martedì 11 gennaio 2011

Ciao, anarchico De Andrè

Poeta e cantautore, nasce a Genova Pegli nel 1940, si interessa sin da piccolo alla musica country e jazz, ma anche a quella medievale trobadorica. Comincia a tradurre le canzoni di Brassens quando non era ancora iscritto al Ginnasio. A 18 anni incide 'Nuvole Barocche', ma fu 'La canzone di Marinella', inizialmente cantata da Mina, a dargli la notorietà.
'Faber' ha modo di toccare con mano la mediocrità e la bigotteria di una classe borghese che tende a conservare quegli stessi valori propugnati dal fascismo, ora mascherato da democrazia. Capisce che la denuncia sociale deve passare attraverso la rappresentazione del reale, di quella parte di popolo costretto ai margini e additato dal potere costituito: brandelli di società senza più illusioni e senza un futuro agiato, vittime dell'ingiustizia legalizzata. Si tratta di dare dignità alla povertà e all'umiltà, come nella migliore tradizione degli artisti realisti. E' una presa di coscienza anarchica che lo coinvolge fin da ragazzo, corroborata dallo studio di Bakunin, Malatesta, Stirner, Kropotkin, ecc. Dichiara che il suo lavoro segue due binari: l'ansia nei confronti di una giustizia sociale che ancora oggi manca, e la voglia di partecipare in qualche modo a un vero cambiamento del mondo, un cambiamento che esclude ogni dittatura, anche quella democratica e repubblicana, in favore di un vero autogoverno del popolo, altrove e a tratti realizzato e immediatamente soffocato dalle armi e dagli ardori opportunistici dei vari governi.
Iscritto ai Circoli Anarchici di Genova e di Carrara, Fabrizio De Andrè partecipa anche alle spese per la stampa di 'A-Rivista Anarchica' (di cui ricorre il 40° anno di attività) che legge regolarmente. Alla sua morte prematura, l'11 gennaio 1999, due bandiere svettano sul corteo funebre, quella della sua squadra di calcio (Genoa) e quella dell'anarchia.

P.S. di Paolo Finzi (A-Rivista Anarchica): '... nel grande spazio che giustamente - inevitabilmente, vorrei dire - i mass-media hanno dedicato a lui nei giorni della morte e dei funerali, il suo anarchismo mi pare esser stato presentato sotto una luce decisamente insufficiente, quando non errata. "Ribelle ed anarchico, ma con sentimento" - ha titolato a tutta pagina il Corriere della Sera, che pure nell’articolo di Mario Luzzatto Fegiz ricordava le sue frequentazioni giovanili (e non solo) dei circoli anarchici di Genova e Carrara. Invece di quel "ma", andava scritto "quindi": se non lo si capisce, non si può comprendere niente degli anarchici e dello stesso De André.



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