martedì 29 giugno 2010

Oh mia Patria, sì bella e svenduta

Dal Nabucco alla Lega Nord il passo sarebbe naturalmente lungo e azzardato, solo che i media di regime lo hanno reso breve e persino logico, tanto da far credere che la celebre aria verdiana sia diventata l'inno della fantomatica Padania. I guai e i danni che la TV ha cagionato a questo Paese non si calcolano! E infatti, dar credito e voce alla Lega Nord in tutti questi anni ha formato coscienze razziste come mai si era visto nella storia d'Italia (Paese rinomato anche per la sua proverbiale accoglienza). Ma non basta: al di là della volontà secessionista della Lega, mai abbandonata, con conseguente pericolo di una guerra civile, il federalismo di stampo leghista sta entrando nelle case degli italiani senza colpo ferire, attraverso la televisione, con nochalance e indifferenza, col beneplacito di tutti.
Non ci soffermiamo -per ora- su tutti gli aspetti del federalismo e su tutte le sue forme, perché sarebbe un discorso troppo lungo, ma poniamo l'accento su quello che è stato definito federalismo demaniale (occorre aggiungere di marca leghista), con conseguente cessione del territorio agli enti locali. Anche questa notizia è passata attraverso la TV senza colpo ferire, senza un grido di indignazione da parte di alcuno, quasi fosse una cosa dovuta, logica, innocente. Ma come? Qui si svendono Dolomiti, isole e quant'altro e sarebbe tutto normale? Come dicevamo, la TV ha reso normale persino il razzismo e il 'Va pensiero' come inno leghista, cosa ci aspettavamo?
L'Italia va all'incanto, a chi offre di più. A proposito: ci siamo mai chiesti chi potrebbe offrire di più? Dobbiamo forse credere che le Dolomiti verranno acquistate dal pizzicagnolo? L'isola di Ponza se la aggiudicherà forse il panettiere? E il museo di Villa Giulia (Roma) a chi andrà? Forse all'idraulico? No perché da come la questione è stata posta in TV, sembra davvero che chiunque possa partecipare all'asta. Vero è che questi sono gli anni dell'illusione collettiva (diventare ricchi e potenti come Berlusconi, ballerine e cantanti, veline e calciatori), ma ci sembra incauto tacere sul fatto che queste cessioni di beni nazionali agli enti locali favoriranno soltanto la mafia. Perché è questo quello che succederà. Ed è questo che bisogna dire! Chi potrà permettersi qualche milione di euro da spendere per l'acquisto di un isolotto, se non qualche mafioso? Sì perché una volta che Regioni e Comuni acquisiranno questi beni, non penserete mica di partecipare all'eventuale asta con i vostri 100 euro nel portafoglio, vero?
La realtà è che qui si vuole restituire alla mafia ciò che le è stato tolto, e con gli interessi! Non è bastata la garanzia dell'anonimato per il rientro dei capitali mafiosi, adesso il governo intende fare quest'altro regalo alla mafia. Ma non è che, per caso, si tratta di un regalo del governo a se stesso? C'è da mettere in conto anche questo! Ci risulta che i pezzi grossi della mafia, quelli che possono permettersi di acquistare isole e castelli, laghi e montagne, siedono in Parlamento e al governo. Qualche prestanome si troverà, magari proprio qualche pizzicagnolo al quale verranno date garanzie e privilegi (in questi casi gli italiani accettano sempre, non aspettano altro, sembra che abbiano vissuto in attesa di questa occasione, ecco perchè ci si ritrova con questo governo di imbroglioni e truffatori).
Il meccanismo del federalismo demaniale è molto semplice: il governo cede agli enti locali i beni nazionali; gli enti locali, stretti nella morsa dei debiti e con le casse svuotate dal governo, mettono all'asta questi beni che erano della collettività; qualche mafioso manda un prestanome a firmare l'atto di acquisto e il gioco è fatto. A meno che il governo non abbia già deciso a chi dare questi beni, in questo caso persino la liturgia dell'asta diventerà una farsa.
Ora domandiamoci in che modo i cittadini potranno ancora godere di questi beni. Metti che il signor Rossi abbia (ancora) voglia e possibilità di fare una gita con la famigliola a Monte Cristallo, si ritroverà a pagare una tassa per l'accesso all'area? Pagherà un ticket in base allo spazio occupato dal tavolo da pic-nic? O in base al numero dei componenti della famiglia? E' vero che questo federalismo demaniale ha delle regole secondo cui il ricavato della vendita andrà a beneficio del risanamento del debito locale, ma queste regole appaiono del tutto aleatorie, pretesti, maschere inevitabili, atti teorici e dovuti che devono necessariamente essere stampati su qualche pezzo di carta legale. Nella pratica è diverso, l'esperienza insegna che non c'è limite alla truffa ai danni del cittadino, tantopiù che la cessione diretta ai privati è già prevista nel federalismo demaniale ed è la soluzione che maggiormente sta prendendo piede. Chi è quel privato che, possedendo un bene sfruttabile, ne permetterebbe l'usufrutto gratuito ai cittadini? C'è anche da tenere in considerazione che il privato può aver fatto costruire un albergo (magari alla Impregilo) con parking e piscina: volete non pagare il servizio 'gentilmente offerto'?
Una volta la mafia era quella del pizzo di quartiere, oggi assume il controllo dell'Italia, anche fisicamente. L'Italia fatta a pezzi da Bossi, da Berlusconi, da Bondi, da Tremonti... 'Cosa nostra' al governo. 'Cosa nostra' è il governo.

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5 commenti:

Agente Mangiariano ha detto...

Il problema è anche che si sta scardinando il significato di Parco.
Se fai una discarica nel Parco del Vesuvio, puoi trasformare Ponza in un macdrive di barche, privata o pubblica che sia.
Ormai la nazione è in preda alla sindrome del pezzente: se una cosa porta lavoro allora è giusta. Come l'allargamento della base Nato di Vicenza: a parte una porzione di vicentini e antiamericani, credo che buona parte degli italiani l'avesse considerata come un'opportunità.
Ecco: se si lavora va bene la cementificazione dei parchi, la cancellazione delle aree verdi, la 'valorizzazione' delle coste.
Si ragiona ancora come negli anni '60.
Trovo, inoltre, orribile l'abusata dicitura 'Repubblica fondata sul lavoro', e trovo deprecabile il continuo appellarsi a questo stralcio di Costituzione da parte di chi auspica ad avere un lavoro dignitoso.
D'accordo con la pretesa in sé, ma può essere condivisibile questo richiamo al lavoro come elemento fondante delle nostre libertà civili? Possiamo mettere il lavoro come elemento fondante delle nostre esistenze?
La perversità di questa frase (per il resto una buona Costituzione) si palesa tanto più nella non razionalità della richiesta: il lavoro non può essere una cosa creata ex nihilo solo perché lo dice la legge; al limite la Costituzione può garantire il diritto al lavoro, non i lavoro.
La costituzione americana garantisce la ricerca della felicità, non la felicità stessa.
Ora, se consideriamo che questo frammento è pressoché l'unico di cui il popolo italiano abbia memoria, dobbiamo chiederci se non sia il caso veramente di cambiarla questa Costituzione.
Sono convinto che in tal caso i cambiamenti sarebbero solo in peggio e riguarderebbero solo gli articoli buoni, ma in cambio, l'intellighentia di questo paese e le sue forze più giovani e fresche smetterebbero di stringersi in quest'odiosa e assordante nenia dell' 'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro'.
Fosse stata fondata sulle banane, almeno avremmo il potassio.

Agente Mangiariano ha detto...

Il problema è anche che si sta scardinando il significato di Parco.
Se fai una discarica nel Parco del Vesuvio, puoi trasformare Ponza in un macdrive di barche, privata o pubblica che sia.
Ormai la nazione è in preda alla sindrome del pezzente: se una cosa porta lavoro allora è giusta. Come l'allargamento della base Nato di Vicenza: a parte una porzione di vicentini e antiamericani, credo che buona parte degli italiani l'avesse considerata come un'opportunità.
Ecco: se si lavora va bene la cementificazione dei parchi, la cancellazione delle aree verdi, la 'valorizzazione' delle coste.
Si ragiona ancora come negli anni '60.
Trovo, inoltre, orribile l'abusata dicitura 'Repubblica fondata sul lavoro', e trovo deprecabile il continuo appellarsi a questo stralcio di Costituzione da parte di chi auspica ad avere un lavoro dignitoso.
D'accordo con la pretesa in sé, ma può essere condivisibile questo richiamo al lavoro come elemento fondante delle nostre libertà civili? Possiamo mettere il lavoro come elemento fondante delle nostre esistenze?
La perversità di questa frase (per il resto una buona Costituzione) si palesa tanto più nella non razionalità della richiesta: il lavoro non può essere una cosa creata ex nihilo solo perché lo dice la legge; al limite la Costituzione può garantire il diritto al lavoro, non i lavoro.
La costituzione americana garantisce la ricerca della felicità, non la felicità stessa.
Ora, se consideriamo che questo frammento è pressoché l'unico di cui il popolo italiano abbia memoria, dobbiamo chiederci se non sia il caso veramente di cambiarla questa Costituzione.
Sono convinto che in tal caso i cambiamenti sarebbero solo in peggio e riguarderebbero solo gli articoli buoni, ma in cambio, l'intellighentia di questo paese e le sue forze più giovani e fresche smetterebbero di stringersi in quest'odiosa e assordante nenia dell' 'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro'.
Fosse stata fondata sulle banane, almeno avremmo il potassio.

coscienza critica ha detto...

Se non c'è il lavoro, non ci può essere neanche un diritto al lavoro. Comunque sia, la Costituzione non è il problema, poiché è uno strumento nato dall'antifascismo militante e oggi servirebbe come il pane. Chi è onesto potrebbe utilizza bene, altrimenti... Molti dicono che la Costituzione non vada cambiata, ma soltanto applicata (e sarebbe già un progresso). Per il resto concordo, il lavoro non può essere il viatico ed il pretesto per ogni tipo di sopruso.

Jinocchio ha detto...

La Costituzione non è il problema perché è sommersa da infiniti altri problemi, ed oggi si sente più la sua disattesa applicazione che il contrario.
Tuttavia questo continuo appellarsi alla repubblica fondata sul lavoro è ridicolo agli effetti pratici, e perverso agli effetti morali.
E' l'articolo più brutto di una buona Costituzione, in cui la nostra vita acquista senso in funzione del lavoro, come fossimo degli ingranaggi di un macchinario.
In cui minacciosamente si stabilisce che abbiamo dei sostanziosi diritti civili (repubblica) a patto che lavoriamo (fondata sul lavoro), e non perché siamo venuti al mondo.
E' possibile che questo sia l'articolo più gettonato della nostra Costituzione? (a parte l'eguaglianza dei cittadini, ma solo perché l'assoluta anormalità del nostro governo ce lo tira di bocca a forza).
Stiamo davanti a due schieramenti di ipocriti: chi la fa per mestiere, e chi per miseria.
Non posso accettare che si tiri sempre in ballo la Costituzione solo perché la si scambia per l'ufficio di collocamento.

coscienza critica ha detto...

Concordo in toto, Jinocchio

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