mercoledì 14 ottobre 2009

Cos'è un governo delle riforme?

Quante incongruenze in questo Paese! Cominciamo subito con alcune domande: vi siete mai accorti che ogni governo, sia di destra, sia di 'sinistra', inneggia alle riforme? E allora qual è il governo delle riforme? Che cosa vuol dire 'riforme'? E perché si fanno?
Se cominciamo a rispondere a quest'ultima domanda, ci possiamo dare una risposta in tutta tranquillità: le riforme si fanno per modificare il Paese, in base alle esigenze dello stesso. Ma questo non dovrebbe essere il compito di qualsiasi governo? Che necessità c'è di auspicare le riforme? Sarebbe come se un professore (occupato) auspicasse a se stesso l'insegnamento (il che significherebbe ammettere di non insegnare).
Ora è il caso di soffermarci sul tipo di riforme che un governo può attuare. Alla gente viene orgogliosamente detto (da destra e da sinistra): 'il nostro sarà un governo di riforme' (come se fosse roba eccezionale ed esclusiva), ma non viene mai specificato il carattere di queste riforme. Parlare ad esempio di riforma della Giustizia, vuol dire ucciderla secondo i princìpi dei governi di destra, nei modi che oggi conosciamo bene (attacco ai giudici, lodi d'ogni sorta, trasferimenti di magistrati 'scomodi', decreti ammazzasentenze e persino rimproveri al Capo dello Stato che è al vertice del CSM). La stessa riforma, proposta da un governo veramente di sinistra, vorrebbe dire agevolare il lavoro dei giudici, al fine di garantire meglio i diritti di tutti, soprattutto delle classi meno abbienti. C'è una bella differenza! Sì, ma nella sostanza, cioè nei contenuti che la parola 'riforma' possiede.
Sbandierare la parola 'riforme' senza specificarne la loro identità, è diventato uno sport nazionale, completamente inutile, anzi dannoso. Sembra che sia stata data alla gente la parolina magica. Riforme!
Volete sapere una cosa? Anche noi vogliamo proporre un governo delle riforme. E se a qualcuno venisse in mente di domandarci 'quali riforme', noi diciamo: provate a fare la stessa domanda a chi, baldanzosamente, vi propone riforme attraverso la tv.

(Copiare i post altrui, facendo credere di esserne gli autori, è solo una questione di povertà intellettuale)

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3 commenti:

yellow ha detto...

E' proprio vero!
Ci fanno capire che l'acqua se la riscaldi diventa calda, come sempre.
Adesso il nano vuole lasciare un ricordino come il ponte sullo stretto: ma chi lo vuole!
E l'Italia riscopre il manganello , ONU dice un passo indietro: ma se non siamo mai partiti, stiamo ancora attaccati al palo, ohè sveglia.

coscienza critica ha detto...

Yellow, riguardo al ponte confido nei siciliani e nei calabresi onesti che non lo vorranno e che protesteranno (magari insieme al resto d'Italia)

Valerio Mele ha detto...

Per me "riforme" viene a sostituire parolacce preoccupanti che qualche anno fa si usavano con meno ritrosia: Privatizzazioni, Deregulation, etc...
Ora dopo la crisi americana è quasi vietato pronunziarle, ma continuano ad essere la vera anima delle "riforme", che implicano lo smantellamento del Welfare, la precarizzazione dei lavoratori, il "saccheggio" della cosa pubblica (da parte di un'oligarchia di "privati")... come controindicazioni.

In Italia in particolare, a quanto pare, quando si parla di "riforme" si intende il "Piano di Rinascita Democratica" di Licio Gelli... es.: i tagli alle pensioni, il lavoro fino a 70 anni, ecc... (anche l'FMI istiga in tal senso... Draghi segue a ruota... e credo che l'America sia la vera ispiratrice di queste idee malsane...).

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