lunedì 22 agosto 2011

Vade retro, lex!

Dicono: 'la legge è giusta, perché se non ci fosse la legge e qualcuno che la faccia rispettare, ci sarebbero crimini ogni minuto e si vivrebbe nel caos'. Ne siamo davvero così sicuri?
Al di là del fatto inconfutabile che i crimini, nonstante 2000 anni di diritto romano, sono attualmente all'ordine del giorno e che 'La legge non ha reso l'uomo nemmeno un tantino più giusto' (D. Thoreau), vi facciamo riflettere su un'equazione estremamente logica ed elementare, secondo cui proprio là dove esiste una legge, una coercizione, un divieto, prolifera il crimine. Come si spiega?
Chiunque abbia una minima infarinatura di psicologia (ma anche solo buon senso) sa che quanto detto è ovvio, naturale, logico. Facciamo un esempio? Dato che scrivo dalla spiaggia, l'esempio posso farlo guardando quello sta accadendo sotto i miei occhi. C'è un tizio che col motoscafo sta passando e ripassando vicino alla costa, mostrando con orgoglio i suoi 40 cavalli carenati. La legge dice che è vietato agli scafisti avvicinarsi alla spiaggia col motore acceso, e tutti sono pronti a esclamare: 'che buona questa legge', ma nessuno tiene conto invece di queste due cose:

1) A meno che non sia un malato di mente, quello scafista sa benissimo il danno che può arrecare ai bagnanti, senza bisogno della legge.
2) proprio perché esiste un divieto, la psiche umana è portata a infrangerlo. E' molto probabile che il tizio qui davanti non voglia mostrare il suo orgoglio natante, quanto invece la sua sfacciata superbia nei confronti della legge, con tutti i rischi che questo comporta e che egli conosce.

L'esempio più classico.
Il bambino a cui viene imposto il divieto di salire sulla sedia per prendere la marmellata, non farà altro che pensare tutto il giorno al modo in cui poter sovvertire l'ordine ricevuto dalla mamma, anche se il bambino, della marmellata, non ha alcuna voglia o non gli piace quel gusto. La sovversione della regola, che è un bisogno naturale anche dell'Uomo di cui si serve astutamente l'autorità per punirlo e controllarlo, diventa un gioco più gustoso della stessa marmellata.
Ma cosa succede se al bambino non gli si vieta la marmellata? Se non gli viene imposta alcuna legge?

1) Il bambino penserà alla marmellata solo quando ne avrà veramente voglia, magari raramente, forse anche mai.
2) La natura del bambino sa benissimo che salire sulla sedia o arrampicarsi sulla credenza può rappresentare un rischio per lui. Spetta a lui decidere se correre questo rischio, in che modo aggirarlo, o se desistere del tutto dall'impresa.
Le osservazioni dimostrano peraltro che nella maggior parte dei casi, il bambino riesce a non cadere e a prendere la marmellata, mangiandola perché ne aveva davvero voglia. Nei casi in cui il bambino è sotto la coercizione del divieto, solitamente dopo aver mangiato la marmellata (per dispetto) egli non dice niente alla mamma per timore di una sua punizione.
Entra in gioco anche un altro fattore molto importante: il punto di vista del bambino. La mente del bambino non riesce davvero a comprendere per quale motivo egli non possa salire sulla sedia, quando invece la mamma sì. Il bambino pensa subito che 'questo non è giusto' e piange perché correttamente ritiene che la legge non sia uguale per tutti. Ma piange anche perché pensa al motivo molto strano per cui la mamma, l'altro giorno, gli aveva persino ordinato di salire sulla sedia per farsi inquadrare meglio nella foto del compleanno della sorellina, o quando l'altra volta, sempre la mamma, intenta a impastare la pizza, gli ha detto: 'per favore, monta su una sedia e prendimi il sale, ma stai attento'.

Quindi la legge a cosa serve?
1) A tenere controllato il cittadino, a punirlo e ad abbrutirlo.
2) A togliere al cittadino l'autostima e l'autocoscienza responsabile.
3) A favorire e a compiere altri crimini (nel caso del bambino a mentire alla mamma).
4) A favorire il gioco psicologico della sovversione delle regole, sì da infrangerne altre (lo Stato lo sa e ne approfitta).
5) Ad alimentare la stategia statale del 'divide et impera' (chi difende la libertà del bambino, chi le leggi della mamma).
6) Ad accettare il fatto che la legge non è mai uguale per tutti. Chi fa le leggi può infrangerle senza rischi. Chi fa le leggi, le fa sempre contro il popolo.
Tornando allo scafista irresponsabile, qualcuno dovrebbe fornirci il numero degli incidenti cagionati ai bagnanti dagli scafisti prima della legge specifica, e il numero degli incidenti dopo l'emanazione della stessa legge. Non ci stupirebbe constatare che questi incidenti siano anche aumentati. Buon pro' vi faccia.

PS. Precisiamo che le regole imposte da ogni mamma ai loro figli sono sì espressione di un senso di protezione (tutti gli animali hanno questo senso), ma quanto è autentico e naturale questo senso protettivo oggi? Troppo spesso queste regole sono invece dettate da una morale artificiale, non naturale, borghese, o sono dettate da nevrosi (manie) più o meno grandi e personali. Gli animali dànno sempre fiducia ai loro cuccioli per farli crescere liberi e forti, gli esseri umani contemporanei no. Questi ragionano ormai con la testa dello Stato, il quale gode come un riccio.

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mio padre era un carabiniere, ma in casa era più autoritaria mia mamma... così io e mio fratello piccolo abbiamo fondato una banda interna alla famiglia, chiamata ingenuamente "anonima sequestri" (erano gli anni '70) e abbiamo fatto delle belle razzie (alimentari e finanziarie)... ad esempio ci siamo ingolfati di marrons glacé al punto tale che anche oggi, dopo 40 anni, mi viene il vomito a vederli. E mio fratello pesa 140Kg, alla faccia dei divieti... bella educazione!

An mi

coscienza critica ha detto...

Il tuo esempio è lampante.

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