giovedì 30 maggio 2013

La felicità è un diritto naturale. Ci hanno rubato anche quella


'Dichiaro lo stato di felicità permanente
E il diritto di ognuno a tutti i privilegi
Io dico che la sofferenza è qualcosa di sacrilego
Quando per tutti ci sono rose e pane bianco

Contesto la legittimità delle guerre
La giustizia che uccide, e la morte che punisce
Le coscienze che dormono in fondo al loro letto
La civilizzazione tra le braccia dei mercenari

Guardo morire questo secolo che invecchia
Un mondo diverso rinascerà dalle proprie ceneri
Ma non basta più semplicemente aspettarlo
Ho aspettato troppo a lungo, e lo voglio ora!

Che mia moglie sia bella in ogni momento della giornata
Senza doversi nascondere sotto il fard
E che non si rinvii mai più
La voglia che ho di lei e di farle l'amore

Che i nostri figli siano degli uomini e non degli adulti
Che siano ciò che noi volevamo essere un tempo
Che si diventi fratelli, compagni e complici
Invece di essere due generazioni che s'insultano

Che i nostri padri possano finalmente emanciparsi
E che si prendano il tempo per accarezzare le loro mogli
Dopo una vita di sudore e lacrime
Passata tra le due guerre, ma non era pace

Dichiaro lo stato di felicità permanente
Senza che sia soltanto parole e musica
Senza attendere tempi messianici
Senza che ciò sia votato in alcun parlamento

Io dico che ormai saremo responsabili
Non renderemo conto a nessuno e a niente
E trasformeremo il caso in destino
Soli a bordo, senza padrone, senza dio, senza diavolo

E se anche tu vuoi imbarcarti
C'è spazio per tutti e per ciascuno
Ma rimane ancora del cammino
Per vedere brillare una nuova stella

Dichiaro lo stato di felicità permanente'.

Georges Moustaki
(A)

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