lunedì 21 giugno 2010

La società industriale getta la maschera a Pomigliano

Le due rivoluzioni industriali dell'età moderna hanno generato sperequazioni gigantesche in campo economico e sociale. La suddivisione della società in classi è sempre esistita, è vero, almeno sin dalla nascita delle prime civiltà organizzate (sumeri, egizi, babilonesi, assiri...), ma il tempo intercorso tra queste antiche civiltà e l'età moderna è grande e ci si sarebbe aspettata un'evoluzione, un vero progresso dell'umanità, un riscatto, più giustizia sociale, più equità. Ciò non è avvenuto. Le classi sociali, da che sono apparse, hanno sempre fatto comodo al potere costituito (divide et impera) e questo concetto di divisione è ormai talmente radicato nella storia dell'Uomo che oggi appare utopica una società priva di classi e di caste.
Nel XVIII e nel XIX secolo, cioè nel periodo dei grandi progressi scientifici, tecnologici e industriali, le economie e le industrie europee hanno cominciato l'opera di sfruttamento sistematico dell'Uomo nelle fabbriche che, con il miraggio di un arricchimento personale, finiva per essere trasferito dai campi all'azienda ed ivi ridotto a schiavo. Prima ancora della nascita dei sindacati, intesi come associazioni di lavoratori e non come organizzazioni paragovernative, e prima che iniziassero le grandi lotte per i diritti, un operaio di una fabbrica non poteva scioperare (se non a proprio rischio), lavorava almeno 12 ore al giorno, non aveva assicurazioni, nè contributi pensionistici, gli straordinari non venivano riconosciuti come tali, quindi non venivano retribuiti. I padroni delle fabbriche -che spesso facevano parte della classe dirigente o che, attraverso lauti finanziamenti, influenzavano la politica- stavano cominciando ad assaporare il gusto del potere, esercitandolo su altri esseri umani in maniera assolutamente arbitraria, arrogante e libera. E d'altra parte, il liberismo e il positivismo erano considerati i due grandi motori senza i quali il mondo sarebbe andato alla rovina. E i lavoratori erano il prezioso combustibile di questi motori. Chi governava le nazioni era ben consapevole, invece, di essere di fronte al più ignobile comportamento che l'essere umano avesse mai compiuto ai danni di se stesso, ma la divisione in classi garantiva la sopravvivenza dei ceti alti, gli altri potevano benissimo soccombere.
Lo stato di schiavitù del proletariato arricchì soltanto i potenti e le nazioni da questi governate, ma ancora prima del 1864, ancorché il popolo accusasse ingiustizie, non vi era un'autentica organizzazione di categoria capace di contrastare questo stato di cose. Gli scioperi comunque avvenivano, non senza rischi, non senza drammi. Al di là della possibilità di essere licenziati, chi scioperava doveva anche sottostare a una serie di soprusi da parte della legge. Chi aveva la 'fortuna' di essere riammesso in fabbrica, era certo di trovarvi ancora più vessazioni e costrizioni, bastonate e decurtamento del salario. A quel tempo scioperare era davvero un atto eroico. Noi tutti dobbiamo moltissimo a questi nostri avi.
In questi giorni, con la vicenda dei lavoratori FIAT di Pomigliano, stiamo assistendo a una quasi totale cassazione di due secoli di lotte per i diritti (diritti soprattutto umani). Badate bene, il ricatto compiuto da Marchionne (in sostanza, o fai come dico io o ti licenzio) non è per niente diverso da quello che facevano i padroni dell'Ottocento. L'eliminazione del diritto di sciopero, oggi, è un atto talmente grave da giustificare una vera rivoluzione. E va detto che il ricatto di Marchionne non si 'limita soltanto' al diritto di sciopero negato.
Marchionne, amministratore delegato della Fiat è, nella sua ignobile posizione, assolutamente e storicamente coerente. Marchionne rappresenta benissimo quella stessa casta che nell'Ottocento si arricchiva con il duro lavoro dei proletari. Marchionne in questi giorni è applaudito nei salotti bene e dalla politica. Marchionne è colui che ha avuto il coraggio di dimostrare che dal XVIII secolo ad oggi nulla è cambiato, almeno nella concezione dei ruoli sociali: c'è il padrone e c'è lo schiavo! Marchionne ha gettato la maschera di un sistema alienante, fondato sull'arroganza e il predominio, sulla gerarchia e lo sfruttamento. Vogliamo ricordare che la maschera che abbellisce questo sistema ha un nome e si chiama democrazia. Con questa parola magica si è voluto dare una mano di bianco al lerciume che a Pomigliano si è svelato in tutto il suo nauseabondo puzzo e che rischia di divenire un precedente pericolosissimo per tutti i settori lavorativi. Democrazia è una parola il cui vero senso non è mai stato applicato, è una dittatura, con l'aggravante di essere subdola, quindi un'illusione ben impacchettata e offerta al popolo, uno specchietto per le allodole incastonato dentro le urne elettorali. Non scordiamoci che il 'piano' di Licio Gelli, quello che Berlusconi sta attuando, è definito -da Gelli stesso- 'di rinascita democratica'.
Dov'è il potere del popolo? Non c'è mai stato! E quando c'è stato non è stato tollerato. E a Pomigliano questo è diventato chiarissimo. Dov'è la Res Publica? Non c'è mai stata! E a Pomigliano si è visto, poichè non esiste un controllo 'publico' sulle cose e sul potere. Invece è vero che sono sempre esistite classi sociali e una casta che privatizza e gestisce ogni cosa, cioè niente che possa assomigliare davvero a una 'cosa pubblica'. Riflettiamo?

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9 commenti:

Riverinflood ha detto...

La situazione è gravissima. L'ultimo baluardo sindacale (la Fiom con tutte le sue storiche colpe) verrà travolto dal referendum gestito dal padrone Fiat, così come ha ordinato "il corteo per il lavoro" e tutta la propaganda antioperaia mascherata dalla solidarietà a doppia lama. Ora che questo padronato si è fatto corpo, voce e anima in simbiosi con i bisogni della classe lavoratrice, non c'è più bisogno di fare alcunché: gli operai hanno trovato il loro deus che li proteggerà o punirà a seconda delle sue esigenze.
Per quanto mi riguarda, ritengo che sia arrivato il momento di spezzare la corda che ci sta impiccando. Non è ancora troppo tardi.
Un saluto fraterno.

coscienza critica ha detto...

Buona la tua osservazione sul 'deus'. Spezziamo questa corda, River.
Ricambio l'abbraccio.

yellow ha detto...

sfruttatori e sfruttati di Brechtiana memoria...

coscienza critica ha detto...

già!

Zret ha detto...

In tale contesto, l'alienazione dell'uomo si radica nei rapporti interpersonali, si concreta nel lavoro estraniante, si appropria della dimensione individuale. Questa alienazione è tanto più grave in quanto non percepita come tale, ma persino accettata ed apprezzata, in un totale stravolgimento della condizione umana ormai "automatizzata". Manca, oggi giorno, qualsiasi coscienza di tale coercizione: così lo schiavo si ritiene libero, perché partecipa alle consultazioni elettorali e trova la sua realizzazione quanto più si allontana dalla realtà, rifugiandosi in un eden fittizio di informazione preconfezionata e di divertimenti omologati.

Ciao

coscienza critica ha detto...

Esattamente, Zret! Un popolo che ignora 'se stesso', senza più coscienza del bene e del male. Fine di una civiltà.

Anonimo ha detto...

..senza più coscienza del bene e del male...è proprio così,ma se ne accorgeranno del male e come sarà amaro quel pane che si guadagneranno da vessati, da schiavi dell'era moderna!
Però anche a Pomigliano, se non avessero approfittato tra malattie in alcuni casi false e permessi per futili motivi non avrebbero prestato il fianco...dando l'alibi per questo abominevole ricatto..o no?
Mietta

coscienza critica ha detto...

Ammesso che i media dicano il vero su questi falsi permessi-malattia, rimane da chiedersi per quale motivo ne avrebbero abusato. Forse avevano solo bisogno di qualche giorno di riposo, visto il lavoro che fanno. E li capisco benissimo. Molti deputati e senatori sono assenteisti cronici e nessuno si sogna di ricattarli.

Anonimo ha detto...

Eh già, qui conoscere la verità è quasi sempre impossibile.Quanto ai politici certo non son di esempio...il marcio si va a ricercare sempre dalle punte dei piedi e mai dalla testa. Vorrei tanto sapere i deputati europei cosa vadano a fare lì, quanto siano presenti e cosa partoriscano...pare che di proposte di legge ne presentino proprio pochine,ma nessuno li crocifigge per questo.Sui più deboli e "ricattabili" è sempre più facile affondare la lama ...gli operai se perdono il posto e specialmente in una zona in cui il lavoro latita,che potrebbero fare...quale l'alternativa?
Mahh, tanto ce lo diciamo e ridiciamo ma la mano sulla coscienza non se la mette mai nessuno..l'importante è solo il profitto e che sia sempre di più di più.Mi viene spesso da pensare alla "livella" di Totò, ma è una magra consolazione.
Mietta

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