giovedì 12 gennaio 2012

Ammazzarsi per il fisco?

Nutro rispetto nei confronti di quanti decidono di porre fine alla loro vita, ma non per certe motivazioni che stanno a monte di tale decisione. Purtroppo la cronaca di questi ultimi tempi ci mostra la tragedia di persone che si suicidano perché non possono far fronte alle richieste del fisco. Quella del suicidio è sempre una decisione importante, ma proprio per questo dovrebbe far riflettere sull'importanza che queste persone hanno dato alla questione monetaria. Il danaro, il fisco, le tasse, il guadagno, l'edonismo, sono diventate l'essenza stessa della vita. Nulla da eccepire? Davvero questa è la vita?
In questo sistema dove gli esseri umani non sono più tali, ma leve e ingranaggi che servono ad arricchire i detentori del potere, è evidente che lo scopo vitale delle persone è diventato quello di far soldi, quindi anche quello di difendere i guadagni. E' il sistema che lo impone: nasci, produci, consumi, muori. Questa è la 'vita' che hanno deciso per noi. Si risolve in questo.
In quest'ottica, posso senz'altro dire che 'vivere' in questo modo è già un lento suicidio quotidiano. Per certe persone 'col cuore a forma di salvadanaio' essere colpiti nel portafoglio è come essere colpiti direttamente al cuore. Possiamo capire queste persone? Le persone sempre sì, anche per la loro fragilità che grida sempre 'aiuto', ma il motivo del suicidio no, e neppure le modalità scelte. Decidere di morire per il fisco è come decidere di morire per la patria, praticamente non serve a niente, se non ad alleggerire il sistema-Stato di pesi inutili, di ingranaggi che non producono più. Fai un favore alle élites.
Sarà anche una posizione del tutto personale (e magari anche poco analitica), ma pur nel rispetto della persona suicida, io avrei optato per due altre soluzioni. In subordine:
1) Rimanere in vita anche a costo di tremendi sacrifici (galera, accattonaggio, eremitaggio, fuga in qualche comunità...).
2) Decidere di suicidarmi ma per una causa umana, attuando una sorta di 'propaganda col fatto', cioè colpendo chi opprime la gente. Fare della mia morte un'azione politica, oppure estetica, oppure filosofica. Ma fiscale mai!
E tutto sommato, consapevole del fatto che dietro e dentro una persona ci sono sempre emozioni, penso anche che questo mio è solo un parere, e in quanto tale vale principalmente solo per me stesso.


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3 commenti:

Giovanni Pili ha detto...

In questi periodi ogni tanto si vedono servizi giornalistici dove intervistano persone che devono andare alla caritas a fare la spesa. Queste dichiarano di sentirsi umiliati, si vergognano. Siccome non sono mai stato normale, mi sono sempre chiesto come sia possibile vergognarsi di mangiare e bere senza spendere denaro, visto che il sostentamento dovrebbe essere una funzione vitale. Io non mi vergogno di "respirare a gratis". Del resto, è molto difficile trovare dei "barboni" costretti ad esserlo.

coscienza critica ha detto...

Sai, dicono che il lavoro dia dignità alla persona. Bisogna intendersi su cosa sia il lavoro e su cosa sia dignità. Il discorso è complesso. Qui siamo di fronte a un popolo che ritiene dignitoso ricevere l'elemosina dal padrone in cambio di una vita di sacrifici e di alienazione. Ma poi lo stesso popolo si vergogna di ricevere le briciole dalla caritas (perché in cambio non ha versato il suo sangue, come se fosse colpa sua). Roba da rifletterci una vita su ste cose.

Danx ha detto...

Ma infatti, non si vergognavano dell'elemosina da dipendenti, perchè alla Caritas invece sì? La Caritas è lì apposta!
Certo, sarebbe meglio trovarlo in giro gratis dietro casa il cibo, ma ci sono solo palazzi o orti privati.

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