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martedì 1 gennaio 2013

I buoni propositi per tutta la vita

Non spero in un anno migliore! Io non devo sperare in un anno migliore, e neanche in una vita futura migliore! Affidarsi alla speranza è la cosa più stupida che si possa fare, è un modo come tanti per lavarsene le mani e delegare, a chi? A un deus ex machina? A quattro sanguisughe che sfruttano i popoli imboniti? No grazie. Un buon futuro lo costruisco ogni giorno, a partire dalla impetuosa distruzione. 
Io distruggo anzitutto la falsa coscienza, i pregiudizi, le false morali dello stato e della chiesa, gli stereotipi borghesi che sono prigioni mentali orripilanti. Io distruggo chi vuole comandarmi, governarmi, orientarmi, normalizzarmi. Distruggo chi vuole impedirmi di autoaffermarmi nella mia naturale dimensione di essere umano. Io distruggo i sostenitori della speranza, i costruttori del male, i propagandisti delle illusioni, i difensori anestetizzati del sistema. Non lancio piatti dalla finestra, ma simulacri spacciati per realtà ineluttabili. Nulla si salva! Ed ogni volta che distruggo un elemento, scopro che non ho fatto il vuoto, ma un pieno totalmente appagante, fatto di un'essenza che mi appartiene intimamente, e che ha lo stesso respiro della natura.
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venerdì 10 agosto 2012

Il mio test sull'estratto di Stevia

In giro per il web ci sono informazioni circa la Stevia, quale pianta dolcificante, zero calorie, utilizzata da sempre soprattutto in Sudamerica. Ci sono anche informazioni sul modo in cui si possa ricavare l'estratto capace di sostituire lo zucchero (che, sappiamo, è trattato chimicamente, sbiancato con sostanze cancerogene).
Ho voluto provare di persona due metodi proposti dal web. Intanto mi sono procurato le piantine e le ho fatte crescere. Dopo la raccolta delle foglie, alcune le ho fatte essiccare per ricavarne polvere. Certo, dolce, ma non solubile, e occorre una grande quantità di foglie per fare un cucchiaino di polvere. In ogni caso il grado di dolcezza non è così alto come si dice, lo paragonerei a quello dello zucchero, questo è, ma col vantaggio che la stevia è naturale. Il fatto che la polvere non sia solubile implica una certa abitudine a ritrovarsi nella tazza quella sabbietta sul fondo o in bocca.
Un'altra parte di foglie, questa volta fresche, le ho fatte macerare in alcol, così come proposto dai vari link trovati in rete (foto in alto). 15 giorni di macerazione, dopodiché il liquido ottenuto viene allungato con un po' di acqua e messo sul fuoco per far evaporare l'alcol. Ora, si mormora che facendo evaporare il liquido rimangano le sostanze zuccherine in concentrazione progressiva. Più l'acqua/alcol evapora, più il liquido dovrebbe concentrarsi, quindi dolcificarsi.


Ebbene non è così. Delusi? E figuratevi io! In pratica succede che le sostanze zuccherine evaporano insieme al liquido.


Ho sbagliato le dosi? Ho sbagliato il calore? Chissà, forse sì, forse no, fattostà che per far addensare il liquido, vedendo che ormai ne rimaneva ben poco sul fondo della pentola, ho pensato di aggiungere un po' di farina. Allora sì che si ottiene uno sciroppo! Già, ma com'è il sapore? Dolce, ovvio, sa di liquirizia, mi sono fatto una tazza di the verde e lo sto sosrseggiando proprio adesso. Allora tutto bene? Tenuto conto di tutto, del tempo, del costo dell'alcol (1 litro=12 euro), di ciò che è rimasto dall'evaporazione e... anche del grado di dolcezza, direi che le cose da fare a questo punto sono tre (per quanto mi riguarda).
1) Farmi spiegare bene direttamente da un sudamericano come cacchio fanno loro da millenni.
2) Continuare con il miele o con lo zucchero di canna (quello vero).
3) Continuare ad evitare in tutti i modi lo zucchero industriale.
Rimane da dire che questa è la MIA esperienza, e certamente non ha valore assoluto, chi ha fatto la stessa esperienza (diretta) ed ha ottenuto risultati migliori me lo faccia sapere. Ma rimane anche il gusto (dolce, sì) dell'esperimento, del provare, del tentare e anche di sbagliare, se mai ho sbagliato, senza per questo dover temere punizioni dalla legge, da qualche autorità, dal professore. Anche questa è libertà.

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martedì 24 luglio 2012

Consiglio per una lettura entusiasmante

Ma che cosa leggono gli italiani medi sotto gli ombrelloni o in montagna? Ma non solo, direi anche: che cosa leggono gli studenti a scuola? Insomma, a cosa servono tutte le informazioni che il sistema mette in circolo se non a mantenere inalterato il nefasto esistente?
Ora, solo poche righe, non vi rubo molto tempo. Questo è uno dei libri migliori sull'anarchia, naturalmente a mio giudizio. E siccome di libri sull'anarchia penso di averne letti un po', forse potreste anche credermi quando dico che questo libro di Colin Ward è a dir poco illuminante, coerente, organico, impeccabile. Per tutti quelli che vogliono sapere, al di là delle solite informazioni divulgate dal sistema per autopropagndarsi, o per tutti quelli che vogliono allargare il loro orizzonte ottico e immergersi in un anarchismo reale, quotidiano, palpabile, persino già insospettabilmente esistente dentro ognuno di voi. 'Anarchia come organizzazione' fa al caso vostro. Costa quanto una pizza, ma vale tonnellate e tonnellate di coscienza.
In un periodo come questo, dove molte persone si stanno accorgendo che l'anarchia non è caos e violenza, e dove esiste già un preciso e diffuso pensiero secondo cui legittimare il sistema è da suicidio collettivo (vedi sondaggio sotto il blogroll), la lettura di questo libro si configura come la chiave che serve a chiudere il cerchio, per essere più coscienti, più informati, quindi tutelati contro le maglie vischiose e subdole di un sistema che vuole solo persone ignoranti per poterle governare.

La scheda del libro
Da oggi scaricabile!!
PS. Non ricaviamo niente dal pubblicizzare questo libro, in termini economici, ma è un consiglio che sentiamo di darvi con tutto il cuore. Buon pro' vi faccia.

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lunedì 5 marzo 2012

Parte sul web l'iniziativa a sostegno di Luca Abbà

Ci sono poche parole da dire e molti fatti da compiere, anche qui, ora. Il popolo del web, il popolo NoTav, le persone di buon senso, stanno già aderendo all'iniziativa che permetterà a Luca Abbà e alla compagna Manuela Favale di portare avanti l'Orto del Sole' (lascito del nonno di Luca) che è l'unico loro mezzo di sostentamento e che, a causa del tentato omicidio che sta costringendo Luca in un letto d'ospedale, non potrà essere accudito e coltivato per un intero anno. Anche noi partecipiamo all'iniziativa e sosteniamo Luca e Manuela con un contributo economico. Chi vuol partecipare, ecco gli estremi:

-versamento tramite bollettino postale sul CONTO CORRENTE POSTALE n. 59258160 intestato a Luca Abbà

-bonifico (o posta giro) sul CONTO BANCOPOSTA con IBAN IT 35 P 07601 01000 000059258160 intestato a Luca Abbà.

Per entrambe le modalità la causale è SOSTENIAMO LUCA ABBA’.

Si ringraziano anticipatamente tutti coloro che vorranno partecipare all’iniziativa anche solo con un piccolo contributo.

Coordinamento NO TAV ALTA VALLE SUSA

per contatti: avsnotav@virgilio.it

Per chi ama il copincolla, gli estremi può trovarli QUI.

L'iniziativa su facebook

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venerdì 13 gennaio 2012

Prendi ad esempio 'Sicilia Libertaria'

Le realtà anarchiche si esplicano nel mondo in vari modi. Uno di questi modi è la cosiddetta carta stampata, che oggi si avvale anche del supporto informatico. Onestamente è difficile riuscire a contare tutte le riviste anarchiche, i giornali, i bollettini. Tra i giornali anarchici più attivi in Italia c'è 'Sicilia Libertaria' con la sua più che trentennale attività nell'editoria e con un vasto catalogo di pubblicazioni al suo attivo.
'Sicilia Libertaria' accoglie informazioni preziose per quel che riguarda l'anarchismo in generale, ma anche su quelle attività anarchiche che rivolgono lo sguardo ai problemi del Sud e della Sicilia. Sappiamo quanta importanza ha, ad esempio, il tema del lavoro in una terra ricca di risorse come la Sicilia, ma proprio per questa sua ricchezza costantemente sfruttata, colonizzata, preda millenaria di sovrani, affaristi, speculatori, profittatori, latifondisti, ma contro i quali il popolo siciliano ha saputo reagire con orgoglio e, in taluni eccelsi casi, con indiscutibile efficacia.
E' un vero peccato leggere la Storia della Sicilia senza tener conto dei capitoli anarchici (o dei risvolti di natura libertaria) di cui i siciliani e le siciliane furono e sono protagonisti/e. Ma di fatto i libri dozzinali scolastici censurano qualsivoglia referenza anarchica, non solo siciliana, e allora sono proprio le edizioni anarchiche come 'Sicilia Libertaria' che devono compiere e completare l'informazione storica o di cronaca.
Diretta da Giuseppe 'Pippo' Gurrieri, ferroviere come Pinelli, scrittore (consigliamo vivamente di leggere 'L'anarchia spiegata a mia figlia'), 'Sicilia Libertaria' non rinuncia a quella che noi sentiamo oggi come una vera urgenza: la propaganda anarchica. Perciò ci sentiamo in piena sintonia con la rivista che raccoglie anche biografie storiche, informazioni sulle iniziative locali, sul cinema e la musica, affronta temi quali l'anticlericalismo, e sostiene le lotte sociali non solo siciliane o del Sud.
Pippo Gurrieri, ragusano, trae cultura anarchica da quello stesso palmo di terra che fu di Alfonso Failla, di Franco Leggio, di Maria Occhipinti, una terra colma di sole e di sacrifici, di pietre gessose e campi coltivati a pomodoro, dove l'aspra natura si contende lo spazio con le vicine raffinerie di petrolio, dove la genuinità del popolo è costretta a fare i conti con l'artifizio delle mafie locali, degli intrallazzi gestionali comunali, della difficoltà a progredire per colpa di un conservatorismo opportunista che occupa tutte le poltrone e regge ancora gli scettri. Ed è l'anarchia siciliana a rappresentare sempre lo zoccolo duro di quello schietto carattere popolare che non vuole cedere al giogo e che sa scalciare. 'Sicilia Libertaria' è lì, sin dai tempi delle lotte contro i missili a Comiso, e c'è oggi per denunciare le ingiustizie, a fianco dei più deboli, contro i despoti di turno.
I comizi di Pippo Gurrieri hanno, secondo noi, una duplice valenza. Sul versante strettamente contenutistico e politico, le informazioni vengono passate in maniera estremamente diretta, incisiva, Gurrieri non le manda a dire, come si suol dire, e la partecipazione dell'uditorio è sempre alta. Riguardo alla forma, sono anche la verve e l'intercalare siciliano a rendere le parole di Gurrieri assai vicine al popolo, con quella terminologia dialettale che dà calore e colore, umore, senso di comunità fraterna e solidale. Il siciliano è la lingua parlata correntemente da tutti, in Sicilia, ma è anche un modo di vivere le esperienze, un sistema più umano per intendersi. 'Petra smossa un pigghia lippu'.

Il sito di 'Sicilia Libertaria'
Pippo Gurrieri: comizio del Primo Maggio Anarchico a Ragusa (2009)

Formule di abbonamento (consigliato)

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martedì 13 dicembre 2011

L'indignazione non è una moda

Tutti si lamentano dei privilegi della casta. Molto bene. Solo che i privilegi esistono da quando esistono i governi e le autorità, e continueranno a esserci anche in futuro. E di questa indignazione, che oggi si tocca con mano, i nostri nipoti non ne sentiranno nemmeno l'odore, così come noi oggi non sentiamo l'odore dell'indignazione del popolo nel 1920.
Se poi prendiamo i giovani di oggi, cosa volete che portino attaccato alla loro coscienza? Non certo l'indignazione del nostro '68 o del '77. Il guaio allora è questo: ogni nuova generazione è fresca, la vecchia (nostra) oppressione gli sembra normalità, è pronta a subire altre vessazioni. Che ne sanno le generazioni di domani di questo nostro annaspare? Come faranno i nostri nipoti a caricarsi di questa nostra eredità? La studieranno sui libri? E pensiamo davvero che studiandola sui libri (ammesso che i libri ne parleranno) essi percepiranno la nostra voglia di incazzatura e la spingeranno più avanti? Non è mai stato così. Non sarà mai così.
Vogliamo solo dire che è inutile lamentarsi se continuiamo a perpetuare governi. L'indignazione è un mezzo, non un fine, e nemmeno una moda. Loro hanno una linea di condotta ereditaria precisa dettata dallo Stato, un obiettivo criminale sempre uguale, mentre il popolo scorda ad ogni nuova generazione, ri-subisce, si ri-illude. Non votate più, fatelo per la vostra coscienza, perché l'indignazione abbia una coerenza, ma fatelo anche e soprattutto per i vostri nipoti, se ci tenete al loro futuro.

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giovedì 1 dicembre 2011

Sportello anarchico

La procedura per la costruzione di una società giusta e pacifica passa attraverso una consapevolezza individuale che dovrebbe ormai essere storicizzata da un pezzo: i governi, gli Stati e la Chiesa sono organismi distruttivi e sovrastrutturali. A partire da questo dato, che già oltre 200 anni fa si attestava come una certezza inconfutabile (poi dichiarata apertamente anche alla Prima Internazionale), è doveroso considerare la prospettiva di un cambiamento reale a partire dalle nostre coscienze e quelle dei nostri figli. Se l'esperienza storica ci insegna che prima della nascita degli Stati le società non conoscevano guerre e ingiustizie sociali, è proprio quella dimensione a-statale che bisogna riconsiderare, oggi più di ieri. D'altra parte, già nel XIX secolo gli intellettuali avevano lanciato l'allarme, prefigurando ciò che sarebbe successo. Ed è successo. Ci siamo dentro, e non ne usciremo se non nel modo indicato proprio da quei grandi pensatori, filosofi, politci, antropologi... (John Ruskin, Pierre-Joseph Proudhon, Lev Tolstoj, Giovanni Pascoli, Michael Bakunin, Pëtr Kropotkin, Emile Gravelle, e mille altri). L'antropologia culturale, da par suo, ma anche gli studi di Erich Fromm, hanno contribuito a far capire che la natura umana è cooperativa -non già malvagia- e che questo istinto alla cooperazione è visibile in tutte quelle società in cui manca uno Stato o un ordinamento a carattere gerarchico. Va da sé che una struttura gerarchica, com'è invece quella statale, non può far altro che produrre ingiustizie, privilegi di casta, sudditanze e crimini. Perciò gli intellettuali insistono su questo aspetto, sottolineando che la vera utopia sia credere ancora che la sostituzione dello Stato con un altro Stato (o un governo con un altro) diventi la soluzione. Non è mai avvenuto. Anche la Storia, ormai, denuncia questa enorme illusione. Il fatto che la centralità dell'individuo sia l'individuo stesso nella sua singolarità e autonomia è un fatto ormai acclarato anche dalla pedagogia più evoluta. La scienza dell'educazione e della formazione non lascia dubbi su chi debba essere un individuo e su cosa non debba mai diventare. E questa pedagogia affonda le sue radici proprio nelle teorie e nelle pratiche anarchiche. L'anarchia diventa allora motivo di rilancio di un modello sociale equo, giusto, pacifico, dove ogni individuo è naturalmente proiettato verso il benessere di se stesso e degli altri, per logica conseguenza, per naturale inclinazione e ordinamento. E' evidente che il modello anarchico, con tutte le sue dinamiche e regole, con tutte le sue particolarità e ricchezze metodologiche, non potrà essere compreso facilmente da coloro che hanno fatto delle sovrastrutture propagandistiche di Stato un credo. Se la costruzione di una società a-statale deve passare attraverso l'eliminazione dei pregiudizi e delle sovrastrutture (distruttive, ma alle quali alcune persone sono davvero molto affezionate), cioè dalla considerazione profonda e sincera di quanto detto e fatto dai grandi pensatori, siamo sempre in tempo per conoscere, senza mai abbandonare l'obiettivo finale che, come già dimostrato ampiamente, è sbagliato definire 'utopia': costruire una nuova umanità dove i nostri figli non conosceranno più ingiustizie. Come fare? Noi del blog 'Italiani Imbecilli' abbiamo deciso di venire incontro alle vostre esigenze di conoscenza. Abbiamo aperto una sorta di sportello dove ognuno di voi potrà chiedere lumi in merito all'anarchia, ai suoi metodi, alle sue pratiche già attuate, alle questioni attinenti che possono suscitare dubbi e interrogativi. Risponderemo alle vostre domande, cercando anche di consigliarvi -se lo richiederete o se in qualche modo necessita- testi e autori specifici, naturalmente nei limiti che ci sono propri, sia di tempo, sia di conoscenza (di intellettuali anarchici ce ne sono una infinità). Ci baseremo sui testi che possediamo e che abbiamo già letto. Si tratta di uno sportello 'ready-made', dove le risposte ai vostri quesiti saranno il frutto di una sintesi formata sulla base dei suddetti testi e sulle pratiche storiche degli anarchici. Potete inviare le vostre domande al seguente indirizzo elettronico: italianimbecilli.fan@gmail.com



giovedì 27 ottobre 2011

Un sistema aggressivo è un sistema che funziona benissimo

Il sistema statal-capitalista non è fallito nel senso che si è indebolito, anzi, in questi ultimi anni è molto più attivo ed aggressivo. Sta 'tirando' al massimo il suo motore. Noi da sempre siamo la sua benzina. La questione è un'altra, cioè che gli Stati non reggono più il confronto con il buon senso dei popoli che hanno capito il 'come non-funziona'. Detto ciò, è il caso di riflettere e di chiedersi: dobbiamo permettere a chi ci governa di perpetuare il loro modello (magari sotto altre vesti, ma sempre coercitive), o non sia il caso di consegnare ai nostri figli un altro modello di gestione sociale, solidale, come quello pensato a suo tempo da Carlo Pisacane e indicato dai grandi pensatori libertari (annesse prove concrete di anarchia applicata)? Cosa dice Chomsky a riguardo? Chomsky, chi è? Secondo il New York Times è 'il più importante intellettuale vivente'. Noam Chomsky non ha dubbi: l'anarchia è l'unico sistema in grado di soddisfare le esigenze umane, di tutta l'umanità, in un ambiente alfine pacifico fondato sull'autogestione.
Per fortuna, siamo arrivati a un punto storico in cui, di fronte alla domanda di cui sopra, è veramente impossibile andare avanti a forza di 'se' e 'ma'. Di certo, tutti quelli che non hanno un'idea precisa e vera di cosa sia l'anarchia, e che si dondolano nell'unica informazione posseduta (sbagliata), potrebbero ancora inciampare nell'ostacolo culturale e rimanere appiccicati ai loro concetti che sono stati astutamente preconfezionati da qualcun altro (sia intorno all'anarchia, sia riguardo all'idea di Stato come unica e sacra possibilità). Ma a queste persone basta forse un poco di tempo in più per squarciare la crosta del pregiudizio. Ma che sia un lavoro intimo, il loro. A tal proposito, siamo sempre disponibili a fornire suggerimenti e chiarimenti, testi e autori, qualora ce li chiedessero.
Invece ci preme sottolineare come gli indignados di tutto il mondo abbiano rifiutato il modello attuale, senza se e senza ma, non consentendo ai partiti di prendere possesso delle proteste per strumentalizzarle. E' un passo importantissimo, segno di una presa di coscienza globale. La democrazia diretta, altrimenti detta anarchia, non è affatto utopia. L'autogestione e la cooperazione ha fatto andare avanti il mondo fin dai tempi della nascita dell'Uomo, prima che gli Stati fossero imposti e venduti ai nostri avi come sistemi gestionali voluti persino da un ipotetico dio. E' storia. Realtà anarchiche ce ne sono ancora oggi in gran quantità, dimostrano che un altro sistema è possibile e che funziona benissimo, poiché strutturato secondo le vere necessità umane, dalle quali scaturiscono regole comuni fondate sulla morale naturale. Il mutuo appoggio è garanzia di vita e di progresso umano, lo è sempre stato. Speriamo che l'umanità ritrovi presto la dignità e la libertà che le appartengono per diritto naturale.

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mercoledì 5 ottobre 2011

Italia, 15 ottobre 2011 - Agli eleganti deleganti

La protesta o la rivoluzione? E' il caso di decidere una volta per tutte. La manifestazione prevista a Roma e nelle altre città italiane vorrebbe allinearsi a quella spagnola e alle altre in tutto il mondo. Molto bene, è quello che tutti si aspettano e che si augurano, compresi noi ovviamente. Ma nel resto del mondo la parola d'ordine è 'nessun partito, nessuna delega, giù il sistema'. Non so se riusciamo a farci capire. I popoli non vogliono più essere governati, ma autogovernarsi, senza più deleghe (voi la chiamate democrazia diretta, noi anarchia). A Roma ci saranno numerose bandiere di partito, i sindacati, e persino la Democrazia Cristiana. Cavalcheranno la protesta, se ne faranno portavoce, in molti si lasceranno abbindolare, perché da sempre siamo un Paese di eleganti deleganti, votanti e perciò votati alla sudditanza permanente. Storicamente parlando, ogni leader che si è presentato al popolo con in bocca la parola libertà ha sempre avuto ogni onore, ogni privilegio, ogni fiducia, salvo poi pentirsene e ritornare alle urne. Da troppo tempo va avanti così. Forse stiamo cominciando a capire che le altalene, ancorché riverniciate o nuove fiammanti, fanno sempre lo stesso movimento.
Così a Roma vedremo uno stuolo di pennacchi e di bandiere svettare sopra le teste delle persone, a suggello di un potere gattopardesco, autoritario, esclusivo, che sovrasta ogni cosa. Complici i media, naturalmente, che daranno il microfono ai vari segretari di partito, ai sindacalisti prezzolati, a quelle che vengono definite 'autorità', come se il popolo non fosse un'autorità, o forse sì, ma un'autorità delegata, quindi depauperata di ogni potere e di importanza. Sappiamo che molti italiani non vedono l'ora di attuare un autogoverno, ma poiché gli italiani non conoscono 'il come si fa' anarchico (ma neppure l'anarchia), ci preoccupiamo del fatto che la costruzione di un autogoverno si trasformi in vero caos, quello irrimediabile e che conduce dritto dritto a nuove deleghe, a nuovi leader, ad altri bastoni. Se caos ci sarà, non sarà certo anarchico, perché anarchia è super organizzazione.
Bene, alla luce della Storia italiana, abbiamo voluto far presente questa differenza tra noi e gli altri. Non è un caso che l'Italia sia un 'Paese senza una rivoluzione', mentre in Spagna la città di Barcellona fu gestita anarchicamente dal popolo nel 1936, e fu vera rivoluzione liberatrice, finché non arrivarono anche i cannoni comunisti a riportare il loro concetto di 'ordine' e lo Stato. E' tutto dire.
Detto questo, un po' per sfogo, un po' per onorare la verità, ci auguriamo che a Roma, oltre al potere costituito, vengano tirate giù -e per sempre- le bandiere di partito o di rappresentanza settoriale. Vogliamo ribadire quanto segue: chi protesta con in mano una bandiera di partito e con lo Stato nel cuore, non farà mai una rivoluzione. Perciò scrolliamoci di dosso tutti i pregiudizi e le assurde paure in merito all'anarchia e corriamo insieme verso la vera libertà e la vera giustizia. Nessun anarchico ci farà mai del male, è bene saperlo.

Articolo assai correlato

E' ufficiale, gli italiani non sanno neanche cos'è una rivoluzione. Vi facciamo leggere quanto è avvenuto nel corso di una riunione. Litighiamo persino sul percorso da fare il 15 (il percorso??). E chiediamo persino il permesso di manifestare. Ma dove andiamo così? Ma ci facciamo prendere in giro dal resto del mondo! Ma credete che a Madrid abbiano deciso un percorso? E abbiano chiesto il permesso di occupare la piazza?? (LEGGI). Vergogna!


Messaggio a tutti i politici da parte degli indignati spagnoli: 'il popolo dichiara illegale la giunta elettorale'!



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martedì 20 settembre 2011

Punti fermi e suggerimenti per una rivoluzione

Dal 1848 circa ad oggi, tutte le caste che hanno gestito i popoli e l'amministrazione degli Stati, hanno inserito tra i loro obiettivi l'insabbiamento sistematico delle informazioni che riguardano le idee anarchiche e le loro esperienze. In sostanza, tutti gli Stati impediscono agli anarchici di dimostrare liberamente che l'autogestione e la cooperazione sono realizzabili e perfettamente aderenti alle esigenze umane.
Là dove nasce e prospera un'autogestione, lo Stato interviene per distruggerla in tre modi:
1) con la censura
2) con la criminalizzazione
3) con la forza

Ciò non impedisce alle realtà anarchiche di esistere. Di fatto, solo in Italia, e senza rifarci agli esempi storici, una trentina di comunità più o meno grandi vivono in autogestione e in cooperazione, senza perciò nessun capo e nessun sottoposto, nessun sindaco e nessuna polizia, nessuna gerarchia e nessun tutore della legge. Per conseguenza, in queste comunità non esistono reati. Il modello della comunità autogestita è una realtà che dimostra energicamente:
1) che il sistema gerarchico statale e le sue leggi producono ingiustizie e crimini.
2) che l'essere umano è in grado di autogestirsi senza bisogno di delegare.
3) che la politica anarchica non è un'utopia.
4) che l'anarchia non è caos e violenza.
5) che in una comunità libera esistono regole, non scritte, mutevoli a seconda delle necessità e dei casi. Tali regole (leggi morali e naturali) nascono spontaneamente e sono tutte volte al benessere collettivo, alla vita, poiché unico scopo della vita è l'espansione della vita stessa; e scopo dell'essere umano non è l'autodistruzione, ma la propria sussistenza, garantita dalla cooperazione.
6) che libertà non vuol dire disordine, licenza, aggressività.

Se oggi siamo giunti a questo grado di aggressività, questo non lo si deve imputare alla natura dell'Uomo, ma al suo carattere che è stato viziato (E. Fromm), deformato da un sistema in cui l'aggressività e la competizione (propagandata in mille modi) si è resa necessaria per scalare le gerarchie e farsi strada anche a costo di ammazzare, per un benessere esclusivamente individuale (egoistico).
Sta a noi decidere se tornare ad essere Uomini liberi o se rimanere prigionieri della violenza. Gli anarchici dimostrano anche che:
1) utopia è credere che questo sistema statale porti giustizia e pace.
2) utopia è illudersi ogni volta che un nuovo governo risolva i problemi.
3) utopia è pensare di essere liberi in una società dove impera la morale borghese e clericale.
4) utopia è credere che uno Stato sedicente democratico sia basato sulla sovranità del popolo.
5) utopia è aspettarsi che la legge sia davvero uguale per tutti e che renda più giusti gli uomini.
6) utopia è credere ai mass-media.
7) utopia è dare fiducia alle supposte autorità di cui siamo circondati.
Eccetera

Gli storici sono colpevoli di non aver trattato in maniera completa e adeguata i capitoli riguardanti le esperienze di autogestione e di autogoverno anarchico (Colin Ward), questo perché tutti gli storici ben conoscono le regole dettate dal sistema: 'tu parli di anarchia? E noi non ti facciamo pubblicare i tuoi studi'.
Esiste un programma anarchico? Sì, lo ha scritto nel 1919 Errico Malatesta, lo potete trovare tra i banners della colonna di destra (o cliccando qui). E' un programma vecchio vista la sua età? L'idea di libertà non è mai vecchia, anzi, proprio in un periodo in cui i popoli del mondo sono assetati di giustizia, l'anarchia si presenta in tutta la sua giovane potenza innovativa. Nel vostro modo di concepire le cose, cioè per gerarchie e autorità, vi aspettate sicuramente dei nomi 'illustri' di anarchici ai quali appendere le vostre eventuali ammirazioni. Potremo stupirvi, e non poco. I 'nomi illustri' sono troppi da elencare, si tratta di un universo parallelo tenuto ben nascosto per i motivi di cui sopra. Nessun libro di scuola vi racconterà, ad esempio, dell'anarchismo di Tolstoj.
La censura si è abbattuta anche in occasione di questi 150 anni di unità d'Italia (150 anni di servitù), dove il primo anarchico italiano, Carlo Pisacane, amico di Mazzini, proponeva un'unità d'Italia diversa da come si è realizzata, un'unità solidale e cooperativa, un federalismo egualitario che apre al prossimo, non propone confini e odii. Stop, non se ne deve parlare, neanche a scuola, neanche leggendo la seppur celebre 'La spigolatrice di Sapri' (dedicata alla sua coraggiosa impresa). E mille altri nomi 'noti'. Vi sono poi un'infinità di nomi che non sono conosciuti (sempre a causa della censura), ma che sono stati -e continuano ad essere- le pietre angolari della cultura filosofica, pedagogica, sociologica, letteraria, artistica, scientifica, politica, ecc. mondiale.
Da dove iniziare per capire l'anarchismo? Più che 'capire' sarebbe meglio dire 'togliere i pregiudizi'. L'anarchismo ce lo abbiamo tutti dentro, lo portiamo come bagaglio morale naturale. Scoprirete da soli che qualsiasi testo sull'anarchia vi rispecchia e riassume perfettamente la vostra coscienza, vi ci ritroverete in pieno. Qualche autore? Va bene. Noi consigliamo il già citato Colin Ward ('Anarchia come organizzazione'). Iniziate con lui, se non volete rifarvi direttamente ai padri dell'anarchismo e se cercate un intellettuale contemporaneo. Il libro si legge molto bene, è scorrevole e vi stupirà alla grande. A titolo informativo, chi vi scrive sta leggendo 'In difesa dell'anarchia' di Robert Paul Wolff, elèuthera editrice.

PS. trovate testi di autori anarchici da scaricare liberamente QUI.

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sabato 10 settembre 2011

No Tav, quando un ministro esorta alla violenza, l'avviso è rivolto a tutti

Le parole di Maroni, diffuse a mezzo stampa di regime (mai che si dia la parola al popolo NoTav, ovviamente), possono ingannare soltanto gli ingenui: «Il sindacato di polizia Sap dice che questi hanno intenzione di uccidere: temo sia così, perché quando si prendono le bombe carta, le molotov, i massi da lanciare addosso a poliziotti e carabinieri si ha intenzione di uccidere».
Vorremmo chiedere a Maroni se coloro che sparano lacrimogeni e pallottole abbiano invece intenzione di fare le coccole. Possiamo fornire, a richiesta, una lista pressoché infinita di vittime ammazzate dalla sbirraglia, cioè dallo Stato.
Il fatto è che questa dichiarazione di Maroni ha uno scopo ben preciso. Anzitutto tale dichiarazione arriva dopo che il popolo NoTav ha avuto la meglio -la notte scorsa- sul cantiere mafioso del Tav e anche sulla sbirraglia che, oltre a sparare, ha scagliato anche 'i massi' (come li definisce Maroni). Questa puntualità nel far uscire una tale dichiarazione non è frutto del caso. Ma lo scopo potrebbe essere quello ormai da tempo te-stato: avvertire l'opinione pubblica che la polizia sta per compiere un possibile assassinio con la solita scusa di difendersi da quelli che lo Stato definisce vandali, ma che invece sono persone che difendono il territorio (attività che proprio lo Stato ci ha insegnato a fare, da 3000 anni).
Perciò diciamo che si tratta di un avvertimento che vale per tutti: per l'opinione pubblica (che viene ingannata), per la polizia (che viene aizzata) e anche per il popolo NoTav che lotta con orgoglio.
Allora vogliamo dire a chi sta lottando in Val di Susa di munirsi di tutti i mezzi di registrazione video a loro disposizione per immortalare la violenza della polizia e denunciare chi si copre il viso con gli elmi di Scipio, soprattutto dopo questa dichiarazione di Maroni.

E' uscita l'intervista a Alberto Perino che risponde a Maroni. Diamone ampia diffusione.



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domenica 4 settembre 2011

Conoscere quella parte di sapere tenuto nascosto

La lettrice Federica ci pone la seguente domanda:
'Buongiorno, posto che non accendo mai la televisione, vorrei comunque conoscere i nomi, se noti, di intellettuali anarchici italiani che potrebbero partecipare a dibattiti tv, allo scopo di informarmi sul loro pensiero. Grazie Coscienza Critica e buona domenica'. Federica Zerbini, Roma
Diciamolo subito, di intellettuali anarchici -italiani e non- ce n'è una quantità abnorme. La domanda di Federica, però, ci spinge a fare un ragionamento un po' più ampio, perché lo merita. Se i pensatori anarchici esistono, dove sono? Chi li conosce? Con chi parlano? Cosa fanno? Dove lavorano? 
Certo queste sono le domande più ovvie e naturali da porsi, ma ce n'è una su tutte che merita più attenzione: perché questi intellettuali non si conoscono? Allora chiariamo subito il fatto che i pensatori anarchici, viventi e non, non sono conosciuti perché sono stati esclusi dal circuito culturale imperante destinato alla massa, dove tutto ciò che viene divulgato è accuratamente vagliato dallo Stato e aderente al cosiddetto pensiero unico, alla propaganda continua. Lo Stato non consentirebbe mai la divulgazione di pensieri che vanno contro se stesso, soprattutto quando tali pensieri tendono per loro stessa natura ad allargare l'orizzonte ottico e critico dei cittadini e a renderli consapevoli di certi meccanismi autoritari. Qualcuno potrebbe ingannarsi e dire che nel panorama mediatico intellettuale ci sono comunque voci dissidenti, ma ancorché scomodi a tal punto da essere uccisi (Pasolini), questi pensatori non mirano mai al cuore della questione, come invece fanno da sempre gli anarchici. Queste voci dissidenti non sanno o non vogliono interrompere il circolo chiuso e vizioso del pensiero unico. Il teorema è semplice: finché un intellettuale viene dato in pasto al grande pubblico, è certo che è stato ritenuto innocuo dallo Stato o quantomeno non a tal punto da essere zittito anzitempo relegandolo nei meandri oscuri della 'cultura parallela'. Spesso il sistema tende persino a costruire personaggi ritenuti scomodi, non per autolesionismo, ma perché fungono da sfogatoio per la massa, la quale si riconosce in questi personaggi e ad essi delega la propria rabbia, naturalmente invano, dato che il centro del problema non viene mai raggiunto: la violenza dello Stato e l'inganno perpetuo. 
Allora qui si evidenzia già un doppio binario, quello della cultura distribuita alla massa, e quello della controcultura destinata alle élites, agli arditi degli scaffali più impolverati e nascosti delle librerie. Anche in merito alle case editrici, poi, si profila un distinguo; ci sono le case editrici note al grande pubblico (ritenute a torto le uniche prestigiose e autorevoli) e quelle misconosciute, anche se altrettanto prestigiose e di grande spessore. Piano piano ci stiamo avvicinando al nocciolo della questione. 
Una miriade di intellettuali, sociologi, filosofi, politologi, pedagogisti, artisti, docenti universitari, economisti, giornalisti, puri letterati, antropologi, ma anche persone senza titoli di studio specifici ma che, da buoni anarchici, si documentano da sempre e sarebbero in grado di contrapporre il progetto politico anarchico a quello imperante, rappresentano un vero universo culturale parallelo. 'The dark side of the moon', potremmo dire, citando i Pink Floyd. E infatti, utilizzando la stessa metafora, noi tutti pensiamo che quella che vediamo in cielo sia LA luna, in realtà è solo la sua metà, sempre quella. Così noi pensiamo che tutto quello che studiamo a scuola -che si somma a quello che ci viene detto attraverso i media- sia LA cultura, in realtà è solo una parte dell'intero sapere, quella che più conviene al sistema, quella che serve all'indottrinamento affinché si attui l'obbedienza perpetua e inconsapevole nei confronti dello Stato, il quale detiene il pieno controllo del sistema educativo nazionale, ne ordina le direttrici in termini di qualità e di quantità. Personalmente, dopo aver conosciuto sia la parte di cultura di massa (scuola, Università, tv, teatro, cinema, giornali...) sia una parte di cultura celata, posso parlare con cognizione di causa e rattristarmi profondamente nel constatare quanta cultura venga tenuta delittuosamente nascosta dallo Stato. Nelle Facoltà di Filosofia si studiano Socrate, Sant'Agostino, Cartesio, Kant, Hegel... e tutti quanti a credere che quei filosofi siano i più rappresentativi del pensiero umano. Invece no, invece ne esistono altri forse ancora più profondi di questi, come lo è Max Stirner nei confronti di Kant e di decine di altri filosofi propagandati come 'i più' (suggeriamo la lettura de 'L'unico e la sua proprietà'). 
Da notare, poi, un altro aspetto molto importante: anche tra i personaggi divulgati nelle scuole ufficiali vi sono molto spesso degli anarchici, ma questo 'particolare' non viene mai menzionato. In arte questo è molto evidente, la maggior parte degli artisti (famosi e non) che hanno attraversato i due secoli precedenti erano anarchici, ma nessun testo ufficiale lo dice. Matisse, Picasso, Ensor, Courbet, Millet, Daumier, Morris, Derain, Kirchner, Duchamp... solo per citarne qualcuno tra i più famosi, erano anarchici, e non poteva essere diversamente. Di più, tutti i testi che si studiano a scuola, controllati dallo Stato, non fanno alcun riferimento al fatto che tra Ottocento e Novecento l'anarchismo è stato un vento fraterno per l'intero pianeta, un manto che ha avviluppato tutti i settori della cultura e che ha influenzato la maggior parte degli intellettuali, compreso Baudelaire e gli altri definiti 'maledetti' o, in Italia, 'scapigliati'. Tutti contro la borghesia e lo Stato. Le Avanguardie sono nate per merito dei principii anarchici, ma gli studenti questo lo ignorano e anche la maggior parte dei professori. Le Avanguardie vanno assolutamente lette in chiave anarchica (conoscendo prima la filosofia anarchica, è ovvio). 
Chi informa questi studenti? Chi informa la massa di questo patrimonio culturale nascosto, di questo universo intellettuale parallelo? Non certo i media tradizionali, come abbiamo visto. Può sembrare assai curioso: Giulio Carlo Argan, a proposito dell'Arte inglese di fine Ottocento (Liberty) definisce John Ruskin 'il maggior critico europeo del secolo' ('L'arte moderna', Sansoni editore, pag 218). E recentemente il New York Times ha detto di Noam Chomsky: 'ci sono buone ragioni per pensare che Chomsky sia il più importante intellettuale vivente'. Ecco, Ruskin e Chomsky, rappresentanti intellettuali di due secoli (Chomsky è ancora vivente), ambedue anarchici. Dovrebbe far riflettere. (sito in italiano su Chomsky). Fabrizio De André, anarchico, diceva di aver avuto dei punti di riferimento culturali precisi. Non si riferiva al Manzoni o a Petrarca, ma ai pensatori anarchici, ai padri dell'anarchismo come Bakunin, Malatesta, Stirner, Godwin, Kropotkin, Proudhon, Thoreau... che a loro volta -dice Faber- 'avranno avuto altri punti di riferimento' che non saranno stati Dante e Dryden, quanto piuttosto Etienne de la Boétie o Giordano Bruno. 
In conclusione, sarebbe cosa saggia approcciarsi serenamente all'anarchia, senza pregiudizi, per scoprire l'altra faccia della luna che, anche se tenuta oscurata, esiste e contribuisce alla formazione delle maree. Prova ne è anche questo post che risponde a Francesca e, siamo sicuri, non solo a lei. Diciamo anche che fare una lista di nomi di intellettuali anarchici diventa un'impresa colossale, almeno per noi, qui, ora. Quindi è meglio rifarsi agli elenchi dei cataloghi delle case editrici anarchiche: Alcune case editrici anarchiche:
  • PS. Ammesso che si dia d'un tratto la parola in tv agli intellettuali anarchici, perché scegliere soltanto quelli italiani? Nulla in contrario, anzi, ma sfugge forse il fatto che esiste anche la possibilità di tradurre simultaneamente gli ospiti? Sarebbe bello invitare Chomsky o fargli un'intervista registrata, ha molto da dire sulla situazione mondiale e anche italiana. Buon pro' vi faccia.



lunedì 2 maggio 2011

Bin Laden non è morto, allora diciamo solo due parole

Ma non vedete che ci prendono per il culo da 3000 anni?
Il terrorismo è un'invenzione dei governi. La paura è un'invenzione dei governi. Imbecille quel popolo che crede alle menzogne degli Stati profuse a mezzo tv. I popoli devono avere una sola paura, quella nei confronti di chi li governa e di tutti coloro che si pongono su un piedistallo. E con questa paura reagire, sollevarsi, abbattere il mostro.
Non state a testa china, cazzo! Buttiamo giù tutti i totem!
Inutile sostituire i governi, non è mai servito a niente, bisogna riprendersi tutto il potere e non delegarlo mai più. Vadano tutti a zappare la terra e che ci rimangano per sempre: loro, le loro guerre, i loro terrorismi, i loro razzismi, i loro progetti criminali, i loro privilegi, le loro connivenze, le loro bandiere, e tutti i loro malaffari che trafiggono la libertà dei popoli. Un moto d'orgoglio, cazzo! Tu che leggi non vali meno di chi ti governa! Tu non hai bisogno di guinzagli! E che cazzo! Alza la testa! Uniamo le forze e creiamo una cultura di solidarietà! Creiamo una nuova umanità! Torniamo liberi!

PS. Riguardo alla promessa USA di mostrare le foto e il filmato della morte di Bin Laden crediamo sia opportuno leggere questo.

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mercoledì 6 aprile 2011

L'opposizione diserti il parlamento ad oltranza!

Pare che l'opposizione -o sedicente tale- stia scoprendo solo adesso lo sporco gioco della maggioranza. Bersani pare incazzato, Franceschini pure, Veltroni idem. Ma al di là delle parole rabbiose, dei teatrini televisivi, l'azione delle sinistre latita. Da qualche tempo, poi, sembra che l'unica via d'uscita sia rappresentata dalle prerogative di Napolitano. Un bel quadretto, non c'è che dire, e i toni di questo capolavoro sono tra i più foschi per il Paese.
Se la sedicente opposizione latita, non parliamo dei sindacati. Tutto si sta svolgendo sul piano della parola (parole, parole, parole) e non si vuole spostare la questione sul piano dei fatti, delle azioni. Come se le parole possano ancora bastare, a questo punto. Quelli che si dicono oppositori non hanno ancora capito -o non vogliono capire- che di fronte all'accelerazione verso l'inevitabile abisso, occorre una terapia d'urto.
Disertare il parlamento. Perché no? C'è più di un motivo per farlo. Invalidare il supposto ruolo democratico del parlamento, azzopparlo, o meglio, rendere evidente il fatto che il parlamento è zoppo da tempo. A quel punto cosa farà la maggioranza? E cosa farà Napolitano? Probabilmente la maggioranza monterà la sceneggiata della protesta, non si lascerà scappare l'occasione per denigrare e accusare la sinistra (tanto lo fa comunque), ma al contempo ne approfitterà per votare in fretta le sue leggi fascistissime in modo da completare il piano eversivo di Licio Gelli. Quindi ci sarà un'accelerazione del regime fascista. Questa accelerazione condurrà inevitabilmente Napolitano all'assunzione delle proprie responsabilità: abrogare le leggi o sciogliere le camere. Ma se l'opposizione non si produce in azioni concrete, finirà che il governo si farà firmare le leggi da un altro presidente della repubblica, magari proprio da Berlusconi, fra due anni.

Considerazione a margine più che doverosa. Siamo giunti a una situazione talmente grottesca e pericolosa che persino un blog anarchico come questo si vede costretto a suggerire il da farsi ai criminali di palazzo. E' tutto dire. Rimaniamo ancorati all'idea che tutto il parlamento debba essere svuotato: non più deleghe!

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