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lunedì 8 aprile 2013

Progresso del sistema, regresso dell'umanità

L'umanità sarà intrappolata dal potere statale per molte migliaia di anni ancora. Questo per effetto di una centralizzazione burocratica che riguarda aree sempre più grandi del pianeta. Nell'antichità neolitica, laddove l'evoluzione umana ha avuto i cambiamenti più repentini seguendo il senso libertario, le comunità erano ristrette e in relazione solidale tra loro. All'interno di ogni comunità, le esigenze rappresentavano quella 'problematizzazione' che poneva l'essere umano in un cammino evolutivo di autonomia e di progresso. E ancora le comunità medievali, soprattutto quelle poste al di fuori delle cinte murarie, potevano godere di una certa libertà in un rapproto reticolare solidale (v. Kropotkin). Con l'imposizione degli stati nazionali (XVI sec.), la scala del dominio si fece più ampia, e il controllo sulle persone divenne capillare per mezzo di istituzioni locali, ma che facevano tutte capo ad un unico governo centrale. La Francia risente ancora fortemente di questa struttura geogerarchica. Le costituzioni, che ancora oggi rivestono di una patina retorica la pillola amara del giogo, si rendono ancora più farsesche e contraddittorie, giacché gli stati-nazione sono sottoposti agli ordini sovrannazionali del capitalismo. E più la scala gerarchica è ampia, meno contano i singoli individui, i quali sono sempre più lontani dall'esercitare un seppur flebile controllo sul potere, sempre più divisi tra loro, e in cerca di soluzioni antistoriche, antiumane, e fatalmente fallimentari. 

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sabato 9 marzo 2013

La massa in quanto tale ha il numero, ma non la ragione

La gestione statalizzata e gerarchica delle masse è talmente paradossale che le cose generalmente considerate giuste sono in realtà profondamente ingiuste e disumane. Ci fanno trascinare in mille e mille paradossi, e più la gente tenta di porvi rimedio -attraverso la legge del sistema, perché solo quella conosce e solo a quella crede- più non si riesce a venirne fuori. Pensiamo anche al paradosso della maggioranza, che poi è sempre condizionata dai media, e che non pensa mai autonomamente proprio perché è massa. Una maggioranza non può che avere come vittima la minoranza che essa stessa crea. Nel sistema statale e competitivo non si aspetta altro di vessare le minoranze per sentirsi superiori. E le minoranze non aspettano altro di diventare maggioranza più per vendetta che per altro, vendetta davvero infantile. Allora tutti corrono verso la maggioranza, e chi si pone su quel carrozzone si bea di appartenere all'alto numero, pensando così, solo in 'virtù' di un numero, di dimostrare una propria superiorità di pensiero o di critica sociale. In realtà è esattamente tutto il contrario. Il fatto stesso di essere una maggioranza che crea una minoranza è una cosa ignobile, e pure ipocrita, visto che poi la maggioranza è anche quella che, nella retorica democratica, dice sempre di voler difendere i diritti delle minoranze. In questo senso è più coerente la dittatura palese, dove l'oppressione delle minoranze è accettata, condivisa, ostentata e premiata. La sedicente democrazia ha l'aggravante del paradosso e dell'ipocrisia. Diceva anche Faber: 'le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi, e dire: siamo 600milioni, siamo 1miliardo e 200milioni... e approfittando del fatto di essere così numerosi pensano di poter essere in grado, di avere soprattutto il diritto, di vessare, di umiliare le minoranze'. 
Se un popolo volesse davvero la propria unità, farebbe anzitutto in modo di non formare subalternità e spaccature, bandirebbe le competizioni. Ma a quel punto dovrebbe bandire anche il sistema e, prima ancora del sistema gerarchico, la cultura sistemica dominante. Roba per pochi coscienti. Roba da minoranza ribelle e fierA. 

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mercoledì 12 dicembre 2012

Dalla persona allo schiavo

Che cos'è la persona? E' un individuo irripetibile, quindi prezioso, con le proprie caratteristiche psicofisiche e le proprie particolari necessità vitali. La persona si caratterizza per tutta una serie di libertà che la rendono autonoma nel suo manifestarsi e pienamente cosciente della propria esistenza, della propria morale, e della propria autodeterminazione. Tali libertà e tali prerogative finiscono allorché la persona demanda a un'altra persona la gestione della sua vita, dei suoi bisogni, dei suoi ritmi, del suo lavoro, della sua educazione, e crede di dipendere in tutto dai codici esterni imposti con il ricatto, con la forza, con l'inganno. A quel punto la persona finisce di essere tale e diventa, di volta in volta, 'cittadino', 'elettore', 'consumatore', 'contribuente', cioè un ruolo sociale, una bandierina al vento della massificazione, un ingranaggio del sistema, una pedina in mano all'apparato delegato, carne da cannone, carne da produzione capitalista, uno strumento di quanti, a turno, vorranno sfruttarlo per un proprio tornaconto.
La persona che nasce e cresce in un contesto sociale dove ogni sua ormai ex libertà dev'essere continuamente mendicata, trova del tutto naturale -anzi magnifica- l'organizzazione politica in cui si trova, tuttavia chi detiene il controllo dei codici comportamentali e il dominio sulle libertà degli individui, non allenta mai la presa, e programma continuamente la sua opera di convincimento, secondo cui non esiste altro modello di gestione sociale, generatore di presunta 'civiltà', di sedicente 'progresso', di illusoria 'giustizia, e di inesistente 'libertà'. Qualsiasi altra forma di gestione sociale è bandita o demonizzata, soprattutto quella forma capace di ridare al cittadino la sua dimensione umana di persona, con tutte le sue naturali libertà e prerogative: l'anarchia.
Le forme e i mezzi di convincimento perpetuo affinché i cittadini rimangano convinti della necessità di delegare le proprie libertà sono moltissime e variamente adattate alle circostanze culturali e storiche: dalla censura sistematica, al modello familiare, dalla scuola, ai media, dall'atomizzazione dell'unità del popolo, al progressivo abbrutimento dato dallo sfruttamento dei sentimenti (compresi quelli mistici) e dal funzionamento costante di tutti questi meccanismi.
L'artificio è tragicamente geniale. Si tratta di fare in modo che il cittadino, privato delle libertà e succube del sistema, invochi l'intervento del sistema stesso per la risoluzione dei suoi problemi. E' un circolo vizioso. Più il sistema predispone la società al crimine attraverso la coercizione data dalle sue leggi, più il cittadino invoca le leggi del sistema per porre termine ai crimini. Geniale. E' il sistema mafioso, allorché uno sgherro arriva nel quartiere a dettare la sua legge, intimorendo tutti e a riscuotere il pizzo, ma dove chi nasce in quel clima e in quel sistema (senza che gli si dia l'opportunità di conoscere altro) trova tutto assolutamente normale, e anzi, aiuta lo sgherro votandolo, lodandolo, perpetuando quel sistema mafioso, nella ingenua credenza che lo sgherro sia lì davvero a protezione del cittadino e delle sue libertà. Non è tutto, è come se lo sgherro mafioso, dopo aver intimorito tutti (si governa innestando la paura) diffondesse nel quartiere la diceria secondo cui qualsiasi altro sistema che non preveda la sua gerarchia e le sue leggi sia un male assoluto. E tutti ci credono. Geniale.
Da molto tempo siamo arrivati a un punto storico veramente paradossale, perché se da un lato proprio la Storia ci informa che non è mai esistito un governo che abbia ridato la libertà alle (ex) persone, dall'altro lato la storicizzazione non ha fatto altro che dogmatizzare il sistema. Ecco perché siamo di fronte a una moltitudine di sudditi lamentosi, ma sempre pronti a difendere il loro padrone. Ecco il paradosso. Lo schiavo si lamenta degli effetti dello Stato, ma poiché per lui lo Stato è diventato una religione, quindi qualcosa che si è innestato nei livelli più profondi della coscienza emotiva, lo difende a spada tratta. Lo Stato ne approfitta anche per mandare lo schiavo a morire in guerra, il quale va, convinto di farlo per una propria causa, ignorando -o volendo ignorare- che la libertà millantata dallo Stato è sempre menzogna, ormai storica, è solo l'ingrasso dei padroni a spese del popolo.
Ai sudditi qualche consiglio: non cascate nella trappola, non credete alle parole dello sgherro mafioso, state alla larga dai cercatori d'oro (l'oro -per loro- siete voi), state alla larga da chi vi vuole dividere, siate solidali, leggete l'anarchia e troverete tutto ciò che vi occorre sapere. E al bando i pregiudizi.

'Non regalate terre promesse a chi non le mantiene'
(Faber)
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sabato 23 giugno 2012

Le strade dell'odio sociale

E' sorprendente notare come le persone che fino a ieri stavano in mezzo al popolo, una volta giunte al soglio governativo (elette o no) imparino immediatamente ad essere contro lo stesso popolo. Da ciò si evince che non è mai l'uomo a cambiare lo Stato, ma esattamente il contrario. E' il tragico gioco gerarchico, quello che ci insegnano fin da quando siamo in fasce, dove a valere non è mai la persona, ma il ruolo che essa ricopre. Non è un caso che il sistema educativo nazionale e la mentalità borghese insegnino ai bambini a competere per ogni cosa e ad ossequiare i ruoli e le posizioni sociali. Il pensiero unico imposto attraverso la scuola e i mass-media non fa altro che allenare ogni individuo all'obbedienza nei riguardi di qualsiasi autorità, facendo annegare nel mare dell'oblìo tutti i valori umani che possiede una persona in quanto tale. Così l'essere umano soccombe in favore del ruolo, del mestiere, della posizione nella scala gerarchica. E tutti ambiscono ai ruoli, anziché ad essere persone.
La società che riceve questo imprinting non potrà far altro che alimentare la cultura del dominio, quindi dell'aggressività, sia in chi esercita l'autorità, sia in chi la subisce. Va da sè che, in questo modo, i crimini diventano persino fisiologici e sistemici, facendo apparire questo perverso meccanismo normale, naturale. E' sufficiente che un alunno venga eletto capoclasse perché quell'alunno, imbevuto di cultura del dominio (i bambini copiano il comportamento delle loro maestre), diventi immediatamente autoritario nei confronti dei compagni, così come un semplice condòmino eletto amministratore di un palazzo, o un impiegato nominato vice-qualcosa o capo-qualcosa, fino a vedere una semplice professoressa universitaria diventare ministro e distruggere in un attimo i diritti dei lavoratori conquistati in cento anni di lotte. Figuratevi dei massoni mafiosi, già ricchi di loro, borghesi dalla nascita, quindi distanti dal popolo, che si fanno eleggere a capo di un partito per mirare al vertice della piramide del comando. E nell'ottica dell'azione elettiva di un popolo per un governo, onestamente non crediamo che sia più responsabile e integerrimo un popolo che si autopunisca, piuttosto che un popolo punito da parte di un governo non eletto. Sarà un caso che la Chiesa insegni che l'autopunizione è cosa buona e altamente morale? Senza giustificare né l'uno né l'altro tipo di governo, è assai più miserevole e indegno un popolo che elegge di suo pugno chi lo dovrà bastonare. Tutto ciò è aberrante e innaturale, lo diceva anche Erich Fromm che sul tema della presunta aggressività umana si è espresso molto chiaramente (QUI).
Quando l'essere umano avrà capito di essere stato imprigionato in un meccanismo malato e perverso, comincerà una nuova èra di pace, di giustizia, di libertà, riprendendo il felice discorso interrotto 3000 anni fa. Ma l'essere umano non c'è più, al suo posto ci sono soltanto ruoli e medaglie da conquistare. Ogni podio contiene l'idea di ingiustizia e di fascismo.

'Nessun uomo ha ricevuto dalla Natura il diritto di comandare gli altri' (Denis Diderot).

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sabato 7 aprile 2012

La Lega è la qualità emergente del sistema

La sociologia conosce bene l'argomento, ma i sociologi imbavagliati per danaro non parlano di certe cose. E' evidente che un partito come la Lega Nord non è altro che il risultato dell'azione dello Stato sulla filogenesi culturale di un popolo.
Quante volte leggiamo o sentiamo dire che i leghisti sono degli ignoranti e dei burberi? I fatti non smentiscono certo le voci. Ma non è forse vero che sia proprio lo Stato a volere tutto il popolo ignorante e burbero? La cosa era diventata palese soprattutto con la riforma Gelmini. Tutti a dire: 'ci vogliono ignoranti per governarci meglio' e cose del genere. Sapete, ci sono punti fermi nel processo di costruzione della società che non possiamo dimenticare e che bisogna saper cucire con un filo logico, se vogliamo comprendere chi siamo e perché siamo in quel determinato modo. Perciò, alla luce di una verità incontestabile, e cioè del fatto che è lo Stato a volere il popolo ignorante e burbero per poterlo sottomettere, è doveroso affermare che esso, lo Stato, non solo ha creato la cultura necessaria alla nascita della Lega Nord, ma si compiace anche del proprio lavoro. Era ciò che lo Stato voleva, perché la sua stessa natura è la forma-madre della Lega e di tutto ciò che essa rappresenta. E secondo noi questo lavoro sotterraneo dello Stato di imbarbarimento sociale, continuo, inesorabile, è la cosa più importante da rilevare, al di là dei singoli episodi criminosi di cui la cronaca è piena e di cui il popolo si nutre, deviando la sua attenzione dal problema di fondo.
Un sistema statale che vive esclusivamente per sottomettere gli individui con l'inganno e con la forza per trarne profitti, non vorrà certo attribuire a questi ultimi il privilegio del funzionamento del cervello. Così gli individui, senza neanche accorgersene, sono costretti a vivere una vita da idioti, da beceri, da sudditi ignoranti pronti alla venerazione di qualsiasi autorità, di qualsivoglia partito, e di qualsiasi bugìa istituzionale, prontissimi a far proprio il metodo autoritario, a loro volta, con tutto il corollario di abbrutimento criminoso che ne deriva. La tv è progettata per un pubblico di dodicenni, e se questo lo ha detto Silvio Berlusconi, un altro punto fermo da associare è la dichiarazione di Sergio Zavoli (presidente della Commissione di vigilanza della Rai): 'la televisione è il più grande laboratorio culturale del Paese'. Qualcosa deve pur dire.
Tutta la società è leghista, berlusconiana, mafiosa, ignorante, abbrutita, autoritaria, arrivista, perché questo è ciò che vuole lo Stato, ciò che ha creato lo Stato e di cui si bea. Ora si può anche criticare l'operato della Lega o di Bossi (come ieri si criticavano gli altri governi), ma è inutile nascondere il fatto che se ci foste stati voi al posto di Bossi avreste fatto la stessa cosa, perché chi ambisce al dominio su qualcuno o su qualcosa (foss'anche un poveraccio simile a lui) vuole solo trarne vantaggi. Ed è sempre lo Stato che ha infuso il senso di competizione tra gli individui (pensiamo ad esempio alla proprietà privata), che ha fornito gli strumenti emotivi per criminalizzare le cosiddette 'minoranze' che prima ha lui stesso costruito, che ha trasformato le coscienze in modo che le persone generino odio tra loro. Fin da bambini veniamo addomesticati, abituati alla pratica del dominio sull'altro, si pensi solo ai voti scolastici che, oltre a incutere ansie e paure presso il fanciullo, servono solo a far abituare i bambini all'idea che qualcuno debba valere più o meno di qualcun altro. E su questo aberrante imprinting si forma la voglia individuale o collettiva di sottomettere gli altri, quindi di ricavarne vantaggi personali. 'Mors tua, vita mea' è una locuzione orribile di cui ci si dovrebbe vergognare. Invece il sistema ci infonde da 3000 anni il senso della vergogna quando, per spinta naturale, amiamo.
Un'ultima considerazione: come si può ancora legittimare un sistema che genera ogni sorta di crimine e questo tipo di società? Chi demonizza l'anarchia cercando di trovare le scuse più becere per difendere il sistema, dice che è impossibile creare una società anarchica a partire dalla monnezza umana che ci circonda. Ma proprio per la presenza di questa monnezza umana, chi demonizza l'anarchia non si accorge invece che il suo voto continuerà a generare in eterno questo fetido sistema. Cominciamo allora a costruire un contesto migliore e vedremo che gli individui tireranno fuori il meglio che la Natura (non lo Stato, non la Chiesa) ha dato loro.

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sabato 4 febbraio 2012

Lo Stato non può garantire ordine, pace, giustizia e libertà

Nel suo libro 'Anarchismo: contro i modelli culturali imposti', il più grande intellettuale vivente Noam Chomsky scrive:

'La gente comune confonde spesso l'anarchia con il caos e la violenza; non sa che il termine, che letteralmente significa 'senza governo', non indica la vita senza regole, ma uno stato di cose, un ordine sociale assai organizzato, senza dominatori, senza 'principe'. L'uso peggiorativo non è forse una conseguenza diretta dell'idea per cui la libertà del popolo era ed è terrorizzante per chi detiene il potere'?

Anche alla luce delle verità storiche, verità celate da chi detiene il controllo del sistema culturale, educativo e informativo, l'affermazione di Chomsky non soltanto è vera, ma si mostra in tutta la sua concretezza nelle moltissime realtà anarchiche sparse su tutto il pianeta, in ogni tempo.
Se il sistema statale e gerarchico intende far credere che l'anarchia sia disordine e caos, allora le continue manifestazioni di attrito, di crimine, di ingiustizia che registriamo ogni giorno con l'attuale gestione statale dovrebbero invece essere ritenute ordine, giustizia, pace, libertà. In verità, usando un minimo di logica consequenziale, è esattamente il contrario. E' proprio in questo status che vive, pasce e si perpetua il crimine, il disordine, la tensione continua, l'oppressione. Lo constatiamo tutti i giorni, e la Storia è una finestra aperta sul fallimento dello Stato e sulla sua ipocrisia.
E se da un lato lo Stato produce crimini (e le condizioni perché questi si manifestino), dall'altro lato illude il popolo con la sua esclusiva proposta di salvezza cui siamo tutti obbligatoriamente sottoposti (per legge), circonvenzionando i cittadini con la sua finta 'sicurezza': parolina magica che funge da specchietto per le allodole (o allocchi). Perciò siamo di fronte a un circolo vizioso che tutti gli analisti sociali ben conoscono: tanto maggiore è la coercizione della legge, quanto maggiori saranno i crimini. Tanto maggiore è la presenza dello Stato, quanto maggiore saranno la violenza e il caos.
In questa messinscena, in cui i valori opposti vengono ribaltati di 180°, la propaganda statale fa la parte del leone. E infatti non sono pochi quelli che cadono nel tranello e dicono: 'ma nelle zone dove c'è un alto tasso di criminalità è evidente che manchi lo Stato'. Queste persone non sanno che è proprio lo Stato che ha creato quelle zone ad alto tasso di criminalità, non con la sua assenza, ma con l'assillante presenza delle sue leggi. Può sembrare un paradosso, ma vediamo di far luce.
Le persone che pensano nel modo tratteggiato sopra confondono per prima cosa lo Stato (inteso come organismo burocratico di controllo), con le persone che eseguono gli ordini di quell'organismo: le cosiddette 'forze dell'ordine' (per 'ordine' s'intende ordine gerarchico dello Stato, non certo la pace come molti pensano). Allora quelle persone che non vedono in giro sbirri proprio in quei quartieri definiti 'a rischio' dicono: 'non c'è lo Stato, perciò il crimine prospera'. Ma lo Stato c'è, c'è sempre, perché è un sistema, è la legge. La legge statale esiste a prescindere dalla presenza o meno di sbirri sul territorio. E allora, se manca l'opera violenta e coercitiva dello sbirro, è evidente che qualsiasi azione liberatoria dell'individuo diventa fuorilegge, quindi crimine. Anche rubare una mela per liberarsi dalla fame diventa crimine, prima per la legge, poi per gli sbirri. Ma può mai l'azione oppressiva dello sbirro portare pace e giustizia? No! Lo Stato, la giustizia, gli sbirri, la galera, la pena di morte, non hanno mai reso l'essere umano un tantino più giusto (cit.). E' un dato di fatto che non si può ignorare. E allora cosa dobbiamo concludere? Perché Chomsky, in merito all'anarchia, parla di 'ordine sociale' per giunta 'assai organizzato'?
Oggi, per opera della cosiddetta crisi, in molti hanno già capito che 'è un delitto il non rubare quando si ha fame' (cit.), ma di fronte ai crimini più violenti è difficile far capire alle persone che è proprio lo Stato la causa degli stessi. Essendo lo Stato un sistema che impone una precisa piega alla vita di tutti, bisogna chiedersi quale sia questa piega. Si tratta di una piega eminentemente autoritaria, gerarchica, fascista. Lo Stato forgia gli individui a propria immagine e somiglianza: autoritari, gerarchi, fascisti. Esistono piccoli stati in ogni settore della società, là dove ci sono padroni e sudditi, presidenti e sottoposti, gerarchie d'ogni tipo. Ovunque. Naturalmente anche nella famiglia e, molto subdolamente, nella scuola tradizionale. Essendo questo, dicevamo, un sistema, sembra perciò a tutti di vivere in una condizione di normalità. E' normalità, quindi, la condizione di sopraffazione, di dominio, di aggressività, ma, a questo punto, è normalità anche l'azione opposta del riscatto, della voglia di liberazione. Ma non abbiamo forse detto che qualsiasi atto di riscossa e di liberazione vengono dalla legge considerati dei crimini? Ecco allora che, più l'atto di liberazione e di riscossa (anche verso altre persone) è forte, più diventa grave il crimine. E' evidente che più l'anello al naso è grosso e stretto, più occorre forza per liberarsene. Ripetiamo: la liberazione è considerata un crimine da questo sistema (salvo quando deve mandare la gente a morire in guerra, in quei casi il sistema si fa chiamare 'patria', e parla di libertà ed eroismo).
Senza poi contare l'apporto di Erich Fromm. Che c'entra il famoso psicanalista-sociologo? C'entra eccome, dal momento che è stato lui a individuare scientificamente le cause dell'aggressività umana, che non sono naturali, ma caratteriali. C'è una grossa differenza. L'Uomo non nasce aggressivo per natura, lo diventa caratterialmente solo per colpa del sistema in cui vive (vedi). Ed è per colpa di questo sistema che l'Uomo, anche sano di mente, è arrivato persino a commettere gravi omicidi, perché il senso dell'odio e della vendetta lo ha acquisito per imprinting dall'ambiente culturale che genera odio, violenza, caos, disordine. L'unico modo per riottenere la nostra natura solidale e cooperativa è l'anarchia. L'anarchia è il sistema di organizzazione sociale entro cui gli esseri umani hanno vissuto per centinaia di migliaia di anni, senza conoscere conflitti. Il sistema statale ha solo 3000 anni, e da quando è stato imposto (con la forza e con l'inganno) gli esseri umani e il loro ambiente non hanno mai conosciuto pace, ordine, giustizia, libertà.

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domenica 22 gennaio 2012

Quando il manicomio chiuso era un'utopia

E' sbagliato attribuire soltanto a Franco Basaglia il merito di aver fatto chiudere i manicomi. In realtà lo psichiatra della '180' ha applicato nel 1978 quello che dieci anni prima gli anarchici dichiaravano come fattibile e auspicabile. Eppure, ancora nel 1978 molti sostenevano che la chiusura dei manicomi fosse un'utopia, una cosa impensabile, un'eresia, addirittura un'operazione criminale. Dopo 10 anni di lotte e di discussioni, è bastata una legge di Stato, un'autorità, per convincere il popolino che la chiusura dei manicomi fosse possibile e cosa giusta, questo ci dà la misura di quanto servile sia il popolo delegante, unito a doppio filo con l'idea di 'autorità' davanti alla quale esso china sempre il capo. Certo, se lo dice un ministro... evviva! Se lo dice un anarchico... giammai! Già, ma nel 1978 chi si ricordava più della chiusura del manicomio di Gorizia da parte degli anarchici? Colpi di spugna si susseguono nella Storia a cancellare fatti, azioni, parole, studi di anarchici, con tanto di prove! Sì perché, sempre riguardo ai manicomi, proprio nel '68 uno dei primi atti concreti degli anarchici (forse il primo, di quell'anno s'intende) fu quello di aprire i cancelli del manicomio di Gorizia (dove ha lavorato Basaglia), quale simbolo negativo del potere costituito che si fa coercizione attiva sotto mentite spoglie ('luogo di cura'), dove gli internati finivano di essere considerati persone e iniziavano il calvario in qualità di 'scarti della società civile'. Fu quello un atto importante per tutto il movimento sessantottino italiano, e costituì il vero punto di partenza per la chiusura successiva di tutti i manicomi. Oggi lo abbiamo dimenticato, ce lo hanno fatto dimenticare. Oggi si ricorda solo la 'legge Basaglia', perché, è logico, lo Stato non potrebbe mai ammettere che una tale conquista sia partita dagli anarchici. Gli anarchici vanno solo denigrati e perseguiti.
Allo stesso modo, l'anarchia, che viene oggi additata come 'realtà impossibile', 'utopia', a volte persino 'eresia', domani potrebbe invece essere quel sistema che renderà finalmente pace e giustizia a tutti i popoli. L'uso o il non uso del condizionale dipende solo dalla volontà o dalla non volontà delle persone. Se oggi gli anarchici vogliono abbattere tutte le prigioni, è stupido rifugiarsi dietro l'accusa di eresia (come è stato nel '68), chi pensa per pregiudizi farebbe meglio ad approfondire le questioni, anziché evitarle 'per partito preso'. Quando gli anarchici lanciano un grido che denuncia un'urgenza, come nel caso delle prigioni e dei cie, non lo fanno certo per dissennatezza. Alla base dell'ideale anarchico e di quel grido c'è sempre un'indagine profondissima della società, ci sono studi di settore volti a far capire che un altro sistema è doveroso, oltrechè possibile e urgente. Di fronte a un sistema statale che rinnega storicamente ogni sua teoria e promessa, come possiamo ancora dargli credito e, anzi, screditare chi invece propone un modello sociale basato anche sugli studi di eruditi pensatori e su prove concrete? Di fronte al fallimento storico dello Stato, quale argomento potremo mai portare ancora a suo sostegno? Come si può, ad esempio, sostenere ancora la democrazia rappresentativa, il voto, quale metodo -dicono- responsabile di gestione della cosa pubblica? Ma se neppure la cosa pubblica è mai esistita, come anche la sovranità popolare!
Il 'modello' anarchico invece è vivo, palpabile, concreto, è applicato in molte comunità, vibra in ogni dove a dispetto delle autorità costituite, nonostante queste. Chi non vuol vedere non vede, ma si rende profondamente colpevole, oltreché sciocco. E a fronte di cotante dimostrazioni di pace, di giustizia e di libertà, si pone invece l'illusione della gente, un'illusione millenaria ormai, dove il sistema gerarchico e capitalista non ha fatto altro che generare crimini, guerre, ingiustizie, sfruttamento, morte. Sono dati di fatto.
Insomma, se da un lato la censura di Stato colpisce soprattutto gli anarchici e il loro ideale, dall'altro lato è evidente ormai che questo sistema non ha più motivo di esistere (per gli anarchici non lo ha mai avuto). Lo Stato è fallito, ha fatto il suo brutto tempo ed è ora che le persone comincino ad abbandonare i pregiudizi sull'anarchia e a sposare il sistema cooperativo, federale-libertario.

'Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c'è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione'. (Franco Basaglia) La stessa cosa dicevano e dicono gli anarchici.


PS. L'immagine a corredo non è di oggi, ma è del 1968. A buon intenditor...

La critica alle istituzioni totali (Treccani.it)

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venerdì 20 gennaio 2012

Quale rivoluzione?

La rivoluzione? O è del popolo, per il popolo, orizzontale, e senza delegati politici, oppure non è rivoluzione, ma mero passaggio di potere da un governo a un altro per il mantenimento dell'identico sistema. A dirlo è la Storia, a dirlo sono ad esempio le rivoluzioni francese e russa, là dove il popolo, abituato a consegnarsi nelle mani di un'autorità, ha concesso spazi, meriti e decisioni alle élites borghesi che, opportunisticamente, hanno calvalcato l'onda rivoluzionaria, inizialmente spontanea, fino a rimodellare il sistema gerarchico autoritario, rimettendo sul trono i despoti. Chi, nel passaggio tra monarchia e repubblica, continua ancora adesso a vederci un vero cambiamento è già spacciato, sarà ben pronto ad accettare come buona soluzione un altro cambio di forma nominale, ma non di sostanza. E dal momento che non sono poche le persone che credono ancora di risolvere le questioni affidando il destino della rivoluzione nelle mani di qualche rappresentante politico, ci sembra evidente che la non conoscenza tra rivoluzione sociale e rivoluzione tout-court (aggettivata nei modi più vari) sfoci nel catastrofico e storico nulla di fatto.
Una rivoluzione di popolo, profondamente sociale, che ribalti l'intero sistema gerarchico e autoritario, sembra comunemente un'utopia. Eppure di queste rivoluzioni sociali ne sono esistite (Parigi, Ucraina, Spagna, Messico...) ancorché disintegrate dai cannoni di Stato. Il modello quindi esiste, ma non compare sui libri di scuola, al suo posto viene sempre presentato ed elogiato il modello della rivoluzione delegata. Riteniamo grave, in questo preciso momento storico, non conoscere ad esempio quel che accadde a Kronstadt nel 1921.
Molte persone credono nell'impossibilità dell'autogestione. Ma se dovessimo prendere in considerazione quello che gli storici prezzolati, volontariamente o no, evitano di scrivere, allora ci troveremmo di fronte a centinaia di esempi in tutto il mondo dove l'autogestione, l'autorganizzazione, l'anarchia, non sono state -e non sono- soltanto parole. Di questi esempi ce ne dà conto anche Colin Ward (architetto, insegnante, giornalista, scrittore) nel suo libro 'Anarchia come organizzazione'. Ed è da questo libro che estraiamo le righe seguenti, dove la testimonianza diretta dell'economista Peter Wiles, di fronte alla sua breve esperienza rivoluzionaria sociale in Ungheria, così afferma:
[Siamo di fronte a] 'una straordinaria purezza morale, dove per alcune settimane si visse senza che fosse presente alcuna autorità. In un'esplosione di autodisciplina anarchica la gente, compresi i criminali, si guardò bene dal rubare alcunché, dal picchiare gli ebrei e dall'ubriacarsi. Addirittura, gli unici casi di linciaggio riguardarono la polizia segreta (AVH), mentre gli altri esponenti del Partito comunista restarono incolumi...'
Un testimone ungherese di quegli eventi dichiarò:
'Numerosi sono gli esempi di buon senso cui assistetti per le strade in quei primi giorni della rivoluzione. C'erano code per il pane che duravano ore senza che si verificassero litigi di sorta. Un giorno stavo facendo la coda e arrivò un camion con due ragazzi armati di mitra che chiesero se avevamo del danaro perché potessero comprare del pane per i combattenti. Tra la gente accodata si riuscì a raccogliere danaro sufficiente per riempire di pane almeno la metà del loro camion. E' solo un esempio. Dopo un po' un uomo ci chiese di tenergli il posto nella coda perché aveva dato tutto quello che aveva e doveva tornare a casa a prendere altri soldi; la gente gli diede tutti i soldi di cui aveva bisogno. Un altro esempio: naturalmente, durante il primo giorno di scontri, tutte le vetrine dei negozi erano state distrutte, ma nessuno ne approfittò per rubare [...] Il terzo e il quarto giorno le vetrine furono svuotate, ma cartelli annunciavano che la merce era stata rimossa dai commessi o che si trovava in questo o in quell'altro appartamento'.
Nelle rivoluzioni sociali, il popolo che si autogestisce acquista spontaneamente la fiducia in se stesso e in quella degli altri, poiché matura in sé una coscienza atavica volta alla responsabilità e alla cooperazione tra gli individui. Anche durante la Comune di Parigi, dove nessuno era delegato di/da nessuno, si era creata quella che viene definita la teoria dell'ordine spontaneo. Così scrive Kropotkin in merito a tale teoria, nel suo libro 'La conquista del pane':
'I gruppi di volontari, organizzatisi in ogni caseggiato, in ogni strada, in ogni quartiere, non avranno difficoltà a mantenersi in contatto e ad agire all'unisono... se i sedicenti teorici 'scientifici' si asterranno dal ficcare il naso... Anzi, spieghino pure le loro teorie confusionarie, purché non venga loro concessa alcuna autorità, alcun potere! E le meravigliose capacità organizzative di cui dispone il popolo -che così raramente gli viene concesso di mettere in pratica- consentiranno di dar vita, anche in una città grande come Parigi, e nel bel mezzo di una rivoluzione, a una gigantesca associazione di liberi lavoratori, pronti a fornire a se stessi e alla popolazione i generi di prima necessità. Date mano libera al popolo, e in dieci giorni il rifornimento alimentare funzionerà con la precisione di un orologio. Solo coloro che non hanno mai visto la gente lavorar sodo, solo quelli che hanno passato la vita tra montagne di documenti, possono dubitarne'.
La teoria dell'ordine spontaneo nasce dalla constatazione, dalla messa in pratica dell'anarchia attraverso la rivoluzione sociale. E se le esperienze rivoluzionarie anarchiche (senza autorità e deleghe) hanno immediatamente, come prima cosa, garantito al popolo cibo e generi di prima necessità, oggi possiamo quantomeno fare i dovuti paragoni.

Cos'è la rivoluzione sociale?

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lunedì 16 gennaio 2012

Sul movimento (fascista) dei forconi

L'anarchia non è un partito, non può esserlo. L'anarchia è la naturale e armonica predisposizione dell'essere umano nei suoi rapporti con gli altri esseri viventi e con l'ambiente naturale. L'anarchia vive già dentro di noi ed è inevitabile che, prima o poi, emerga e si liberi dall'attuale condizione di soffocamento causato e voluto dal sistema. Tutto ciò che impedisce il suo emergere è fascista, antiumano, innaturale, nocivo, sovrastrutturale, criminale. L'anarchia è un modo di concepire quell'esistenza che ci pulsa dentro. Tutti compiono azioni solidali senza sapere che stanno mettendo in pratica l'anarchia, moltissimi hanno idee e pensieri anarchici e non lo sanno.
Così, quello che sta avvenendo in Sicilia (movimento dei forconi) ha sì una connotazione potenzialmente anarchica, ma una scarsissima o nulla consapevolezza di questo. Ciò si pone come un rischio, come l'errore di sempre. Quale? Se da un lato il sedicente rifiuto di qualsiasi partito nel movimento dei forconi ha un valore altissimo, eminentemente anarchico, dall'altro lato il pericolo è quello di non sapere quale siano gli obiettivi e soprattutto quali i modi per raggiungerli. Parlare di federalismo libertario, ad esempio, al popolo siciliano di oggi (ma non solo siciliano), sarebbe come parlare di astronomia ad una talpa. La lotta va bene, ma dove deve condurre? A nuovi partiti? A nuovi leader? A nuovi compromessi col sistema? Già un politico si è fatto avanti per condurre opportunisticamente la protesta e il popolo è abituato a dare ascolto a tutte le sanguisughe, basta che rappresentino un'autorità di qualsiasi tipo. Per non parlare del movimento 'Forza d'Urto' (collaterale a quello dei forconi) che nella sua locandina pone i colori della bandiera italiana nel disegno della Sicilia. E' tutto dire. Se è questo l'obiettivo, non solo la fatica e la lotta sono inutili, ma persino queste parole sono sprecate.

Dietro questi movimenti, in realtà, ci sono i fascisti (Forza Nuova), è bene che tutti lo sappiano, soprattutto i siciliani che verranno fagogitati dall'entusiasmo rivoluzionario. Il 22 agosto 2011 noi del blog denunciavamo il finanziamento di questi movimenti separatisti da parte della Lega fascista, e prefiguravamo ciò che oggi sta avvenendo (vedi articolo del 22 agosto).
Se invece le azioni dei siciliani sono davvero il preludio di un nuovo sistema antigerarchico, antipartitico, antistatale, antiautoritario, bisognerà quantomeno informarsi sui metodi di costruzione di una nuova società.
Noi del blog crediamo che i due movimenti siciliani non abbiano né la consapevolezza né le conoscenze necessarie per un reale cambiamento (i fascisti sono conservatori per definizione) e che le rivolte siano soltanto una reazione 'di stomaco' alla crisi che, se da un lato apportano coscienza rivoluzionaria, dall'altro non raggiungeranno i fini sperati, anzi, con una matrice fascista i fini saranno ancora più deleteri (perché subdoli). Come Storia insegna, le rivolte di stomaco non sono mai andate al di là della loro stessa pancia, e quando invece sono state ragionate -ma in senso non anarchico, ma fascista come queste- le rivoluzioni sono sempre state consegnate nelle mani di qualche leader che ha prontamente rimesso in piedi il sistema.
Insomma, noi del blog pensiamo che se da un lato questi movimenti promettono a parole la non ammissibilità di leader e partiti, dall'altro lato, come vedete in foto, hanno già divise e bandiere territoriali come tanti boyscout, e non vedono l'ora di trasformarsi essi stessi in nuove teste di partito. Suggeriamo al popolo di non seguire nessuno, di allontanare i fascisti dalla protesta popolare, di non ricadere nella trappola delle promesse, e di tenere aperti gli occhi e la coscienza. L'unica via è l'anarchia e l'autogestione (vedere cosa hanno fatto gli anarchici in Spagna nel 1936. Ecco un pezzetto di documento).

19 gennaio, il movimento dei forconi nomina i suoi referenti politici, tutti fascisti dichiarati: Martino Morsello e sua figlia Antonella Morsello, dipendente di Forza Nuova Terni, Umberto Mellino per la Calabria, Antonio Mariani per il Lazio (responsabile Agricoltura di Forza Nuova Frosinone) e Di Fabiano Fabio di Foggia per la Puglia. (qui)

CHI VUOLE SAPERE COME SI FA UNA VERA RIVOLUZIONE NON HA CHE DA CLICCARE QUI

PS. Chi ha ragionato tutta la vita secondo gli schemi autoritari e gerarchici, non farà altro che riproporli, non riconoscendo la strada della libertà, neppure a fargliela vedere.

Informarsi anche qui

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domenica 8 gennaio 2012

C'è violenza e violenza

Riflettendo su un pensiero di Noam Chomsky, con tutta probabilità il più importante intellettuale vivente *, che così scrive in uno dei suoi libri dal titolo 'Anarchia e libertà':
'L'anarchia mi ha attratto fin da quando ero un giovane adolescente, da quando ho cominciato a riflettere sulle cose del mondo, e da allora non ci sono state ragioni che mi abbiano portato a rivedere le mie posizioni. Sono convinto che abbia un senso cercare, identificare e combattere le strutture autoritarie, gerarchiche, quelle che dominano tutti gli aspetti della vita. Non hanno la minima giustificazione, sono illegittime: l'unico modo per raggiungere la libertà umana è quello di distruggerle'.
Ma se tutti possono essere concordi con questa elementare osservazione, il perno su cui girano le questioni e i dibattiti circa l'anarchia è sempre stato il 'fattore distruzione' e la 'violenza' necessaria a compiere tale distruzione. Se la libertà umana si può raggiungere soltanto attraverso la distruzione delle strutture autoritarie e gerarchiche, va da sé che le azioni distruttrici dovranno possedere una forza proporzionata, adeguata, coerente. Naturalmente, prima di procedere nella distruzione bisognerà essere convinti della sua necessità. Finché il popolo continuerà ad avere paure, titubanze, legacci mentali, predisposizioni borghesi, superstizioni e pregiudizi, il processo di distruzione-ricostruzione non avrà mai inizio. Quindi la questione si riduce al volere o non volere raggiungere la libertà umana. E' un bivio netto, perentorio, cui non possiamo voltare le spalle.
Cominciamo col chiarire un fatto assolutamente certo: chi ha già distrutto l'armonia sociale e l'ordine naturale delle cose sono proprio quelle strutture autoritarie e gerarchiche che formano lo 'status', la grande piramide, il cui modello viene riprodotto in ogni àmbito sociale, lavorativo, politico, educativo. Le azioni volte a distruggere lo 'status', perciò, non possono essere ritenute criminali, bensì atti liberatori, diritti naturali, al fine di ricostruire l'armonia sociale e l'ordine naturale delle cose. L'obiettivo è quello di raggiungere la libertà, non scordiamolo, cercando di capire che l'ordine naturale delle cose lo ha stravolto lo Stato, che è un organismo artificiale, militare, autoritario, burocratico, imposto con la forza e con l'inganno. Rispetto alla lunga storia dell'Uomo, lo Stato è un sistema giovanissimo, addirittura neonato.

Ci sono allora due tipi distinti di atti distruttivi:
  1. Quello in atto da parte dello Stato e che va avanti da circa 3000 anni.
  2. Quello che il popolo dovrà impiegare per liberarsi dello Stato, utilizzando una forza adeguata.
Quale dei due atti distruttivi può considerarsi violento? Ambedue. Tutti gli atti distruttivi sono in sé violenti, perché operano una rivoluzione, cioè un capovolgimento degli equilibri. Lo Stato, ad esempio, ha già fatto la sua rivoluzione e continua a farla per preservare se stesso. E tuttavia, la mentalità diffusa registra percettivamente come violente soltanto le azioni distruttive compiute dal popolo o da una parte di esso o da una singola persona appartenente al popolo. Quasi nessuno si accorge della violenza distruttrice dello Stato, dei suoi governi, delle sue strutture, e val la pena ricordare ancora una volta Chomsky: 'Non hanno la minima giustificazione, sono illegittime: l'unico modo per raggiungere la libertà umana è quello di distruggerle'.

Ulteriore sintesi:
  • La violenza dello Stato ha prodotto e produce una rivoluzione tesa a capovolgere (e a mistificare) gli equilibri umani e naturali.
  • La violenza del popolo produrrà una rivoluzione tesa a riportare allo stato originario tutti gli equilibri umani e naturali.
Qual è la violenza più giusta? Qual è la rivoluzione più giusta? Qui la risposta non può che essere quella del popolo. Senonché subentrano le paure, le remore, le prigioni mentali, le sovrastrutture borghesi, cioè tutti quegli elementi di cui si serve lo Stato in sua difesa, innestati nella coscienza del popolo attraverso una propaganda continua, subdola, ferrea, e secondo cui la violenza dello Stato non può e non deve essere percepita come tale, anzi, dev'essere addirittura invocata (legge), difesa, perpetuata dagli stessi sudditi; mentre la violenza del popolo, ancorché blanda rispetto a quella dello Stato, viene dal popolo stesso condannata, additata, perseguita, accusata, vilipesa, assoggettata alla delazione. Ecco il motivo per cui il popolo si reca alle manifestazioni con un bon-ton ridicolo, da processione, con un potenziale di forza che si riduce miserevolmente allo striscione e allo slogan. E' un popolo imbonito che non riesce più a distinguere i tipi di violenza, men che meno i loro scopi e i valori intrinseci contenuti. E' un popolo che non ha più cognizione della libertà e dell'armonia naturale. La condizione di schiavitù è ormai tale per cui il popolo difende il suo 'buon' padrone e condanna i suoi 'cattivi' liberatori (nell'ordine naturale e logico, che non può essere utopia, gli aggettivi si invertono).

In conclusione, per riottenere la libertà occorrono anzitutto queste cose:
  • conoscere il senso perduto di libertà, di armonia sociale e naturale.
  • riconoscere il capovolgimento di tutti gli equilibri naturali.
  • riconoscere lo Stato quale responsabile del capovolgimento degli equilibri naturali.
  • riconoscere la violenza dello Stato.
  • riconoscersi in qualità di sostenitore/trice della violenza dello Stato.
Ciò significa sostanzialmente:
  • Uscire dagli schemi precostituiti e dalle sovrastrutture artificiali costruite ad hoc dalla propaganda.
  • Mettere in discussione tutto quel che viene divulgato attraverso i media.
  • Mettere in discussione i metodi educativi nazionali, oltre che i suoi contenuti.
  • Abbandonare le paure che sono tutte posticce, false, costruite, sovrastrutturali, funzionali alla propaganda di Stato.
  • Informarsi autonomamente su cosa sia l'anarchia, attingendo da fonti non mediate dallo Stato.
  • Sapere che, fra tutti i metodi di gestione sociale, quello statale è il più violento, il più ingiusto, il più crudele, il più fraudolento, il più cruento, il più innaturale.
  • Attivare una forza conseguente, coerente e proporzionata, in grado di annientare la violenza dello Stato e riportare la libertà, la pace, la fratellanza, l'armonia e l'ordine naturale.

* 'Ci sono buone ragioni per pensare che Chomsky sia il più importante intellettuale vivente'.
(New York Times)

'Noam Chomsky è una fonte inesauribile di sapere'.
(The Nation)


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giovedì 5 gennaio 2012

E saremmo noi gli utopisti? Ma per favore!

Ci dicono: 'ma come potete ottenere l'anarchia se viviamo circondati da gente mafiosa e profittatrice, aggressiva e malvagia? Siate realisti'! Così ci dicono. Intanto, tra parentesi, facciamo notare quel 'potete' che è come dire: fate da soli che a noi non interessa (qualunquismo opportunista). Ma continuiamo.
La questione va ribaltata: quella stessa domanda che in molti ci pongono, in realtà siamo noi per primi a rivolgergliela, lo facciamo da sempre, e a ragion veduta. Quindi la ribadiamo ancora per tutti: come potete voi, o elettori, continuare a credere di trovare un vostro rappresentante, quando siamo circondati da vampiri malvagi e profittatori? Non sarete piuttosto voi gli utopisti, dal momento che non è mai esistito nella Storia un solo governo che abbia garantito al popolo pace, giustizia, libertà? E come potrebbe? E' un controsenso pretendere giustizia e libertà da un'istituzione preposta al comando e al controllo della massa. Siate voi i realisti, piuttosto.
E' inutile cercare nella memoria, per davvero non è mai esistito un solo governo che abbia restituito ai cittadini ciò che spetta loro, ciò che apparteneva a loro per diritto naturale. Semmai i governi tolgono, rubano alla gente, è il loro compito, sono servili strumenti dello Stato. Se invece di cercare nella memoria cercassimo negli archivi, nelle biblioteche, ci accorgeremmo che il lamento del popolo è antico quanto lo Stato e i governi, ci si lamenta praticamente da 3000 anni circa (prima vivevamo in florida anarchia). Ma guardateli bene i libri di Storia scolastici, cercatene il sottotesto, non sono altro che la summa delle lotte per la sopravvivenza dei popoli che protestano contro tutti i governi e che, con l'inganno, vengono mandati a morire per conto dei sovrani (ma astutamente alla gente viene detto che si muore 'in nome del popolo sovrano' e di una 'libertà' che però rimane sempre un'utopia).
In Italia la storia dei lamenti del popolo va ben oltre il 1861. Se andiamo indietro nel tempo ci accorgiamo che i governi regionali, di qualsiasi natura e nome, hanno avuto le stesse caratteristiche dei governi attuali sedicenti 'democratici'. Eletti o non eletti, i sovrani e i ministri non fanno altro che opprimere il popolo, derubandolo. E saremmo noi anarchici i sognatori e gli utopisti? In poco più di cento anni (dalla Comune di Parigi), nonostante tutti gli ostacoli, tutte le censure, tutti i soprusi che ci tocca subire, abbiamo dimostrato più volte cosa voglia dire governo del popolo, pace, giustizia e libertà. La stessa cosa non si può dimostrare in 3000 anni di sistema statale. Fate voi. (valga questo esempio per tutti).
Ma prendiamo soltanto il governo di Milano sùbito dopo gli anni della Rivoluzione francese, nel 1796, cioè 65 anni prima dell'unità d'Italia. E' stato ritrovato un testo di quell'anno, scritto da Pietro Verri (filosofo, economista, storico, politico) per la rivista 'Termometro politico della Lombardia', dal titolo 'Pensieri d'un buon vecchio, che non è letterato', che è una raccomandazione al popolo milanese e in cui Verri evidenzia le stesse nefandezze che tutti noi denunciamo oggi circa i ministri e i loro governi.
Copiamo pari pari, anche la punteggiatura, partendo dall'inganno della rappresentatività. Dice Pietro Verri:
'...quando un sovrano pretende d'esser padrone d'uno stato, tutti gli abitanti di quello stato sono nelle mani dei ministri che nomina quel sovrano'. (Non è sempre stato così?)
Verri si sofferma ad analizzare questi ministri ('cortigiani'), ed emerge non solo la loro immoralità, ma anche il loro unico scopo che è quello di arricchirsi:
'I cortigiani in massa son gente, o divorati dalla smania di figurare senz'alcun merito, ovvero sono pieni di debiti e non di raro di delitti; e questo miserabile stato dell'animo loro è quello che li costringe a starsene con faccia ridente e sommessa, nell'abituale adorazione del sovrano; a trangugiare con serenità i bocconi più amari, a non avere altra opinione fuori di quella che conduce alla fortuna'. (Non è sempre stato così?)
Segue il modo in cui, nel governo, ministri e privilegiati vari si autopercepiscono l'un con l'altro:
'Ivi un animo fermo e robusto dee essere odiato: un animo candido e leale deve essere deriso: un animo sensibile vi passerà per imbecille. Vidi e conobbi anch'io le inique corti'. (Avete conosciuto nella Storia corti diverse da queste?)
Non esistono governi buoni:
'...e come sarà mai possibile che il destino di un Popolo stia in buone mani, quando la scelta de' ministri si farà da una corte o mediatamente o immediatamente! Sarà un prodigio o un mero azzardo se verrà scelto un uomo dabbene'. (Si è mai realizzato il prodigio? Quante altre ère storiche sareste disposti ad aspettare prima di veder compiuto questo prodigio, se mai si compirà? O lasciate che sia il caso a decidere per voi?)
Il Verri ragiona sulle varie possibilità di governo, anche quello eletto dal popolo, non esclude nulla, e dopo aver preso in considerazione persino l'utopia di un governo presieduto da un animo buono, dice:
'ma gli uomini anche buoni talvolta cessano di essere tali, e il maggior pericolo di prevaricare è appunto quando sono rivestiti di un pubblico potere'. (Non circola forse quel proverbio che dice 'l'occasione fa l'uomo ladro'?)
La cosa su cui insiste il Verri, in più punti del testo e persino nel titolo, è anche il fatto che su questi argomenti egli non abbia studiato alcun libro, come a dire che anche gli ignoranti sono capaci di decodificare questi concetti:
'Queste sono le idee che non ho cavate dai libri ma nella solitudine, ragionando con me medesimo, e scavando, come dissi, nel mio cervello per trovarvi la verità'.

Alla fine del Settecento, l'idea di una 'repubblica' era paragonabile a quella di un'anarchia. La repubblica, nel suo originario senso (oggi nascosto, cassato del tutto) veniva davvero considerata essenzialmente un'utopia. Ed è rimasta un'utopia, visto che oggi le repubbliche sono tali soltanto nominalmente (come le 'democrazie'), sono cioè diventate custodie in ottone lucidato per contenervi subdole dittature. Ma il Verri adopera la parola 'repubblica' nel senso vero e originario, nell'idea anarchica di una gestione diretta e popolare della società. E dopo aver stabilito che la forma migliore di governo è quella in cui il popolo detiene il controllo di tutto, termina il discorso in questo modo:
'Se qualch’altro mi rimproverasse, perché nel mio scritto non vi sia civismo, io mi limiterò a invitarlo, perché dia in questi tempi alla Patria de’ consigli più opportuni de’ miei'.
Insomma, da allora sono passati 216 anni, ci sembra che di governi ne abbiamo visti e sopportati abbastanza. Aspettiamo ancora? E se non vi bastano 216 anni possiamo andare ancora indietro nella Storia, dove troveremo un grande Etienne de la Boétie (XVI secolo) che parla in merito alla condizione di 'servitù volontaria' del popolo, troveremo Diogene (412 a.C.), fino a trovare le antichissime genti oppresse da quegli imperi che i media definiscono impropriamente, ma astutamente, 'civiltà' (babilonesi, sumeri, egizi, ittiti, assiri, ecc.). Insomma, per dirla alla Verri, se scorriamo gli ultimi 3000 anni di Storia ci troveremo sempre di fronte a 'una popolazione che sin ora non ha saputo far altro se non soffrire con sommessione'. Cosa vi fa illudere ancora che una vostra delegazione di vampiri possa darvi la libertà, la pace e la giustizia che meritate?

buon pro' vi faccia

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domenica 25 dicembre 2011

Il meccanismo del sistema autoritario e gerarchico

L'inganno perpetuo si chiama propaganda. Senza l'inganno della propaganda non esisterebbe lo Stato, né la Chiesa, e neppure tutti i mali che ne derivano.
Ecco lo schema sintetico del meccanismo statal-clericale, divenuto unico modello (creduto tale) di gestione gerarchica delle comunità, dalle piccole alle grandi, dalla famiglia allo Stato:

  1. La propaganda è una tecnica di persuasione che tocca le corde emotive degli individui.
  2. Chi gestisce la propaganda ha in mano l'emotività dei popoli, quindi il controllo sui loro comportamenti e sulle loro decisioni.
  3. I popoli vengono perciò ingannati e depredati di tutto, anche della coscienza.
  4. La coscienza originaria e naturale viene sostituita attraverso la propaganda da un'altra forma di coscienza, artificiale, che ricalca il modello autoritario imposto.
  5. Ai popoli viene fatto credere che il gestore della propaganda offra loro 'sicurezza' e/o 'salvazione', attraverso la manipolazione emotiva dell'umano 'senso di paura'.
  6. In cambio della 'sicurezza' e della 'salvazione', il gestore della propaganda (percepito come un'autorità) esige ricchezza, potere, arbitrio. E' questo un patto che si rinnova anche se non è mai stato sottoscritto da ambedue le parti (giuridicamente illegale), se non in forma tacita, per millenaria abitudine costruita e imposta.
  7. Il patto di cui al punto precedente viene attuato per mezzo delle leggi che il gestore della propaganda inventa, scrive e impone (con l'inganno o con la forza).
  8. L'immensa ricchezza prodotta dai sacrifici del popolo finisce nelle tasche del gestore della propaganda.
  9. I popoli, che dopo moltissime generazioni ormai credono e difendono chi li bastona e li imbonisce, pensano che quelle leggi siano indispensabili, addirittura sacre.
  10. Essere governati, quindi manipolati, si trasforma in un atto di fede nei confronti dei gestori della propaganda. Essendo ritenuto un atto di fede, gli individui sono stati indotti a credere che il sistema della delega (voto) sia persino un diritto-dovere morale.
  11. Il popolo, indottrinato da secoli, è stato condizionato nella credenza che non vi sia altro metodo di gestione della propria vita e della propria morte, e non ne vuole altri, anche se altri metodi esistono e, ancorché censurati o perseguiti, si manifestano come esempi di vera libertà.
  12. Il rifiuto del popolo verso altri sistemi (nel frattempo criminalizzati dai gestori della propaganda) nasce dall'umano e naturale 'senso di paura' nei confronti del non-conosciuto.
Chi per primo ha imposto il sistema statale? I kurgan, qualche migliaio di anni fa. Il sistema si è affinato nel corso dei secoli, anche per mezzo dei miti religiosi gestiti dalle caste sacerdotali. E prima quale sistema c'era? Come vivevano i popoli? Vivevano senza gerarchie, senza autorità, senza Stato, senza governi, senza guerre, senza eserciti, senza crimini. Vivevamo tutti in pace e in libertà, in uguaglianza e in prosperità (vedi). Solo dopo l'invenzione dello Stato e delle caste i popoli hanno conosciuto guerre, ingiustizie, crimini, povertà, miseria, costernazione, oppressione, tasse, e un perenne bisogno di libertà. Dalla nascita dello Stato e delle gerarchie sono passati circa 3000 anni. Quanto tempo dobbiamo aspettare ancora?

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mercoledì 21 dicembre 2011

L'inganno della black list nazista. Tutta propaganda!

Avrete sicuramente sentito parlare della black list di un forum nazista che raccoglie i nomi delle persone da punire perché -dicono i fascisti- colpevoli di aiutare gli immigrati (ci risulta che ad aiutare concretamente gli immigrati siano invece ben altre persone). E forse avrete anche letto quei nomi di politici, di giudici, di preti. Ma a qualcuno forse sarà sfuggito un particolare che tanto particolare non è.
Allora proviamo a fare la seguente domanda: se non fosse emersa quella lista e se i fascisti fossero riusciti a compiere i loro crimini contro le persone di quella lista, chi pensate che lo Stato, i governi, la polizia, i giudici (e anche la gente) avrebbero incolpato? Ma certo, gli anarchici! Del resto, quei nomi non appartengono tutti a categorie istituzionali? Gli stolti e i superficiali avrebbero fatto certamente due più due, senza neanche riflettere un attimo, e avrebbero detto: 'non possono essere che anarchici, tantopiù che lo dicono anche il Ministero e la polizia'. Ed è così che l'errore di sempre si sarebbe compiuto un'altra volta, l'ennesima.
Troppi Pinelli, troppi Sacco e Vanzetti, troppi Ferrer, troppi anarchici innocenti sono stati ammazzati sulla base di questi errori, sulla base di queste superficialità, sulla base di valutazioni che muovono solo e soltanto dai pregiudizi, dai luoghi comuni, dalle finte convinzioni. E sarebbe stato un altro bel colpo, per i fascisti, dar libero sfogo al male che essi portano dentro, per poi far accusare dall'amico Stato i loro nemici più acerrimi. Ma è andata male per questi razzisti. O forse no?
In questo sporco gioco della black list sembrano persino essere stati tutti d'accordo, i fascisti, i media (che hanno fatto una gran pubblicità al forum e ai fascisti), lo Stato (che ricava vantaggi dalla propaganda fascista, essendo esso stesso fascista, in nuce), e persino le persone della black list che, proprio perché rese note, fanno ora la parte dei buoni antirazzisti, ma che in verità sono figure programmate per portare avanti le istanze della propaganda di Stato. Ma come può una lista di proscrizione essere pubblicata su un forum in rete? Qual è lo scopo, se non quello di creare una mega propaganda fascista e di Stato, come è proprio avvenuto?
Allora, per il futuro, vi invitiamo a ragionare, a porre sempre dubbi su tutto ciò che viene divulgato dall'ufficialità mediatica (proprio su tutto), tenendo sempre presente che dietro tutte le stragi di Stato ci sono sempre stati fascisti, rimasti impuniti, mentre a rimetterci la vita e la libertà sono sempre stati anarchici innocenti, accusati ingiustamente, trucidati anche perché qualcun altro ha disegnato indegnamente, a nome loro, una A cerchiata su un volantino. Dubitate. Sempre.

Un comunicato della FAI del 2009

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Società gilaniche: le floride comunità senza Stato. L'anarchia durata migliaia di anni

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