lunedì 12 gennaio 2009

La convivenza civile tra le culture: analisi ed esempi per un'Italia di ignoranti al potere

Un post di Riverinflood ci ha spronato a scrivere questa analisi, in merito al significato e al valore della convivenza civile tra i popoli, un tema a noi caro e al quale i media, in questi ultimi anni, dànno una piega negativa.
Coloro che hanno imparato qualcosa dalla Storia e dalle discipline umanistiche in generale sanno bene che ogni civiltà possiede un proprio sistema culturale, cioè un insieme di conoscenze che fungono da binario e sul quale corre il processo evolutivo. Una comunità che rimane ancorata ai propri codici, ai propri convincimenti, senza aprirsi a nuove ipotesi di convivenza, rappresenta soltanto un insieme di gente con limitate conoscenze, sempre più vetuste. La fine di quella comunità avviene normalmente per autoestinzione o perchè altri popoli si sovrappongono ad essa. E' gioco forza.
Nel corso della storia dell'umanità sono avvenuti dei cambiamenti epocali, testimoni di un vero progresso, soltanto quando si è verificato un sincretismo culturale, cioè quando due o più civiltà si sono aperte in maniera reciproca e, scambiando informazioni, hanno saputo accogliere le nuove conoscenze. Ogni sincretismo porta con sè il germe del progresso. Ma sincretismo non vuol dire soltanto aggregazione di culture, questo è solo un primo passo; sincretismo vuol dire più propriamente creazione di una cultura altra. Un po' come avviene in cucina -permetteteci la metafora- quando si prepara la maionese: si aggiungono vari elementi (uovo, limone, sale, olio) e si mescolano fino a far emergere un unico altro nuovo elemento, completamente diverso dagli originari.
Coloro che ancora credono all'esistenza di civiltà incontaminate, devono riferirsi agli aborigeni australiani o a qualche tribù sperduta dell'Amazzonia, non certo all'Italia. Non esiste un italiano, un europeo, uno statunitense, un asiatico puro. Il nostro Paese è un esempio concreto e straordinario di sincretismo, ma qui riporteremo quello della Spagna, anche per collegarci a un discorso di grande attualità. La Spagna è la qualità emergente di tre culture, quella latino-cristiana, quella ebraica e quella musulmana. Tutto, in Spagna, ricorda e richiama queste tre culture.
Quando gli invasori musulmani cominciarono a entrare in territorio iberico nell'VIII secolo dC. trovarono il popolo latino, cristiano, ma anche una cultura ebraica. Naturalmente il processo di assimilazione non fu repentino, occorsero centinaia di anni, anche di lotte feroci, per vedere una Spagna nuova, sfolgorante (quella del Siglo de Oro e che arriva sino a noi).
Fu Alfonso X el Sabio (il saggio), nel XIII secolo, a fare da geniale 'collante' tra queste tre culture. Il sovrano saggio, volendo alfine creare una nazione e sapendo che questa deve potersi riconoscere in una lingua comune, decise astutamente di raccogliere tutte le conoscenze (musulmane, ebraiche e cristiane) e di divulgarle sottoforma di testi che comprendevano anche canti e proverbi e che hanno dato vita alla lingua spagnola (castigliano) e alla letteratura mozarabica. E' opportuno affermare che se Alfonso X fosse nato prima, si sarebbero evitate molte guerre e molti attriti. In sèguito arrivarono i cosiddetti 're cattolici' che imposero col sangue la nostra religione. L'ultimo baluardo musulmano (Granada - Alhambra) fu espugnato dai cristiani nello stesso anno della 'scoperta' dell'America (1492). Ma ormai la cultura spagnola si era formata, il sincretismo si era concretizzato negli usi, nei costumi, oltreché nella lingua.
Oggi la Spagna ci ha superato in molti àmbiti, grazie a quell'incontro tra culture. Non scordiamo che gran parte della cultura occidentale proviene dalle conoscenze islamiche. Furono infatti quelli che oggi chiamiamo brutalmente 'clandestini' a trascrivere nel medioevo i testi greci di filosofia (e non solo quelli) e a trasmetterceli, come anche le conoscenze relative all'agricoltura, all'ingegneria, all'oreficeria, all'astronomia. Noi scriviamo i numeri con i caratteri arabi perché 'gli infedeli' ci hanno insegnato a far di conto.
In conclusione possiamo dire che, anzichè optare per uno stupido e distruttivo rifiuto delle altre civiltà, bisognerebbe adottare l'esempio di Alfonso X. Già, ma la saggezza non abita certo nel nostro Parlamento!

5 commenti:

Riverinflood ha detto...

Caro amico, ho sempre più chiaro che il linguaggio medievale oscuro del signor monarca illuminato spagnolo sia stato ed è ancora illuminatissimo e chiaro, mentre quello che leghisti che condizionano la libera circolazione di persone e culture sia realmente oscuro e più che medievale.
Ps.: vediamo di tenere in caldo la discussione su questo tema. Da parte mia sto coinvolgendo qualche amico che con espierenze dirette può dare testimonianze diverse sul concetto di convivenza tra "razze" e culture. Pubblicherò al più presto, solo una questione di tempi.

coscienza critica ha detto...

@ Riverinflood
Siamo d'accordo. L'argomento avrebbe bisogno di essere snodato e sviscerato, anche attraverso le testimonianze dirette. Benvenga, perciò, il tuo prossimo post riferito a questo argomento. Prenditi il tempo necessario. Probabilmente scriveremo anche noi qualcosa sulla società multietnica mazarese.
Ciao

l'incarcerato ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
l'incarcerato ha detto...

Bellissimo articolo, bello come avete descritto l'utilità del multiculturalismo .
Dobbiamo veramente ringraziare quegli "incivili" del mondo arabo se abbiamo assimilato nuovi elementi dell'arte, della poesia, della matematica(pensate che casino se utilizzassimo ancora i numeri romani).

E avete ragione nel precisare che nemmeno sia stato facile accogliere la diversità. Non è facile, ma l'integrazione avviene usando al ragione, non l'irrazionalità.

E mi meraviglia che proprio come l'Italia in questo periodo storico stia regredendo culturalmente, stia nascendo il germe dell'intolleranza che molto probabilmente(come è successo con il fascismo) sta infettando l'Europa intera.

Proprio noi che storicamente, anche per la nostra posizione geografica, siamo stati un via vai di culture lontane...

coscienza critica ha detto...

@ l'incarcerato
Hai colto un punto di importanza capitale e su cui varrebbe la pena riflettere, precisamente quando parli del deficit culturale italiano che sta aumentando e che si traduce in espressioni di intolleranza. Esiste perciò un parallelo tra l'ignoranza e il razzismo, ne siamo convinti anche noi.
Grazie del tuo contributo

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