martedì 27 dicembre 2011

Occupare tutto contro la crisi, gli spagnoli non scherzano (video)

Colin Ward aveva scritto quel magnifico libro 'Anarchia come organizzazione' in cui si raccolgono in maniera egregia e minuziosa le esperienze anarchiche che si vengono a crerare quotidianamente, sotto gli occhi di tutti, per istinto, per logica, per resistenza. L'anarchia 'è una vivente realtà sociale', dice Ward. Sono esempi di cooperazione che si manifestano soprattutto nei momenti in cui il popolo (o una parte di esso) è maggiormente schiacciato dall'autorità statale, oppure, guardacaso, quando vi è un vuoto istituzionale (cambi di regime, guerre, carestie, crisi di Stato...). E' allora che il popolo dimentica inconsapevolmente tutti i suoi pregiudizi in merito all'anarchia. Di fronte ai crimini compiuti dagli Stati non si può stare con le mani in mano, quindi in quelle situazioni nessuno più dice 'non ci possiamo fare niente, l'anarchia è inattuabile, non siamo in grado...' e tutte le altre sciocchezze di questo genere. Anarchia non è utopia. Ben lo sanno gli spagnoli. Soprattutto oggi, come nel 1936. (attenzione al 20° secondo del video).
In Spagna hanno capito il senso dell'anarchia e delle sue azioni, non le criminalizzano più, anzi, le sostengono e le imitano. L'anarchia nasce da quell'esigenza umana di vita, di giustizia e di libertà. Nel video che segue c'è la prova provata che l'occupazione delle case (strategia di lotta soprattutto degli squatters) non soltanto ha un senso politico, ma offre la soluzione sociale migliore alla disperazione delle famiglie in questa condizione di urgenza e in questo tipo di sistema gerarchizzato e capitalista. Se prima l'occupazione poteva essere vista come un crimine, oggi in Spagna è una sacrosanta e vitale necessità.

('Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame' - F. De Andrè)



Alcuni stralci del libro di Colin Ward 'Anarchia come organizzazione'.

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2 commenti:

Gianni ha detto...

Temo che il sentire comune collochi ancora l'anarchia nell'elenco di cose cattive e da evitare.
L'accezione della parola "anarchia" è ancora quella di caos e confusione. Il popolo ha ancora bisogno di troppe elementari semplificazioni, purtroppo, disabituato com'è a riflettere e ad informarsi in proprio senza dover "essere informato" da altri che hanno interessi e scopi depistanti ben precisi.
Le cose iniziano, sia pur lentamente, a cambiare e l'esempio della Spagna può ben contribuire, tra gli altri meriti, a fare opera di divulgazione per quella che non è un'utopia ma, semplicissimamente, un riappropriarsi della propria autonomia e della propria libertà. In una sola parola ... della propria "vita"!

coscienza critica ha detto...

Concordo. E il senso di questo blog è di spronare quanto più possibile alla comprensione dell'anarchia, quale esigenza vitale. Perciò nel blog ci sono numerose testimonianze di anarchia applicata. Quando ne troviamo di nuove, scriviamo un articolo. Basta censure, mostriamo al mondo che non siamo mostri. I veri mostri sono loro.

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