domenica 4 novembre 2012

Dalla famiglia alla dittatura il passo è breve, anzi non c'è

Il concetto di 'famiglia' imposto da questo sistema è il primo baluardo autoritario con cui il neonato dovrà fare i conti e al quale si abituerà molto presto. La famiglia è uno Stato in miniatura dove c'è già tutto quello che serve per modificare la coscienza del nascituro, negargli la libertà, e farlo diventare un suddito, un difensore del sistema, l'alimentatore di tutte le autorità costituite che lo soggiogheranno per tutta la vita. Il neonato sarà insomma il futuro delegante perfetto, e nel peggiore dei casi anche un professionista del crimine: un soldato.
Nella famiglia si trovano due elementi concettuali predominanti: la gerarchia, concetto eminentemente fascista, e i ruoli (istituzioni), questi ultimi devono essere ben delineati e classificati in base al genere (maschile/femminile). Non è ammesso un terzo sesso, lo vieta la morale della chiesa, ma anche quella militare e borghese (lo Stato centrale). Il capofamiglia è statal-tradizionalmente il maschio, il guerriero, il virile, il padrone, il cui compito è quello di dare ordini, innestare la paura, dispensare punizioni e medaglie con la scusa della 'sicurezza', della 'protezione', del 'dovere', della 'stabilità', dell'onorabilità' e di un presunto 'amore'. Le stesse scuse addotte dallo Stato quando deve spremere i cittadini o far loro subìre leggi più repressive e inumane. Oh, amor patrio.
Anche la donna in età puerile ha subìto lo stesso imprinting del bambino, perciò se il capofamiglia è la madre, questa farà benissimo le veci autoritarie del padre, imporrà la sua presenza dall'alto, punirà, premierà, infonderà mille paure (le stesse che ha assorbito e anche quelle più moderne), e sempre con gli stessi pretesti del padre-Stato. Il bambino si sentirà presto in grave colpa per essere ancora 'piccolo e ottuso' e accetterà tutto pur di dimostrare che è maturo e responsabile, se non ubbidirà c'è sempre la punizione 'per il suo bene'. Il piccolo futuro cittadino è inquadrato in questa logica assolutamente militare e fascista (credere e obbedire, pena la punizione), e dato che i bambini imparano soprattutto copiando dagli adulti, non soltanto i piccoli faranno altrettanto quando saranno a loro volta adulti, ma riterranno tutto questo giusto, normale, logico, educativo, civile, e percepiranno l'idea dello Stato come un dogma, un'entità metafisica, una religione, qualcosa in cui si crede per cieca fede. Non gli verrà mai in mente, al futuro cittadino, di porre in discussione l'esistenza dello Stato, i suoi scopi, le strategie di controllo e di oppressione-repressione. Lo Stato è, gli basta così, e sopporta da bravo schiavo alienato.
Poi tocca alla scuola continuare l'opera di costruzione del servo perfetto. Altre autorità, i maestri e le maestre, così come i professori e le professoresse, imporranno agli alunni ogni cosa, persino i momenti in cui devono andare in bagno, ogni decisione verrà presa per loro dall'alto di una cattedra già percepita come 'autorità costituita'. Gli 'educatori' scolastici, peggio dei familiari, dispenseranno punizioni e medaglie, faranno esercitare lo studente alla competizione più estrema, lo terranno buono e costretto in un banco per anni, gli vieteranno la libera scelta, il libero pensiero, il gioco, la solidarietà, l'azione autonoma, la creatività spontanea (sempre per il suo bene, si dice, per renderlo appunto un bravo cittadino). 
A 18 anni l'individuo-bambino è diventato un cittadino modello, un fantozzi, ligio alla legge di Stato, al dovere, alla disciplina, all'autorità a cui crede ciecamente nonostante si accorga che essa lo inganna, lo sfrutta, e nonostante si accorga anche che la legge non è mai stata uguale per tutti. Il cittadino è già impaurito come si conviene ai servi, inzuppato di retorica nazionalista, crederà alla bandiera e alla polizia, avrà devozione reverenziale nei confronti dell'esercito, sarà debole con i forti, forte con i deboli, e se mai avrà parole di pace queste saranno solo di facciata, perché in realtà il cittadino non è mai stato allenato alla pace e alla solidarietà, ma alla competizione sfrenata. Soltanto quando deve protestare il cittadino sfoggia la sua migliore volontà di pace, poiché la morale clerical-borghese assorbita fin da piccolo gli impedisce di usare la forza contro i soprusi infertigli dell'autorità. L'autorità va difesa, sennò a cosa gli sono serviti gli anni trascorsi in famiglia, in parrocchia, nei boyscout e soprattutto a scuola? Semmai, il cittadino modello, lo schiavo devoto, usa la forza per combattere chi offende l'istituzione e l'autorità. A 18 anni il giovane cittadino è già pronto per delegare tutto, convinto che la sua delega faccia persino il bene degli altri, ed è come sentirlo ripetere le parole dei genitori 'lo facciamo per il tuo bene', o quelle dello Stato 'lo facciamo per la vostra sicurezza'. Il cittadino è ormai molto intimamente predisposto anche a fare la guerra tutte le volte che l'autorità glielo ordina, e a questo scopo gli basta leggere una semplice cartolina, purché abbia il bollo ministeriale. 
L'individuo che è diventato cittadino, passando dalla famiglia alla scuola, non aspetta altro che salire a sua volta su un podio per scaricare la sua frustrazione di servo su un altro sottoposto, o su un ipotetico 'nemico', costruito per lui ad hoc, vicino o lontano che sia. Vuol dimostrare la sua presunta superiorità. Se il cittadino si sente poi sostenuto da un'autorità, come quando viene nominato 'capo di qualcosa', o come nel caso della chiamata alle armi, egli diventa il più feroce delle bestie, il più crudele dei kapò, e si sente persino in dovere di uccidere un suo fratello. Ed è in questi casi, quando gli ordini ricevuti vengono ormai percepiti come doveri indispensabili, normali e indiscutibilmente giusti, che il cittadino non è più un essere umano, ma un povero soldato.

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4 commenti:

Alessandra veg Campo ha detto...

Concordo in tutto! La famiglia è una grossa trappola,una gabbia in cui si perpetua il pensiero dominante ed imposto dall'alto. C'è la famiglia di destra,di sinistra,quella religiosa,ecc...che si tramandano di generazione in generazione sempre le stesse convinzioni,lo stesso modo di vivere e di vedere (o non vedere) le stesse cose.L'hanno proprio studiata bene! E le femministe...hanno accettato l'unica liberta concessagli dall'uomo,quella di essere come loro,dimenticando il vero potere che hanno le donne,quello di procreare gente,di educarla secondo principi femminili,anche i maschi,in modo di cambiare la società a partire dalle nuove persone che nascono.Invece la maggior parte di noi donne hanno dimenticato il valore della maternità,della nutrizione sana,dell'amore imcondizionato,della collaborazione nella cura dei figli in cambio di SCHIAVISMO,perchè questo è! Non ce l'ho tanto con gli uomini quanto che con le donne,perchè hanno accettato di essere plasmate a figura d'uomo assumendo anche loro il ruolo di padre-padrone e rifiutando quello di madre-amorevole e collaborativa.La famiglia...piccolo stato nello stato che perpetua lo stato di cose...oggi giornataccia.....

coscienza critica ha detto...

Ciao Alessandra.

Alessandra ha detto...

Ciao Paolo,mi è piaciuto quello che hai scritto sulla famiglia sai?

lalla ha detto...

consiglio la visione su YOUTUBE del documentario della BBC intitolato
"The Trap Fotti il tuo compagno"

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