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mercoledì 5 marzo 2014
sabato 30 novembre 2013
Clément Duval
'Non sono un ladro, né un assassino, sono un
ribelle. Non vi riconosco il diritto di interrogarmi, perché qui sono io
l'accusatore. Accuso questa società matrigna e corrotta, in cui
l'orgia, l'ozio e la rapina trionfano impuniti, e anzi venerati,
sulla miseria e sul dolore degli sfruttati. Voi cianciate di furti, voi
mi chiamate ladro come se un lavoratore che ha dato alla società
trent'anni della sua avvilente fatica per poi non avere neppure il pane
per sfamarsi, un cencio per coprirsi, un canile in cui rifugiarsi,
potesse mai essere un ladro. Voi sapete bene che mentite, voi sapete
meglio di me che è furto lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, che se al
mondo vi sono dei ladri, questi vanno cercati tra coloro che, oziando,
gozzovigliano a spese dei miserabili, i quali producono tutto, con le
proprie mani martoriate. [...]
Io non tendo la mano a chiedere
l'elemosina. Io pretendo che mi sia riconosciuto il diritto a
riprendermi ciò che mi è stato tolto da una congrega di accaparratori,
ladri e corrotti.
Non m'ingannate più. E, in cuor mio, non vi perdono'.
Clément Duval, 1887
martedì 2 aprile 2013
giovedì 28 febbraio 2013
Anarchia in Egitto. Port Said autogestita dal popolo!
Cosa sta succedendo a Port Said? Qualcuno la chiama già 'la Comune di Parigi egiziana'. Vediamo e -semmai- impariamo.
A Port Said, molto di ciò che era in mano allo Stato adesso viene autogestito dal popolo. Il popolo egiziano di quella città ha detto basta, ma veramente basta! Tutte le istituzioni sono state respinte dalle persone e hanno fatto fagotto, anche la polizia, che è stata sostituita da una sorta di check-point popolare composta da cittadini. L'esercito non ha più potere di intervento. I vigili urbani non esistono più, al loro posto ci sono giovani studenti e lavoratori che dirigono il traffico. La sicurezza in città è aumentata come non si era mai visto prima. Il presidente Morsi, a Port Said, è ormai totalmente impotente, inizialmente aveva creduto che una città non si sarebbe potuta autogestire (quante persone pensano, anche da noi, una cosa tanto idiota?), e invece eccola qui Port Said in autogestione, più sicura, più serena, amabilmente anarchica. Può ricordare anche Barcellona del 1936-37.
Tutto ciò che è autorità e gerarchia è stato messo al bando, le persone non pagano più le tasse governative e le bollette, vengono rifiutate tutte le richieste di colloquio col governo. E' un nuovo modo di vivere che adesso arriva anche in Egitto e che le persone stanno sperimentando con gioia e soddisfazione. Le fabbriche sono chiuse perché si è deciso di produrre solo quello che serve, rimangono aperti gli alimentari, gli ospedali e le farmacie. Ricordiamo che si è ancora in stato di rivoluzione, cioè di emergenza. Nelle fabbriche aperte sono adesso i lavoratori che decidono tutto, decidono anche se devono o non devono produrre, a seconda delle loro esigenze ('le loro' non vuol dire 'degli operai', ma di tutta la città).
Le scuole sono aperte, ma i genitori non vogliono più mandare i figli in quelle strutture statali, perciò i docenti e il comitato popolare stanno decidendo di istituire scuole popolari in piazza (rinominata per l'occasione 'la piazza Tahrir di Port Said'), dove verranno insegnati ai giovani -oltre alle materie tradizionali- i valori e i princìpi della rivoluzione egiziana di questi ultimi anni. Coscienza, creare coscienza anarchica.
E' una svolta epocale, l'anarchia non è utopia, oggi lo dimostrano anche gli egiziani. Le persone di Port Said chiedono giustizia per tutte le vittime della rivoluzione, e non la chiedono certo allo Stato (che è il mandante del genocidio e gli egiziani lo hanno capito) la chiedono a loro stessi. Le persone mirano semmai alla caduta totale del regime. Altre città stanno sperimentando grandi scioperi, a Mahalla, Mansoura, Suez gli operai di molte fabbriche hanno incrociato le braccia per intere settimane. Si annuncia uno sciopero generale in tutta la nazione.
Il governo egiziano avrebbe anche la possibilità di utilizzare mezzi per contrastare l'auto-organizzazione di Port Said, ad esempio potrebbe tagliare le fonti di energia, ma in verità non può farlo -almeno per ora- perché teme l'inasprirsi della rivoluzione. Anche se il governo riuscisse a rubare nuovamente la libertà del popolo, da questa esperienza gli egiziani traggono quantomeno la consapevolezza che un altro modello di gestione sociale è possibile, un modello umano e libero, quello che i popoli ottusi e imbevuti di retorica statale non vogliono vedere come possibilità assolutamente realizzabile.
Solidarietà al popolo di Port Said!
lunedì 25 febbraio 2013
Disertiamo!
In questa precisa epoca storica dominata dal sedicente 'ordine di stato', dove le masse tenute in cattività non fanno altro che subire e protestare sofferenti di tutte le violenze e le ingiustizie del sistema trimillenario, esiste una possibilità concreta di recuperare la libertà. Questa possibilità consiste nel creare zone di autonomia, più o meno grandi, a seconda del numero degli individui che le compongono e delle loro necessità. Pur sapendo che la libertà conquistata sarà continuamente messa a repentaglio dalla violenza dello stato e dei suoi birri, le contingenze denunciano l'urgenza della costruzione di 'piccole società parallele' sempre più sganciate dai vincoli sistemici, capitalisti, gerarchici, fascisti, mafiosi. Non sarebbe neppure una novità, bensì, se vogliamo, un'inversione di marcia.
Sappiamo infatti che gli stati nazionali sono stati creati in età moderna (XV -XVI secolo) dopo che i regnanti avevano distrutto la rete formata dalla galassia di villaggi che vivevano in relazione solidale tra loro. L'atomizzazione che rendeva molti villaggi autonomi e informalmente confederati, venne infatti soggiogata dal potere centrale delle monarchie europee costituitesi espressamente per governare e sfruttare anche l'ultimo dei contadini, fino a dissolvere tutti gli individui nella 'massa'. Occorre allora ri-costruire realtà libere e sganciate dal centralismo burocratico, rendersi sempre più autonomi. Non sto parlando alla 'massa', essa si ritiene incapace e immatura, la massa è buona solo a obbedire agli ordini di un leader (e in nome suo sì, la massa è capace di fare tutto, anche morire e costruire piramidi, nell'asservimento è efficientissima).
Parlo invece agli anarchici, a chi ha a cuore la propria dignità, l'umanità, i valori naturali e universali della pace, della giustizia, della fratellanza, della libertà incondizionata, parlo a chi sa lottare per questi valori. Abbiamo bisogno di più esempi, abbiamo necessità di trapuntare il territorio di comunità autogestite, confederate, consociate, sorrette da leggi decise da ognuno in libere assemblee. Cose che sappiamo fare da tempo, e che già facciamo, ma ne servono di più, non solo per dare alla massa esempi tangibili (quand'anche volessero vederli, ne dubitiamo), ma per la nostra stessa sopravvivenza in quanto persone, e non sudditi costretti ad esserlo.
Perciò questo è un invito a disertare. Mi rivolgo così, via blog, agli anarchici, alla anarchiche, alle persone di buon senso che non legittimano questo disordine e questa violenza istituzionalizzati. Usciamo dalle sedi, troviamoci, costruiamo ovunque comunità, anche se non è facile, anche se abbiamo tutti contro, e conquistiamoci la nostra libertà. Che sia finalmente vita!
giovedì 21 febbraio 2013
giovedì 7 febbraio 2013
L'anarchia è una meravigliosa orchestra senza direttore
Un popolo governato è come un'orchestra diretta da una bacchetta autoritaria. Da una parte c'è il direttore, dall'altra i musicisti. L'ordine regna incontrastato, ma di quale tipo di ordine si tratta?
E' l'ordine della coercizione, della legge calata dall'alto che non si deve discutere, l'ordine del 'fai così perché lo dico io'. Ma questa coercizione, questa legge, cosa producono oltre a un'ordine apparente? Anzitutto producono, o meglio riproducono, quello che vuole esclusivamente il direttore, non certo quello che vogliono i musicisti. Vorrebbero forse il caos, i musicisti? Certo che no, ma anche loro hanno un personale modo di 'sentire' la musica, perché negargliela? Ma di un'orchestra senza direttori ne parliamo fra un po', per ora occupiamoci dell'ordine legale -e solo formale- imposto dal direttore.
Il fatto si è che la musica prodotta dal volere dittatoriale di una bacchetta non genera affatto ordine, se non, appunto, apparente, formale. In verità c'è molto caos, e per caos si intende una condizione psicologica forzata presso i musicisti che eseguono solamente, non suonano, non interpretano come vorrebbero. Questa condizione psicologica di forzatura del proprio sentimento crea dissidio interno, frustrazione, ma dura 'fortunatamente' poco, il tempo di una sinfonia, perciò è generalmente tollerata dai musicisti, e di solito non si registrano -in pubblico- episodi di dissidenza o di protesta. In verità non sono rare le liti che avvengono durante le prove tra il direttore e qualche musicista/cantante, liti che fanno capo ad un unico motivo: fare quello che vuole il direttore, e queste liti non rappresentano forse il caos quale effetto del conflitto gerarchico?.
In un'orchestra tenuta a bacchetta, governata dal podio, nessun musicista, quand'anche lo volesse, pottrebbe suonare il suo strumento con il proprio pathos. Se ad esempio un violinista sente l'esigenza emotiva di un glissato e il direttore glielo nega, il direttore sta compiendo una violenza sul violinista, il quale, durante tutti i concerti, su quella nota specifica dovrà ricordarsi del rimprovero del direttore ed eseguire qualcosa che egli non sente, non ama. Pensate a quante note ci sono in una sinfonia, quante esclusive e autoritarie esigenze ha il direttore da soddisfare, e quante esigenze artistiche non soddisfatte ci sono nei musicisti. Cosicché, tutti i musicisti soffocano la loro personalità, sacrificano il loro essere, la loro arte (arte è libera creazione, non copia sotto dettatura), il loro sentimento, in funzione della velleitaria personalità di uno solo che li comanda persino nei gesti.
Guardiamoli questi musicisti, facciamo un esempio. La sezione dei violini è composta da 6 persone. Fatta eccezione del primo violino (comunque anche lui sottoposto ai diktat del direttore), gli altri cinque non esprimono la loro individualità artistica e umana, tutti eseguono quello che è stato dettato, tutti allo stesso modo, tutti appiattiti nella stessa intensità, nella stessa dinamica, nello stesso ritmo. E' la legge. Dov'è la creatività e l'emozione personale? Non ci sono. Non inalberarti, tu che leggi e che sicuramente ti starai dicendo che quel che conta è il risultato, di quale risultato si tratta? Quello voluto da un singolo uomo o quello dato da una vera armonia di emozioni che si incontrano e generano qualcosa di meraviglioso e autentico? Certamente il primo. Ma a noi cosa importa? L'importante è ascoltare una musica, chi se ne frega di chi la esegue, della sua opinione, della sua emozione, delle sue esigenze, vero? E' ciò che accade anche nel sistema-stato, chi se ne frega del popolo che vive sotto dettatura e sotto costante ricatto punitivo? L'esempio dei violini vale anche per tutti gli altri strumenti, non c'è un solo musicista che possa permettersi di eseguire per come egli davvero sente la musica, salvo nei casi in cui il suo sentire coincide casualmente con quello del direttore, allora quel musicista difenderà il direttore e contesterà i suoi compagni di leggìo, creerà astio e dissidio, e gli altri musicisti odieranno quel collega 'ruffiano leccaculo'. Quante analogie stai trovando con la tua vita statalizzata?
Ma cosa succede quando un'orchestra viene lasciata senza direttore? Tu penserai forse che non suoni lo stesso? Diceva John Cage che un'orchestra suona lo stesso anche senza direttore. E tu dirai: 'eehh, ma John Cage era anarchico, per forza diceva così'. Senonché John Cage era anche uno dei massimi musicisti del Novecento. Ma andiamo al sodo della questione. Come si comporta un'orchestra anarchica? E qui vi invito a fare l'analogia con una società anarchica (il modello societario anarchico esiste, è roba concreta, non è utopia). Sapete, quando le persone si mettono d'accordo e si auto organizzano, non soltanto riescono a risolvere tutti i loro problemi, ma nel risolverli ci mettono anche amore, onestà, molto più impegno, e i risultati sono i migliori che ci si possa attendere. Immaginiamo questa orchestra anarchica, osserviamo questi musicisti, tutti hanno lo spartito davanti, altri no perché conoscono a memoria la parte, decidono di provare insieme per la prima volta, senza direttore (guardate, è roba che è successa a me personalmente). Cosa succede? Il caos più totale. 'Aahhh..., visto?' starete dicendo con soddisfazione, che poi è la soddisfazione dei servi che vogliono difendere il padrone e perciò cercano tutte le scuse per far fuori i sostenitori della libertà (brutta parola, eh?). Un momento, un momento!
Certo che c'è il caos, è naturale che sia così, ma quanto pensate che possa durare questo caos fisiologico? Pensate forse che occorra un direttore con la sua legge per fare ordine? Pensate forse che i musicisti siano talmente idioti da non capire che stanno suonando male? Sono persone, mica robot programmati o animali senza ragione o lavoratori sotto padrone. Lasciate che vi racconti cosa succede. I casi possono essere diversi, io vi racconto il caso più apparentemente 'impossibile' da realizzarsi, quello dove nessuno addirittura si mette d'accordo verbalmente, ma 'solo' musicalmente, d'altro canto si parla di musicisti, io vi sono compreso. Abbiamo suonato e risuonato, forse neanche 10 volte, tutti insieme l'intero pezzo. Ognuno di noi era libero di esprimere le proprie emozioni, ma al contempo ognuno percepiva l'emozione del compagno vicino e tra tutti noi si era stabilita un'empatia. L'empatia, che bella parola che l'autoritarismo competitivo di stato ci ha soffocato nei fatti. A poco a poco, prova dopo prova, abbiamo suonato in una comunione di emozioni da far accapponare la pelle, in una sintonia giammai formale e burocratica, ma emozionale. Non si suonava in qualità di singoli automi, ma come gruppo davvero unito, sospinto da un'unità indissolubile fatta di singole emozioni divenute magicamente una sola forza, grande, potente. Ognuno di noi era soddisfatto al 100% e quando il brano è stato metabolizzato collettivamente, ormai sapevamo in quale modo eseguire i glissati, quando ottenere una precisa dinamica, dove fare un'acciaccatura e tutto il resto. Chi ci ha dettato tutto? Solo la legge della libertà, della spontaneità, dell'autonomia, della passione liberamente espressa, della comunione emotiva e di intenti. Questo è ordine! E' super ordine! L'anarchia, infatti, è l'ordine senza il potere. Ogni musicista non si è sentito frustrato, al contrario era pieno d'orgoglio, e il nostro animo era molto più propenso al buon umore e alla convivialità, nessuna idea di far del male agli altri. Era vera gioia condivisa. Come possono nascere crimini da questa condizione di piena e totale soddisfazione e di eguaglianza?
Ora so bene che starete cercando qualche altra scusa per difendere l'indifendibile, ve la dò io perché con l'esperienza conosco quel che potreste tirar fuori dal misero cappello. Direste: 'eehh, ma un popolo è fatto di milioni di persone, non è mica un'orchestra'. E di solito chi dice questa frase non ha assolutamente chiaro il fatto che un torinese che scende per strada non si trova esattamente a Canicattì. Nel senso che la vita di una persona che vive in una città non condiziona direttamente la vita di un'altra persona che vive in un'altra città. La gente vive in comuni, quartieri, circoscrizioni. Non è forse lo stato stesso che, per necessità di controllo militare, ha dovuto organizzare il suo territorio in regioni, province, comuni, circoscrizioni, quartieri? Vedete, le strutture organizzative ci sono, è il loro funzionamento che è sbagliato, perché va in direzione opposta al senso che dovrebbe essere, il senso libertario. Se anziché procedere sulla strada dell'autoritarismo e della centralizzazione, dove tutti i danari convergono ai burocrati della macchina statale centrale, le strutture sociali venissero impiegate per procedere sulla strada del federalismo anarchico, non si porrebbero problemi anche dal punto di vista organizzativo (un esempio concreto). L'anarchia procede infatti per reti solidali, per confederazioni, per mutuo appoggio. Ogni punto nodale della rete è autonomo e autogestito, ma in sintonia solidale e armonica con gli altri punti, come i musicisti di prima liberi dalla bacchetta. Le orchestre possono anche essere tante, chi lo ha mai detto che ce ne debba essere solo una e composta da milioni di musicisti? Quando i comuni liberati stabiliscono tra loro una rete di solidarietà e di mutuo appoggio, allora si crea una società anarchicamente armonica, ordinata, pacifica, giusta, e anche soddisfatta in ogni senso. Il caos, l'utopia, il disordine, la violenza, appartengono solo allo Stato, alle gerarchie. D'altra parte lo vedi ogni giorno, sempre che tu lo voglia vedere.
PS. La storiella del 'non siamo ancora pronti' (se è quest'altra scusa che hai tirato fuori dalla tua mente servile) non regge, non ha mai retto. Ma questo te lo spiegherò un'altra volta.
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la Libertà
lunedì 28 gennaio 2013
Anarchia come organizzazione in pdf
Spesso le persone, di fronte allo schifo politico e di sistema, si domandano e ci domandano: 'si, ma cosa possiamo fare? L'anarchia non è un'utopia? Cosa può offrire l'anarchia? A queste domande si può solo reagire in due modi: o ti metti di buzzo buono e spieghi per ore e ore (ma solo se vedi l'interlocutore sinceramente interessato), oppure dici: 'guarda, non hai che da scegliere tra i libri di una vastissima letteratura anarchica'. Perché, nel caso specifico, semplificare non è cosa buona. Se ad esempio diciamo che 'anarchia è ordine senza potere'... cosa volete che capiscano le persone abituate da sempre al loro amatissimo disordine del potere?
Allora ecco finalmente online il libro di Colin Ward, della Elèuthera edizioni, che risponde anche alle domande di cui sopra, e lo fa in maniera puntualissima, accorta, con esempi CONCRETI e riferimenti precisi.
'Anarchia come organizzazione' (ne parlavamo anche tempo fa) racconta di un'anarchia che vive nella società, nonostante il potere costituito, che si muove, che costruisce realtà palpabili. Niente cassonetti incendiati, ma dimostrazione tangibilissima di una non-utopia che vuol dire organizzazione naturale degli esseri umani, solidarietà applicata per il bene di tutti, armonia e ordine nella complessità. E siamo tutti anarchici, per natura. Quindi un libro che in verità risponde anche ad altre mille domande, e che rivela ciò che onestamente è già rivelato in ogni gruppo sociale (anche il nostro), esemplificando con quei contesti eminentemente anarchici sparsi per il mondo, cioè con quelle civiltà che mai vi faranno vedere in tv o leggere nei libri di scuola. Il libro percorre capitoli che sono tappe progressive, e alla fine il cerchio si chiude perfettamente. Ecco l'indice:
I. L'anarchia e lo Stato
II. La teoria dell'ordine spontaneo
III. La dissoluzione della leadership
IV. L'armonia nasce dalla complessità
V. Federazioni senza vertici
VI. Chi deve pianificare?
VII. Costruttori, inquilini e senza-casa
VIII. Famiglia chiusa e famiglia aperta
IX. Descolarizzazione
X. Il gioco, parabola dell'anarchia
XI. Senza padroni
XII. Il fallimento dello Stato assistenziale
XIII. Diversità, devianza, criminalità
XIV. Anarchia e futuro plausibile
La quarta di copertina:
“L’anarchismo non è la visione, basata su congetture, di una società futura, ma la descrizione di un modo umano di organizzarsi radicato nell’esperienza di vita quotidiana, che funziona a fianco delle tendenze spiccatamente autoritarie della nostra società e nonostante quelle”
Per molti l’anarchia è un improbabile modello sociale basato sulla disorganizzazione caotica. Per altri è invece un’utopia generosa ma impraticabile. Ribaltando entrambe le interpretazioni, Ward la intende come un’efficace forma di organizzazione non gerarchica, una vivente realtà sociale che è sempre esistita e tutt’ora esiste nelle pieghe della prevalente società del dominio. Utilizzando un’ampia varietà di fonti, l’autore articola in modo convincente la sua tesi volutamente paradossale, con argomenti tratti dalla sociologia, dall’antropologia, dalla cibernetica, dalla psicologia industriale, ma anche da esperienze nel campo della pianificazione, del lavoro, del gioco…
Colin Ward (1924 – 2010)
è stato architetto, insegnante, giornalista e scrittore, ma soprattutto uno degli anarchici più influenti e innovativi del secondo Novecento. A partire dagli anni Sessanta, elabora un anarchismo pragmatico del «qui e ora» che rintraccia in particolare nei modi non ufficiali con cui la gente una l’ambiente urbano e rurale, rimodellandolo secondo i propri bisogni. Autore di una ventina di libri, per elèutera sono inoltre usciti Dopo l’automobile, Acqua e comunità, L’anarchia e Conversazioni con Colin Ward, a cura di David Goodway.
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Se invece avete 14 euro e amate concretamente i libri, toccarli, annusarli, acquistatelo.
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lunedì 14 gennaio 2013
sabato 12 gennaio 2013
Solidarietà agli squat arrestati di Villa Amalia ad Atene
In tutto il mondo è partita la protesta contro l'arresto di 92 squat che si erano riappropriati di Villa Amalia, lo scorso 9 gennaio. La repressione di Stato non è stata gradita dalla gente che già in quel giorno si erano diretti al quartier generale della polizia, gridando slogan e portando calore agli anarchici arrestati.
La reazione del popolo è stata massiccia anche oggi, più massiccia, dato che a marciare fino ai Propilei sono state varie migliaia di persone. Viva il popolo greco solidale! In Italia non si farebbe altrettanto per gli anarchici. Riflettete. Anche dall'estero è giunta solidarietà, da Vienna, dagli USA, da Londra, dall'Irlanda, dai Paesi Scandinavi... dove nei prossimi giorni sono previste altre manifestazioni a sostegno degli anarchici.
Intanto le reazioni in loco sono state svariate e forti, c'è stata anche l'occupazione simbolica della sede del partito democratico greco. Ma leggiamo le parole degli stessi anarchici arrestati, ancora reclusi e, come sempre, senza colpa, se non quella di offrire al popolo sostegno concreto e servizi sostitutivi allo Stato.
Dal comunicato dei 92 anarchici arrestati, cui ha fatto seguito la grande manifestazione di oggi ad Atene e in altre città.
'...Dichiariamo apertamente che non faremo un passo indietro, che non ci terrorizziamo né dalla repressione della polizia, né dalle acrobazie giudiziarie.
Dalle celle di detenzione di GADA solleviamo i nostri pugni, salutando le migliaia dei solidali che negli ultimi due giorni e notti sono stati per le strade, al di fuori del quartier generale della polizia (GADA) e ai tribunali di Evelpidon inviando il messaggio della lotta e della resistenza.
Invitiamo tutte le persone del mondo alla resistenza e alla lotta, e di partecipare alla manifestazione di solidarietà alle 12:00 presso i Propilei, Sabato 12/01, per dare un’altra risposta massiccia e dinamica all’arroganza del potere
NEMMENO UN PASSO INDIETRO
TUTTO CONTINUA
I 92 arrestati/e di Villa Amalias
PS. E un’altra cosa… Le uniche persone che possono parlare dei fatti della rioccupazione siamo noi, i 92 arrestati, e certamente non i pappagalli dei media.'.
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la Libertà
martedì 13 novembre 2012
Massa e Carrara alluvionate? Solidarietà anarchica in azione!
E questo si aggiunge a tutti gli altri esempi di anarchia applicata che abbiamo raccolto in questo blog, e che non potranno mai essere messi in fila tutti quanti, né raccolti, srebbe impossibile anche per ragioni di spazio.
Dedicata a tutti quelli che... 'ma l'essere umano non è in grado di autogovernarsi e di risolvere da solo i problemi, non siamo responsabili, non siamo pronti, è necessario qualcuno che ci comandi'. E intanto in quelle zone, oggi, un ragazzo intervistato da RaiNews24 diceva: 'la protezione civile? Io veramente non ho visto nessuna protezione civile'. Era in diretta, non hanno potuto tagliarlo.
E se sappiamo risolvere le cose in casi di emergenza e senza istituzioni, come poter pensare di non essere in grado di risolvere le cose in una situazione di consueta quotidianità? Solo il popolo è responsabile di se stesso. Solidarietà, non cultura della competizione! Manca la cultura della solidarietà (lo Stato la evita come la peste), ecco perché alcuni ancora pensano di essere dei perfetti idioti che hanno bisogno di guinzagli e di bastoni!
Alcuni altri esempi:
Gli angeli del fango (video)
Miracolo a Ground zero (video)
sabato 18 agosto 2012
L'Anarchismo secondo l'Enciclopedia Britannica
Ancora oggi, diremo meglio soprattutto oggi, i dizionari dànno una definizione volutamente errata e distorta dell'anarchia, a dimostrazione del fatto che il sistema (che controlla la divulgazione del sapere e ne delimita rigidamente i confini) non tollera per propria paura la divulgazione della verità in merito a questo tema. Ma forse non tutti sanno che la prestigiosa Encyclopædia Britannica, a proposito del lemma 'anarchismo', si avvalse di Petr Kropotkin per definirla. Ecco la definizione voluta da Kropotkin.Anarchismo:Una svista del sistema? O un'etica corretta che vuole che sia un competente del settore darne la definizione? Ancorché sintetica e con riferimenti non ancora pienamente evoluti rispetto all'anarchia odierna (si era alla fine dell'Ottocento), tale definizione risulta ben diversa da quella che i dizionari vogliono darci ancora oggi, cioè 'caos, disordine e violenza', ed è aderente ad una visione dell'anarchia quale effettivamente è: assenza di dominio dell'uomo da parte dell'uomo, quindi assenza di governo, quindi libera associazione e liberi accordi tra individui, tra gruppi, tra città, tra regioni, tra nazioni, secondo le loro rispettive esigenze e senza alcun obbligo. E' dimostrato in maniera storica, antropologica e concreta, che una tale organizzazione conduce all'armonia, alla giustizia, alla pace, alla libertà, e che le comunità così autogestite (se lo vogliono anche cooperanti in una rete orizzontale con altre comunità anarchiche) maturano una coscienza di assoluta responsabilità verso se stesse e verso ogni individuo che le compone.
Nome dato a un principio o teoria della vita e del comportamento, secondo cui la società è concepita senza governo, risultando l'armonia di tale società non dalla sottomissione alla legge o dall'obbedienza a un'autorità qualsiasi, ma da liberi accordi stabiliti fra gruppi numerosi e diversi, su base territoriale o professionale, liberamente costituiti per le necessità della produzione e del consumo, come anche per soddisfare l'infinita varietà dei bisogni e delle aspirazioni degli uomini civili.
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martedì 14 agosto 2012
Dichiarazione finale dell'incontro internazionale degli anarchici a St-Imier
Dopo cinque giorni di discussioni e scambi per ricordare la nostra storia, la nostra lotta contro il futuro e far convergere i nostri sforzi, riaffermiamo il valore delle posizioni e risoluzioni del Congresso di St-Imier che fondano l'anarchismo sociale, permettendo gli sviluppi futuri e assicurando le basi di una unità d'azione sincera tra tutti i settori combattivi e antiburocratici della lotta sociale.Il congresso di St-Imier si è voluto aperto sulla diversità e la pluralità dei pensieri e delle pratiche del movimento operaio antiburocratico e federalista nella costruzione del nascente movimento libertario.
Il congresso ha rifiutato la forma partitica, gerarchizzata, istituzionale ed elettorale, difesa dalle correnti del socialismo autoritario. Ha combattuto la concezione statalista del cambiamento che intendeva e intende ancora oggi fare della conquista, dell'occupazione dello Stato uno strumento di trasformazione sociale.
Il Congresso ha anche proclamato la sua determinazione nel combattere ogni tipo di organizzazione gerarchica, burocratica, creata per esercitare il comando e suscitare la delega, la sottomissione e l'obbedienza.
A tutto questo il congresso ha opposto la federazione delle organizzazioni operaie e di lotta, come anche la libera iniziativa, il progetto socialista della gestione diretta e di cambiamento sociale, ha proposto la pluralità delle forme di organizzazione di concezione non gerarchica nel movimento operaio, nelle lotte e nel progetto socialista libertario.
Molte lotte, azioni militanti e tentativi rivoluzionari hanno preceduto e seguito il congresso internazionale del 1872. L'anarchismo prende posto in questa storia. Esso costituisce oggi un movimento politico che raggruppa numerose esperienze e risultati comuni a un grande numero di collettivi e di organizzazioni specifiche, sindacali, di lotta sociale e popolare. L'anarchismo contribuisce alla costruzione di un movimento coerente capace di interventi energici ed efficaci che cercano la coerenza tra i mezzi e i fini al fine di cambiare radicalmente la società. Per noi, l'anarchismo alimenta le lotte sociali e si nutre di queste stesse lotte. Porta il suo contributo al movimento popolare di auto-emancipazione e di auto-organizzazione.
Ogni resistenza, ogni lotta, ogni dissidenza, ogni alternativa, si fondano sulla libertà e l'eguaglianza. Ogni lotta sociale apre delle possibilità che noi dobbiamo accompagnare verso la liberazione sociale e politica.
La trasformazione sociale radicale che noi desideriamo e che prepariamo attraverso le nostre azioni non può che risultare dalla nostra volontà, dalla libera determinazione e dalla cosciente mobilitazione delle classi popolari, degli individui, donne e uomini oggi dominati da questo ingiusto sistema.
Siamo in una vera e propria guerra sociale ed economica, dall'intensità mutevole, ma sempre più estesa, più viva, più brutale. Una situazione di insicurezza sociale e di precarietà si sta generalizzando, sta saccheggiando il bene comune, sta distruggendo i servizi pubblici, csta ercando di suscitare la paura, la rassegnazione e la sottomissione, imponendo ovunque il capitalismo. Questa politica è condotta sia dai capitalisti, sia dai governi al loro soldo.
Questi ultimi tentano d'imporre una colonizzazione totale delle nostre condizioni di esistenza, mobilizzando al servizio della riproduzione del sistema ogni nostra attività. Parallelamente, c'è una recrudescenza dei vecchi sistemi di dominio: patriarcato, discriminazione sessuale e di genere, xenofobia, razzismo, schiavitù, sfruttamento. Queste diseguaglianze rinnovate servono a dare vigore al capitalismo e a garantire la riproduzione del sistema.
L'anarchismo denuncia un solo sistema di inquadramento e di dominio che obbedisce ogni giorno che passa a una logica oligarchica. L'anarchismo non sottovaluta in alcun modo gli spazi di libertà individuali e civili, i servizi pubblici e le sporadiche politiche di redistribuzione delle ricchezze, devolute in solidarietà, che sussistono. Gli anarchici intendono difendere ed estendere questi risultati. Ogni progresso è stato ottenuto dalle lotte sociali. La speranza di cambiare la società attraverso la conquista dello Stato è ampiamente dequalificata. La conquista del potere istituzionale, l'integrazione nel potere statale e l'azione governativa, la partecipazione alle elezioni non conducono a niente, non migliorano le condizioni di vita comune, dei diritti politici e sociali. Al contrario, è rifiutando la delega allo Stato che i popoli possono difendere efficacemente i loro interessi e le loro aspirazioni. E' agendo autonomamente, moltiplicando e rafforzando le organizzazioni, riunendo la ricchezza sociale e i mezzi di produzione e di distribuzione, imponendo i bisogni, creando proprie forme di organizzazione e attuando battaglie sul terreno culturale che le classi popolari possono opporsi alla barbarie del sistema, guadagnare in emancipazione e migliorare le loro condizioni di vita.
I partiti di sinistra non appaiono più come forze di progresso e di giustizia sociale. Non difendono più neanche gli obiettivi raggiunti in passato. Al contrario, contribuiscono alla rovina e allo smantellamento delle nostre conquiste sociali. La burocratizzazione del movimento operaio e sociale, la politica della delega orientata verso l'integrazione nelle istituzioni statali, il rifiuto della lotta e l'imposizione della pace sociale ad ogni costo, la sottomissione agli obiettivi, alle strategie, ai valori capitalisti di globalizzazione ci trascinano verso una regressione sociale, politica ed ecologica di enormi dimensioni.
Perciò l'efficacia della lotta e la costruzione di alternative concrete sono legate all'azione diretta popolare, poiché si aggancia alla convinzione che i gruppi sociali devono emanciparsi da se stessi e agire su base federalista e solidale. In questa società di classe, non c'è consenso né compromesso possibile che possa soddisfare l'interesse comune. Noi rivendichiamo chiaramente il dissenso con i poteri. L'azione diretta è portatrice di una proposta aperta e plurale di trasformazione sociale. Questa si declina in una molteplicità di forme di organizzazione e di azioni capaci di federare le resistenze popolari.
Gli anarchici agiscono nel seno dei movimenti di lotta al fine di garantire la loro autonomia, federandole in una prospettiva rivoluzionaria e libertaria, per costruire il potere popolare, verso un'emancipazione economica, politica e sociale.
Il nostro progetto è il comunismo libertario. Rivendichiamo la convergenza delle tradizioni e delle esperienze accumulate in questo senso: comunalismo libero, autogoverno municipale, autogestione, consigli operai e popolari, sindacalismo di base, sindacalismo di lotta e di gestione diretta; libero accordo per la creazione, la sperimentazione, l'associazione, il federalismo (libertario ndt) e le alternative in atto.
Questo vuol dire la costruzione dal basso di un potere popolare diretto, non statale. Noi vogliamo dunque la rottura con il capitalismo. Lottiamo per l'autogestione in una società futura fondata sulla libertà e l'uguaglianza. Questo obiettivo implica forme di organizzazione variegate in tutti i settori della vita sociale ed economica. Un tale orientamento chiama una società auto istituita, uno sviluppo sociale ed economico liberamente scelto. La socializzazione delle foze di produzione e di scambio, e l'autogestione sociale ne costituiscono la forma principale. Un accesso egualitario alle risorse disponibili e rinnovabili e ai mezzi della società sostiene la libera associazione, la sperimentazione economica e di esplorazione nell'organizzazione delle condizioni di vita. L'autogestione è basata sulla libera organizzazione di coloro che lavorano, che consumano, che sono membri della società dopo l'abolizione dello Stato, in un quadro di auto-istituzione politica, di democrazia diretta, e di diritto delle minoranze.
L'anarchismo sociale, l'anarco-sindacalismo e il sindacalismo rivoluzionario, così come il comunismo libertario, difendono un progetto politico fondato su una coerenza tra mezzi e fini, tra azione quotidiana e lotta rivoluzionaria, tra movimenti crescenti di auto-emancipazione e trasformazione sociale radicale. Fin dal 1872, il nostro movimento contribuisce insieme a tante altre donne e uomini liberi ad aprire questo cammino. Il nostro impegno oggi è quello di perseguire il progetto che condurrà i popoli all'azione diretta.
Traduzione: Italiani Imbecilli blog - Fonte: rebellion-osl.ch

martedì 24 luglio 2012
Consiglio per una lettura entusiasmante
Ma che cosa leggono gli italiani medi sotto gli ombrelloni o in montagna? Ma non solo, direi anche: che cosa leggono gli studenti a scuola? Insomma, a cosa servono tutte le informazioni che il sistema mette in circolo se non a mantenere inalterato il nefasto esistente?Ora, solo poche righe, non vi rubo molto tempo. Questo è uno dei libri migliori sull'anarchia, naturalmente a mio giudizio. E siccome di libri sull'anarchia penso di averne letti un po', forse potreste anche credermi quando dico che questo libro di Colin Ward è a dir poco illuminante, coerente, organico, impeccabile. Per tutti quelli che vogliono sapere, al di là delle solite informazioni divulgate dal sistema per autopropagndarsi, o per tutti quelli che vogliono allargare il loro orizzonte ottico e immergersi in un anarchismo reale, quotidiano, palpabile, persino già insospettabilmente esistente dentro ognuno di voi. 'Anarchia come organizzazione' fa al caso vostro. Costa quanto una pizza, ma vale tonnellate e tonnellate di coscienza.
In un periodo come questo, dove molte persone si stanno accorgendo che l'anarchia non è caos e violenza, e dove esiste già un preciso e diffuso pensiero secondo cui legittimare il sistema è da suicidio collettivo (vedi sondaggio sotto il blogroll), la lettura di questo libro si configura come la chiave che serve a chiudere il cerchio, per essere più coscienti, più informati, quindi tutelati contro le maglie vischiose e subdole di un sistema che vuole solo persone ignoranti per poterle governare.
La scheda del libro
Da oggi scaricabile!!
PS. Non ricaviamo niente dal pubblicizzare questo libro, in termini economici, ma è un consiglio che sentiamo di darvi con tutto il cuore. Buon pro' vi faccia.
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