martedì 25 agosto 2026

Oltre lo Stato: Perché la strada di Proudhon è più attuale che mai.


Q
uando si pensa alla storia del socialismo, il nome di Karl Marx tende a emergere, dato che la scuola impone di studiarlo, mentre oscura ben altre figure, più puntuali e attuali come ad esempio quella di Pierre-Joseph Proudhon. 
Gli esiti storici del Novecento suggeriscono una verità incontestabile: aveva ragione l'anarchico Pierre-Joseph Proudhon che, peraltro, ha scritto di temi sociali, politici ed economici ben prima di Marx - quest'ultimo non ha potuto far altro che prenderne atto, criticare il collega francese per poi ispirarsi ai suoi pensieri, trasformandoli però da anarchici ad autoritari, con gli esiti disastrosi che la storia e la cronaca ci consegnano. 
Mentre Marx indicava nella statalizzazione dei mezzi di produzione e nella dittatura del proletariato l'unica via di salvezza, Proudhon – con nove anni di anticipo – aveva già individuato i rischi mortali del centralismo. Oggi, mentre assistiamo al fallimento dei grandi apparati burocratici e alla rinascita delle economie dal basso, la sua 'filosofia della miseria' appare NON come un'utopia superata, ma come un manuale di sopravvivenza per il futuro


La profezia mancata: lo Stato come problema, non come soluzione.
La divergenza fondamentale tra i due pensatori risiede nella concezione del potere. Marx vedeva nello Stato lo strumento necessario per abbattere il capitalismo; Proudhon intuì che lo Stato stesso era la gabbia. La storia ha dato ragione al francese: i regimi che hanno tentato di realizzare il progetto marxista hanno spesso generato nuove élite burocratiche e forme di oppressione statale, confermando il timore proudhoniano che la proprietà privata sarebbe stata semplicemente sostituita dalla 'proprietà di Stato'.
La crisi di legittimità che colpisce oggi gli Stati nazionali, dalle periferie d'Europa ai conflitti globali, risuona con il monito di Proudhon: 'Il XX secolo aprirà l'era delle federazioni o l'umanità ricomincerà un purgatorio millenario'

Crisi dello stato centralizzato e attualità del federalismo. 
L'autogestione: dall'utopia alla realtà concreta. 
Se la via statale ha mostrato i suoi limiti, la proposta proudhoniana ha dimostrato una resistenza straordinaria. Contrariamente al dogma diffuso dalle classi borghesi e fasciste secondo cui 'senza padroni o stato tutto collasserebbe', la storia è costellata di esempi virtuosi di economia reale gestita dai lavoratori. Uno dei punti di forza della tesi proudhoniana, infatti, è la validazione storica dell'autogestione. Diversamente dalla dittatura del proletariato marxista, che si è tradotta in burocrazie di partito, l'idea di lavoratori che gestiscono direttamente i mezzi di produzione ha avuto realizzazioni concrete e durature:

  • La Comune di Parigi (1871): La Comune di Parigi attuò molte misure care a Proudhon e Bakunin.
  • Il Territorio Libero dell'Ucraina (Makhnovščina, 1918-1921): Durante la guerra civile russa, l'anarchico Nestor Makhno guidò un vasto movimento contadino e operaio nell'Ucraina meridionale.
  • La Rivoluzione Spagnola (1936): In Catalogna e Aragona, vaste porzioni di economia furono collettivizzate e gestite direttamente dai sindacati anarchici e dai lavoratori, dimostrando efficienza produttiva in assenza di proprietà privata capitalistica. 
  • Le Fábricas Recuperadas in Argentina: Dopo la crisi del 2001, centinaia di fabbriche fallite sono state rilevate dai dipendenti, trasformandosi in cooperative di successo che operano ancora oggi. 
  • Mondragon (Paesi Baschi): Oggi è una delle realtà industriali più grandi della Spagna, un impero cooperativo che compete sul mercato globale mantenendo la proprietà diffusa tra i lavoratori. (Sebbene non sia anarchica politicamente, Mondragón è considerata l'esempio moderno più vicino al mutualismo proudhoniano).
  • La Rivoluzione del Rojava (Nord Siria, 2012-oggi): Attualmente in corso, è forse l'esperimento più significativo di confederalismo libertario, ideologia ispirata dall'anarchico Murray Bookchin
Questi non sono esperimenti di laboratorio, ma realtà economiche che validano la tesi di Proudhon: i lavoratori sono capaci di auto-organizzarsi senza bisogno di un 'grande fratello' statale o di un capitalista parassita. Esempi storici di autogestione operaia e cooperative. Un socialismo di mercato ante litteram. 
Mentre Marx sognava l'abolizione del mercato, Proudhon ne proponeva una riforma morale ed economica. La sua distinzione tra 'possesso' (legittimo frutto del lavoro) e 'proprietà' (diritto di rendita abusivo) anticipa le moderne discussioni sull'economia sociale e solidale. Oggi vediamo fiorire modelli che sembrano usciti dai suoi scritti: piattaforme cooperative, forme di economia che sfuggono al controllo bancario, e reti di scambio locale. Queste esperienze realizzano quel socialismo di mercato dove lo scambio esiste, ma è depurato dalla speculazione finanziaria e dalla rendita fondiaria, realizzando quella 'proprietà come libertà' che Marx non comprese mai fino in fondo. 
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 Conclusione: Il futuro è anarchico e federale. 
 Rileggere Proudhon oggi non significa rifiutare in blocco l'analisi di Marx sulle contraddizioni del capitale, ma riconoscere che la soluzione proposta dal tedesco era viziata all'origine. La storia ci insegna che la libertà non può essere decretata dall'alto. La strada indicata da Proudhon – fatta di federalismo, mutuo credito e autogestione diffusa – appare oggi come l'unica via praticabile per conciliare giustizia sociale, libertà individuale e rispetto dell'ambiente. In un mondo sempre più complesso e interconnesso, la risposta non è più 'lo stato', ma 'la rete'. E in questo, il vecchio anarchico di Besançon aveva visto lungo.

sabato 29 marzo 2025

Ma quale ricchezza del Sud prima dell'unità d'Italia? Non diciamo fesserie!

Gruppi fascisti, monarchici e secessionisti del Sud, sicuramente pagati e sostenuti coi soldi pubblici da qualcuno che ha interesse nei confronti della secessione tra Nord e Sud (progetto originario della Lega, mai dismesso), diffondono notizie falsissime e fanno credere che al Sud, prima dell'unità d'Italia, si stesse benissimo. La realtà ovviamente sta nella storia reale delle cose, che è appena sufficiente conoscere.
Certo che al Sud prima del 1861 vi erano famiglie ricchissime, ma appunto erano solo poche famiglie in proporzione alla massa, erano quei proprietari terrieri divenuti tali a forza di violenza sanguinaria sul popolo sin dai tempi della colonizzazione greca, proprietari (chiamiamoli come si dovrebbe: ladri di terre) definiti successivamente 'nobili' e che sono rimasti in combutta con tutte le case regnanti successive. Il Gattopardo ci insegna che quei pochi ricchi proprietari, eredi dei primi ladri di terre, se volevano mantenere il loro status, dovevano adattarsi al nuovo regno savoiardo centralizzato, dovevano cambiare tutto per non far cambiare nulla.
Il popolo del Sud, in realtà, nell'epoca storica, ha sempre sofferto la fame e la miseria più nera (felicemente diversa per tutti era invece l'età preistorica, dove non esistevano stati e governi e proprietà private, né miseria e problemi derivanti), e i moti del 1848, al Sud, si erano svolti per scacciare i Borbone, altro che ricchezza e benessere diffusi da quella casata di sfruttatori! Dopo l'unità d'Italia, la povertà del Sud rimase tale e quale.
Il popolo del Sud - ora diciamo un'altra verità - deve però difendersi da un tipo di propaganda costante e massiccia che ha sempre dipinto il Sud come una terra da evitare, solo piena di criminali, di sporcizia e di 'brutta gente'. E' questa propaganda 'nordista' che noi non sopportiamo! Ogni volta che in tv si parla di Sud, spuntano fuori tutti i luoghi comuni debilitanti, e SOLO QUELLI, mentre il Nord si autoassolve e si dipinge SEMPRE come terra di benessere, opportunità, civiltà, anche se non lo è, certamente non lo è non per tutti!
Come si vede, il secessionismo è già all'interno di una volontà propagandistica e mediatica, antica, ed è questa propaganda che occorre combattere, ma non certo per mezzo di secessioni e di costruzioni di altri Stati. Non scherziamo! Intanto, che la mafia sia anche un fenomeno del Nord, e per giunta autoctono, è già emerso da tempo, anche se la propaganda nazionale tende a nasconderlo finché può. E tutto questo benessere al Nord, diciamolo, non si vede affatto!
Che poi dobbiamo anche chiarire che cosa si intende per 'benessere', ci sono punti di vista che sottolineano, a ragion veduta e anche storicamente, che il vero benessere si misura soltanto in base al grado di felicità delle persone. Ed è certamente più felice una persona povera ma libera, che un'altra meno povera di pecunia, ma istruita a dovere per rimanere tutta la vita schiava in fabbrica e dipendente dei capricci del governante di turno, che per giunta si sceglie! Questo non significa che si debba tutti adottare il motto 'povero è bello', ma che occorre distruggere un sistema di governi, chiamato 'status', un sistema gerarchico che è stato inventato apposta per difendere il privilegio e la ricchezza per pochi! La lotta non deve essere 'di classe', ma alle classi, a tutto questo sistema predatorio.

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sabato 3 giugno 2023

'Non voglio vendetta, solo giustizia', dicono. Cosa vuol dire?


I
o non capisco la gente quando, volendo condannare qualcuno alle pene stabilite dalle leggi scritte dello Stato, dice: 'non voglio vendetta, voglio giustizia'. No, questa gente non la capisco proprio! La sua è mera retorica indigesta, vuota e sommamente ipocrita! Questa gente, guarda caso, non ha mai spiegato che cosa intenda per 'giustizia'. Sono certo che, se me lo spiegasse, non farebbe altro che delineare una prodigiosa vendetta, perché di vendetta si tratta tutte le volte che proviamo un risentimento, un senso di rivalsa, e vorremmo che anche il prossimo soffra in maniera esemplare, a prescindere da tutto. E si badi bene a questo 'tutto', se vi riesce di capirlo.


giovedì 11 maggio 2023

Come riconoscere un falso rivoluzionario?


I
ragionamenti dei falsi rivoluzionari si riconoscono perché, immancabilmente, nel loro dipanarsi, espongono una prima parte assolutamente condivisibile, che però va a cozzare contro una parte, generalmente finale, sempre antirivoluzionaria, quindi autoritaria e pro-sistema. C'è sempre, insomma, una struttura logica contraddittoria che però i 'veri falsi rivoluzionari' non colgono, non possono farlo, perché sono stati addestrati fin da piccoli a credere fino in fondo in quel che dicono, nelle 'soluzioni' che propongono. Colpa dell'istruzione ricevuta. 
L'esempio più basico può essere questo: 'un popolo non può essere costretto a vivere in queste condizioni, manca il benessere di cui abbiamo diritto, qui occorre un governo serio'. La parte finale guasta tutto, è ovvio, ma il falso rivoluzionario è davvero convinto di ciò che dice. Ho però anche esperienza di contraddizioni finissime e quasi impercettibili che, se fossero volute, avrebbero un che di geniale. 
I falsi rivoluzionari (inconsapevoli o consapevoli di esserlo), alla fine li riconosci comunque, perché ragionano come la maggioranza, quindi parlano come i padroni, propongono le stesse false soluzioni borghesi di cui parlano i governanti, che non a caso fanno capo alle solite trappole: 'più governo, più polizia, più istruzione, più educazione, più leggi, più esercito, più disciplina, più galere, più nazionalismo, più lavoro, più merito...', praticamente tutto l'armamentario culturale che garantisce da millenni la perpetuazione di questo schifo di società. 
Basta con questa cultura, qui urge una controcultura diffusa! Giovani, spetta soprattutto a voi: leggete di anarchia, informatevi altrove, bandite la scuola e la sua colonizzazione, bandite i libri del sistema buoni solo per le masse (sono il 90% di tutta l'editoria in commercio), e ragionate con la vostra testa, col vostro cuore!

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martedì 9 maggio 2023

Non vogliamo centrali nucleari! Lo abbiamo già detto e ridetto!


Ci risiamo? Ogni tot di anni i governi ci riprovano. Che facce di tolla! Lo fanno perché sanno di avere a che fare con dei fessi. Allora ribadiamolo:
Dobbiamo ancora fare i conti con i danni provocati dall'energia nucleare di terza generazione. Le centrali attualmente operative hanno dimostrato non soltanto di essere orribilmente insicure, ma di non essere più competitive sul mercato delle energie. L'energia nucleare, a tutt'oggi, rappresenta ancora un enorme pericolo per tutto il pianeta e le popolazioni. Non si è mai trovata, ad esempio, una vera soluzione al gravissimo problema delle scorie radioattive, semplicemente perché una soluzione non c'è. E non ci sarà. Il nucleare genera soltanto una serie di mali. La Francia nazionalista che - ricordiamo benissimo - si vantava negli anni '80 perché i prezzi calmierati erano dovuti alla loro 'santa energia nucleare', oggi ha dimenticato la sua spavalderia nuclearista perché i prezzi non sono affatto differenti dai nostri, sono a volte anche peggiori. 
Non abbiamo vantaggi, ma solo problemi con l'energia nucleare. Lo sappiano i giovani d'oggi! La quarta generazione di centrali deve ancora essere inventata, la ricerca prosegue e qui, dopo ben due referenda votati contro il nucleare, siamo ancora con dei governi che vogliono aprire centrali di terza generazione, parlandoci di progresso. Noi con il loro 'progresso' siamo sempre crepati e ci avviamo all'autodistruzione, e questo sì che è ormai scientificamente provato!

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