lunedì 29 novembre 2010

Wikileaks? Parliamo di cose serie che è meglio

Cosa volete che ce ne importi di cose che già sappiamo e che, comunque, non sposteranno di un millimetro i culi dei sovrani dalle loro poltrone? Tantopiù che tra quei file pubblicati da Wikileaks ve ne sono di secretati. Ci prendono in giro. E' anche ovvio che il sig. Assange e il suo sito sono ben coperti e protetti dal sistema (servizi segreti?) e che tutta questa storia serve soltanto ad Assange per ricattare i governi e assicurarsi un bel futuro per sé e per i suoi eredi (COME VOLEVASI DIMOSTRARE, aggiornamento del 26 dicembre 2010. Ahahahah).
A noi, semmai, interessa sapere se tra quei file secretati ci siano informazioni circa le stragi di Stato, Ustica ad esempio. Ma non ce lo diranno mai, men che meno Assange. Chiuso qui con Wikileaks.
La cosa che duole e rode, invece, è assistere a un'informazione televisiva completamente manipolata circa l'urgenza del momento che non è Wikileaks, né l'omicidio di Sara. Una vera informazione parlerebbe per ore delle numerosissime proteste della Scuola e dell'Università, aprirebbe dibattiti e talk-show, un Vespa libero e onesto farebbe vedere i modellini degli Atenei occupati. Già, ma in questo modo la Gelmini non sarebbe rimasta sulla poltrona per più di una settimana. Meglio tacere e farla ingrassare con i nostri soldi, mentre distrugge l'istruzione e licenzia tutto il licenziabile.
Una TV schifosa che neanche a Kabul! Parlare delle proteste di questi giorni, esattamente come si potrebbe parlare dell'influenza di stagione, è un assassinio! Vogliamo ricordare che proprio la TV (non importa di che colore) aveva disertato la notizia dell'abominio che si stava compiendo (e che si è compiuto) ai danni di ben 150 mila lavoratori della scuola, tre anni fa. Tutti licenziati. Non è successo niente. E due trafiletti in cronaca non hanno mai reso giustizia ai fatti. Vergogna!
Così l'Università, che si vede privare della cultura, è andata ad appropriarsi dei luoghi della cultura, salendo simbolicamente sui monumenti d'Italia. Una notizia che in un Paese normale farebbe crollare qualsiasi governo e smuovere i culi da ogni sedia, domestica e di palazzo. Niente! La TV ne parla come un fatto di folklore, come fossero gesta di un abile acrobata che quel giorno ha deciso di scalare la cupola del Brunelleschi o la Torre di Pisa o la Mole Antonelliana, ecc.
Oggi i ricercatori, insieme a cantanti e attori sono saliti sul tetto della Facoltà di Architettura a Roma per protestare contro il ddl Gelmini e per cambiare simbolicamente nome alla piazza che, da 'Borghese', diventa 'dell'Università libera, pubblica e aperta'. Un gesto altamente simbolico ed eclatante. Ce ne sarebbe da parlare per un mese. Invece niente. I ricercatori sono persino andati sul tetto del Cern di Ginevra per protestare (vedi foto). Atenei e Licei sono occupati in tutt'Italia, ma tutto va bene, madama la marchesa! Se la TV osa parlare di queste proteste, lo fa semmai per opportunismo e interesse economico. Stasera, infatti, i ricercatori saranno ospiti di Fabio Fazio a 'Vieni via con me'. Già, ma poi? E poi nulla, cala il sipario del teatrino di parrocchia e si torna a protestare.
Le proteste sono talmente forti e diffuse che i media, tuttavia, sono costretti a parlarne, sì ma poco, e sinceramente pensiamo che questi media ne avrebbero anche fatto volentieri a meno. Ciò che conta per i TG, nel migliore dei casi, sono le case a Montecarlo e gli omicidi come tanti ce ne sono sfogliando 'Cronaca Nera'. Da quest'estate non si parla d'altro! Vogliamo un'informazione seria, non gossip e propaganda! Inutile sbraitare, meglio forse agire.
Auspichiamo l'occupazione non solo dei monumenti, ma anche delle sedi televisive. Cacciare i conduttori e i giornalisti, spodestare i registi e poi salire ai piani alti, fino a dichiarare illegale questo Stato!

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2 commenti:

Adriano Maini ha detto...

Ma, forse, un po' di popolino disinformato ed abulico recepirà qualcosa dal battage di questi giorni ...

Anonimo ha detto...

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