sabato 3 luglio 2010

E se le regole le facessimo noi?

Quante volte abbiamo esclamato (o soltanto pensato): 'ah, se ci fossi io al suo posto'! Sapete cosa contiene questa esclamazione? Contiene un'esigenza di cambiamento. Sì, un cambiamento, ma vero! Un cambiamento che però non si può chiamare tale finché noi continueremo a delegare il nostro potere agli altri, illudendoci. Ma noi abbiamo bisogno di un vero cambiamento, abbiamo bisogno di far da soli le nostre regole, per il bene comune, un bene vero e non millantato. Giusto! Sacrosanto!
E' che dovremmo farle noi le regole, altro che! Dovremmo essere noi a dettare le condizioni ai politici, a valutare cosa occorre incentivare e cosa tagliare. Ma di che democrazia vanno blaterando? Ah, forse quella di Licio Gelli, ma certo, allora è tutto logico. La democrazia non esiste, è solo una bella parola che serve a mascherare una trappola. Ma la Storia non ci ha insegnato proprio niente? E la storia di tutti i giorni neanche?
E' che ci vorrebbe un VERO potere del popolo, in mano al popolo, non in mano a quattro delegati ipocriti che vengono col sorriso sulle labbra quando ti chiedono il voto (ma dopo...). Ma dove s'è mai visto che il potere io debba delegarlo a qualcun altro per far valere i miei diritti? Il colmo è che questa delega, poi, la chiamano anche 'libertà' e 'democrazia'? Ma libertà di che? Libertà di farmi rappresentare da un tizio che poi va a difendere il sistema, anziché me? No grazie, abbiamo visto i risultati nel corso di una Storia che si perpetua, sempre uguale, a sfavore del popolo.
Dovremmo farle noi le regole, altro che! Allora non ci sarebbero ministri e lacché che arrivano persino a insultare gli elettori. Non ci sarebbero soprusi, giri di vite, leggi-truffa, prese in giro, tasse ingiuste, tasse sulle tasse, tasse ai soliti contribuenti, abolizione dei diritti, sfruttamenti di ogni tipo, ricatti come quelli di Pomigliano, ecc. ecc.
E se fossimo noi a viaggiare sempre in prima classe? E se cominciassimo noi a giudicare i politici in un nostro tribunale? E se decidessimo noi di cambiare la Costituzione in base alle nostre civili esigenze? E se costituissimo noi una polizia per difenderci? E se fossimo noi a controllare i vari Minzolini? E se decidessimo noi quando e come licenziare i politici? E se cominciassimo noi ad avere dei privilegi? La nostra classe grida al riscatto, la nostra storia reclama una vera Libertà.
Per alcuni di voi queste parole suoneranno stonate. Ovvio, c'è troppa abitudine a vivere nel solito ritornello, come schiavi in gabbia, altre soluzioni fanno addirittura paura. Persino lo sportellino aperto della gabbia fa paura, fino a che il passerotto non capisce che quella là fuori è vera libertà e spicca il volo. Ma allora, se trovate queste parole eretiche, abbiate almeno la grazia di non lamentarvi della vostra condizione e non dite mai più 'ah, se ci fossi io al suo posto'.

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6 commenti:

genomaxycopy ha detto...

Annamaria Cancellieri (Commissario Bologna) e (Gino Redigolo) commissario alla Sanita' Abruzzese stanno operando molto ma molto bene.
La politica autoreferenziale che opera in base ad interessi di lobbyes a interessi personali e di gruppo politico di riferimento,presa a mediare tra i vari interessi non puo' prendere in considerazione il cittadino e le proprie necessita'.Il fatto stesso che un Commissario fuori da mediazioni di spartizione possa operare bene e' la dimostrazione scientifica che la politica ha fallito.Basterebbe un governo dei Migliori di Aristotelica memoria;intendendo per migliori quelle personalita' che si sono distinte nella vita civile con risultati eccellenti.

Jinocchio ha detto...

I cittadini ateniesi hanno avuto ben due occasioni per esercitare questa possibilità, ed entrambe le volte è stato un fiasco.
Oggi è una realtà per qualche piccolo stato da operetta sparso sul globo, come San Marino (che tra l'altro dobbiamo sbrigare ad annettere se vogliamo festeggiare l'anno prossimo l'unità): cosa possiamo dire di su loro? La popolazione vive quella giustizia e quella libertà di cui parli?

Siamo una caccola nell'universo e nella storia: forse dovremmo solo accettare il fatto che i nostri problemi sono talmente insignificanti che non dovremmo pensarci nemmeno noi.

coscienza critica ha detto...

Voi due proponete comunque modelli di governo istituzionalizzato, dove la struttura è piramidale. E' logico che così non si va da nessuna parte. Occorre staccarsi dai modelli. 'Anarchia unica via'. Fa paura la vera Libertà, eh? ;-)

yellow ha detto...

la fratellanza l'ho vissuta nei primi anni sessanta in un piccolo borgo di case dove tutti eravamo figli di operai e dove c'era un rispetto , una condivisione di gioie e dispiaceri che non ho più provato .
basti pensare che era un gesto di maleducazione chiudere la porta durante le ore notturne perchè tutti avevamo bisogno di tutti, di giorno e di notte.
quello è stato il periodo più felice della mia vita, la gioia di dare e di ricevere in maniera del tutto naturale. penso che allargare il borgo sia un impresa ardua ma non impossibile, io ci spero sempre.

coscienza critica ha detto...

Proprio così, yellow. Chi come te ha vissuto la fratellanza ha ben chiaro il concetto espresso nel post e sa che non c'è utopia nel tipo di società auspicata. Se po fa!

Anonimo ha detto...

Siamo tornati così indietro che se oggi aprissimo delle società di mutuo soccorso, ci sparerebbero subito addosso in tanti modi.

an mi

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