lunedì 31 dicembre 2012

L'esca per la nuova battuta di caccia all'elettore

Davvero nessuno ha capito i giochi della politica in questa nuova battuta di caccia all'elettore? Davvero nessuno intuisce i motivi per cui nella calca televisiva di maschere vecchie e nuove hanno fatto ingresso anche quelle dei giudici? Dove sono i sedicenti politologi? Cosa fanno? Si soffermano sulla semantica di superficie, si divertono a disquisire sulla banalità delle formule 'scendere in campo' e 'salire in politica'. Tutto qui? Ma certo, anzi è già molto per un pubblico di dodicenni addestrato al nozionismo e al populismo, alla retorica e ai reality. La battuta di caccia è iniziata da molto tempo, per dirla tutta non si arresta mai, e i conigli non hanno scampo, e neppure un libero spazio dove cercar riparo. Qui la faccenda politica, come al solito, si gioca sull'esca da mettere nella trappola, non già sulla trappola stessa, che è sempre pronta. E l'esca è la 'lotta alla mafia'. Perché lo Stato ha scelto questo tipo di esca? Ma perché proprio il tema della mafia e la sua trattativa con lo Stato è l'argomento che scuote alle fondamenta le due parti in guerra: l'opinione pubblica (da braccare) e il potere costituito (il cacciatore). 
Oggi il tema della 'lotta alla mafia' è diventato per i politici come 'la pace nel mondo' per le miss Italia. L'esca è pronta, chi non cascherebbe nella trappola, soprattutto se a mettere l'esca sono dei supposti 'giudici antimafia'? Benvengano, dice lo Stato. Il nefasto sentimento comune della legalità (nefasto in quanto per 'legalità' lo Stato intende quella sua, quella fatta di coercizione e oppressione che generano inevitabilmente altri crimini e ingiustizie) viene solleticato e usato per prendere al lazo emotivo gli stolti che cadranno nella trappola. Perché è una trappola? Perché quando è lo Stato a parlare di guerra alla mafia allora si è certi che è tutto un bluff, giacché la mafia è lo Stato stesso. Come può la mafia autopunirsi? Eppure la gente ci crede, plaude ai giudici di corte, a quelli che sanno ma non dicono, a quelli che eseguono gli ordini della cupola redattrice di leggi sempre inumane e ingiuste, inutili. La gente abboccherà anche stavolta? Difficile dirlo, dal momento che lo Stato sta lottando disperatamente non contro se stesso, ma contro l'astensionismo, che è una presa di coscienza forte da parte del popolo, e che fa tremare le fondamenta di tutti i palazzi. E' solo di questo che i vampiri in cravatta hanno paura. Per lo Stato il vero tormento è sapere di avere a che fare con un popolo cosciente. E un popolo cosciente si vede anzitutto dalle sue decisioni, dal suo rifiuto di legittimare il sistema attraverso il voto. In fondo, lo dicono anche i sedicenti guerrieri dell'antimafia: la mafia si distrugge quando il popolo ne prende le distanze e non la legittima. Perciò lo Stato ha paura del non-voto.
C'era un tale che non faceva il blogger, era un tale che veniva dalla Sicilia, era uno scrittore, quasi un intellettuale atipico in quella sua affermazione 'se lo Stato volesse davvero combattere la mafia, dovrebbe suicidarsi', quel tale si chiamava Leonardo Sciascia.

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2 commenti:

Giorgio A. Iacono ha detto...

Hai colto nel segno con l'esca dei giudici e ho paura che un ulteriore aumento dell'astensionismo possa innescare una sorta di dittatura palese militarizzata (mascherata da un commissariamento in stile comuni sciolti per mafia) per coprire il vuoto di Potere democratico che lo Stato giustificherebbe come necessità di amministrare sé stesso. In Italia, che non è ancora alla fame generalizzata, potrebbe succedere anche questo.

Ti faccio i miei sinceri auguri soprattutto per la tenacia che dimostri nel portare avanti la tua fede anarchica per il prossimo anno e per gli anni a seguire.
Ciao!

coscienza critica ha detto...

Carissimo, grazie del commento e degli auguri. Ti ricordi quando dicevamo che... per la rivoluzione il popolo non ha ancora abbastanza fame? Mi pare fosse il 2008. Penso che non basti solo la fame, occorre testa, occorre sapere quel che bisogna fare dopo (semmai ci sarà un dopo), e in che modo farlo. Delegare non ha mai portato a cose buone.
Auguro anche a te e alla tua famiglia un buon anno nuovo. Un abbraccio, amico mio.

PS. ho postato lo stesso commento nel tuo blog.

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