo prima. Gli studenti dovrebbero capire il senso profondo della scuola, cioè il vero ruolo (nascosto) che la scuola ha nella società, invece... essi pensano che la scuola, questo modello di scuola, magari con più materie e più laboratori, serva a farli diventare persone coscienti e savie, non si rendono conto che la scuola che essi difendono (con tutte le migliorie che vorranno) li porta ad essere schiavi di questo sistema, di questa società, perché la scuola, dice Ivan Illich, 'è l'agenzia pubblicitaria che ti fa credere di avere bisogno della società così com'è'. Lo dice Illich, lo dicono molti altri, lo dicono i fatti e la storia. E se la scuola non divulga neanche Ivan Illich, ecco cosa difendono gli studenti: il sistema, il guinzaglio, certo dorato, ma sempre guinzaglio. Ad esempio, non hanno neppure capito -salvo alcuni- che l'Invalsi non è affatto un metodo di insegnamento (essi pensano che l'Invalsi appiattisca le conoscenze, come se quel test fosse una lezione), non sanno invece che l'Invalsi è un misuratore dell'appiattimento che è già avvenuto nella scuola che essi difendono. E infatti gli studenti sono appiattiti, se non capiscono questo. E' vero, gli studenti si ribellano all'Invalsi, ma non per il vero motivo. E allora a cosa servono gli appelli da questo blog? Ormai a niente. Stiamo scrivendo solo per passare un po' di tempo, tutto qui. D'altra parte, quando le voci non vengono ascoltate (e da questo blog ne abbiamo lanciate parecchie), vuol dire che l'argomento non interessa. Perciò facciano pure, sarà per loro l'ennesimo buco nell'acqua, l'ennesima occasione perduta. Mi raccomando, dopo la protesta sorridente, tutti a casa a fare i compiti per domani.
E ce n'è anche per i docenti, pseudo umanoidi che non si accorgono neppure dei crimini che stanno compiendo sui loro studenti, quindi al nostro futuro. Lo sappiamo che gli studenti sono restii ad aprire i libri a comando (e hanno ragione da vendere), ma voi insegnanti, che dopo anni e anni sui banchi siete già allenati a studiare sotto comando, non vi incazzerete mica se adesso vi consigliamo QUESTO TESTO, per il bene di tutti. Ma no, voi, dopo anni e anni di schiavitù imparata a bacchetta, oggi non aspettate altro che manovrarla voi quella bacchetta, a vostro turno, su quegli studenti che impareranno ad obbedire, e poi a comandare come voi, in un circolo vizioso che queste proteste non potranno mai interrompere. Anzi, le alimentano. Chi è causa del suo mal...

PS. Magari qualche studente spaccherà una vetrina o farà qualcosa di eclatante, ma sarà solo 'per finire in televisione e su internet' (come si dice in questo articolo). Oltre alle azioni, ci vogliono proposte. Avete mai sentito parlare di scuole libertarie? No eh?
PERO' PERO', ATTENZIONE.
Un volantino è stato distribuito nel giorno 5 ottobre 2012, a Livorno. Ecco, questo è l'unico volantino che dice veramente come stanno le cose e spiega il vero ruolo della scuola. E' evidente che chi ha redatto questo volantino abbia conosciuto, seppur virtualmente o per studio personale, le scuole libertarie, che rappresentano la vera alternativa formativa per cui val la pena prendere manganellate. Un abbraccio a chi ha scritto QUESTE PAROLE.




venerdì 31 agosto 2012

4 settembre 2012, manifestazione dei precari della scuola

I toni trionfalistici dei media di regime circa l'annuncio del concorso per i docenti avranno anche imbonito la massa informe e acritica, ma non chi nella scuola ci lavora e conosce le cose. Quel concorso è una truffa per molti motivi, non ultimo perché si riservano posti a quelli che già operano da anni nella scuola e non si riassumono invece i 142 mila lavoratori licenziati dalla Gelmini. Le graduatorie non vengono prese in considerazione, che basterebbe seguire quelle per immettere in ruolo, anziché spendere una montagna di soldi pubblici per allestire le varie scenografie del terzo reich. Ma alla propaganda le scenografie piacciono e sono utili, anche per fare qualche marachella (noi ricordiamo gli scandali del concorso del 1999, dove tutti erano coinvolti in giri di mazzette). Ci sono le 'graduatorie ad esaurimento' (nel senso che ti esaurisci a starci dentro) e anche quelle definite 'di merito' (nel senso che bisogna davvero meritarsele certe disgrazie). Niente, come se non esistessero.
La cosa che imbestialisce è anche la sfacciataggine dei media che occultano il più possibile e marcano con un evidenziatore (verde marcio) quello che fa comodo ai regimi e a tutti i partiti. E non è cosa solo di oggi. Non è vero che dal 1999 non ci sono stati più concorsi, tutti i corsi abilitanti che si sono svolti in questi anni hanno avuto valore di concorso, a tutti gli effetti di legge (la loro stessa legge: n. 306 del 27/10/2000, art. 6 ter, e legge n. 40 del 1990 art.4 comma 2). Personalmente crediamo che non si debba più dare credito neanche alle virgole proferite da tv e giornali. Hanno fatto il loro tempo.
E se i precari della scuola vogliono 'pregare' i media di rettificare le informazioni, beh, noi non preghiamo nessuno, consapevoli che quelle preghiere siano parole al vento, noi semplicemente non crediamo agli altoparlanti dei governi e andiamo avanti con senso critico e analitico.
E sì, ci sarà un presidio dei precari a Montecitorio e al MIUR, giorno 4 settembre 2012, e là i precari impugneranno il bando di quel concorso, ma non sarebbe meglio impugnare anche qualcos'altro? Così, tanto per non fare la sceneggiata di sempre, per una volta. Perché è certo che la protesta non scalfirà nessun ministro, e neanche i sindacati che quel giorno andranno a rendere i loro reverenziali servigi a Profumo, e poi insieme al ristorante a pensare alla velina da dare alle varie redazioni.
I precari chiedono che vengano ritirati i tagli di ieri e di oggi, chiedono più onestà, chiedono trasparenza, chiedono ciò che è giusto, chiedono che tutti i precari vengano messi a ruolo. Chiedono, chiedono, chiedono... ma non sono in grado di prenderselo, chiedono che le loro richieste vengano ascoltate, non che vengano esaudite (così si legge in un comunicato), questo è il guaio, e perciò non avranno altro che fiele da bere, anche stavolta. Ma d'altra parte, non sono proprio loro, i professori, i primi a insegnare ai ragazzi la 'buona educazione' e il rispetto verso l'autorità e lo Stato? Mi raccomando, ordine e disciplina, senza dire parolacce e in fila per due senza discutere.

PS. che almeno i docenti dovrebbero sapere che anarchia non è caos e violenza. A buon intenditor... (ma sarà davvero 'buon'?).

target="_blank"
target="_blank"
target="_blank"

sabato 25 agosto 2012

Concorso docenti, ma non c'è niente da ridere

Qualcuno esulterà riguardo al concorso per 12000 docenti. I media fanno apparire la cosa come un grande passo avanti, ma non dicono che alla scuola servono ancora gli altri 130 mila licenziati dalla Gelmini. Il che significa esultare dopo che un puzzle di 142 mila pezzi è stato distrutto e ti ridanno indietro neanche un decimo dei pezzi. Ma non è tutto. I media nascondono la cosa più abominevole, la legge n.95 del 6 giugno, nonché il decreto Brunetta. Ecco fatta la scuola-azienda, dove gli studenti saranno oggetto di mercimonio (anche i più 'somari' avranno bei voti) per far ottenere al preside (e solo a lui) la retribuzione di risultato * (leggasi premio di produzione aziendale, ne parlavamo QUI), e tutto anche sulla pelle dei docenti che saranno perciò ricattati, classificati, controllati, normalizzati in un sistema militare e coercitivo. I vari ministri parlano sempre di merito per illudere tutti, ma qui di didattica e di pedagogia non se ne parla, ci sono soltanto logiche coercitive di mercato e di caserma. Anche 60 anni fa blateravano di 'merito', ecco i risultati fino ad oggi, e la strada per la distruzione dell'individuo e della cultura non è ancora finita.
L'Invalsi entra quindi a pieno titolo nel controllo della didattica, anche e soprattutto per punire i docenti (chi non vorrà essere punito dovrà barare con i voti, suo malgrado, ecco perché gli studenti avranno tutti dei bei voti). Se la scuola deve far parte di una classifica (ranking nazionale), e stare in fascia alta per ottenere finanziamenti, è evidente che i dirigenti scolastici faranno pressione sui docenti affinché questi diano voti alti anche i 'somari'. Arriva il registro elettronico, quello personale del docente, ogni voto dev'essere registrato con un netbook seduta stante, in classe, senza possibilità di ripensamenti; in termini economici ogni scuola risparmierà qualche centinaio di euro sui registri cartacei, ma spenderà molto di più per comprare i netbook, uno per ogni classe (costo medio per una scuola di 10 classi: 2 mila euro). Ne abbiamo parlato a lungo fin dal 2009 (VEDI), ma pare che ai docenti non importi nulla. D'altra parte quella del docente sembra essere una delle professioni meno combattive e molto affine alla logica del sistema, dato che sono proprio i docenti che, per primi e dopo i genitori, insegnano ai ragazzi ad obbedire senza fiatare. Ci stupiamo ancora dei mali della società? Stupiamoci piuttosto del fatto che sono proprio i cittadini (e la scuola) a volere questo schifo e a perpetuarlo.
* Ai dirigenti e al personale non dirigenziale che risultano più meritevoli in esito alla valutazione effettuata, comunque non inferiori al dieci per cento della totalità dei dipendenti oggetto della valutazione, secondo i criteri di cui ai commi 11 e 11-bis è attribuito un trattamento accessorio maggiorato di un importo compreso, nei limiti delle risorse disponibili ai sensi dell'art. 6, comma 1, del decreto legislativo 1° agosto 2011, n. 141, tra il 10 e il 30 per cento rispetto al trattamento accessorio medio attribuito ai dipendenti appartenenti alle stesse categorie, secondo le modalità stabilite nel sistema di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. La presente disposizione si applica ai dirigenti con riferimento alla retribuzione di risultato.



venerdì 10 agosto 2012

Scuola-caserma, arriva la legge Aprea

La scuola così com'è -cioè com'è sempre stata- non fa altro che perpetuare l'esistente, lungi dal volersi occupare di vera pedagogia, di creatività, di libertà, di cooperazione... anzi, tutto è basato sulla competizione e la divisione. Sicché, a detta di molti pedagogisti, la scuola andrebbe riformata in senso libertario. Ma le riforme marchiate dallo Stato vanno in un senso fortemente autoritario, quindi opposto al senso libertario (ovvio). Con la temuta legge Aprea (una signora di cui non si capisce il ruolo istituzionale, una tizia di cui non si capisce neanche perché lavori con tutti i governi e a nome di chi), arriva il colpo decisivo tenuto in serbo guardacaso in agosto. Non basterebbe già questo per capire che è tutt'un inghippo? Non si mira alla distruzione della scuola, questo sarebbe impossibile dal momento che proprio la scuola è il luogo più grande e idoneo per imparare ad obbedire senza fiatare e a distruggere la propria autostima, si mira invece alla destrutturazione degli organi decisionali interni e a imporre il modello competitivo anche ai docenti (per gli alunni c'è sempre stato). Non è tanto una questione di cultura o di conoscenza, ma di militarismo, di caserma, di corruzione, di nepotismo, di asservimento coatto e ricattatorio... tutte cose che verranno impacchettate e infiocchettate con la solita parolina magica, il merito, per cui ogni docente sarà ben disposto a fare le cose più infime per prendersi una medaglietta dall'autorità. Salute al duce e onori militari. Come volevasi dimostrare (sono anni che in questo blog lo denunciamo), a farla da padrone sarà anche il presidente dell'Invalsi, oltre che direttamente il ministro (quindi scuola di governo, non di Stato, sempre peggio). Ah... naturalmente la vostra 'democrazia' non prende minimamente in considerazione le opinioni di chi lavora nella scuola. Leggete almeno Ivan Illich per capire come vanno le cose e come invece dovrebbero andare.



sabato 5 maggio 2012

Un video sull'Invalsi, il quiz che appiattisce le coscienze e che spinge alla competizione

Ormai non sappiamo più come dirvelo, fin dal 2009 ve lo abbiamo cantato in dodici tonalità diverse. Tutto ciò che riguarda il progetto criminale dell'Invalsi potete trovarlo CLICCANDO QUI, dove abbiamo archiviato vari post a riguardo. Oggi è stato creato anche un video che alleghiamo, e vi assicuriamo che quel che viene detto nel video è ancora poco rispetto a quel che si cela davvero dietro l'Invalsi. Lasciate il questionario in bianco prima che l'Invalsi diventi obbligatorio per legge anche negli istituti superiori. E ci fa ribrezzo constatare che molti docenti ancora non abbiano capito o se ne freghino altamente anche del loro stesso destino: coloro che per vocazione o per scelta dovrebbero formare gli studenti al pensiero critico sono invece i primi ad essere passivamente asserviti al sistema. Vergogna a quei docenti!! Lo slogan recita 'valutati e non schedati'. Ma neppure la valutazione dovrebbe essere contemplata in una scuola che blatera di formare persone; ma la scuola mente perché è strumento del sistema: una persona in quanto tale non dovrebbe mai essere valutata, figuriamoci schedata! A meno che non si parli di merce o di futuri schiavi (quali siamo per lo Stato) valutati al mercato fascista del capitalismo. In questo caso, la scuola dovrebbe parlare chiaro agli studenti del suo 'progetto nascosto' (Ivan Illich).



domenica 12 febbraio 2012

Cos'è il 'valore aggiunto' stabilito dal ministro Profumo?

Il 'valore aggiunto' progettato dal ministero dell'educazione e dal suo cane da guardia Invalsi, non è altro che un'astuta formula che nasconde l'orribile occhio giudicatore sulle condizioni socioeconomiche degli studenti, e anche sui voti dati dai docenti, i quali, se non forniranno ai presidi la prova provata di un (sedicente) progresso dello studente, verranno penalizzati economicamente, bollati come 'fannulloni' e infine anche licenziati. E siccome i progressi di uno studente, in questo tipo di scuola ancora di stampo fascista, vengono dimostrati sulla base dei voti (orribile metodo discriminatorio), anche un bambino capirebbe che ogni docente sarà portato ad alzare arbitrariamente i propri voti, a prescindere dal grado di effettivo progresso dell'alunno. Guardate, di questo imbroglio targato Invalsi ne parlavamo già nel 2009 (QUI). Riguardo agli studenti, le prove Invalsi non soltanto rappresentano un test di appiattimento totale della personalità e della creatività che sono due dei baluardi della dignità di una persona che possa considerarsi tale, ma adesso con il 'valore aggiunto' gli studenti verranno catalogati in base alla ricchezza economica dei genitori e al loro posizionamento sociale. La discriminazione è grave, qui non si individuano e si esaltano le naturali differenze emotive e caratteriali degli individui, ma le differenze di classe (ricco/povero), come se la distinzione tra le classi sociali fossero condizioni date agli individui dalla Natura. Questa discriminazione, resa quindi pubblica, viene spacciata dallo Stato per 'valore'. Ecco a cosa serviva realmente la 'scheda genitori' dell'Invalsi, ma certamente a suo tempo le istituzioni avevano presentato questa schedatura del genitore come una cosa bella e giusta. Mai fidarsi! Riguardo ai docenti, come già detto, essi dovranno evitare di essere considerati improduttivi, fannulloni, perciò saranno costretti ad alzare i voti il più possibile. Ma da chi saranno costretti ad agire in siffatto modo? Soltanto dalla loro paura di finire con uno stipendio decurtato o licenziati? No, essi saranno sottoposti alle pressioni più o meno velate dei presidi (accade da tempo), ai loro ricatti. Perché un preside dovrebbe ricattare un insegnante? Perché i presidi guadagnano soldi in più se dimostrano che la loro scuola sforna bravi studenti. Capito? I presidi lavorano come se fossero in un'azienda dove esiste un premio di produzione, un extra chiamato 'retribuzione di risultato'. Tale mercimonio fatto sulla pelle degli studenti e degli insegnanti è lontanissimo anni luce dal concetto stesso di 'educazione' e di 'etica dell'insegnamento', anzi, non c'entra proprio niente, è una logica aziendale e aberrante anche quando è attuata nelle stesse aziende. Come può essere tradotto il tutto? Qual è lo scopo di tutto? Lo scopo è di natura politica ed economica, e non ha nulla a che vedere con l'istruzione e la conoscenza. In prima analisi è evidente che la classificazione degli studenti (ricco - povero) e dei docenti (produttivo - improduttivo) serva a creare quelle divisioni classiste care e necessarie a chi vuole governare ('divide et impera') e appartengono alle logiche razziali di ogni istituzione gerarchica e gerarchizzante, di cui la madre è ovviamente lo Stato. La discriminazione è da sempre un'arma del potere costituito. La discriminazione porta alla politica dello sfruttamento e al ricatto con il quale fare buoni affari sulla pelle dei sudditi. Sul piano economico, lo Stato guadagna denaro sonante dal decurtamento degli stipendi dei docenti considerati improduttivi. Non parliamo se i docenti vengono licenziati, abbiamo visto che per incassare 8 miliardi lo Stato ha ritenuto doveroso licenziare almeno 120 mila docenti. Ma cosa aspettarci da uno Stato che pone il capitale come unico obiettivo senza mai aver considerato la persona e le sue esigenze? Per fortuna, in Italia e in tutto il mondo si sta reagendo a questo tipo di 'educazione scolastica'. Esistono ben altre scuole dove si insegna l'umanità, il rispetto degli altri, la solidarietà, l'autonomia dell'individuo. E' la pedagogia libertaria, la più avanzata al mondo che sta prendendo piede, quella che lo Stato nasconde (ovvio) ai suoi stessi insegnanti. Diamole spazio. Gli studenti e i docenti non sono merce di scambio per i malaffari della corporation statale. Lo Stato è il problema, non la soluzione! Soldi pubblici ai presidi in cambio di facili promozioni. La 'scheda genitori' rifiutata da due genitori. Un articolo di Repubblica. Etichetta: INVALSI



lunedì 30 gennaio 2012

Kiskanu, una scuola tutta da vedere (per credere)

Volete entrare in una scuola anarchica per vedere cosa succede lì dentro? Volete vedere quante molotov vengono prodotte dai ragazzini ogni giorno? Se volete vi ci accompagno, così, tanto per fare un giretto nell'inferno, nel caos, nella violenza, nella disorganizzazione più totale, nel delirio di macchine da tortura, nel parapiglia delle lotte brutali contro i nonnini e le nonnine. Se proprio volete concedervi questa passeggiata per avvalorare tutto quel che pensate sull'anarchia, potete CLICCARE QUI e guardare il video.



mercoledì 2 novembre 2011

Scuola: 17 novembre 2011 sciopero degli studenti

In ogni piazza d'Italia scendono gli studenti per protestare contro il sistema. Una sorta di occupy-italy per dire no a tutte le ingiustizie causate dai vari governi, ricadute soprattutto sugli studenti perché a loro (quindi alla società) è stato rubato il futuro. Nessuna prospettiva di lavoro attende questi giovani, se non in nero, sfruttato, malpagato, ricattato, precarizzato. E' tempo di licenziare i governi. Tutti.
Le forme di protesta saranno assolutamente autonome e variegate, lontane da qualsiasi sindacato o partito. La libertà non ha padroni, non ne vuole. Quelle istituzioni che tenteranno di cavalcare la protesta, ergendosi anche a organizzatrici/tori, saranno allontanate dagli stessi studenti che, in linea con gli indignados di tutto il mondo, non vogliono assolutamente essere rappresentati dai partiti. Nessuna bandiera. Ripetiamo, la libertà non si delega. E' probabile che le proteste avranno la forma 'acampada', come sta accadendo in questi giorni a Trieste (occupytrieste).
Ma la protesta non pone in risalto soltanto i temi della scuola, è tutto il sistema che gli studenti respingono con forza. Le scriteriate manovre economiche di tutti i governi, le loro leggi, hanno fatto il gioco di sempre: il topo è sempre il popolo e il gatto è sempre lo Stato. E' tempo di invertire i ruoli, anzi, è tempo che non ci siano più ruoli, ma un'unica grande forza di popolo in autogestione e non delegante. Si può. Si deve. Il nuovo ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, oltre a lavorare al MIUR dal 2005, è stato nominato presidente del cnr proprio dalla Gelmini. E' tutto dire, nel segno della super continuità.

PS. Il 17 novembre del 1973 avvenne la strage del Politecnico di Atene, dove molti studenti vennero uccisi dai carri armati di Stato. Chiedevano Cultura, pane e libertà. E' giusto commemorare e onorare questi studenti che con il loro sacrificio fecero cadere una dittatura. Erano però inconsapevoli che di dittatura ce ne sarebbe stata un'altra molto più subdola, perché chiamata democrazia.




target="_blank"
target="_blank"
target="_blank"

sabato 1 ottobre 2011

I soldatini della scuola di piombo

La scuola, un modello ripetitivo simile ad una catena di montaggio, tempi prestabiliti, libri prestabiliti, materie prestabilite. Gli studenti non hanno diritto di scelta. Classi, cioè settori, cioè muri, pareti divisorie. Tutti al proprio posto, in quel settore prestabilito, in quel banco prestabilito, come l'operaio alla catena, come il soldato alla garitta. Campanella, stop veloce, cambio del nastro trasportatore. Avanti un altro prodotto, veloci che siamo indietro col programma. Pausa minima, giusto il tempo per pisciare (se è libero), vietato distrarsi troppo, altrimenti si rischia di pensare. Prof posso? Tutti attenti, c'è il comunicato, la circolare del preside, parla della 'centralità dello studente'. Si dovrebbe ridere? Scrivere sul diario sotto d*i*ttatura: 'L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro' (lavoro forzato, pensa Matteo). Si dovrebbe ridere? No, tu in bagno non ci vai, sei già andato prima. Fermo lì, non ti muovere altrimenti nota! Non parlare. Prima alza la mano. Chiedi sempre il permesso per buttare la carta. In piedi, entra il preside, non strisciate le sedie. Prendere il quaderno, controllo esercizi domestici. Tu hai preso 4, mentre lei è molto più brava di te. Domani tu non tardare come al solito. In fila per bene! Fine corsa, avanti col prossimo turno. Ogni giorno così, per anni, fino a che non sei dichiarato 'maturo'.

Per fortuna ci sono altre scuole

target="_blank"
target="_blank"
target="_blank"

mercoledì 14 settembre 2011

La cultura borghese nel sangue

Per ogni sistema statale non c'è niente di meglio che avere un popolo intriso di cultura borghese, conservatrice. Poniamoci la domanda: quanto siamo imbevuti di cultura borghese fascista? Moltissimo. Il fatto è che non ce ne accorgiamo (troppo abituati al sistema) e addirittura assecondiamo quella cultura in tutti i modi, anche se ci riteniamo 'progressisti', 'laici o laicisti', 'pacifici o pacifisti', 'antirazzisti' e quant'altro. Persino il nostro linguaggio è stato foggiato sul modello borghese, tanto è vero che tutto il teatro dell'assurdo intendeva -e intende ancora- denunciare il conservatorismo borghese anche lessicale.

Punizioni e premi.
Ma facciamo un esempio concreto, uno di quelli che obbliga ad ammettere: 'è vero, non ci avevo pensato'! Va bene, allora andiamo a scuola, quel luogo in cui i bambini vengono indottrinati e plasmati secondo il modello statale e gerarchico, borghese appunto. Cosa avviene normalmente nella scuola? Tra le altre cose nefaste, avviene che ci sono punizioni e premi. Concentriamoci solo su questo aspetto, le punizioni e i premi. Quand'è che un bimbo, uno studente, viene premiato? Soltanto quando egli dimostra di essere un perfetto scolaro (quando una classe è agitata, gli insegnanti sono soliti dire 'questa classe non è scolarizzata'. Orribile). Ma chi è, normalmente, considerato uno scolaro modello sotto il profilo disciplinare? E' quello che rispetta il più ossequiosamente possibile le leggi della scuola, cioé colui che diventerà presto -molto presto- il perfetto suddito dello Stato.

Il regolamento della scuola. Un esempio.
Quando uno scolaro alza la mano per chiedere il permesso di andare in bagno, normalmente la maestra loda questo atto di subordinazione e dice 'ma com'è bravo e educato questo bimbo, prendete tutti esempio da lui'. Il regolamento della scuola prevede che il fanciullo debba essere educato in quel modo. Allora soffermiamoci meglio su quanto è successo:
1) Lo studente, a seguito di un suo urgente e naturale diritto (e bisogno), deve chiedere il permesso per ottenerlo (anche noi, adulti cittadini, dobbiamo chiedere il permesso prima di ottenere -forse- quello che ci spetta di diritto. E ci sembra normale e giusto).
2) Quello studente chiede il permesso a una figura ritenuta superiore, perché nella cultura borghese solo una figura superiore ha il diritto di accordare o negare i diritti (anche noi, adulti cittadini, siamo circondati da un numero sterminato di superiori, ritenuti a torto tali. E ci sembra normale e giusto).
3) La figura del superiore ha un'arma (suona di caserma, vero?), cioé la penna e il registro delle note (e noi adulti sappiamo chi, nello Stato, possiede armi per punire. E ci sembra normale e giusto).
4) Se lo studente si dimostra corretto, forse riuscirà ad andare in bagno (anche noi, adulti cittadini, dobbiamo saperci controllare, non dobbiamo essere scortesi nelle nostre suppliche all'autorità, allo Stato. E ci sembra normale e giusto).
5) La maestra esorta (ordina) gli altri studenti di fare come il bambino obbediente (anche noi, adulti cittadini, conosciamo quelle figure autoritarie che ci esortano a seguire una morale borghese).

La cecità degli insegnanti e la difesa della cultura borghese.
Normalmente gli insegnanti sono ciechi rispetto a questo insano modello, non sanno intelligere l'imprinting che sortisce dagli atti di sperequazione docente-discente, che è esattamente uguale a quella tra padrone e schiavo, quindi tra lo Stato e il cittadino. Gli insegnanti non hanno alcuna idea del danno che compiono perché, anche loro imborghesiti, ritengono giusto e normale il modello gerarchico e gerarchizzante. Lo hanno assimilato da tempo, come noi. Allora guai a chi osa scalfire la tradizione fascista, nessuno tocchi la regola, la legge, il bon-ton... 'no no no, non si fa, cattivo bambino, guarda che ti punisco'! D'altra parte, se voi provate a parlare con un docente sulla questione disciplina scolastica e provate a indurli al ragionamento, le sole parole che questi docenti riescono a pronunciare sono una serie di stereotipi e di luoghi comuni, del genere 'la legge è legge', 'il regolamento va rispettato', 'la scolarizzazione anzitutto', 'l'educazione anzitutto', 'qui noi siamo educatori e abbiamo il dovere di far rispettare le regole'. STOP! Soffermiamoci su quest'ultima frase: 'qui noi siamo educatori e abbiamo il dovere di far rispettare le regole'. Ecco, normalmente avviene che di fronte a questa frase tutti ostentano espressioni di consenso e di soddisfazione, anche e soprattutto i genitori, come per dire: 'che brava quest'insegnante, complimenti, che giusto senso del dovere e di disciplina che trasmette a mio figlio'. Proprio come al militare!

Il senso dell'universalità della regola borghese.
Facciamo un rewind: 'qui noi siamo educatori e abbiamo il dovere di far rispettare le regole'. Forse non ci sarebbe nulla da ridire, se non fosse per quell'unica domanda che ogni bravo insegnante (o individuo) dovrebbe porsi e che invece mai si pone: quali regole? Perché questo è il punto. Non esiste LA regola in senso assoluto, la legge non è un comandamento divino inciso nella pietra, non siamo al tempo di Hammurabi (anche se nulla è cambiato da allora nel rapporto Stato-cittadino. Lo Stato viene ancora percepito come una super-realtà metafisica). Il fatto di pensare stoltamente, ciecamente, che le regole borghesi, dello Stato, siano le uniche possibili è uno dei peggiori drammi della società. Davvero sembra di assistere all'adunata di Hammurabi o del faraone nella sua liturgia della consegna delle leggi da parte del dio sole. O come vedere l'iconografia tradizionale di Mosè. Assurdo.

Ma allora quali regole bisogna seguire?
Ci sono scuole di altro genere, quelle libertarie (sono tantissime, ma vengono tenute nascoste dal sistema mediatico), queste scuole hanno altre regole, quelle che la comunità si dà o si toglie a seconda delle situazioni per ottenere l'armonia migliore nel gruppo (gruppo-scuola, non gruppo-classe, non esistono divisioni per classi, i bimbi sono liberi). E' infatti completamente sbagliato pensare che in anarchia si viva senza regole (chi lo pensa, ha ancora molto da imparare sull'anarchia). Nelle scuole libertarie, anarchiche, altrimenti dette democratiche (nell'accezione originaria del termine, cioé autogovernate senza delega alcuna), l'individuo cresce nella responsabilità, proprio perché la libertà anarchica non è sinonimo di caos, ma di autocoscienza di sé in rapporto all'armonia del tutto. Si tratta di applicare le regole umane, naturali, quelle che non pregiudicano, che non puniscono e non premiano, quelle che stabiliscono relazioni egualitarie e pacifiche, di costruzione sociale. Sono regole che nessuno scrive, mutano velocemente perchè mutevoli e variegate sono le situazioni, niente è assoluto e sacro, se non l'ideale di giustizia e di libertà. Questa è solo una sintesi in merito a questo tipo di scuole.

Quali risultati?
Gli studenti delle scuole libertarie mostrano una predisposizione all'amore fraterno, all'antirazzismo, alla cooperazione, al vero senso di responsabilità nell'autodeterminazione, nella decisione autonoma di ciò che è giusto fare o non fare in quel dato momento. Osserviamo un bimbo che impara nella scuola libertaria, egli non chiede il permesso per andare in bagno (se gli imponete questa regola forse vi riderà in faccia), egli va in bagno autonomamente e con assoluta responsabilità e solo quando ne ha effettivo bisogno, non vuole sorveglianti (e non ne ha) perché sa di potersi sorvegliare da solo, a meno che, di sua volontà, non ritenga giusto chiedere aiuto, che prontamente arriva dai suoi compagni. Nelle scuole libertarie si impara a essere veri individui, liberi, creativi, cooperativi, attenti all'ambiente e alle necessità di tutti. Nelle scuole libertarie non si allevano sudditi obbedienti, futuri borghesi -inconsapevoli di esserlo- deleganti del loro potere e della loro stessa vita. Le scuole libertarie sono tantissime nel mondo e anche in Italia, e la loro presenza ci sta dicendo solo una cosa: cambiamo sistema.

Nota: la pedagogia anarchica (libertaria) è ritenuta la più corretta, quindi è la più rinomata, come rinomato è stato Marcello Bernardi (scomparso da poco), il più importante pedagogista e pediatra italiano, anarchico, al quale intere generazioni di studiosi si sono rifatti nella stesura della nuova pedagogia. Ma quanti docenti lo conoscono o ne applicano i principii?

'target=
'target=
'target=

7 ottobre 2011, sciopero della scuola

Il progetto di smantellamento della scuola pubblica, da parte dei governi, procede noncurante di ogni cosa. Il piano mafioso della Loggia P2 va avanti anche sul versante istruzione. Ad aggravare ulteriormente ogni cosa è la manovra economica profondamente ingiusta e che colpisce a morte le classi sociali già disagiate, studenti compresi. Eppure, nonostante l'allargarsi del raggio d'azione criminale del governo a tutti i settori della società, questo sciopero continua ad essere settoriale, della scuola. Se fossimo un Paese fatto di persone assennate, anzitutto parteciperemmo a questo sciopero anche se fossimo metalmeccanici o disoccupati, in secondo luogo smetteremmo definitivamente di eleggere parassiti che si vantano di poter debellare i parassiti in carica. Se le rivoluzioni passano attraverso la presa di coscienza del popolo, noi del blog avremmo voglia di farvi sapere in che modo gli studenti vengono sfruttati (come scatole di piselli) in cambio di un assegno aggiuntivo dato ai presidi. E nessuno ne sa niente (vedi qui). E chi lo sa, tace per omertà. In barba alla dignità degli studenti, alla conoscenza, al futuro di un intero Paese! Scioperiamo per questo, anche.
Questo è l'ennesimo sciopero settoriale, il governo se ne fotterà altamente, e continueremo a vedere manifestanti che sono ben lungi da avere l'espressione arrabbiata come i fanciulli ritratti nell'immagine. E finché la maggior parte delle persone continuerà a partecipare agli scioperi con il sorriso sulla bocca e lo zucchero filato, ogni governo potrà dormire sonni tranquilli. E non buttate cartacce a terra che è maleducazione. Alè, in fila per due senza fiatare!

Il comunicato Unicobas
L'appuntamento è anche a Roma per il 15

A tutti gli studenti: ma che ci fate in una scuola così? (vedi)
Esprimete la vostra opinione nel nostro nuovo sondaggio, sotto il blogroll.

target="_blank"
target="_blank"
target="_blank"

martedì 13 settembre 2011

Soldi ai presidi. Svelato il mistero delle promozioni facili a scuola

E' giunto il momento di far cadere il velo di omertà e di dire le cose come stanno. Premettiamo subito che ogni eccezione conferma la regola imperante, quella che vede le scuole di ogni ordine e grado favorevoli alla promozione facile.
Non abbiamo timore di affrontare brutalmente il discorso partendo addirittura dalla fine, cioè dal motivo per cui si promuove facilmente, sta a voi, poi, scegliere se leggere l'intero post per capirne lo squallido e immorale meccanismo: i dirigenti scolastici vengono forniti di un ulteriore riconoscimento economico se dimostrano all'Invalsi e al Ministero di aver raggiunto l'obiettivo di missione e di leadership' (così lo chiama l'Invalsi). L'obiettivo dei governi - alla fine dei conti e dopo aver capito il senso più profondo del documento Invalsi - è quello di produrre il maggior numero possibile di studenti promossi, non necessariamente utilizzando criteri qualitativi, vedremo perché. Il resoconto si produce ogni tre anni. Insomma, esiste un vero e proprio premio di produzione consegnato ai presidi in busta paga, il cui nome tecnico è 'retribuzione di risultato'. Questo deleterio sistema di produzione a cottimo è pressoché sconosciuto, non se ne sa nulla neanche all'interno delle scuole stesse, tra la maggioranza dei professori, e noi abbiamo impiegato qualche tempo prima di riuscire a trovare il documento ufficiale dell'Invalsi in oggetto (trovate il link a fine post).
Siamo di fronte a uno squallido mercato che si compie alle spalle e sulla pelle degli studenti, dei docenti, delle famiglie e sul futuro della società. Tutto viene coperto da un altro obiettivo che è quello di dimostrare che la singola scuola è piena di studenti. Ci pare evidente che una scuola affollata, oggi, è quella dove si studia di meno e si promuove con più facilità. E' questo un bieco scambio di favori tra il sistema-Stato e il sistema educativo nazionale che si concretizza nella figura del/della preside. Promuovere chi non sa niente conviene allo Stato, ai governi, a questo sistema. Ma certo, soldi in cambio di ignoranti e, si sa, è molto più facile ingannare e governare gli ignoranti. Quanto vale il suddito di domani? Quanto percepisce un dirigente scolastico da questa triste e squallida compravendita? A noi non importa sapere la cifra, foss'anche 1 miliardo, perché davvero non c'è danaro che possa giustificare una simile operazione di stampo mafio-aziendale.
In questo blog abbiamo sempre messo in guardia i professori dai veri scopi nascosti dell'Invalsi (vedi), ed è infatti questo istituto, comparso dal nulla, ma che incombe come un macigno sui professori più che sugli studenti, ad essere promotore -insieme ai governi- del sistema di valutazione dei dirigenti scolastici. Eh sì, adesso sapete anche voi che i presidi vengono valutati sulla base dei loro risultati di produzione. L'Invalsi prende a tutti gli effetti il posto del SIVADIS (Sistema di Valutazione Dirigenti Scolastici).
Ora, se i presidi fossero tutti onesti, quando si parla di 'produzione' essi dovrebbero intendere soltanto l'effettivo numero di studenti licenziati con merito. Ma promuovendo solo i meritevoli, i presidi rischierebbero di vedere la loro scuola inserita in una fascia più bassa della graduatoria. Graduatoria? Fascia? Proprio così, se ancora non lo sapete ogni istituto scolastico è monitorato e inserito in una fascia di merito (o di demerito) e questo cosiddetto 'merito' viene stabilito seguendo criteri di quantità più che di qualità (per 'il sistema' la qualità consiste soprattutto nella quantità di prodotto finito e consegnato). Perciò un preside onesto rischia davvero di far retrocedere l'istituto in graduatoria e di non percepire alcun premio di produzione (noi preferiamo chiamarlo così, perché tale è). Allora è meglio promuovere, comunque. Tutto ciò ci sembra molto più che squallido e atroce. (En passant, sapete che i presidi hanno anche assegni definiti 'ad personam', oltre a tutto il resto?)

Cosa succede concretamente nelle scuole?
Naturalmente vige l'omertà assoluta, i dirigenti scolastici non svelano il vile meccanismo e i professori non si spiegano come mai vengono esortati ad alzare i voti e a promuovere. A giustificare tale esortazione da parte dei presidi (a volte esposta ai docenti sottoforma di minaccia velata o di ricatto nascosto) non è certo il documento dell'Invalsi esposto sulle bacheche delle aule-insegnanti (magari!), è invece un assurdo metodo di persuasione che spazia dal classico 'questo alunno ha grossi problemi a casa, va aiutato', al 'noi rischiamo di buttare in mezzo a una strada un ragazzo, con tutti i pericoli che ci sono...'. Ma che belle parole, eh? Il più delle volte sono scuse, ma sembrano dette da chi fa dell'etica l'impianto stesso della sua vita. Peccato che questa bella etica svanisca al sol pensiero dell'incasso della busta paga.
E allora, dato che durante gli scrutinii -a quanto ci dicono- pare si debba assistere ad esortazioni presidenziali (dolci diktat) come quelle succitate, ci pare il caso di fornire ai docenti quantomeno un suggerimento che suona come una provocazione: a settembre, quando scriverete il Piano dell'Offerta Formativa, è inutile che voi presentiate lunghi, meticolosi e meravigliosi obiettivi a carattere didattico-culturale, limitatevi a scrivere un unico obiettivo per i vostri studenti, quello che maggiormente viene tirato in ballo dai vostri presidi, ad esempio 'saper affrontare i problemi familiari, la malattia del nonno come l'eventuale divorzio dei genitori (et similari)'. Così è molto più coerente, farete contento il dirigente scolastico, e sarete a posto sia con l'amministrazione, sia con vostra coscienza. Forse.

E' tutto dire:
Dalla lettura del documento Invalsi emerge che l'obiettivo prioritario è quello di (testuale) 'regolare il sistema prima di una sua applicazione generalizzata'. E su 'generalizzata' c'è una nota [3] del MIUR che riportiamo in stralci:

'...la gestione del sistema... richiede... tempo per consentire al sistema di essere compreso, accettato, fatto proprio...'
Traduciamo: il sistema di valutazione (come se si parlasse di bovini al mercato) è così innaturale e immorale che necessita di tempo perché venga ben accettato e digerito (dai tre stomaci dei bovini). E inoltre -prosegue la piccola nota- ogni elemento della scuola deve essere sorvegliato e, se necessario, modificato affinché non vi siano 'aree della procedura che non risultino funzionali alla prova sul campo'. Come dire, nessun granello nell'ingranaggio. Insomma, tutti hanno già il mitra puntato sulla catena di montaggio. Studenti come rubinetti: più ne produci, più ti pago!

Il documento dell'INVALSI (da stampare e appendere in tutte le scuole)

target="_blank"
target="_blank"
target="_blank"

sabato 3 settembre 2011

UK - Soldati nelle scuole per insegnare l'ordine e la sudditanza

Siamo nel Regno Unito e la proposta comincia a scandalizzare molte persone. Il ministro dell'istruzione Michael Gove ha deciso (ovviamente per tutti, come democrazia e monarchia impongono) di implementare le materie scolastiche con lezioni di autorità militare, inoculate ai giovani da ex soldati britannici. Questa decisione, a detta del ministro, servirebbe a contrastare gli episodi di disobbedienza degli studenti che, sempre secondo il ministro inglese, non sarebbero più in grado di rispettare le regole.
La verità ovviamente sta da tutt'altra parte. Intanto diciamo subito che questa scellerata decisione arriva dopo le rivolte del popolo inglese contro le ingiustizie del governo. E questo progetto buttato sul tavolo mediatico, un progetto ad orologeria svizzera, si configura come il primo mattone d'avanguardia per quello che i nostri nipoti valuteranno come una cosa normale.
Chi conosce l'anarchia sa che l'idea di militarizzare la scuola è cosa tanto folle quanto logica in questo sistema-Stato basato sulla gerarchia in ogni settore. Lo scopo è certamente quello di controllare e reprimere sul nascere non soltanto le azioni, ma persino I PENSIERI che si oppongono al sistema-Stato. Così i giovani virgulti vanno educati all'ordine, al LORO ordine, prima che la situazione sfugga di mano. La decisione serve anche per migliorare il controllo preventivo sull'essere umano schiavizzato, statalizzato, normalizzato, imbonito. Nel progetto criminale non possono mancare anche le pene corporali che potrebbero perciò essere reintrodotte nelle scuole britanniche.
La pedagogia ufficiale naturalmente non fa una piega, eppure la stessa pedagogia di Stato, a suo tempo, aveva espresso il suo parere negativo in merito all'educazione dei giovani a forza di pene corporali. Ma è notoria anche l'ipocrisia di certi percorsi educativi. Di fatto la scuola ufficiale non ha bisogno di soldati e manganelli, poiché insegna già l'ordine, la disuguaglianza, la gerarchia, la divisione sociale, la sudditanza e la reverenzialità nei confronti dell'autorità, sua santità lo Stato.
Invece quel che non si conosce è l'altra pedagogia, quella del circuito internazionale libertario. Migliaia di scuole in tutto il mondo (e anche in Italia) che insegnano ad essere liberi, solidali, esseri umani nel vero senso della parola, persone con un forte senso della propria coscienza critica e responsabile, creativa. Scuole basate sugli insegnamenti di grandi pedagogisti e intellettuali (Sébastien Faure, William Godwin, Francisco Ferrer, Lev Tolstoj, Louse Michel, Maria Lacerda de Moura, Paul Goodman, ecc). Questi nomi, a parte Tolstoj, non vi diranno nulla perché puntualmente censurati dalle... scuole ufficiali, appunto! Ma sono questi i cervelli ai quali bisognerebbe fare riferimento nel campo dell'istruzione e non solo. Le scuole libertarie sono altissimi esempi di umanità e di giustizia, di intelligenza e di uguaglianza vera (non quella predicata bene e razzolata malissimo nelle scuole ufficiali), dove solo l'idea proposta da quel fanatico di Michael Gove sarebbe bandita all'unanimità, semmai spunto per una grossa risata generale.
Ma dato che la pedagogia libertaria viene tenuta ben nascosta (così come la politica anarchica) per difendere le menzogne del pensiero unico dominante, temiamo che i nostri nipoti e pronipoti, davvero, troveranno un giorno normalissimo il fatto che in cattedra salga una divisa a impartire punizioni e regole assurde di rispetto di stampo borghese autoritario e militare, o che esista in ogni plesso scolastico persino una cella punitiva con tanto di sbarre allo spioncino e una sentinella preposta al controllo coatto.
Buon pro' vi faccia

'Non c'è al mondo un più sincero oggetto di pietà che un bimbo terrificato, da ogni occhiata che guarda con ansiosa incertezza i capricci di un pedagogo' (William Godwin)

target="_blank"
target="_blank"
target="_blank"

giovedì 30 giugno 2011

Scuola pubblica ancora nel mirino del governo

La supermanovra da 44 miliardi (!) andrà a colpire anche la scuola pubblica, ancora, inesorabilmente, senza pietà. Gli attuali insegnanti di sostegno, gli ultimi rimasti, verranno gettati nella spazzatura e sostituiti dai docenti non specializzati, molti istituti saranno costretti ad accorparsi per assecondare il volere del governo, quindi per far diminuire il personale. Anche gli scatti stipendiali saranno bloccati (ancora). Questo ed altro succederà alla scuola, dopo che questa ha già subìto il più grande licenziamento di massa della storia italiana.
Naturalmente la strategia del governo è sempre la stessa: negare anche l'evidenza. E infatti la Gelmini nega, salvo poi, a cose fatte, arrampicarsi sui vetri per giustificare l'ingiustificabile e... fottersene come ha sempre fatto.
Niente paura, cara Gelmini, anche il popolo italiano se ne fotterà e si lascerà governare, convinto che non vi sia niente di più terribile della libertà (quella vera). Dormi tranquilla, Gelmini, gli italiani sono dei bravi servi a cui piace il bastone. Le proteste? Innocue processioni.

PS. Naturalmente lo Stato non si fa mancare i soldi per le armi. 14 miliardi sono destinati all'acquisto di 131 cacciabombardieri. Lo fanno per il nostro bene, che credete? Viva la guerra, abbasso la cultura. Vi colpisca un fulmine!

target="_blank"
target="_blank"
target="_blank"

mercoledì 22 giugno 2011

Errori Invalsi: la protesta degli insegnanti in una lettera aperta

Nel post di ieri esortavamo gli insegnanti a mandarci le loro lamentele in merito al clamoroso errore dell'Invalsi. Quella che segue è la lettera dei docenti di un Istituto Comprensivo che noi pubblichiamo ben volentieri.
I docenti della Commissione per gli Esami di Stato dell'Istituto Comprensivo di Riva Ligure e San Lorenzo al mare esprimono la loro indignazione per come si sono svolte le valutazioni delle prove INVALSI a causa , prima di segnalazioni di errori nelle risposte fornite da parte del Ministero durante la correzione delle prove stesse e, nel finale, ad operazioni concluse, con la richiesta di inserire in nuove griglie i risultati ottenuti.
Fanno presente che:
- Chi si dedica esclusivamente a queste attività, cioè gli esperti INVALSI, prima di inoltrare griglie di correzione e maschere per la valutazione , avrebbe dovuto testarle e ritestarle su vari campioni rappresentativi per rilevarne le eventuali incongruenze.
- Dal confronto delle valutazioni emerse con l'inserimento dei dati risultati dalla correzione degli elaborati nella prima maschera fornita e poi con l'inserimento degli stessi dati nella seconda maschera fornita il giorno dopo, è risultato che alcuni 10 siano diventati 9 !!! e che alcuni punteggi abbiano subito modifiche incomprensibili ( ricordiamoci che i dati inseriti erano sempre gli stessi!), passando ad esempio da 2 a 22 e , viceversa, da 50 a 45 nella prova di Italiano!
Cos'è successo? E' stato evidentemente modificato il criterio di valutazione , ma perchè?
Non ci pare un fulgido esempio di professionalità da parte di chi si erge a giudice “docimologicamente” ineccepibile della preparazione degli alunni italiani.
- I docenti sono stati sottoposti a turni massacranti di correzione al computer ( provare per credere signori ispettori ed esperti!) e l'indomani, senza nessun rispetto per la loro professionalità sono stati obbligati a ripetere le operazioni.
Ma in casi di questo genere, ricorrendo a un po' di umiltà dopo aver fatto la frittata, non sarebbe stato più opportuno affidare alle Commissioni e ai loro Presidenti, il compito di trovare una soluzione atta a contenere, limitare eventuali errori nell'attribuzione dei voti che potessero penalizzare i candidati?
I docenti si sono sentiti trattati come “decerebrati operatori” e non come “ professionisti” che conoscono la valutazione per averla praticata, al meglio della loro preparazione, per anni.
In conclusione, vale la pena di spendere tanti soldi e tante energie per ottenere questi risultati? Tutto questo non è svilente per una Scuola dell'Obbligo alla quale , quotidianamente, vengono attribuiti un sacco di nuovi compiti con relative responsabilità e sempre meno risorse?
La responsabilità di questa clamorosa “debacle”, infine, chi se la assume e con quali riflessioni e conseguenze?

Francesca Fossati


target="_blank"
target="_blank"
target="_blank"

.

Post in evidenza

Società gilaniche: le floride comunità senza Stato. L'anarchia durata migliaia di anni

Attenzione! Questo post, da diversi anni, viene distorto nel suo vero senso, strumentalizzato e interpretato in modo opportunista da parte ...

I nostri 10 articoli più letti